Nella notte di Halloween del 1964, un Bob Dylan ventitreenne affascinò
un pubblico adorante alla Philarmonic Hall di New York. Rilassato e di
buon umore, cantò diciassette canzoni, tre delle quali con la sua
ospite Joan Baez, più un bis. Molte di quelle canzoni, sebbene fossero
vecchie di appena due anni, erano così conosciute che il pubblico
sapeva a memoria ogni singola parola. Altre canzoni erano nuovissime e
sconcertanti. Dylan diede il cuore nell'esecuzione di queste nuove composizioni,
come del resto fece anche per quelle vecchie, ma solo dopo un'introduzione
alquanto ironica.
Questa si chiama "Una sacrilega ninna nanna in fa minore", annunciò
prima di iniziare la seconda esibizione pubblica di sempre di "Gates of
Eden".
Egli era il centro dell'attrazione del movimento hip, quando gli hip ancora indossavano pantaloni attillati e lucenti stivali di pelle scamosciata marrone (come ricordo che egli indossava quella sera). Tuttavia l'hip si stava trasformando proprio sul palcoscenico. Dylan si stava già spingendo più lontano, ben al di là di quanto potessero fare anche i più accorti newyorkesi presenti in sala, e stava cantando a proposito di quel che stava trovando lungo questo suo nuovo cammino. Il concerto fu in parte la summa dei suoi lavori passati ed in parte la chiamata ad una esplosione di novità per la quale nessuno di noi, e nemmeno lo stesso Dylan, era pienamente preparato.
"Visto che Dickens, Dostoevsky e Woody Guthrie raccontavano le loro
storie molto meglio di quanto potessi mai fare io, allora decisi di seguire
le mie idee."
- Bob Dylan, 1963.
Anche lo stile di Dylan e la sua arte stavano cambiando, con una rapidità
estremamente accelerata e sconcertante per quei tempi. Nel dicembre del
1963 Dylan aveva offeso un pubblico di sinistra a New York pronunciando
un discorso a ruota libera, mentre accettava il Tom Paine Award, con commenti
maldestramente pronunciati ed improvvisati a proposito dell'ipocrisia,
dell'alienazione giovanile, e di come egli vedesse un po' di se stesso
in Lee Harvey Oswald, l'assassino di Kennedy.
Proclamato dagli uomini di sinistra come la nuova incarnazione di Woody
Guthrie,
come un nuovo eroe politico, Dylan aveva dato l'impressione di essere a
disagio, compiaciuto per il fatto di essere premiato ma malvolentieri accettando
il pesante fardello che tutte quelle persone anziane, per le proprie personali
ragioni, volevano mettergli addosso; e così, in maniera ambivalente
e facilmente frainteso, egli respinse indietro il manto. Il cantante offese
persino più persone l'estate successiva con la pubblicazione di
Another Side of Bob Dylan - un album nel quale non c'erano più i
punti di vista morali che avevano caratterizzato le sue prime canzoni di
protesta e che al contrario conteneva canzoni di libertà personale
alquanto bizzarre e che parlavano di amore ferito.
Sulla scia del rilevamento da parte dei Beatles della classifica alla
Radio Americana dei 40 dischi più venduti, alcuni membri del più
vecchio establishment folk scossero le proprie teste sgomenti nel vedere
quello che stava diventando il loro nuovo Woody Guthrie. Un commissario
del popolo folk, scrivendo sull'autorevole rivista Sing Out!, dimostrò
sdegno nei confronti del Dylan che stava abbandonando la politica e provò
a costringerlo a tornare in riga, ammonendolo di non trasformarsi in "un
Dylan differente da quello che noi conoscevamo." Egli non sapeva in realtà
che Dylan non stava semplicemente diventando diverso; egli stava anche
ascoltando i Beatles.
Dylan ha sempre ricordato quanto lo avessero ferito le critiche ad Another
Side, e quanto egli fosse stato orgoglioso quando Johnny Cash aveva scritto
una severa lettera a Sing Out! in sua difesa. (Dylan ha dichiarato che
ancora oggi conserva la sua copia della rivista con la lettera di Johnny
Cash.)
Ma all'epoca egli non tradì esternamente i propri sentimenti
feriti e continuò a scrivere e ad esibirsi nella sua nuova vena.
La grande maggioranza dei suoi fans, specialmente quelli più
giovani, sembrarono approvare. Al Newport Folk Festival in luglio, due
settimane prima che fosse pubblicato Another Side, egli suonò quasi
interamente nuovo materiale, insieme ad una canzone non ancora registrata
che egli presentò nella session di prova di quel pomeriggio con
il titolo di "Hey Mr. Tambourine Man, play a song for me." E il responso
fu estatico. Dylan era ancora la grande star della musica folk, un fenomeno
come nessun altro, non importava cosa egli cantasse.
"I don't want to fake you out,
Take or shake or forsake you out,
I ain't lookin' for you to feel like me,
See like me or be like me"
- Bob Dylan, 1964.
Due ore più tardi avremmo lasciato l'edificio e saremmo tornati
verso la metropolitana della IRT, ilari, divertiti, ma anche confusi ripensando
ai frammenti di versi che avevamo raccolto qua e là da quelle strane
nuove canzoni. Che cos'era quella strana "ninna nanna in fa minore"? Che
cos'è, nel nome di Dio, un "gabbiano profumato" (o forse aveva cantato
"ragazza del coprifuoco") (1)? Davvero Dylan aveva scritto una ballata
basata sulla "Darkness at Noon" di Arthur Koestler? Le melodie erano potenti;
e quel suono della canzone dell' "oscurità" (2) era stato sinistro
e potente, ma aveva mosso tutto così velocemente che la comprensione
era stata impossibile.
Lo show si era rivelato differente rispetto ad ogni altro show cui
avessimo mai assistito.
Grazie ad un eccellente nastro, presentato qui per la prima volta nella sua interezza, è ora possibile apprezzare quel che accadde quella sera - non solo in relazione a quel che Dylan cantò, ma anche in relazione a quel che egli disse, ed all'incredibile rapporto che ebbe con il pubblico e che si può chiaramente udire nel disco.
Lo show venne diviso in due parti con un intermezzo di quindici minuti. La prima metà dello show fu dedicata alle novità affiancate da alcuni sguardi all'indietro a dove Dylan era già stato. Le due vecchie canzoni più prettamente politiche non erano mai state pubblicate su disco ma il pubblico le conosceva bene e rispose entusiasticamente.
Nel maggio del 1963 Dylan avrebbe dovuto partecipare all'Ed Sullivan
Show, il programma di punta in televisione la domenica sera, dove Elvis
Presley aveva fatto tre apparizioni sette anni prima ed aveva accettato,
nello show conclusivo, di essere inquadrato solo dalla vita in su.
Il gruppo tradizionale irlandese dei Clancy Brothers e Tommy Makem
erano apparsi all'Ed Sullivan Show due volte, aumentando largamente il
proprio seguito di appassionati (avevano suonato alla Philarmonic Hall
un anno prima di Dylan).
I Limelighters, i Lettermen, i Belafonte Folk Singers ed altri artisti
folk si erano esibiti nel programma di Sullivan; nel marzo del 1963 Sullivan
aveva ospitato il popolare Chad Mitchell Trio. Per Dylan, un cantante di
attualità, suonare all'Ed Sullivan Show significava avere una grande
esposizione. Egli scelse per il suo numero la satirica "Talkin' John Birch
Society Blues" (Per quelli troppo giovani per ricordare: la John Birch
Society, che esiste ancora oggi, era nota per essere un gruppo politico
di estrema destra che vedeva cospirazioni comuniste dappertutto. Il Mitchell
Trio aveva proposto una canzone dal titolo "The John Birch Society" nel
1962.)
"Who Killed Davey Moore?", l'altra antica canzone politica, parlava della morte di un giovane pugile dei pesi piuma il quale, dopo aver perso il titolo dopo un incontro con Sugar Ramos nel 1963, era entrato in coma ed era morto. L'incidente aveva scatenato un dibattito a proposito della possibilità di bandire la boxe negli Stati Uniti. L'episodio aveva anche ispirato il cantautore politico (e rivale di Dylan) Phil Ochs il quale aveva composto una lunga canzone narrativa, descrivendo nei dettagli i pugni che volavano ed il sudore che trasudava nel ring e gli "avvoltoi in caccia di denaro" ed i fans desiderosi di sangue. L'approccio musicale di Dylan all'episodio fu allo stesso tempo più semplice - una rielaborazione dell'antica "Who Killed Cock Robin?" - e più complessa, indicando le molte persone che rifiutavano di assumersi la responsabilità per la morte di Moore recitando le proprie deboli scuse.
Nel nastro del concerto, la reazione del pubblico appare evidente. Appena Dylan canta "Who killed..." iniziano gli applausi. Sebbene Dylan non avesse mai registrato la canzone, l'aveva eseguita in concerto durante il suo show alla Town Hall, nell'aprile del 1963, meno di tre settimane dopo che Davey Moore era morto. Erano i tempi in cui un folksinger, o almeno questo folksinger, poteva avere una canzone che circolava dappertutto senza nemmeno averla mai incisa su disco.
Un'altra risposta del pubblico a "Davey Moore" risulta chiara sul nastro quando Dylan canta il verso che parla del fatto che la boxe non è più permessa nella Cuba di Fidel Castro. Se si ascolta attentamente si può sentire un applauso che inizia a diffondersi nella sala a sottolineare il verso. Forse qualcuno della vecchia guardia di Sing Out! era tra il pubblico - momentaneamente, ma solo momentaneamente, incoraggiato. Certamente c'erano spettatori più giovani quella sera e che ancora volevano continuare a vedere in Dylan il cantore della Rivoluzione.
Ad ogni modo Dylan non voleva essere prevedibile su niente, così persino la sua esibizione di "Davey Moore" trascinò in altre direzioni. "Questa è una canzone che parla di un pugile", disse prima di inizare a cantare. "Non ha niente a che vedere con la boxe. E' solo una canzone che parla di un pugile, davvero. E, uh, in realtà non ha nemmeno niente a che fare con un pugile. Non ha niente a che fare con niente. Ho solo messo insieme tutte queste parole. Questo è tutto." La presentazione irriverente tolse solennità al brano, laddove la gente voleva e si aspettava solennità. (Altri invece evidentemente non si aspettavano solennità e lo fecero capire con la loro estemporanea scherzosa risposta al cantante). La risata di Dylan a metà della sua presentazione sembrò dimostrare anche che egli era un po' alterato. Forse che Dylan era brillo per aver bevuto del Beaujolais - tutti sapevamo che Dylan beveva beaujolais - o forse aveva addirittura fumato erba? Ma forse era alterato in una maniera differente, forse aveva le vertigini a causa del posto e del pubblico e per la gioia di essere ritornato nella sua città natale adottiva dopo settimane trascorse a suonare nel circuito dei college. Non ha importanza: il suo tono un po' brillo ed a volte gioioso era contagioso, e non aveva niente a che fare con il tenere sermoni.
A volte il pubblico conosceva le parole di Dylan meglio di quanto egli
stesso le conoscesse. Verso la fine della prima metà dello show,
Dylan strimpellò la sua chitarra ma dimenticò completamente
il verso iniziale della canzone successiva. Come se si stesse esibendo
al Gaslight giù nel Greenwich Village e non alla Philarmonic Hall,
Dylan chiese al pubblico di aiutarlo, e così avvenne. Sul nastro,
due voci, indubitabilmente due voci di New York, si elevano al di sopra
delle altre, una subito dopo l'altra, con il suggerimento: "I can't understand...".
La canzone, "I don't believe you (She acts like we never have met)" era
apparsa sull'album Another Side meno di tre mesi prima, ma i suoi fans
la conoscevano altrettanto bene che "Pretty Peggy-O" (forse alla maggioranza
del pubblico era persino più familiare che non "Pretty Peggy-O.")
Dylan, un maestro del tempo, non perse un colpo, riprese il verso e
continuò la canzone alla perfezione.
Nel corso di questi intermezzi divertenti, Dylan presentò i suoi
nuovi capolavori, "Gates of Eden" e "It's all right ma (I'm only bleeding)",
chiamando quest'ultima "It's all right ma, it's life and life only."
Queste canzoni sono diventate nelle decadi successive delle vere e
proprie icone musicali, le loro immagini contorte sono diventate talmente
parte del subconscio di una generazione che è difficile ricordarsi
come sembrarono quando furono sentite per la prima volta in un concerto.
Dylan sapeva che erano speciali e che sarebbero volate via dalla mente
degli spettatori la prima volta. Giocò persino su questa cosa sul
palco (sul nastro la risata di uno spettatore saluta l'annuncio da parte
di Dylan di "It's all right ma" come se la canzone fosse una presa in giro;
e Dylan cinguetta "Sì, è una canzone molto divertente.")
Durante queste esibizioni, il pubblico era assolutamente silenzioso,
cercando di cogliere le parole che Dylan pronunciava, ma alla fine fu travolto
dall'intensità delle liriche e della musica di Dylan anche se questi
sbagliò un verso. Non avremmo avuto la possibilità di riascoltare
quelle canzoni per altri cinque mesi, quando furono pubblicate su Bringing
it all back home - e persino allora ci vollero ripetuti ascolti per capire
ogni singolo verso. All'epoca sembrò che fosse poesia, poesia epica
(entrambe le canzoni duravano tanto da sembrare poemi Omerici) e provarono
che Bob Dylan ci stava portando in nuovi posti, in territori sconosciuti
ma molto attraenti.
"Don't follow leaders
Watch the parking meters"
- Bob Dylan, 1965.
"Live 1964" ci restituisce un Bob Dylan al vertice di quel tumulto. Ci riporta indietro ad un tempo tra i suoi set nei club di downtown ed i grandi tour nelle arene rock degli anni '70 e degli anni successivi. Ci restituisce un'epoca ormai passata di intimità tra artista e pubblico, e gli ultimi barlumi della autoconsapevole vita bohemienne di New York prima che essa fosse annacquata e massificata. Ci restituisce un momento di Dylan appena prima che qualcosa che Pete Hammill (nelle note introduttive dell'album "Blood on the tracks") definì "il flagello" infettasse così tante speranze, e distruggesse un'America di epoche precedenti, quella cantata da Woody Guthrie e descritta in prosa da Jack Kerouac - e naturalmente dallo stesso Dylan. Ma soprattutto ci restituisce un grande concerto di un artista che era al culmine della propria potenza - e che avrebbe raggiunto in seguito molte altre vette.
- Sean Wilentz, Princeton, Dicembre 2003.
NOTE:
(1) In inglese: "perfumed gull", "curfewed gal"
(2) It's all right ma (I'm only bleeding)
(3) Lista dei personaggi del mondo dello spettacolo, del cinema etc. sospettati di simpatie comuniste e banditi dai programmi televisivi etc.
(4) "Al di là dei comandi dei loro genitori", la citazione è da The Times They Are A-Changin'.
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