Fu in un’altra vita di sangue e di dolore
Il nero era la legge, la strada era sudore
Venivo dalla fame, distrutto KO
- Su vieni - lei mi disse - Rifugio ti darò !
Se io tornassi indietro,adesso te lo giuro
Per lei farei qualunque cosa, puoi esserne sicuro
La morte ha gli occhi di metallo, ci si spara per un
paletò
- Su vieni. Lei mi disse - Rifugio ti darò !
Suonato ero sconfitto, picchiato dal diluvio
Ubriaco in un cespuglio, caduto dentro il buio
Braccato come un coccodrillo, scoppiato come un pop-corn
- Su vieni- lei mi disse - Rifugio ti darò !
(Rifugio ti darò - Dylan-Bubola)
La recente traduzione di Shelter From The Storm di Massimo Bubola, per ora eseguita soltanto dal vivo, mi ha dato lo spunto per tornare su uno dei dischi più dilaniani del cantautore veneto ovvero il disco omonimo del 1982, pubblicato a seguito del distacco dalla Fado e ristampato nel 2001 con il titolo Giorni Dispari in una versione estesa e magistralmente rimasterizzata con inclusione di tre splendide bonus track. Giorni Dispari rappresenta in modo eccezionale come e quanto Bob Dylan abbia influito nella carriera del cantautore veneto non solo per la mirabile traduzione di Romance In Durango ma soprattutto perché Massimo ha incarnato alla perfezione la capacità del menestrello di Duluth di fondere rock e poesia, andando ben oltre la tendenza citazionista che sembra tanto tornata di moda, ma creandosi uno stile personalissimo di immensa validità intellettuale. Con appena tre dischi alle spalle, nel 1982, Massimo riunisce in questo disco una intrigante sequenza di brani in cui oltre a sei splendidi brani a sua firma compaiono le raffinatissime traduzioni di Vagabond Moon di Willie Nile e di Love Me Like You Did Before di Willie De Ville. Tutti gli sforzi di Massimo Bubola per unire strutture rock che strizzavano l’occhio, come detto, tanto a Bob Dylan quanto alla musica roots americana, risultano assai riusciti soprattutto se si pensa ad un consiglio che Fabrizio De Andrè rivolse a Massimo: “Se hai delle cose da dire non è necessario metterci tutto quel rumore”, per una volta forse Faber si era sbagliato, infatti la materia incandescente di questo disco riflette in modo eccezionale i contenuti delle lirche. Considerando che l’album fu registrato dal vivo in studio, sin dal primo ascolto ciò che colpisce è l’immediatezza del sound davvero curatissimo per l’epoca, ma sopratutto la voce di Massimo che tocca davvero il cuore. L’incipit del disco è affidato alla splendida Sul viale del tramonto, in cui si apprezza un songwriting del tutto nuovo per l’epoca in Italia, dove insieme ad una eccezionale struttura rock-blues troviamo un testo denso di spunti cinematografici e poetici, non a caso la canzone è ispirata ad un film di Billy Wilder. Idealmente si può cominciare a delineare un parallelo con Bob Dylan, infatti le liriche di Massimo si muovo su strutture ritmiche che vanno di pari passo al suo flusso poetico, creando brani rock di grande incisività ma anche di grande impatto emotivo. Il secondo brano, Treno di Mezzanotte, è un blues degno di stare su Blonde On Blonde come su Street Legal, dove si apprezza un esplosiva sezione ritmica spinge con forza le chitarre a darsi battaglia tra loro. Ottima è anche Billi Billi, cover di Love Me Like You Did Before di Willie De Ville, rispetto all’originale acquisisce un fascino diverso sopratutto per la capacità di Massimo di reinventarne il testo. Il primo vero vertice del disco è però Spezzacuori, splendida rock ballad in cui compaiono allusioni molto dilaniane alla droga dipinta come una Dama Bianca. Queste allusioni prendono quasi vita nell’arrangiamento, infatti se nella prima parte lo splendido incedere del piano la tratteggia in modo lievissimo, con l’epico ingresso della sezione ritmica nella seconda parte compare anche la Dama Bianca, quasi fosse un alter ego al femminile di quel Mr.Tamburine Man che tanto ha fatto discutere negl’anni sessanta. Comincia così a delinearsi un percorso nuovo nel disco, infatti con la successiva Giorni Dispari, si passa ad un linguaggio che tende costantemente alla poesia introspettiva, così come dal rock più energico si passa ad atmosfere elettroacustiche-acustiche che ci riportano direttamente al sound e ai temi di Planet Waves di Bob Dylan. Tutto ciò viene confermato dalla riuscita cover di Vagabond Moon di Willie Nile a cui ancora una volta Massimo aggiunge del suo traformandola in una rock-ballad dai sapori tutti italiani ma che nella ritmica strizza l’occhio tanto ai Who quanto agli Stones. Un altro punto di contatto con Bob Dylan lo si ritrova nella successiva Tu Angelo Tu, liberamente ispirata nel titolo a You Angel You, del già citato Planet Waves, il testo pur ricordando vagamente quello dilaniano si sviluppa su una piano differente forse in parte più romantico ma soprattutto si muove su una struttura più rock. Oro & Argento che chiudeva la versione originaria del disco, si accosta a tematiche che riprendono tanto quelle di Nashville Skiline tanto quelle di Blood On Tracks, ciò che colpisce però in questo brano è la capacità di Massimo di farle proprie e di rileggerle con un piglio del tutto personale. La prima delle bonus track, Il Pendolo, fu composta qualche mese dopo la pubblicazione del disco ed è stata reincisa nell’estate del 2000. Sostanzialmente il brano appare in linea con le tematiche sentimentali che popolano il disco, ma in più si ritrova lo spirito e la voce a cui Massimo ci ha abituati negl’ultimi anni. Poi arriva la perla assoluta del disco, ovvero Colline nere, che originariamente doveva far parte del disco di Fabrizio De Andrè conosciuto come l’Indiano, ma che poi venne scartata e sostituita da Verdi Pascoli. A sentirla fuori dal contesto di quel disco non si ha la sensazione di come avrebbe potuto modificarlo, tuttavia con piccolo sforzo si comprende l’alta qualità di questa composizione che tranquillamente può essere considerata come una delle migliori canzoni di sempre di Massimo. Nel suo andamento visionario e poetico, Colline Nere, svela un altro riferimento dilaniano ovvero gli occhi di ossidiana di "Romance in Durango" qui diventano le ossa di ossidiana, allacciando così definitivamente la poetica di Bubola a quella di Bob Dylan. Il country travolgente di Se Non Ora Quando?, che chiude le bonus track e anche il disco, nasconde un splendido che al primo ascolto sfugge sull’onda del particolare arrangiamento del brano tuttavia ben presto diventa uno dei brani più riflessivi del disco soprattutto quando irrompe lo splendido verso “Se non ora quando? Puoi dirmelo tu, fermerai la catena, il rosario dei giorni che ti smagra lo sguardo sempre più”, che sembra un invito a tutti coloro che vengono fagocitati dalla routine quotidiana a darci un taglio e ad abbandonarsi ad un “sorriso contagioso”.
TRACKLIST
Viale del tramonto
Treno di mezzanotte
Billi Billi
Spezzacuori
Giorni dispari
Vieni alla finestra
Tu angelo tu
Oro & Argento
Bonus Track
Il pendolo
Colline nere
Se non ora, quando?
Testi e musica di Massimo Bubola, tranne "Billy Billy" e "Vieni alla Finestra" di Willie Nile-Massimo Bubola.
Arrangiamenti di Claudio Cattafesta
Prodotto da Willy David e Massimo Bubola
Produzione di sala di Massimo Bubola
Massimo Bubola: voce, chitarra el., armonica
Claudio Cattafesta: chit. el., hammond, chit. sint
Francesco Casale: batteria. Claudio Golinelli: basso
Fio Zanotti: Pianoforte e hammond
Alan King: sassofono
Giuliano Pacchioni, Gino Caria, Claudio Cattafesta: cori.
Registrato presso gli studi «Sweet Valley»
di Imola
Tecnico del suono: Franco Zorzi. Mixato a «Il Cortile»,
Milano, con Gianluigi Pezzera.
Copertina di Angelo Lodi. Foto di Reinhohld Kohl
Stampato e distribuito dalla Cgd Messaggerie Musicali
S.p.A. con il titolo Massimo Bubola
Ristampato dalla Eccher Music
Salvatore Esposito
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