BOB DYLAN
Una mostra a Minneapolis svela le passioni liceali della star
Il menestrello di Hibbing
Al Weisman Art Museum di Minneapolis è esposta una consunta scrivania di legno scuro che apparteneva a Boniface J. Rolfzen, il professore d’inglese di Dylan.
di ALESSANDRO CARRERA
(Minneapolis)

da "Europa" del 25 aprile 2007

Il Weisman Art Museum sorge a strapiombo sul Mississippi, qui un fiume ancora selvatico e poco navigabile, all’ingresso del vasto campus della University of Minnesota. Il lucente rivestimento in acciaio delle pareti, ora sinuoso, ora angoloso o scaglioso, tradisce la mano di Frank Gehry, che ne ha fatto una sorta di prova generale del museo di Bilbao.
È qui che è ospitata la mostra “Bob Dylan’s American Journey 1956-1966, il viaggio americano di Bob Dylan”, che ha già girato altri musei degli Stati Uniti.
Ma a Minneapolis la mostra ha un sapore diverso, perché qui Dylan è di casa.
Ci vivono suo fratello e i suoi nipoti, e Dylan stesso possiede una villa non lontano dalla città. Non si è fatto vedere, perché Dylan preferisce stare ben lontano dai luoghi in cui si parla di lui (e sono molti, ora che con il suo ultimo disco “Modern Times” ha scalato per qualche settimana la cima delle classifiche mondiali, risultato mai raggiunto da un artista di 65 anni).
Ma Colleen Sheehy, curatrice della tappa weismaniana della mostra, grazie a numerosi viaggi tra Minneapolis e Hibbing, la città mineraria in cui Dylan è cresciuto, è riuscita a raccogliere testimonianze che nessun altro museo è stato in grado di mostrare.
Una delle prime in cui si imbatte il visitatore è una consunta scrivania di legno scuro sulla quale molti compiti, si capisce, sono stati corretti.
Proveniente dalla scuola superiore di Hibbing, è la scrivania di Boniface J. Rolfzen, il professore di inglese di Dylan.
Su un leggìo giace l’antologia della letteratura americana, fittamente annotata, che Rolfzen usava per le sue lezioni, aperta alla pagina di Steinbeck.
Sopra la scrivania, in una teca, sta l’unico “tema” sopravvissuto degli anni di liceo di Bob Dylan: “Steinbeck prova simpatia per i suoi personaggi?” «Sì, penso che Steinbeck provi simpatia per i suoi personaggi» inizia il tema Robert Zimmerman, 16 anni (si cambierà il nome qualche anno dopo, proprio qui a Minneapolis), «e lo proverò esaminando tre dei suoi romanzi di maggiore successo».
Il tema continua per altre venti pagine, chiuse nella teca, ma uno dei testi esaminati, si sa, è “Furore”, lo stesso che aveva ispirato a Woody Guthrie la lunga “Ballata di Tom Joad” che qualche anno dopo Dylan avrebbe imparato ed eseguito nelle coffehouses di Dinkytown, il quartiere studentesco di Minneapolis.
Ho incontrato B. J. Rolfzen a un tavolo di Zimmy’s, il ristorante di Hibbing dedicato a Bob Dylan, dove mi sono fermato insieme a una comitiva di pellegrini dylaniani, dylanisti e dylaniati partita in occasione del convegno “Highway 61 Revisited: La strada di Dylan dal Minnesota al mondo” che si è tenuto alla University of Minnesota dal 25 al 27 marzo.
84 anni, curvo, costretto a camminare con un treppiede per via di un ictus, assistito dalla moglie Leona, radiosa per le attenzioni riservate al marito, Rolfzen vendeva copie della sua autobiografia dei tempi della depressione, uno scarno memoir intitolato “The Spring of My Life”, la primavera della mia vita, una storia di povertà assoluta, sconfitta solo dalla determinazione, altrettanto assoluta, di voler accedere alla cultura.
Rolfzen ha insegnato inglese a Hibbing per trentacinque anni, dalle medie inferiori fino al Community College.
Robert Zimmerman (Rolfzen è l’unica persona al mondo che lo chiama “Robert”) aveva cominciato a frequentare le sue lezioni nel 1958.
Dylan è sempre stato molto guardingo nel confessare passioni letterarie addirittura liceali. Ma Rolfzen ha un ricordo preciso del suo allievo: «Ogni giorno occupava il terzo posto dalla porta, in prima fila, davanti al mio leggìo. Non guardava né a sinistra né a destra, guardava dritto in faccia a me. Me lo ricordo».
E Dylan stesso, in una delle sue rare visite alla cittadina dove è cresciuto, ha voluto incontrarlo e gli ha detto: «Lei mi ha insegnato molto».
Il 4 settembre del 1916, mentre la prima guerra mondiale infuriava in Europa, il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson pronunciò un discorso a Hodgenville, nel Kentucky, in occasione dell’inaugurazione del “Lincoln Memorial” eretto intorno alla baracca di legno dove il 12 febbraio del 1809 era nato Abaraham Lincoln.
Alla natura non interessano i titoli nobiliari, disse Wilson. Il genio non è uno snob. Sceglie i suoi compagni, le sue avventure, perfino la sua culla, dove più gli aggrada, e questa capanna ne è la prova.
«Non c’è nessun luogo» continuò Wilson, «che sia così remoto, così umile, che non possa racchiudere la forza dell’animo e del cuore, e della coscienza alla quale le nazioni si inchinano e a cui la storia sottomette il suo corso. È qui, nientemeno, che si cela il mistero della democrazia».
Queste parole sono state evocate da Greil Marcus, studioso di Dylan e di cultura americana, durante il convegno dedicato a Dylan, per rispondere a una domanda che aveva sentito in California: «Com’è possibile che Dylan venga da un posto sperduto come Hibbing?»
La risposta, ha osservato Marcus, stava nell’imponente edificio pubblico che avevamo visitato il giorno prima: la Scuola Superiore di Hibbing, costruita negli anni venti grazie a un sindaco socialista (forte tradizione in Minnesota) che aveva imposto alle compagnie minerarie di investire parte dei loro guadagni in opere pubbliche.
La Hibbing High School è impressionante ancora oggi, una vera fortezza vittoriana con pilastri e bagni di marmo di Carrara, decorazioni rococò sui soffitti, una magnifica biblioteca affrescata e con citazioni di Tennyson alle pareti, e un auditorium di 1800 posti decorato da lampadari importati dalla Cecoslovacchia.
È lì che Bobby Zimmerman diede il suo primo concerto, prontamente fischiato da chi non si aspettava che un bravo ragazzo ebreo, figlio di un commerciante di elettrodomestici, si scatenasse in un rock and roll alla Little Richard.
Il mistero della democrazia, è bene non dimenticarlo, sta qui, in una scuola pubblica che oggi, se fosse costruita altrove, costerebbe quarantamila dollari all’anno per studente; che impone rispetto a chi ci entra ma in cambio lo dà, in cui un insegnante sapeva che cosa vuol dire venire dall’emarginazione più dura e dove per svolgere un tema di terza liceo bisognava leggere tre romanzi di Steinbeck.
E non è che Rolfzen, che mi saluta stringendomi entrambe le mani, tremando, prima di uscire lentamente da Zimmy’s sorretto dalla moglie, fosse poi così generoso di voti con il suo Robert.
Il tema su Steinbeck meritò solo un “B”. Che una volta però era un bel voto.

http://www.europaquotidiano.it/docs/2007/2504E_08.pdf