Bob Dylan
The Bootleg Series Vol. 6
BOB DYLAN LIVE 1964
Concert at Philarmonic Hall

Columbia/Sony 2004

Se il tuono rotolante di Bootleg Series 5 era arrivato quasi inatteso per sconvolgerci e mostrarci Bob Dylan nel massimo della forma, questo nuovo capitolo della ormai celebre "Bootleg Series" è un documento storico a tutti gli effetti. Già noto tra i fan con il titolo di All Hallows Eve & More, The Halloween Concert o ancora Halloween 1964, fotografa Bob Dylan pochi mesi prima della svolta elettrica, infatti poco più di dieci settimane più tardi sarebbe entrato in studio per registrare Bringing it All Back Home di cui in questo concerto presenta in anteprima Gates Of Eden, Mr. Tambourine Man e It's Alright Ma I'm Only Bleeding, brani già vibranti di elettricità. E' dunque un concerto acustico, forse uno dei più belli e coinvolgenti del menestrello, Bob Dylan ben lungi dal diventare ancora un impenetrabile rockstar dalla bocca cucita sul paco, scherza con il pubblico, ma anche con Joan Baez ospite in quattro brani verso la fine. Il fascino di questo disco è la grande genuinità della registrazione, infatti il concerto è stato riversato su disco così com'era errori ed imprecisioni comprese, senza tagli, e soprattutto senza grandi modifiche a livello di pulizia sonora, infatti pur suonando perfetto, per scelta è stato lasciato un leggerissimo fruscio in sottofondo che gli regala un fascino davvero unico. Sin dalle prime note si può notare come Dylan sia per certi sempre lì lì sul piede di guerra, pronto a far scattare qualcosa che però non arriva, è come se la sua energia sul palco fosse alimentata da una tensione interiore, con tutta probabilità dal cambiamento che lo sta per fagocitare e trasformare definitivamente. Grandissime sono le versioni di brani ormai storici come The Times They Are A-Changin', A Hard Rain's A-Gonna Fall e Don't Think Twice It's All Right, che nel corso degli anni perderanno lentamente quella genuinità originaria che questo disco ci mostra più limpida che mai. Non mancano episodi meno noti ma di altrettanta altissima qualità come If You Gotta Go Go Now, composta durante le frequetazioni beatlesiane, che qui è quasi urlata, con splendide parti di armonica che forano il silenzio, o ancora Who Killed Davey Moore? cantata ipnoticamente a squarciagola, con una cadenzata sbilenca che alza in modo determinante la tensione drammatica.
Strepitosi sono anche i due talkin' blues presentati quella sera, Talking John Birch Paranoid Blues e Talking World War III Blues, retaggio di un passato prossimo ad essere solo un ricordo in cui Bob sfodera le sue performance più convincenti, offrendoci la sua teatralità sul palco nel massimo splendore. Dal repertorio più recente dell'epoca vengono Spanish Harlem Incident, vibrante come mai o la commovente To Ramona, poi assolutamente impedibile è il siparietto davvero comico su I Don't Believe You. Dylan parte con il classico giro di accordi introduttivo, poi lo ripete, poi lo ripete ancora accompagnandosi con l'armonica, si ferma, riprova il giro, poi chiede al pubblico la prima strofa, poi qualcuno gli urla I can understand e lui, ridendo, parte. Si capisce che Bob non era rincoglionito quella sera ma semplicemente cercava un contatto con il suo pubblico, cercava di far metabolizzare le sue scelte prossime a venire, ma soprattutto cercava di stemperare quella tensione che gli si era creata intorno. Non è un caso infatti che un brano come It's All right Ma ( I'm Only Bleeding ) l'abbia introdotto dicendo "That's a funny song", sappiamo tutti che non è così. Con tutta probabilità Bob desiderava che le sue canzoni fossero in un certo senso interpretate con leggerezza senza scavare sul fondo. Poi parte il cantato e si comprende la sua scelta, è una versione spettrale, quasi una nenia di morte, Bob canta come se il giorno del giudizio fosse vicino, il suo è un grido di allarme per una società che gli sta stretta, che lo soffoca, che lo opprime. Altra performance indimenticabile è quella di The Lonesome Death of Hattie Carroll, qui lenta nel suo incedere drammatico, la voce è il massimo dell'evocatività, insomma una performance irripetibile. Sul finale è significativo il set con Joan Baez, che al suo ingresso sul palco viene accolta da un uragano di applausi. Si parte con una velocissima Mama, You Been on My Mind, in cui Bob finge ancora una volta di dimenticare alcuni versi, Joan gli sta dietro con pazienza. Ascoltarli cantare insieme, è come essere lì mentre condividono un solo microfono con le loro labbra che quasi si sfiorano, l'espressione di Joan dolcissima, immortalata in molte foto, qui riprende vita mentre cerca di tenere a freno un Bob che irrequieto come un bambino. Ottima anche la prova solista di Joan in Silver Dagger, Bob si limita ad ccompagnarla con l'armonica. Poi i due eseguono versioni da brivido di With God on Our Side ed It Ain't Me Babe, quest'ultima sul finale molto più rilassata e ancora una volta Bob si trattiene a stento dallo scoppiare a ridere. Unico bis della serata è All I Really Want To Do qui cantata in un modo dannatamente coinvolgente, nel suo incedere sgangherato e comico. In conclusione questo disco è imprescindibile per i dylaniani ma anche per coloro che vogliono una fotografia perfetta del Dylan acustico al massimo della forma.

Salvatore Esposito



 



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