Le piccole
storie di
Francesco De Gregori
di Salvatore Esposito
Caserta 6 settembre 2003
- Francesco De Gregori non è mai stato uno sperimentatore. Le virate,
le sorprese che un Battiato o un De André hanno quasi sempre offerto,
al cantautore romano non sono mai interessate.
Intrapresa una via, uno stile sicuro, non lo ha più
mollato: ispirandosi sempre di più nel corso della sua carriera
a Bob Dylan, si è dedicato alla prosecuzione di un identico linguaggio
musicale, a lui preesistente di parecchi anni: dieci tondi, se si vogliono
considerare i rispettivi esordi discografici, dell'italiano e del Bardo
di Duluth. Quello che lo contraddistingue è l'approccio alle sue
canzoni, di cui ogni sera dà un'interpretazione diversa, seguendo
il proprio istinto, seguendo l'anima delle sue canzoni.
Ecco allora Alice, Pablo e Bufalo Bill, il generale,
quello dietro la collina, la donna cannone che "sola sola verso un cielo
nero nero s'incamminò", quel galantuomo del signor Hood.
Sono queste ed altre le piccole storie cantate e raccontate
da Francesco De Gregori, durante questo tour che lo sta portando in giro
per l'Italia.
Le sue canzoni sono lo strumento con cui comunica. Da anni
ormai evita giornalisti e media. Nonostante il suo ostinato mutismo perseveri
anche nei suoi concerti, quello che riesce a trasmettere quando imbraccia
la chitarra è difficilmente descrivibile.
È rimasto solo lui, nel panorama musicale italiano,
a indicarci la via della coerenza e a guidare le coscienze in un cammino
di maturazione individuale e collettivo che procede nella continua ricerca
di una identità sempre sfuggente ma non meno caparbiamente desiderata.
E' difficile così descrivere quello che il cantautore
romano ha trasmesso al pubblico presente al Teatro Della Torre a Casertavecchia
(CE), nel corso del concerto inserito nella trentatreesima edizione di
Settembre al Borgo.
Due ore di grandi canzoni, passioni ed emozioni forti
per gli spettatori che hanno avuto la fortuna di esserci. I biglietti in
prevendita infatti erano esauriti ormai da molti giorni e solo alcuni fortunati
sono riusciti ad acquistare sul posto gli ultimi cinquanta biglietti.
De Gregori, accompagnato dalla sua ottima band, ha regalato
alla platea buona parte del suo sterminato repertorio, una sola canzone
dal nuovo album ed una raffica di classici con qualche assente illustre
(Titanic e Adelante Adelante, per esempio).
Tutte profondamente rimaneggiate negli arrangiamenti,
alcune stravolte al punto da dividere con l'originale soltanto il testo,
e talvolta nemmeno quello; perché Francesco, si sa, è specialista
nell'arte di cambiare al volo le parole mandando fuori sincrono il labiale
degli spettatori.
La prima parte del concerto è dedicata soprattutto
alla produzione più recente; l'incipit è stato subito coinvolgente
con una movimentata versione di Sotto le stelle del
Messico a trapanar, seguita a ruota da una sempre più affascinante
versione reggae di Battere e Levare.
Cose, terzo pezzo della
serata, ha aperto la strada al tripudio elettrico di Niente
da capire; questo nuovo arrangiamento la fa sembrare sempre più
simile, nel fascino ma soprattutto nel fraseggio strumentale, al classico
dylaniano Like A Rolling Stone.
Nonostante un pubblico sornione, con Bambini
Venite Parvulos De Gregori e la sua band sul palco fanno scintille,
così come nella simpatica versione reggae di Dottor
Doberman, penalizzata forse da qualche "chitarrismo" troppo pretenzioso.
Splendida la successiva Condannato a morte
dall'ultimo disco in studio Amore nel pomeriggio.
La voce di Francesco è perfetta, ogni verso è
scandito con precisione, la band viaggia come un treno sostenuta dall'ottimo
batterista Alessandro Svampa, che accelera e rallenta il brano seguendo
con precisione l'ispirazione di Francesco.
La vera scintilla arriva non appena la sua voce intona i
primi versi de Il bandito e il campione, che,
proposta in un ciondolante arrangiamento country rock, ha fatto sì
che il feeling tra artista e pubblico fosse stabilito. Da quel momento
è cominciato un altro concerto. È forse una maledizione,
per un artista, essere prigioniero dei suoi brani più celebri. Ma
in qualche modo è la continua conferma della propria popolarità.
Quando l'artista ha intonato le prime note di Rimmel,
in una splendida versione acustica con sole due chitarre sul palco, per
la stragrande maggioranza del pubblico è stato un tuffo nel passato,
un ritrovarsi uniti dalla stessa emozione.
Quasi senza smettere di suonare ecco La
Donna Cannone, sempre in veste completamente acustica, il vero momento
"liturgico" del concerto. Cantata all'unisono da centinaia di voci, questa
canzone sembra aver ha mantenuto intatta, a distanza di anni, tutta la
sua freschezza; anche questa, come Rimmel, è stata
impreziosita da ottimi assoli di armonica.
In questa veste meno aggressiva De Gregori sembra dare
il meglio di sè, mostrando i suoi lati nascosti,
svelando tutta la sua sensibilità attraverso una
strofa rallentata o accelerata, un assolo di chitarra, o un occhiata qua
e là al suo pubblico.
L'abbigliamento di un Fuochista
è stata proposta in un arrangiamento molto simile a quello presente
sul disco Il Fischio Del Vapore. Si sente la mancanza della voce di Giovanna
Marini, ma Francesco, mescolando le carte, riesce con la sua voce a reggere
il confronto. Un versione serrata e convincente de L'Agnello
di Dio, scuote definitivamente il pubblico e il cantautore se ne
accorge e ricambia alla fine con un sorriso. Generale,
finalmente tornata in un arrangiamento più fruibile a differenza
di quello scarno e spettrale di Fuoco Amico, è stata una scarica
di emozioni in cui il cantato di De Gregori è stato perfetto, ed
è tornato trasmettere al pubblico tutte le emozioni che quella canzone
è in grado di donare.
Il Signor Hood, ha aperto la
strada ai due classici dylaniani, tradotti dal nostro; la prima è
l'attesissima ed ancora inedita Io Uscirò
da Qua (I Shall Be Released), splendida e fedele nel fraseggio,
un po' meno nella traduzione, ma straordinaria nel complesso. Stesso discorso
vale per Non dirle che non è così
già inclusa a suo tempo nell'album live La valigia dell'attore e
tornata di recente alla ribalta essendo stata scelta dallo stesso Dylan
tra i brani della colonna sonora del film "Masked and Anaymous" di Larry
Charles, appena uscito negli Stati Uniti, che vede Dylan nel ruolo di protagonista.
Il momento più intenso musicalmente parlando è
stato senza dubbio la successiva Cercando Un Altro
Egitto, che non ha conservato nemmeno una nota della melodia originale,
ma che sprizza energia ad ogni battuta, sostenuta da una band eccezionale
che ha aggiunto a questo brano - originariamente acustico - un'altissima
dose di elettricità nonché dei travolgenti cori.
Anche De Gregori, quasi sempre impassibile durante le
altre canzoni, è sembrato particolarmente divertito nel suonare
questo brano. Ecco allora emergere alla grande l'ottima sezione ritmica
con Guido Guglielminetti al basso e Alessandro Svampa alla batteria che
imprimono a questo brano un alto tasso di fantasia e grande ritmo, gli
ottimi Paolo Giovenchi e Lucio Bardi alle chitarra che duellano, sorridono,
e si fanno sentire con interventi solisti di gran gusto, e Marco Rosini
al mandolino elettrico, che fa tanta scena ma emerge assai di rado; tuttavia
quando viene fuori sono dei lampi indimenticabili.
Buonanotte Fiorellino e
Alice,
sono state introdotte da Francesco che ha detto: "Ancora un po' di canzoni
per i nostalgici?"; entrambe sono state applauditissime dal pubblico come
da programma. Vecchi amici, anche questa soggetta
sempre a continue variazioni di arrangiamento, è apparsa più
incisiva rispetto alle versioni più recenti. Francesco ha sfornato
un cantato deciso e privo di sbavature, stesso discorso per la band che
lo ha supportato alla grande.
Prima dei tre bis finali, De Gregori ha fatto battere
ancora una volta il cuore alla platea con una splendida versione di Bufalo
Bill e, subito dopo aver presentato la band, è sceso dal
palco per tornarci qualche minuto più tardi chiamato a gran voce
dal pubblico, finalmente tutto in piedi sotto al palco. Sangue
Su Sangue ha così aperto l'ultimo valzer dei bis in una bella
versione molto rock, seguita a ruota dall'ennesimo super classico Pablo
con il pubblico a cantare all'unisono.
L'ultimo brano è ancora un inno: Viva
l'Italia, ("Viva l'Italia, L'Italia che resiste!?"), cantata a denti
stretti. Infine, l'apoteosi.
Il musicista si concede per qualche istante ai saluti
dei fans prima di salutare e ringraziare tutti per una serata davvero memorabile.
Poco dopo il concerto, è uscito dal retro palco per filare via,
scortato da una scorta armata, sul suo van, evitando quasi bruscamente
la piccola folla di giornalisti e fans che lo attendevano all'uscita.
Salvatore Esposito

Uscirò da qua (I SHALL
BE RELEASED)
(Dylan/De Gregori)
Nel mondo qua di fuori non c'è traccia
E dicono che è meglio che è così
Ma non dimentico la faccia
Di chi mi ha preso e mi ha sbattuto qui
E la mia luce è intorno
Quell'innocenza è verità
Ogni giorno come il giorno
Che uscirò da qua
Dicono che un uomo può sbagliare
Che certi errori costano parecchio
Ma quando il sole passa lungo il muro
Io mi ci vedo come in uno specchio
E la mia luce è intorno
Quell'innocenza è verità
Ogni giorno come il giorno
Che uscirò da qua
Un uomo accanto a me seduto fra la gente
Ripassa la sua vita e non ci sta
E parla e grida e giura che non ha fatto niente
Che non dovrebbe essere qua
E la mia luce è intorno
Quell'innocenza è verità
Ogni giorno come il giorno
Che uscirò da qua
NOTA: Questa canzone,
cantata spesso da Francesco De Gregori dal vivo ma ancora inedita su disco,
non è una fedele traduzione di I Shall Be Released ma un ottimo
adattamento. La prima cosa che emerge nel leggere il testo, è che
questa sua "traduzione" molto libera incarna perfettamente il senso dell'originale
inglese, pur non rispettandone il testo originario, altrettanto adattabile
nella nostra lingua. Molto probabilmente il buon De Gregori ha voluto sviluppare
l'idea di una cover che va oltre la semplice riproposizione, aggiungendoci
un po' della farina del suo sacco. Ecco quindi che "From the West unto
the East", che in italiano potrebbe suonare come troppo americano o brutto
da tradurre, diventa molto liberamente "Quell'innocenza è verità".
Venendo alla versione sentita dal vivo, era un misto di versioni dilaniane
(NET e Budokan su tutte), con la solita aggiunta degregoriana; si è
sentita la mancanza di una parte di armonica ma in complesso il risultato
è stato molto convincente, il pubblico è sembrato apprezzare
molto ma ha applaudito di più con Non Dirle che non è così
(If you see her say hello).
Qui sotto i nostri inviati
speciali Leonardo Lion, Salvatore Eagle e Michela Ladyhawk
con i musicisti della band di De
Gregori


Francesco De Gregori su Maggie's
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FRANCESCO
DE GREGORI - AOSTA, 15 luglio 2003
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Francesco De Gregori parla di
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Un articolo di Giovanni Cerutti
su Dylan e De Gregori
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