Maggie's Farm intervista
MASSIMO BUBOLA
Quel lungo treno

Il cantautore veronese ci parla del suo nuovo album, interamente dedicato alla Prima Guerra Mondiale

a cura di Michele Murino


"Quel lungo treno" è un disco prezioso.
Massimo Bubola ci ha ormai da tempo abituati a dischi coraggiosi e con un contenuto "alto", dischi che non strizzano l'occhio nè al mercato nè a mode passeggere. Dopo lo splendido "Segreti Trasparenti", Bubola e la sua Eccher Band hanno saputo fare a mio avviso ancor meglio, con un album dedicato interamente alla Prima Guerra Mondiale, a novanta anni dall'inizio del conflitto, un disco commovente, in molti passaggi addirittura struggente, ricco di versi straordinariamente suggestivi, un album estremamente poetico e musicalmente accattivante, nonostante la scelta di rifarsi a melodie antiche e che al profano potrebbero sembrare "superate". Se non che Bubola le modernizza in maniera estremamente efficace e vi affianca alcuni brani scritti e musicati ex-novo, brani originali composti nella miglior vena del cantautore veronese, una sorta di "falsi d'autore", che rispettano lo stile ed il "mood" generale di questo disco. Un disco che - precisa Massimo - non è da intendersi come un "concept album" nell'accezione tradizionale del termine.
Cinque sono i traditionals, nati in ambito veneto, rielaborati da Massimo per questo disco, sei i brani originali.
Ma come mai questa scelta così particolare di dedicare un intero album alla Grande Guerra? "E’ una guerra troppo dimenticata - ci dice Massimo - Una guerra direi rimossa. In Italia sono stati girati solo due film sull’argomento: “La Grande Guerra” di Mario Monicelli e “Uomini contro” di Francesco Rosi. Troppo poco per un evento così importante, ma è indicativo di un atteggiamento. Quanti film hanno girato, invece, in America sulla guerra di Secessione? Al momento della Prima Guerra Mondiale, inoltre, molta musica folk si è cristallizzata in forme più certe. Dunque ho riletto e riascoltato molta musica folk, ho riletto romanzi e poesie, ma soprattutto biografie e libri di Storia, tutte cose che mi sono servite come documentazione per questo album."
A proposito dei sei nuovi brani (Jack O'Leary, Se questo amore è un treno, Nostra signora fortuna, Puoi uccidermi, Bum Bum e Noi veniam dalle pianure) da lui scritti sulla "falsariga" di quelli più antichi, Massimo ci spiega: "Le nuove canzoni sono sorte per chiudere il cerchio, provare a riscrivere e a rivivere quella guerra. In particolare a Noi veniam dalle pianure, che ho scritto con Michele Gazich, può ben adattarsi la definizione di "falso d'autore".
A mio avviso le perle di questo album, davvero molte, sono individuabili soprattutto in Se questo amore è un treno, uno splendido e trascinante folk-rock dal ritmo e dalla melodia irresistibili, destinato sicuramente a diventare uno dei grandi classici di Bubola, e caratterizzato da un testo bellissimo. Nella trascinante, crudissima e mesmerizzante Bum Bum, dalle sonorità dure e potenti e dall'atmosfera tenebrosa, una sorta di "murder ballad" con un testo narrativo nella miglior tradizione cantautorale, valorizzata da una costruzione ritmica e melodica costruita su delle splendide chitarre elettirche e che sfrutta in maniera egregia il suono onomatopeico del "bum bum" (che una volta è il suono del cannone, un'altra quella del cuore del protagonista che si avvia al suo tragico destino, ucciso dall'amante della moglie durante una licenza in cui era tornato nella natia Verona per riabbracciare la sua amata). E poi la splendida Era una notte che pioveva resa in maniera estremamente accattivante da Massimo e dalla sua Eccher band in questa versione country, con lap steel guitar e violino. Fino a brani estremamente toccanti come Ponte de Priula, che descrive la ritirata italiana da Caporetto fino al Piave, ove si trova il ponte che dà il titolo al brano ("E' l'unico brano interamente cantato in veneto - ci dice Massimo - un veneto, tuttavia, italianizzato e immediatamente, credo, comprensibile"), Adio Ronco (un brano che parla della partenza dei Cacciatori delle Alpi italiani verso il fronte Russo) e Puoi uccidermi, con un testo estremamente poetico.
Proprio di Era una notte che pioveva, Massimo ci aveva parlato nel corso dell'intervista pubblicata tempo fa su Maggie's Farm, ed in un certo senso aveva anticipato questo suo interesse che è sfociato in "Quel lungo treno". Ecco cosa ci aveva detto al riguardo: "Quando ascolto le mie radici, sono momenti che amo profondamente ma non mi ci identifico completamente. Certe sere canto le canzoni degli alpini in qualche rifugio, con gli amici, e mi piace tantissimo cantarle: canzoni di guerra, canzoni venete, ma non mi identifico in quelle, piuttosto ne colgo le questioni che mi interessano. Quando canto canzoni come Era una notte che pioveva, ad esempio, vedo il dramma di un ragazzo solo dietro la tenda mentre piove, con un altro ragazzo a duecento metri da lui che può sparargli addosso da un momento all'altro. Un ragazzino di diciotto anni che sente rotolare i sassi giù dalla valle e non sa se sono sassi o colpi di mortaio, e non riesce a capire nulla di quello che ha intorno, perchè non ha mai visto nemmeno una città in vita sua, ha sempre vissuto in un piccolo paesino da cui l'han preso e l'hanno sbattuto al fronte dopo un mese di addestramento, dopo il quale non è nemmeno capace di caricare un fucile. E' il dramma della povera gente che non sapeva leggere la storia che la circondava, che non sapeva quello che gli stava capitando intorno. Coltivava le verze una settimana prima ed una settimana dopo imbracciava un fucile e doveva sparare magari al proprio cugino che abitava in Trentino, in territorio austriaco. Io colgo il dramma umano di queste vicende, il dramma di mio nonno che ha combattuto come bersagliere durante la Prima Guerra Mondiale, o di un mio zio, cui ho dedicato anche un brano (Rosso su verde), che è morto sul Grappa".
Ma qual è il criterio usato da Bubola per selezionare il materiale di "Quel lungo treno"? Una scelta certo non facile vista l'abbondanza di tradizionali di quel periodo... "Ho scelto alcune canzoni che cantavo fin dalla mia infanzia - ci dice Massimo - Altre sono state frutto di una ricerca più recente. Ho privilegiato i bei testi e le belle melodie. Ho proposto anche canzoni come Il Disertore, cantate da italiani che militavano nell’esercito austroungarico..." Quest'ultimo è un brano collocabile in maniera abbastanza precisa da un punto di vista temporale, visto il riferimento all'Imperatore Ferdinando I d'Asburgo (il "Ferdinando l'Imperatore" del testo, che manda a morte il disertore, protagonista della canzone), che colloca il brano in un periodo che va dal 1835 al 1838, quando egli fu Imperatore d'Austria. Nonostante il protagonista della canzone parli di diserzione e canti versi in cui esprime la sua ribellione e la volontà di "non fare mai più il soldato", il brano era tollerato dai capi dell'Esercito Italiano che permettevano ai soldati di cantarlo, perchè in fondo si parlava di un disertore dell'esercito nemico.
Nel suo adattamento di questi antichi canti, Bubola ha cercato di rimanere quanto più fedele possibile all'originale: "Ho fatto piccole modifiche, per farli suonare meglio - ci dice - Solo su Monte Canino sono intervenuto con maggiore decisione, tagliando la strofa conclusiva, molto retorica..."
E a proposito di questo splendido brano, esso dà anche il titolo all'album ("Quel lungo treno" proviene da uno dei versi della canzone) oltre che ispirare naturalmente l'immagine di copertina. Una scelta non casuale quella di Bubola che ci dice: "Il treno era il mezzo di locomozione principe allora. Oltretutto il treno, come tu sai meglio di me, percorre tutto l’immaginario del Rock: da Mistery Train a Slow Train Coming, ai treni degli Hobos..."
Da un punto di vista musicale il disco evita volutamente le eccessive armonizzazioni tipiche delle esecuzioni corali di brani di questo tipo e dal punto di vista della strumentazione utilizzata si differenzia alquanto dal precedente ed acclamato "Segreti Trasparenti". "Il mondo musicale è il mio solito: folkrock elettroacustico - ci dice Massimo - Sono canzoni talmente belle, che si valorizzano con un suono più internazionale. Rispetto a "Segreti Trasparenti" la differenza sostanziale consiste nel fatto che qui ci sono meno orchestrazioni, un approccio più semplice e stringato. Da un punto di vista dei contenuti, inoltre, è un disco di sentimenti collettivi, più aperto ed accogliente di Segreti Trasparenti. Non parlerei di ampliamento del discorso del disco precedente. E’ solo un’altra cosa...".



"Un sound estremamente riproducibile dal vivo dalla Eccher Band - continua Massimo - Ho avuto al mio fianco, come sempre Michele Gazich, ma anche Simone Chivilò. Segnalerei il fondamentale apporto di Paolo Bressan, che suona flauti, Tin Whistle, oboe, cornamuse, eccetera..."
Come in tutti i lavori di Bubola, anche in questo album ci sono a volte rimandi letterari e i versi scritti dal cantautore veronese sono imbevuti di quel linguaggio letterario che ormai costituisce per lui una cifra stilistica (non a caso Bubola è stato efficacemente descritto dal giornalista Massimo Cotto come il "Cavaliere elettrico"), e qualcuno ha trovato anche qualche riferimento ad Hemingway in questo caso. Ma in realtà "...i riferimenti letterari sono più d'uno, forse..." ci dice Massimo...
"Quel lungo treno" è, davvero, un disco prezioso.
Michele Murino

Nella foto: Massimo Bubola in concerto a Bellinzona, 26 marzo 2004 - Foto di Michele Murino

Massimo Bubola
QUEL LUNGO TRENO
Eccher Music, 2005

Tracklist:
01  Jack O'Leary
02  Era Una Notte Che Pioveva
03  Se Questo Amore E' Un Treno
04  Nostra Signora Fortuna
05  Puoi Uccidermi
06  Il Disertore
07  Noi Veniam Dalle Pianure
08  Monte Canino
09  Ponte De Priula
10  Bum Bum
11  Adio Ronco


E' UNA PRODUZIONE
TIGHT CONNECTION