MASSIMO BUBOLA

IL CAVALIERE ELETTRICO
VOL IV: I PERSONAGGI


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Esce tra due giorni, il 12 Novembre, il nuovissimo live di Massimo Bubola, "Il cavaliere elettrico IV" (Eccher Music), un album che conclude la quadrilogia omonima iniziata anni fa e che ha proposto le più belle canzoni del "singer with a band" veronese eseguite dal vivo.
Come gli altri della serie, anche questo splendido volume IV merita di finire nella collezione degli amanti della musica d'autore, con le sue undici tracce che propongono alcune tra le migliori canzoni di Bubola, in una galleria di ritratti ("I personaggi" è infatti il tema del disco) che vanno da Dostoevskij a Tina Modotti, dal Garibaldi di "Camicie rosse" al poeta Dino Campana, fino ad Eurialo e Niso e Anna Frank.
E' inclusa poi nell'album una dodicesima traccia, un vero e proprio gioiello nascosto. Si tratta di un brano inedito dal titolo "La frontiera", unica traccia in studio.
Ecco la tracklist completa: Dostoevskij, Tina, Camicie Rosse, Dino Campana, Coda di lupo, Volta la carta, Lorelei, Annie Hannah, Eurialo & Niso, Canto del servo pastore, Fiume Sand Creek, La frontiera.
Le tracce live sono state registrate durante il concerto al Teatro "Antonio Salieri" di Legnago il 10 Novembre 2001. Massimo Bubola è accompagnato dalla sua Eccher Band con Michele Gazich al violino, viola e pianoforte, Roberto Ortolan alle chitarre ed ai cori, Michele Bonivento all'organo hammond e al piano, Giacomo Da Ros al basso elettrico ed ai cori e Moreno Marchesin alla batteria.
Anche la confezione è come sempre estremamente curata con l'apprezzabile inclusione di un bel booklet con tutti i testi e con alcune belle foto "dal vivo".
Michele Murino

Massimo Bubola
Il cavaliere elettrico
Vol. IV

Eccher Music
18 euro

1. Dostoevskij
2. Tina
3. Camicie Rosse
4. Dino Campana
5. Coda di lupo
6. Volta la carta
7. Lorelei
8. Annie Hannah
9. Eurialo & Niso
10. Canto del servo pastore
11. Fiume Sand Creek
12. La frontiera (inedito)

Tutte le canzoni sono di Massimo Bubola tranne:

1 - testo di Massimo Bubola - musica di Massimo Bubola e Piero Fabrizi
5, 6, 10, 11 - testo e musica scritti con Fabrizio De Andrè
9 - testo di Massimo Bubola - musica di Sandro Severini

Prodotto e realizzato da Massimo Bubola
Produttore associato Michele Gazich


 
 
 
 
Massimo Bubola è presente sulla scena della canzone d’autore italiana dalla metà degli anni Settanta: il suo primo album di studio, Nastro Giallo, è del 1976. Fu l’album che impressionò Fabrizio De André , che si avvalse della collaborazione di Massimo Bubola per la scrittura dei testi e delle musiche delle canzoni di Rimini (1978) e de L’Indiano (1981), gli album che ne rilanciarono la carriera, con canzoni come Andrea, Sally, o Fiume Sand Creek. Ma nel frattempo Bubola portava avanti anche la sua particolarissima mistura di Folk e di Rock che si cristallizzava nel seminale album Marabel (1979), che univa chitarre elettriche a delicati arpeggi di matrice folk a supportare testi poeticamente ricchissimi.
Sul piano letterario, ha fatto sua l’affermazione del grande poeta beat americano Allen Ginsberg: “Perché non mettere la poesia in un jukebox?”. Massimo Bubola ha miscelato la musica con testi di grande respiro letterario, formalmente curatissimi, che ha cantato e recitato anche in rassegne esplicitamente dedicate alla poesia accanto a Gregory Corso, Lou Reed, Eric Andersen ed altri.
Il suo terzo album Tre Rose (1981), più acustico e dai toni più intimisti, è stato prodotto da Fabrizio De André . E’ il primo disco di Bubola a conquistare la top ten della classifica italiana.
La Fado ha pubblicato poi anche l’omonimo Massimo Bubola (1983), che segna un ritorno ad atmosfere elettriche e potenti ballads .
Bubola ha anche scritto molte canzoni portate al successo da vari interpreti, fra cui ricordiamo Il Cielo d’Irlanda, resa popolare da Fiorella Mannoia. In più si è dedicato, con notevole riscontro di critica e di pubblico, alla produzione di album di altri artisti, fra cui segnaliamo almeno i Gang (Storie d’Italia del 1992, nel quale ha firmato dieci brani come autore, tra cui la storica Eurialo & Niso).
Nel corso degli anni, inoltre, Massimo Bubola ha portato avanti la sua passione per le traduzioni, realizzando la versione italiana di molte canzoni di autori americani come Dylan, Petty, De Ville.
Dal 1989 riprende copiosa la produzione discografica a proprio nome di Bubola: l’artista conferma la sua unicità nel panorama italiano ed europeo con album come Vita, morte e miracoli (1989), Doppio lungo addio del 1994 (considerato da molti come il più importante disco rock in lingua italiana), Mon Trésor (1997), Diavoli e farfalle (1999) e i primi tre volumi del cd Il Cavaliere elettrico (pubblicati fra il 2001 e il 2002), in cui Massimo Bubola ripropone le sue più belle canzoni dal vivo.
Nel febbraio 2004 è stato pubblicato Segreti trasparenti, il nuovo album di canzoni inedite di Massimo Bubola, prodotto con Michele Gazich. E’ stato forse l’album realizzato da un cantautore meglio recensito nella primavera del 2004, che ha raccolto consensi sia sulle riviste specializzate sia sui maggiori quotidiani nazionali. Segreti Trasparenti si presenta come una summa della carriera di Bubola, muovendosi, tuttavia con forte coesione, tra l’amato folk rock, le ballads di matrice tradizionale, la musica tex-mex e addirittura la canzone napoletana, genere a cui, per altro, Bubola non è nuovo (tutti ricordano la Don Raffaè, scritta con De André all’inizio degli anni novanta).
Nel Novembre 2004, infine, viene pubblicato il Cavaliere Elettrico IV (I personaggi), che completa l’omonima quadrilogia live, con un’enfasi particolare sul Folk-Rock, di cui Massimo Bubola può dirsi uno dei fondatori in Italia, con riprese di brani come Volta la Carta, Coda di Lupo, Lorelei, Eurialo & Niso, Camicie Rosse, Dino Campana, Dostoevskij e molte altre
canzoni. Tutte queste poesie per musica hanno la caratteristica di essere dei brevi ritratti, delle biografie in forma canzone, in cui, nello stretto giro di strofe e ritornelli, Massimo Bubola densamente racconta la vita di personaggi famosi e di gente comune, rimanendo, in Italia, uno dei pochi grandi maestri “ritrattisti” da ballata.
 
 

Il cavaliere elettrico Vol. IV
Le canzoni



DOSTOEVSKIJ
Avrei voluto diventare Dostoevskij per curvare le parole per ogni piega, ogni distanza, ogni riflesso che ci scombinava il cuore, avrei voluto insieme a te rubare l’acqua della luna ma come Orlando ho perso il senno e ho perso anche la fortuna.
Una sorta di “Invocazione alla musa”, che spesso apre i concerti di Massimo Bubola e, di conseguenza, anche questo Cavaliere Elettrico IV. Perché Dostoevskij? Perché la vita è come i suoi romanzi, non come quelli di serie B dove già all’inizio si capisce tutto: come finirà e chi sono i buoni e chi i cattivi. L’armonica di Massimo Bubola interviene a punteggiare la narrazione, ribadendo l’essenza folk-rock di questa potente canzone.

TINA
Dimmi che non mi aspetterai
che il tempo è sempre vivo e tu vivrai
dimmi che non ti sazierai
del mio cuore che è poco, poco ormai

Tina Modotti, la celebre fotografa di origine friulana, che si trasferì da San Francisco a Città del Messico negli anni ‘20, ove prese parte attivamente alla vita politica, testimoniando il tutto con memorabili fotografie, ebbe una storia d’amore con Edgard Weston. Sono sopravvissute molte lettere della Modotti a Weston; nessuna di Weston alla Modotti. Massimo Bubola ha voluto colmare questa lacuna, creando un’immaginaria, ma credibilissima, lettera d’amore di Edgard a Tina.

CAMICIE ROSSE
Camicie rosse alla ventura in una nuvola di bandiere
Camicie rosse così nessuna delle ferite si può vedere

Una biografia in forma canzone di Giuseppe Garibaldi, figura controversa, ma in qualche modo sempre affascinante del Risorgimento italiano: la canzone di Massimo Bubola è un ritratto, non un’agiografia, di Garibaldi, che viene descritto con tutte le sue contraddizioni: “eroe dei due mondi”, ma anche semplicemente uomo d’avventura.
L’ambientazione musicale è tex-mex, cioè il genere musicale che nasce dall’intersezione di differenti culture musicali sul confine tra Texas e Messico: quella di matrice nord europea e quella di matrice ispanica. Un incontro, pochi lo sanno, che ha avuto luogo anche nella musica folk italiana, tra pianura e Appennino

DINO CAMPANA
Pochi l’hanno capito, molti l’hanno deriso
quel poeta ragazzo quanti lo hanno ucciso
quanti critici sciocchi, poeti da salotto
quanti illustri colleghi gli cancellarono il volto.

Dino Campana apparve come una stella cometa nel firmamento di stelle fisse della cultura italiana d’inizio Novecento, portando ai “poeti da salotto” un forte segnale di originalità e di vera poesia.
Non venne capito e finì la sua vita in manicomio. Lo studioso Guido Bertagna ha visto nel poeta Campana come rappresentato da Bubola una figura Christi: un uomo che ripercorre le gesta di Gesù Cristo, portando in Terra un verbo che non viene compreso e che, anzi, gli attira il disprezzo del mondo.

CODA DI LUPO
E forse avevo 18 anni e non puzzavo più di serpente
possedevo una spranga un cappello e una fionda
e una notte di gala con un sasso a punta
uccisi uno smoking e glielo rubai
e al dio della Scala non credere mai.

La canzone fa parte di quelle di cui Bubola scrisse testo e musica con Fabrizio De André. Scritta
nel 1977, risente delle tensioni e delle lotte di quegli anni, che tuttavia vengono trasfigurate, tanto che la canzone suona attuale ancor oggi, non essendo una canzone “a tesi” o solamente leggibile in chiave politica. La versione che ne danno Massimo Bubola e la sua fida Eccher Band rende la canzone una ballad epica; Coda di Lupo diventa un inno rock, con suggestivi riflessi elettrici.

VOLTA LA CARTA
C’è una donna che semina il grano
volta la carta si vede il villano
il villano che zappa la terra
volta la carta viene la guerra
per la guerra non c’è più soldati
a piedi scalzi son tutti scappati
Angiolina cammina cammina sulle sue scarpette blu
carabiniere l’ha innamorata volta la carta e lui non c’è più
carabiniere l’ha innamorata volta la carta e lui non c’è più

Questa canzone ha una chiara origine nelle ballate popolari italiane di pianura; da questa matrice folk, Volta la carta attinge il gusto per il nonsense. Massimo Bubola definisce questa canzone “un esempio di surrealismo popolare”. Il surrealismo non è solamente appannaggio delle sofisticate avanguardie poetiche del Novecento, ma ha una sua forte radice nelle filastrocche popolari, che, procedendo per accumulazione, si compiacciono di avvicinare le realtà più distanti attraverso la rima. Questa canzone, che venne ripresa anche dalla PFM nei live con Fabrizio De André, viene considerata da molti come la pietra miliare del nuovo folk-rock italiano.

LORELEI
“Mandami solo un veleno azzurro
e un coltello da pirati
se non tornerai domani
se domani è troppo tardi”.

Altra canzone folk di origine nordica sul tema della donna e del marinaio; in questo caso la donna diventa sirena, impostata secondo il modello del contrasto. L’uomo lontano si rivolge all’amata, promettendole regali. Lei risponde che si darà la morte se l’amato non farà ritorno l’indomani. La narrazione, tragica, si imposta tuttavia con levità su una melodia folk estremamente accattivante.

ANNIE, HANNAH
Dedicato ad Anna Frank
4 agosto 1944

… pagine
pazienti più degli uomini
ritorneremo a scrivere
quando la guerra finirà
quando la guerra finirà.

Una canzone tratta dal Diario di Anna Frank. In un mondo sempre in guerra non è sterile e semplicistico auspicare la fine della guerra. L’agosto 1944 non è poi così lontano dall’agosto 2004. La musica ha una decisa impronta Klezmer.

EURIALO & NISO
Eurialo era un fornaio e Niso uno studente
scapparono in montagna all’otto di settembre
i boschi già dormivano, ma un gufo li avvisava
c’era un posto di blocco in fondo a quella strada.

Questa ballata è costruita sul notissimo episodio dell’Eneide di Virgilio. Bubola sceglie, anche in
omaggio a suo padre, classicista e partigiano, di ambientare la sua ballata nello scenario della
Resistenza italiana. Musicalmente il brano è puro folk-rock: un festoso riff di violino introduce una
canzone gioiosa nell’andamento musicale, tragica nella narrazione, un contrasto tipico anche di
tanta musica popolare di area latina.

CANTO DEL SERVO PASTORE
Dove fiorisce il rosmarino c’è una fontana scura
dove cammina il mio destino c’è un filo di paura
qual è la direzione nessuno me lo imparò
qual è il mio vero nome ancora non lo so.

In questa canzone l’autore si mette dal punto di vista di un servo pastore, che è il punto più basso della scala sociale nella Sardegna dedita alla pastorizia. E’ il pretesto per una contemplazione ad alto contenuto lirico, che Massimo Bubola esegue in completa solitudine, accompagnato solo dalla
sua chitarra.

FIUME SAND CREEK
Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni, occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni figlio di un temporale
C’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek.

Notissima canzone, sempre fra quelle che Massimo Bubola scrisse con Fabrizio De André. Parla di un massacro di pellerossa. Già appariva sul secondo volume del Cavaliere Elettrico, ma con un arrangiamento totalmente diverso. Spesso Bubola ama tornare sulle canzoni a lui più care e, come altri grandi maestri, rivisitarle spesso in maniera radicale dal punto di vista musicale e talvolta anche testuale, arricchendole di ulteriori significati.

LA FRONTIERA
Siamo partiti insieme e torneremo insieme
oltre frontiera è già primavera, l’inverno non c’è più
oltre il confine le nostre bambine, la nostra gioventù.
Anni di guerra e fame, mesi di fango e neve
oltre quel monte vedremo le onde del grano da tagliare
dalle colline vedremo la fine del nostro tribolare.

Il tema della guerra è uno dei più cari a Massimo Bubola, che, da ragazzo, fece parte di alcune corali di canti di montagna. Questa canzone parla del ritorno dalla Russia attraverso Germania e Austria di tanti nostri connazionali, reduci da campi di prigionia e immensi patimenti. Ricorda l’epopea di tanti racconti e libri del secondo dopoguerra, in particolare quelli dello scrittore Rigoni Stern. E’ una commovente ballata popolare sulle aspettative del ritorno ai luoghi cari e agli affetti.
 


Intervista a Massimo Bubola
Venezia, 15 Ottobre 2004



Domanda: Finalmente il quarto volume del Cavaliere Elettrico. Che valore ha in Italia, per te e per gli altri, questa antologia live, quale ne è il senso?

Massimo Bubola: Il Cavaliere Elettrico è partito come progetto quattro anni fa su più esigenze. Una era interna, intima e personale, squisitamente artistica, l’altra era una richiesta che ci veniva dall’esterno dalle persone che ci seguivano da anni nei concerti, soprattutto dagli ascoltatori più giovani. Per quanto concerne la prima motivazione, avendo io cambiato cinque case discografiche, e avendo qualche disco non ripubblicato, sentivo l’esigenza di far conoscere vecchie canzoni e di riunire almeno una parte del mio repertorio in un unicum, dandogli una veste che amalgamasse meglio case di produzione e produttori diversi.
Un altro aspetto è rappresentato dalle mie canzoni cantate da altri e scritte con altri artisti: artisti con storie, esigenze, orientamenti e finalità diverse, penso a Fabrizio De André, Fiorella Mannoia, i Gang, tanto per fare un esempio. Sentivo la necessità, che poi mi derivava molto dall’eseguirle in concerto, di dare una chiave interpretativa e sonora unica.
Le motivazioni per così dire esterne erano dovute alle richieste continue da parte dei fan, soprattutto i più giovani, di avere vecchie ristampe e di conoscere più in generale il repertorio degli anni settanta-ottanta e certe mie composizioni andate disperse su sentieri cancellati dal vento, dalla pioggia e dalla desertificazione discografica

D: Perché ci hai fatto attendere così tanto la pubblicazione di questo quarto live?

MB: Dopo i primi tre live, seguiti a distanze utili, quest’ultimo ha dovuto attendere altri due anni, anche se all’inizio la nostra intenzione era di fare due doppi. Stavo già lavorando al mixaggio del Cavaliere elettrico IV, quando ho sentito il bisogno di fare un disco di canzoni nuove e all’inizio di quest’anno abbiamo pubblicato Segreti trasparenti, a cui abbiamo lavorato soprattutto io e Michele Gazich per quasi due anni.

D: Questo quarto volume chiude il progetto Cavaliere elettrico?

MB: Sì, senz’altro. Il disco uscirà con un contenitore per contenere anche gli altri tre.
Probabilmente produrremo, data la grande richiesta che abbiamo avuto, un DVD, ma forse è ancora presto per parlarne.

D: La tua Band, la Eccher Band che, fra vari riassestamenti e nuove acquisizioni ti segue da quasi un decennio, è interprete ormai estremamente duttile del tuo pensiero musicale. Vuoi parlarci della tua Band?

MB: La Eccher Band, che nasce nel 97 col disco Montresòr, è ormai un laboratorio a cielo aperto e chiuso: nei concerti ed in studio. Sono musicisti con cui condivido non solo la musica ma anche la passione per la letteratura, il cinema e l’enogastronomia; le nostre famiglie, che di anno in anno si ampliano, hanno il piacere di frequentarsi. Sono ottimi musicisti e bei compagni d’avventura.
Approfittiamo dei concerti per sfamare altre curiosità. Quest’anno, tra un concerto in Lazio ed uno in Calabria, abbiamo visitato una serie di abbazie benedettine nel basso Lazio con grande soddisfazione, la stessa che proviamo ascoltando, per esempio, le chitarre o le batterie di Lanois e di T. Bone Burnett.

D: Ogni volume del Cavaliere Elettrico ha avuto una sua specificità, una particolare fisionomia. Qual è il denominatore comune delle canzoni presenti sul Cavaliere Elettrico IV?

MB: Il quarto live ha come sottotitolo “I personaggi”; doveva in realtà chiamarsi “I ritratti”, ma poi questa primavera è stato pubblicato un nuovo disco del mio caro amico Francesco Guccini che aveva quel titolo, senza che nessuno di noi due fosse a conoscenza delle intenzioni dell’altro. L’album raccoglie una serie di mie ballate che possono considerarsi delle micro-biografie in forma canzone.
La ritrattistica non è solo una disciplina delle arti figurative, ma anche della narrativa, della poesia e delle ballate popolari. E’ una sorta di specializzazione che richiede una tecnica particolare. Come tante tecniche, come per il mosaico nell’alto medio-evo, rischiamo, con le nuove invasioni barbariche, di perderne la conoscenza e la pratica e di lasciarla solo ai bizantini in oriente, come avvenne allora.
Quando ero piccolo ricordo i bellissimi ritratti dei maestri della ballata: Brassens , Dylan, Cohen, Jagger e poi il De Andrè che traduceva in ballate in lingua italiana, assieme a Giuseppe Bentivoglio, le poesie americane di Edgar Lee Masters dall’Antologia di Spoon River.

D: Mi piacerebbe sentirti parlare più a fondo di qualcuna delle canzoni presenti sul Cavaliere Elettrico IV.

MB: L’anno scorso una scuola elementare di Parma mi ha inviato una serie di temi di bambini di quinta elementare sulle varie interpretazioni di Eurialo & Niso. Ho trovato davvero delicato e commovente che dei bambini così piccoli cercassero vie interpretative tanto diverse. Ho spesso notato che le storie su canzone hanno una forte attrazione sui più piccoli, che non hanno ancora sovrastrutture culturali o peggio televisive. La storia cantata è la più evocativa da sempre, fin dai tempi di Omero; quello che è immagine definita o iperdefinita uccide i sentimenti unici e una sorta di educazione all’immaginazione. Quindi quello che spesso i media ci fanno apparire come “vecchio” o stantio o desueto è in realtà quello che appartiene ad una specie di eterna giovinezza inviolabile dell’umanità.
Le ballate di questo quarto e ultimo live, hanno natura ed estrazione diverse. Per esempio, Dino Campana è stata ricavata soprattutto da una biografia romanzata di Sebastiano Vassalli e da una poesia di Silvia Tessitore , ma è in realtà una ballata apologetica e parabolica sul rapporto tra artista e industria culturale, che valeva allora per le case editrici, ma è tranquillamente trasportabile oggi alle case discografiche ed altre situazioni consimili. Coda di Lupo riguarda la mia infanzia e il mio mitico nonno patriarca che comandava alle sei famiglie di figli e cognati della sua corte colonica e poi a “ correnti di cavalli e di buoi” il tutto mischiato con l’attualità di allora e col desiderio di trasfondere tutto nell’epopea pellerossa.
Tina è una ballata sulla grande fotografa Tina Modotti, ricavata dalle sue lettere d’amore ad Edward Weston. Lorelei ripercorre il mito e la favolistica nordica della sirenetta di Copenaghen.
Annie Hannah è stato estratto dal diario di Hanna Frank. La già citata Eurialo e Niso è stata estrapolata da Virgilio ed Ariosto, il tutto miscelato ai racconti di guerra di mio padre...

D: Anche questo quarto volume del Cavaliere Elettrico contiene un inedito: La Frontiera. Ce lo vuoi presentare?

MB: Vengo da una famiglia contadina della bassa veronese, dove l’epica della guerra e i suoi racconti erano molto presenti. Le prime canzoni che ho imparato con mio padre e mio nonno erano quelle della Prima Guerra Mondiale e ricordo gli occhi lucidi e la commozione nei loro volti ogni volta che le cantavano. C’è stato poi l’incontro con Rigoni Stern e tutta quella nuova letteratura epica del dopoguerra che mi ha sempre toccato il cuore e l’anima. Soprattutto la Prima Guerra Mondiale fu una guerra di popolo e fratricida. Il Veneto fu il fronte più ampio di guerra e se ne possono vedere tuttora i segni sui nostri Monti Lessini, sull’Altopiano di Asiago dove ho passato molte estati e sulle Dolomiti, fino alla Marmolada e Cortina. Avevo già scritto Andrea con De André, ma è uno dei temi che ho ancora molto cari e che attingono ad una commozione e a un coinvolgimento anche familiare che non potranno mai essere cancellati.


 
 
 
 
 
 
 
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