SO LONG, JOHNNY !
la scomparsa di Johnny Cash
Di uomini al limite la storia ne ha conosciuti molti, sono gente schiva, che vive chiusa nel silenzio, i loro sguardi se capiti valgono molto di più di mille parole. Un uomo al limite era anche Johnny Cash, chiuso dietro la sua faccia da fuorilegge, era considerato una sorta di icona di quel country on the road che non si sente più da una vita.
La sua vita l'ha vissuta sempre al limite, droghe, alcool, eccessi di ogni genere, era uno dei pochi
sopravvissuti. Lui non è stato uno dei "martiri" della Woodstock Generation, nè ha incarnato mai il loro modo di vivere, la sua era una di quelle vite che si leggono su libri di Kerouac.
Se n'è andato in silenzio, come era venuto nei lontani anni 50, io non ero ancora nato, nemmeno mio padre. Mio nonno forse non ha mai saputo della sua esistenza. Io non ho mai conosciuto Johnny. Ho però conosciuto la sua vita, attraverso le sue canzoni. Ognuna di esse è un pezzo del suo cuore, della sua vita, della sua sensibilità, un pezzo di tutto quello che mascherava dietro quella faccia da ricercato. La compagna di una vita June Carter, era deceduta qualche mese fa, e Johnny ormai gravemente malato ha deciso di seguirla, forse la loro vita insieme era l'unica cosa a tenerlo ancora in vita, oltre la musica.
Ripenso al concerto tributo a Dylan in cui insieme lui e June cantarono It Ain't Me Babe, molti dissero che avevano stonato, ma per me fu una delle performance più belle, cantavano con tutta la loro passione e questo mi bastò. Quello fu anche il mio primo incontro con Cash, poi vennero le American Recordings, poi la ricerca incessante di ogni suo disco. Oggi, la morte di Johnny Cash, arriva inaspettata, la pubblicazione del IV volume delle AR, mi aveva dato speranze, ma quella voce che risuona in quel disco sembra venire da un posto sconosciuto troppo lontano per essere vicino a noi, forse era già in cammino.
Johnny è un perdita immensa per la musica, e per il mondo intero, la sua voce è stata quella di una generazione che ha visto i propri sogni sfumare fino a farli diventare meri ideali di utopia, la sua voce ha accompagnato la vita di molti, la sua musica ha fatto vivere delle emozioni irripetibili. Un pezzo di quella generazione è nel cuore di tutti coloro che hanno ascoltato le sue canzoni. Questa non vuole essere una celebrazione, ma solo un ricordo della sua vita sulla strada.

Johnny Cash: Una vita solitaria

A pochi mesi dalla morte di sua moglie, l'inseparabile, June Carter, compagna nella vita e sul palco, oggi si è spento anche Johny Cash; insieme erano considerata la coppia più importante della musica country americana.
Cash è stata una delle più importanti figure di sempre della musica Country.
Unico, a partire dalla sua voce profonda che ha attraversato decenni e generi musicali, da Nashville al rock n' roll, fino a crearsi un'identità inconfondibile. Johnny da tempo era affetto da numerosi problemi fisici che lo hanno lentamente logorato negli ultimi anni, fino a costringerlo al completo ritiro dalle scene qualche anno fa, affidando così ai dischi l'unico mezzo di comunicazione con il suo pubblico; è morto nell'ospedale di Nashville in cui si trovava ricoverato da alcuni giorni. Il settantunenne musicista americano soffriva da tempo di una malattia del sistema nervoso che lo rendeva particolarmente esposto a malattie come la polmonite ma il decesso dovrebbe essere stato causato da complicazioni respiratorie insorte in seguito al diabete.
La notizia della morte è stata data dal manager dell'artista, Lou Robin, tramite un secco comunicato: "Preghiamo tutti per la sua famiglia e i suoi amici".
Il merito principale di Johnny Cash fu quello di costruire il primo ponte fra l'ambiente musicale di Nashville (che dominava ancora l'industria discografica), quello del rock and roll e quello dei folksinger di protesta alla Woody Guthrie. Le sue ballate con il passo di marcia segnato dal basso e il tono glaciale con cui raccontava le sue storie conferirono al country un tono epico.

I primi anni alla SUN Records

Cresciuto in Arkansas, dopo aver trascorso quattro anni nell'esercito tento' la fortuna a Memphis, fin dagli anni '50 e iniziò a scrivere dopo avere imparato a suonare la chitarra da solo. Il primo contratto lo ottenne nel 1955 con la leggendaria Sun Records di Memphis, per cui incise i primi singoli, affiancato dal chitarrista Luther Perkins e dal bassista Marshall Grant; Cash registro` ballate fluenti e cadenzate come Folsom Prison Blues (1956) e I Walk The Line (1956). Lentamente arrivò a formare con Perkins,
Lewis e Presley il quartetto di star della Sun ai primordi del rock and roll. Dopo essersi guadagnato il soprannome "The Man in Black", fu il primo solista della Sun a pubblicare un disco, nel 1957, con JOHNNY CASH WITH HIS HOT AND BLUE GUITAR. Tuttavia Cash trovo` la sua vera vocazione a Nashville, infatti fu il primo, dopo Hank Williams, a fondere country e pop, e lo fece in era rock, con il rockabilly Get Rhythm e l'hillbilly Rock Island Line; esempio ne è anche With His Hot and Blue Guitar (Sun, 1957) , che contiene i singoli e un altro classico come The Wreck Of The Old 97. Fluente, melodico, drammatico, capace di avvolgere le sue storie in atmosfere eroiche, in casa Sun diede alcuni intensi sermoni laici di profonda moralita', come Ballad Of The Teenage Queen (1958) e Guess Things Happen That Way (1958).
Trasfertitosi nella zona di Los Angeles, alcolizzato e drogato, Cash si trasformo` in folksinger impegnato senza riuscire però a conquistare i cuori dei giovani. Dopo alcuni contrasti con la Sun, passò alla Columbia nel 1960. Dopo un periodo in cui uscirono album sempre piu` mediocri a risollevarne le sorti fu l'hit Rings Of Fire (1963), scritto da June Carter.

Cash si era trasferito al Greenwich Village e aveva tentato di entrare a far parte della nuova generazione di cantautori (Bob Dylan docet), ma senza grande successo. Dopo aver sposato nel 1967 June Carter, Johnny tentò per alcuni anni di cambiare vita, ma la sua dipendenza da droghe ed alcool erano troppo forti, al punto da essere diventato violento anche in famiglia. June con grande amore, lo aiutò a superare lentamente questi problemi, facendolo riavvicinare anche alla religione. Cash si produsse così in country scala classifiche (Long-Legged Guitar Pickin' Man, 1967, A Boy Named Sue, 1969, scritta da Shel Silverstein), ma anche in celebri concerti nelle carceri, che fornirono materiale per album di grande successo popolare come Folsom Prison (1968) e San Quentin (1969).

Bob Dylan & Johnny Cash: quando il country incontra il folk

Bob Dylan, dopo la sbornia country-mistica di JWH, volò a Nashville per continuare il discorso musicale interrotto con Self Portrait e realizzare un album veramente country, con tanto di duetto con Johnny Cash, da sempre suo idolo musicale. La strada che portava a Nashville per Bob era cominciata in un incontro con Cash in un back stage di un concerto, testimoniato da Eat The Document, in cui i due duettano al piano. In quelle immagini si vede, nonostante entrambi fossero sbronzi, come Dylan e Cash si stimassero profondamente, e l'uno provava la stessa immensa ammirazione per l'altro.
Già nel 1965 Cash aveva inciso una bella versione di Don't Think Twice It's All Right, molto vicina come impostazione vocale alla versione di Elvis, ma qui arricchita dall'essenzialisimo country proprio dello stile di Johnny.
Sempre del 1965 era una versione di It Ain't Me Babe, tuttavia per comodità è meglio rifarsi a quella in duetto con la moglie del 1992 del live concert tribute a Bob, che pur essendo abbastanza stonata come performance, risulta essere quella più passionale della serata. Da molti criticata come performance, è senza dubbio un esempio di grande versatilità musicale e le voci buttate lì su due toni diversi rendono ancora più affascinante la canzone. Delle stesse session di It Ain't Me Babe è una discreta versione di Mama You've Been On My Mind, tuttavia sembra un po' sconclusionato il prodotto finale, ma regge il confronto con l'originale. Dopo l'estinzione del movimento di protesta si ebbe come conseguenza un generale senso di rilassamento, un bisogno generale di semplicita` e di tranquillita', in cui anche Cash che aveva subito l'influenza del folk, torno' al country.
Nashville Skyline nacque come riparo dal rock di Beatles e Stones che imperversava in quel periodo, e sia Bob che Johnny si rifugiarono ne mondo del Nashville sound. L' improvvisa riscoperta del country restaurò valori che sembravano definitivamente superati; in quell'aria di revival Dylan e Cash si ritrovarono in studio ed insieme incisero circa 20 canzoni rintracciabili nel boot Dylan & Cash Session (reperibile sul Tree 7); di queste canzoni una sola è stata pubblicata ufficialmente, Girl From The North Country in Nashville Skyline.
Memorabili restano i duetti, ancora inediti su pezzi di Cash come I Walk The Line (eseguita nel 99 in duetto anche con Paul Simon) e Ring Of Fire (reincisa dal solo Bob nel 1996 per la colonna sonora del film Feeling Minnesota). Dopo quella session insieme, Bob appare nel documentario Johnny Cash: The man and his music, i due cantano insieme una magica versione di One too many mornings; a vederlo adesso appare come il massimo della nostalgia. Il 1 Maggio 1969 Bob uscì addirittura dal suo letargo per partecipare al Johnny Cash Show per la rete americana ABC; Bob canta prima da solo I threw it all away e Living the blues poi viene affiancato da Johnny Cash. I due si siedono uno accanto all'altro chitarra in braccio ed attaccano Girl from the north country, che suona ancor più dolce e passionale rispetto alla versione su disco. In poche parole una performance strappa lacrime. Nella vasta discografia di Cash, c'è anche un brano inedito di Bob, Wanted Man, in pieno stile country, Johnny ne fece un pezzo pregnante della sua discografia; splendida e sentitissima è la versione del Live at St.Quintin. La vera perla del suo piccolo repertorio di cover dylaniane è One Too Many Mornings incisa nel 1986, ma già provata in duetto con Bob nelle session già citate; questa volta a sostituire Bob c'è Waylon Jennings; il tutto risulta ben fatto, e molto incisivo è il confronto tra le due voci.

Gli anni 70 e gli anni 80: l'uomo solitario al buio

Nonostante i vari problemi famigliari, di dipendenza dalle droghe e legali, Johnny continuò a fare musica e alla Columbia riuscì anche a incidere un album Gospel, HYMNS BY JOHNNY CASH, il primo di una serie di album tematici che lo condussero agli anni '70. Dopo la popolarità di fine '60 e primi '70, iniziò il declino, nonostante la perdurante stima di colleghi ed appassionati del genere. Mentre proseguiva le sue campagne religiose con la moglie, Cash raccoglieva successi nelle classifiche del country con pezzi come A Thing Called Love (1972) e One Piece at a Time (1976), ma significativi sono gli album di quel periodo, come A Man in Black (Columbia,1971), A Thing Called Love (1972), America (1972). Gli anni '80 furono il periodo più duro, visti anche i contrasti con la Columbia. Anche il passaggio alla Mercury Nashville del 1985 non cambio molto le cose, perché il pubblico sembrò preferire artisti più giovani. Dopo aver formato i Survivors con Carl Perkins e Jerry Lee Lewis, dal 1985 al 1995 registro` dischi con Willie Nelson, Kris Kristofferson, e Waylon Jennings: Highwayman
(Columbia, 1985), Highwayman 2 (Mercury, 1990), The Road Goes On Forever (Liberty, 1995).

 
 

Gli anni 90: Le American Recordings e la resurrezione

La resurrezione è avvenuta nel 1993, con il nuovo contratto con la American Records di Rick Rubin. Il primo disco AMERICAN RECORDINGS venne accolto trionfalmente dalla critica: canzoni scarne acustiche, che hanno trovato un seguito in UNCHAINED (1996). A colpire definitivamente la critica è il terzo capitolo della saga "Americana" di Johnny Cash, terzo centro. Da quando aveva cominciato ad incidere per la American e a farsi produrre dal suo fondatore Rick Rubin, Cash non fu più forse il "blockbuster" del country, ma riguadagnò tutta la stima possibile. Anche questo album segue la regola dei dischi precedenti: brani acustici ed essenziali che esaltano una voce tanto bella quanto unica. Ancora una volta ci sono alcune cover d'eccezione, su tutte "I wont back down" di Tom Petty, "One" degli U2 e "The mercy seat" di Nick Cave, che Cash scarnifica e rielabora fino ad appropriarsene totalmente.
Ovvero, ciò che bisognerebbe sempre fare incidendo brani di altri, ma che spesso molti non provano neanche a fare, per pigrizia o incapacità, chissà. Ed ancora una volta ci sono alcuni ospiti d'eccezione,
come Tom Petty, Will Oldham, Merle Haggard e Sheryl Crow, le cui voci fanno da contraltare a quella di Cash in alcuni brani. Rispetto ai dischi precedenti ci sono meno brani originali e tradizionali e questo non fa che esaltare le capacità interpretative di Cash. Semmai, la curiosità del disco sta in una sorta di ritorno a casa: ora la American è parte della Columbia, ovvero l'etichetta storica di Cash dopo i suoi esordi alla Sun, quella con cui litigò e da cui se ne andò sbattendo la porta. Un cerchio che si chiude,
come non capita spesso nella musica. E quella di questo disco è una gran musica.


American Recording IV: Il testamento

Quando ormai molti pensavano che alla soglia dei 70 anni la sua carriera fosse finita, e così la sua vita. Rick Rubin l'ha salvato per la seconda volta. O, molto più probabilmente, Johnny si è salvato da solo. Arrivare a 70 anni e fare il disco migliore della carriera è un impresa che riesce a pochi, è riuscita a Johnny Cash con questo quarto capitolo della serie American Recordings. La sua voce sul disco trema per l'età e gli acciacchi di una vecchiaia che non è stata benevola con lui. Cash riprende pezzi abusati della storia della musica e li fa rivivere con sorprendente grazia e freschezza ("In my life" - di Lennon/Mc Cartney, "Bridge over troubled water" di Paul Simon con Fiona Apple ai controcanti, "Desperado" degli Eagles), restituendo dignità ed essenza alla musica in virtù della sua straordinaria capacità interprertativa che va oltre (molto, molto oltre) i sopraggiunti limiti canori. Anzi: quegli stessi limiti, quell'incedere tremante della voce dona suggestione e pathos, calore ed emozione ad un lavoro che si mantiene in perfetto equilibrio tra serenità e tristezza, tra allegria e commozione. Su tutte, una cover che chiamare così è assolutamente riduttivo: "Hurt" - scritta in origine da Trent Reznor (Nine Inch Nails) e pubblicata nel '93 su "Downward Spiral". "Hurt", scarnificata da ogni dissonanza e tentazione noise, è letteralmente reinterpretata da Cash e cambia pelle: smette di essere un compiaciuto inno all'autodistruzione per divenire toccante bilancio di una vita. Il brano è struggente, limpido, commovente, minimale e maestoso al tempo stesso: imperdibile. Altra cover sorprendente è quella di "Personal Jesus" dei Depeche Mode, con John Frusciante (Red Hot Chili Peppers) alla chitarra - rigorosamente acustica: all'ascolto sembra questa l'originale e l'altra la cover. E se è vero che questo lavoro di Cash rappresenta un testamento artistico, allora anche il duetto con Nick Cave in "I'm so lonesome I could cry" delinea un simbolico passaggio di consegne tra i due: dal crooner del sud a quello australiano, l'unico possibile successore al suo regno.



Salvatore Esposito


fonti:
Rockol.it
http://www.scaruffi.com/vol1/cash.html
 
 
MAGGIE'S FARM

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