The Bootleg Series Vol. 5
BOB DYLAN LIVE1975
THE ROLLING THUNDER REVUE

LINER NOTES
di Larry "Ratso" Sloman
(traduzione di Michele Murino)

Come incalcolabili altri negli anni '60, la mia vita è stata cambiata da Bob Dylan. Ora io vorrei esser capace di dire che ho sentito "Blowin' in the wind" e poi son corso in Mississippi a registrare gli elettori per l' SNCC o che dopo aver ascoltato "The times they are a-changin' ", ho partecipato alla marcia su Washington con il Dottor Martin Luther King ma non è stato il mio caso. Sono arrivato un pò tardi alla festa Dylan.

Infatti io ero un membro fondatore del Rolling Stones Fan Club. Questo era il limite della mia attività anti-sociale. Cresciuto nel quartiere semi suburbano di Queens, New York, ero membro del Kiwanis Club alla Bayside High ed avevo un lavoro di contabilità dopo la scuola per una pizzeria delle vicinanze.
Poi arrivò quel giorno fatale nel Giugno del 1965. Andai in un negozio di dischi in Bell Boulevard e guardai le classifiche dei singoli di quella settimana. Lì, al numero 43, c'era una canzone chiamata "Like a rolling stone" di qualcuno chiamato B. Dylan.

Ero arrabbiato. Convinto che questo tal Dylan stava sgraffignando il nome di Mick e soci per diventare famoso. Comprai il suo disco. E cambiò la mia vita. Dalla cacofonia iniziale di un organo etereo, il piano honky tonky e la chitarra rovente, ero accalappiato. Poi quella voce - che da un lato sembrava schernire dall'altro sembrava conciliante - entrò e come in una surreale favola urbana ("Once upon a time... C'era una volta..."), fui trasportato in un mondo popolato da straccioni e diplomati, Napoleoni in stracci e gatti Siamesi, Signorine solitarie e Vagabondi Misteriosi. Come mi sentivo? Come se fossi a casa.

Quando l'album venne pubblicato presi in prestito l'automobile dei miei genitori e andai a Flushing in un negozio di nome Gertz dove comprai Highway 61 Revisited, in vendita al prezzo di un dollaro e ottantotto centesimi in mono. Fu una rivelazione. Il Re dei Filistei mette i pifferai magici in prigione. Camion dell'immondizia che scaricavano teste. Dio che parlava ad Abramo. Angeli che sembravano fantasmi. Einstein travestito da Robin Hood e Romeo che incontrava Cenerentola a Desolation Row. Capii immediatamente che stava succedendo qualcosa e capii che non si trattava del Kiwanis Club. O dei Rolling Stones.

Nel giro di un mese avevo l'intera opera di Dylan. E poche settimane dopo notai una pubblicità su un giornale che parlava di un concerto di Dylan a White Plains. Richiesi immediatamente i biglietti e convinsi i miei genitori a portarmi a Westchester. Loro se ne andarono al cinema mentre io e i miei amici andavamo al concerto. Il posto traboccava di gente e dopo circa un'ora di attesa alla fine Dylan arrivò sul palco. Fece un fenomenale set da solo, mescolando le classiche ballate folk con qualche canzone di odio/amore del periodo di mezzo ed alcune nuove fantastiche canzoni intense come "Freeze-Out" (che venne successivamente pubblicata col titolo di "Visons of Johanna") e "Desolation Row". Un veloce inchino e se ne andò.

Dopo l'intervallo, le luci si abbassarono e cinque sconosciuti vagarono per il palco. Il batterista provò, i chitarristi attaccarono le chitarre agli amplificatori e poi Dylan ritornò sul palco. Notai che indossava un vestito a quadretti olivastro. Un breve conto alla rovescia e poi wham - la più incredibile musica rock che mai avessi sentito riempì la sala. Come un sogno, finì troppo presto. Dylan ricevette un inchino degno di un re da parte della folla, fece segno con la mano a qualcuno tra il pubblico e poi se ne andò via camminando lentamente.

Sforzando al massimo la mia memoria fino a quella sera di Febbraio a White Plains, non ci furono fischi di disapprovazione, nè urla come "Judas!" da parte dei settori dei puristi del folk del pubblico di Dylan. (Per una grande rievocazione del dramma di questi show del periodo '65/'66 vedi le note introduttive di Tony Glover al disco "Bob Dylan - Live 1966"). Mi ricordo solo musica che sembrava talmente spontanea da esser divina.

Sulla via del ritorno verso casa quella musica ancora risuonava nella mia testa. Come un tarlo. La mia pietra di paragone non era più Andy Bathgate dei New York Rangers. Ora era B. Dylan. Ogni volta che ne avevo la possibilità iniziavo a guidare verso la città e me ne gironzolavo nel Greenwich Village. Comprai vestiti al negozio di Paul Sergeant menzionato nelle note di Highway 61 Revisited. Osservavo i giocatori di scacchi ed i musicisti nel parco di Washington Square. Vidi i Fugs al Players Theatre di MacDougal Street cantare le loro odi alla perversione. Inutile dire che non andavo più a lezione di contabilità. No, grazie a Dylan, andavo alla scoperta di Rimbaud e agli incontri degli Studenti per una Società Democratica e gironzolavo nella libreria Peace Eye nell'East Village, sperando di catturare un barlume di Allen Ginsberg. E me ne stavo in attesa del successivo pronunciamento musicale da parte del bardo del Minnesota.

Blonde on Blonde cementò ulteriormente la relazione. Ancora musica indimenticabile perfettamente discreta al servizio di canzoni brillanti ed enigmatiche. Foto ancor più enigmatiche sulla copertina interna. L'intero lato di uno dei due dischi era dedicato ad una meravigliosa ode ad una misteriosa musa - la Sad-Eyed Lady of the Lowlands. Con un nuovo arsenale di materiale non vedevo l'ora di poter assistere ad uno show in cui Dylan suonasse queste canzoni. Non sapevo affatto che avrei dovuto aspettare altri otto anni.

Ricordo ancora l'articolo sul New York Post. Bob Dylan, stella del rock, è rimasto gravemente ferito in un incidente motociclistico. Il suo tour è stato cancellato. Si è nascosto in un luogo vicino New York chiamato Woodstock. Poi le notizie si sparsero. Era rimasto orribilmente sfigurato. No, era paralizzato. Macchè, non aveva nemmeno mai avuto un incidente con la motocicletta, semplicemente aveva perso il senno. Aspetta, non poteva essere vero - era stato visto in un cafè locale mentre beveva caffè e faceva le parole crociate sul New York Times.

Il suo album successivo, John Wesley Harding, gettò soltanto benzina sul fuoco. La maestà del genere musicale che Dylan aveva inventato (che venne etichettato come "folk-rock") aveva lasciato posto ad un sound acustico ordinato suonato da alcuni dei migliori session men di Nashville. E quelle canzoni oscure, da tarda notte che sembravano venire direttamente fuori da lofts urbani come la Factory di Andy Warhol erano state rimpiazzate da tirate canzoni che sembravano quasi parabole bibliche. Ora erano gli amanti del rock'n'roll a sentirsi traditi.

Un anno e mezzo dopo quasi tutti si sentirono traditi. Ero al mio ultimo anno di college, nel mezzo di un'occupazione di tre mesi e ventiquattro ore degli edifici di Scienze Sociali al Queens College, quando venne pubblicato Nashville Skyline nell'Aprile del 1969. Noi stavamo protestando contro la guerra, combattendo contro il razzismo, e Dylan, che gli piacesse o meno, era il nostro leader (sebbene egli stesso avesse avvertito: "Don't follow leaders..."). Perciò che roba era questo Nashville Skyline, queste canzoni country con rime come moon-June-spoon? E che roba era quel timbro di voce? Le truppe in prima linea erano sconcertate e di cattivo umore.

Ma io segretamente amavo quell'album. Non ne capivo di country music ma sicuramente queste canzoni mi parlavano. C'era l'acutezza di "I threw it all away", il fascino di "Lay lady lay", il surrealismo di "Country Pie". Era chiaro che la sola cosa che non potevi avere se eri interessato alle opere del signor Dylan erano le aspettative delle opere stesse. Perciò con questo nella mente comprai ed amai la successiva collezione di outtakes e di covers chiamata abbastanza contortamente Self Portrait. Nel 1970 mi trasferii nel Midwest per andare all'Università e fu un Nuovo Mattino sia per Dylan che per me. Ma poi il pozzo sembrò inaridirsi un pò. Per anni avemmo a che fare con una collezione di grandi successi (volume due, niente meno che) ed un album con una colonna sonora che era per lo più strumentale. Suppongo che with all those tired horses in the sun, how was he supposed to get any riding/writing done? (con tutti quei cavalli stanchi al sole come si poteva pensare che egli avrebbe potuto cavalcarne/scriverne ancora?)

Dylan riportò tutto alle radici (o "on the road" per esser più precisi) nel 1974. Con la pubblicazione di Planet Waves , un album che sembrò essere un tentativo di riconciliare la visione artistica con le istanze casalinghe, Dylan tornò sulla strada con the Band (la sua band di supporto nel 1966 che era nel frattempo diventata famosa con i propri bellissimi album) nel Gennaio del 1974.  All'epoca io mi ero laureato all'Università del Wisconsin e scrivevo di musica rock sulla rivista Rolling Stone.

Vidi lo show di apertura a Chicago nel cavernoso Chicago Stadium (sede della squadra dei Chicago Black Hawks). Anche se il palco era stato decorato con tappeti, lampade e perfino un divano per dare un senso di intimità e di calore a quella fredda arena, sentivo che Dylan era un pò artificioso. Forse era la ruggine di otto anni passati. Forse erano le grandi aspettative della folla che avevano fatto della riunione Dylan/Band un Evento per i maggiori media. Alla fine l'esperienza non fu totalmente piacevole nè per la Band nè per Dylan.

"Il Tour del '74 è stato faticoso, l'intensità della musica era così alta che è stato veramente sfiancante", ha ricordato Robbie Robertson. "Ogniqualvolta Bob canta con the Band è come Tuono e Montagne, sai, gridando agli dei nel cielo e tutto ha un tono così elevato, una tale intensità ed energia. Certamente noi possiamo farlo ma possiamo fare un sacco di altre cose".

La mia sensazione all'epoca era che Dylan a proposito di quel tour fosse dubbioso. Quando glielo dissi due anni più tardi egli sembrò convenirne. "Già, io avevo quasi l'intenzione di fermare quel tour in cui non avevo davvero la situazione sotto controllo. Nessuno era sotto controllo. Eravamo semplicemente trascinati in giro da un aeroporto ad una limousine ad un hotel a campi di ghiaccio per l'hockey. Mi sentivo come Willis Reed. E per fare quel che devo ho bisogno di avere il controllo ed in quello specifico tour non avevo molto controllo".
Ma con l'album ed il tour era chiaro che Dylan era andato ancora una volta in prima linea, a fare quel che faceva meglio - raccontare alla tribù le ultime notizie. Il successivo bollettino fu il mozzafiato spezzacuore Blood on the tracks. Io ebbi la possibilità di ascoltare una prima versione di quell'album e scrissi un articolo in anteprima per Rolling Stone (di fatto quell'album mi aiutò ad uscire da un guaio (nota di Michele: Sloman usa l'espressione "helped me out of a jam" come a citare un verso di Tangled up in blue da Blood on the tracks) quando venni assegnato da Rolling Stone a fare la cronaca del tour di George Harrison. Arrivai quando avevano raggiunto la East Coast; poco dopo venne stampato uno sferzante articolo su George ad opera di Ben Fong Torres editor di Rolling Stone dopo cui Harrison non voleva più avere niente a che fare con i giornalisti di Rolling Stone. Ma, dietro insistenza del promoter Bill Graham, egli accettò riluttante a sentire la mia richiesta per un'intervista per un mio articolo. Ci incontrammo in un camerino nei sotterranei del Madison Square Garden il giorno stesso dello show. Per rompere il ghiaccio chiesi ad Harrison se avesse già ascoltato il nuovo album di Dylan ancora inedito. "Sì, è grande non è vero?" disse con entusiasmo George. E dopo che entrambi parlammo di "Tangled up in blue", scambiandoci entrambi dei versi, Harrison si riscaldò e mi concesse un'intervista.

Blood on the tracks fu pubblicato nel Gennaio del 1975. Durante quell'estate Dylan cominciò a passare un sacco di tempo di nuovo a New York, battendo quegli stessi luoghi di tredici anni prima quando per la prima volta egli era apparso sulla scena. Uno dei posti che Dylan frequentava era l'Other End, la recente incarnazione dell'ex Bitter End, un luogo di ritrovo popolare nei primi anni '60. All' Other End una sera Dylan si imbattè in Jacques Levy, un regista off-Broadway ed ex psicologo che aveva scritto i testi per alcune canzoni dell'ex Byrd Roger McGuinn. Sembra che Dylan stesse lavorando su del nuovo materiale e i due se ne andarono dietro l'angolo nel loft di Levy. Dylan si sedette al piano ed iniziò una lenta triste melodia. La cosa successiva che i due ricordano era che si scambiavano versi e lavorarono tutta la notte. La canzone divenne "Isis", un racconto picaresco a proposito di tombe, furti ed amore perduto. A tarda notte Levy stese la versione definitiva delle liriche e lui e Dylan tornarono al Bitter End dove Bob le lesse ai pochi fortunati che ancora erano seduti al bar.

La collaborazione andò così bene che i due andarono ad Hamptons per tre settimane a snocciolare canzoni. "Romance in Durango", una storia di un pistolero e della sua innamorata in fuga, "Joey", la storia vera del gangster Crazy Joe Gallo, che venne ucciso nel bar Umberto's, e "Mozambique", una cartolina zuccherosa che risulta ironica per un paese che stava per avvicinarsi alla rivoluzione.
"Una delle cose a proposito di queste canzoni che è talmente meravigliosa è che esse danno a Dylan la possibilità di fare della recitazione", mi disse Levy. "Bob era davvero aperto, pronto ad esprimere i suoi sentimenti".

Lavorando febbrilmente con solo poche pause per andare a giocare a biliardo, venne formandosi un album di materiale di valore. Inclusa una canzone scritta interamente da Bob, un'elegia autobiografica dolceamara dedicata a sua moglie, "Sara". La canzone era incredibilmente efficace - ascoltarla era così intimo come guardare le fotografie di un album di famiglia - se non per il fatto che questo album apparteneva ad uno dei più famosi personaggi del pianeta. Alla fine di Luglio tornarono in città e Dylan si diresse dritto in studio.

La prima session avvenne Lunedì 28 luglio e Dylan aveva assemblato un gruppo di musicisti che era Felliniano per la sua portata. Stipati nello studio della Columbia c'erano l'eroe della chitarra Eric Clapton, la sua vocalyst Yvonne Elliman, una band inglese di R&B composta da otto membri chiamata Kokomo, la cantante Emmylou Harris ed i professionisti di studio Hugh McCracken e Vinnie Bell. Più il bassista del Village Rob Stoner che allora accompagnava l'amico di lunga data di Dylan Bobby Neuwirth, il folkie Eric Frandsen, un vecchio amico di Bob, e Sugar Blue, che suonava l'armonica sull'Ottava Strada per risparmiare spiccioli.
Poi c'era Scarlet Rivera. Dylan se ne andava in giro per la città con un'aspirante cantante di nome Sheena quando vide una donna dall'aspetto drammatico con lunghissimi capelli neri che portava un violino. Fermarono l'auto e le chiesero se sapeva suonarlo quel violino e la cosa successiva che lei ricorda è che si ritrovò nel mezzo di questa pazzia.

"Fu fantastico" dichiarò in seguito Eric Clapton all'intervistatore di Rolling Stone. "(Bob) cercava di trovare una situazione in cui potesse fare musica con nuova gente. Se ne andava in giro in auto a raccattare musicisti e li portava alle sessions. Andò a finire che ci ritrovammo con qualcosa come ventiquattro musicisti nello studio, e tutti che suonavano questi strumenti assolutamente assurdi. Fisarmonica, violino - e davvero non funzionava. Bob non si trovava a suo agio con tutte quelle persone intorno vista la natura così personale delle canzoni... Dovetti andare a prendere una boccata d'aria perchè era veramente pazzesco stare lì dentro".

Dopo due notti di questo andazzo, Dylan ed il suo produttore Don DeVito incontrarono Rob Stoner che, in virtù della sua abilità ad osservare le dita di Dylan e comunicare i cambi di accordi al resto dei musicisti, divenne de facto il leader della band. Decisero di proseguire con un gruppo più piccolo. Visto che i Kokomo se n'erano andati c'era bisogno di un batterista. Furono inviate richieste di partecipazioni urgenti a super session men come Jim Gordon e Kenny Buttrey, senza risultato.
Poi Stoner suggerì il proprio batterista, Howie Wyeth. Il mercoledì sera, Wyeth, Stoner, Emmylou Harris e Sheena si unirono a Dylan e dopo una registrazione di "Isis" risultò evidente che la magia era in atto. "One more cup of coffee (Valley Below)", "Joey", "Mozambique", "Hurricane", "Oh, Sister" e "Black Diamond Bay" - ogni canzone completata era una registrazione. Lavorarono febbrilmente per tutta la notte, registrando fino alle 6 del mattino ed ascoltarono le registrazioni fino alle 8 finchè non fu tempo di spostare le auto parcheggiate per paura che fossero portate via dal carro attrezzi.
Sulla strada di ritorno al Village per far scendere i musicisti, Dylan era estatico. "Sentiva che era riuscito nell'impresa, dalle registrazioni, dalle vibrazioni", ricorda Sheena. "Ed immediatamente cominciò a parlare di un tour".

Si è congetturato che una delle spinte per il tour fosse una canzone che Dylan e Levy avevano scritto a proposito del pugile detenuto Rubin "Hurricane" Carter.
Carter era un feroce peso medio che sembrava destinato a diventare il campione della categoria. Era anche un nero orgoglioso che era anche molto franco a proposito delle istanze razziali e sociali; qualcosa che i pugili proprio non facevano in un'epoca in cui Muhammad Alì era ancora Cassius Clay. Così il sospetto che Carter fosse un uomo segnalato dalle autorità fu rinforzato quando lui ed il suo amico John Artis furono arrestati nel Giugno del 1966 per l'omicidio di tre uomini bianchi in una sparatoria in un bar. Due delle vittime ferite descrissero il killer come un nero dalla pelle chiara, alto circa sei piedi, alto, con baffetti sottili. Carter era alto 5' e 8'', 155 libbre, e non aveva affatto la pelle chiara. Non importa, egli venne condannato e spedito alla Prigione di Stato di Rahway dove continuò a proclamare la propria innocenza e scrisse persino un libro intitolato "Il sedicesimo round". Venne formato un comitato di difesa ed una copia del libro venne spedita a molte celebrità, incluso Dylan. Dopo aver letto il libro Dylan fece visita a Rubin in prigione e si convinse che "la filosofia di quest'uomo e la mia filosofia corrono sulla stessa strada". Dunque fu naturale per Dylan e Levy lavorare ad una canzone sulla triste condizione di Rubin, una canzone chiamata "Hurricane". Dylan si appassionò a tal punto da far visita a Walter Yentikoff, presidente della Columbia Records, facendo pressioni su di lui per affrettare l'uscita della canzone il più presto possibile.

Ma al di là del triste caso di Carter, la realtà è che Dylan decise di mettere insieme una forma unica di rivista musicale molto prima che le canzoni di Desire fossero state scritte. Robbie Robertson ricorda che già prima dello sturm und drang del Tour '74 Dylan andava parlando di viaggiare col treno e di una vita "in stile carrozzone degli zingari con persone diverse che sarebbero salite a bordo per fare cose diverse in diversi momenti". Ma l'idea di una rivista si cristallizzò nella mente di Dylan nella primavera del 1975. "Ero in corsica" mi raccontò in seguito Bob. "Me ne stavo seduto in un campo e guardavo le vigne. Il cielo era rosa , il sole stava tramontando e la luna era di zaffiro. Me ne tornai in città con un uomo con un carretto trainato da un somaro, io me ne stavo sul carretto, sballottato qua e là sulla strada, ed è stato allora che mi convinsi che dovevo tornare in America a fare seriamente quello che dovevo fare perchè all'epoca la gente non sapeva quello che io facevo. Tutti i tipi di persone, la maggioranza della gente non sa quello che faccio, solo la gente che guarda il nostro show sa cosa faccio, il resto della gente lo può solo immaginare".

Forse come reazione alla mancanza di personalità di quel limitato Tour '74, Dylan decise di mettere insieme un medicine show dei vecchi tempi, un'estensione musicale della commedia dell'arte, il teatro di strada Italiano. Invece di viaggiare in treno, come precedentemente aveva progettato, si sarebbero ammassati sugli autobus e nei camper ed avrebbero zigzagato attraverso il Nord Est. Era teatro da guerriglieri vero e proprio. Veniva affittata una piccola sala sotto un nome falso. Una settimana prima del concerto, i campus dei college locali sarebbero stati invasi da uomini in avanguardia che facevano circolare volantini che pubblicizzavano lo show, così che i biglietti venivano largamente venduti anche solo col passaparola. La sera prima dello show gli autobus arrivavano in città, poi immediatamente dopo lo show se ne ripartivano per la data successiva. Ora tutto ciò che Dylan doveva fare era distribuire le parti agli attori.

Per questo scavò nel proprio passato. Joan Baez fu una scelta logica. Quando Dylan cominciò ad esibirsi per la prima volta la già affermata stella del folk spesso lo portava con lei sul palco. Vederli di nuovo insieme a suonare vecchi classici di Dylan come "Blowin' in the wind" o "Mama you been on my mind" era il sogno degli amanti del folk. Ramblin' Jack Elliot fu un'altra scelta naturale. Contemporaneo del grande Woody Guthrie, uno degli antenati musicali di Dylan, Elliot fu uno dei primi a prendere Dylan sotto la sua protezione. Bobby Neuwirth, amico di Dylan di vecchia data e musicista venne scritturato perchè mettesse insieme la band di supporto. Egli fece delle scelte davvero eclettiche. Naturalmente incluse la band che Bob aveva utilizzato per registrare Desire, che significava Stoner al basso, Wyeth alla batteria e Scarlet al violino. A fare da supplemento Neuwirth scritturò un allampanato giovane cantautore e chitarrista texano di nome T-Bone Burnett, un cantautore di Los Angeles di nome Steve Soles, Mick Ronson, il virtuoso della chitarra che era diventato famoso per aver suonato con David Bowie, e David Mansfield, un polistrumentista che aveva una band chiamata Quacky Duck. Luther Rix si occupò delle percussioni.

Ma la sorte ebbe un ruolo nella formazione della Revue. Una sera all'Other End, Dylan condivise il pianoforte per alcune ore con la musicista ed attrice Ronee Blakely. Alla fine della serata lei era sul bus. Un'altra sera, l'ex-Byrd Roger McGuinn ed io capitammo all'Other End dopo un pasto a tarda notte a Chinatown. Ruzzolammo contro Bob e la cosa successiva che ricordiamo è che McGuinn era parte della band e che io fui invitato da Dylan a fare un reportage del Tour, cosa che feci per la rivista "Rolling Stone".

Ora il tour aveva bisogno di un nome. E persino la genesi del nome è avvolta nel mistero. Ci furono notizie iniziali secondo le quali Dylan voleva in un primo tempo chiamarlo Montezuma Revue. Ma alla fine di ottobre, quando il tour era sul punto di partire da New York, il nome era stato modificato in Rolling Thunder Revue. Esiste una teoria prevalente che il tour venne chiamato così dal nome di uno Sciamano/Uomo della medicina Indiano chiamato Rolling Thunder (Tuono Rotolante), il quale era stato il soggetto di un libro eponimo. Altri sostenevano che il tour fosse stato chiamato così dopo quell'ignobile episodio alla fine della Guerra del Vietnam quando Nixon decise di bombardare a tappeto la Cambogia. Quella missione di bombardamento aveva il nome in codice di Rolling Thunder e quando Neuwirth fornì la band di T-shirt con stampate sopra scritte che recitavano "Guam", quella speculazione venne avvalorata dal momento che Guam era il nome della base statunitense dalla quale partirono quegli aerei.

Ma secondo Dylan c'era una spiegazione più semplice per il nome Rolling Thunder. "Me ne stavo seduto fuori casa mia un giorno pensando ad un nome per questo tour, quando all'improvviso, guardai verso il cielo e sentii un boato! Poi ancora boom, boom, boom, tuoni che esplodevano da Ovest ad Est. Così pensai che quello doveva essere il nome" (se Bob era seduto nella sua casa di Malibu all'epoca, McGuinn era convinto che il rumore che aveva sentito fosse causato dai jet ceh si levavano in volo dalla vicina base dell'Aeronautica di Vanderburg e che il tour avrebbe dovuto chiamarsi in realtà The Sonic Boom Jet Revue). Dylan fu in seguito contento di apprendere che nella tradizione degli Indiani Americani la frase "Rolling Thunder" significava "La verità che parla".

Quando gli autobus (e due camper, uno per Dylan ed uno per il tour promoter Barry Imhoff) alla fine lasciarono New York, c'erano settanta persone a bordo, incluso il famoso poeta beat Allen Ginsberg ed il suo amante di lunga data Peter Orlovsky. Quindici di quelle settanta persone furono parte del cast di un film. Oltre a filmare i concerti Dylan aveva deciso infatti di girare un film lungo il cammino. I musicisti della Rolling Thunder Revue si ritrovarono ad essere attori in un documentario con sequenze improvvisate combinate a parti scritte (il film di quattro ore che ne venne fuori, Renaldo and Clara, fu aspramente maltrattato dai critici ma influenzò enormemente un'intera generazione di registi di video musicali).

La prima tappa del tour fu al Sea Crest Motel di North Falmouth, in Massachusetts. I musicisti provarono lì per alcuni giorni e fecero una visita a sorpresa ad una convention Mah Jongg dove Dylan e la Baez cantarono insieme e Ginsberg recitò alcune poesie alle mamme ebree dai capelli azzurri nel pubblico. Il 30 Ottobre il tour aprì ufficialmente i battenti, abbastanza appropriatamente a Plymouth. Alle 8 e venti di sera la band uscì sul palco del Plymouth Memorial Auditorium (1800 posti a sedere) e Neuwirth si lanciò in una sciolta versione di "Good love is hard to find". Dopo alcune canzoni eseguite da T-Bone Burnett, Stoner, Soles, Ronson, fu la volta di Ronee Blakely in un assolo. Poi Neuwirth attaccò una canzone su Ramblin' Jack Elliot e naturalmente Jack satlò sul palco. Eseguì quattro pezzi accompagnato da un non presentato Roger McGuinn al banjo. Jack lasciò il palco per essere sostituito da una figura piccola, magra, che emergeva dall'oscurità delle quinte. Era Dylan, vestito in jeans, con una giacca di pelle nera, con in testa un cappello grigio e con in mano una chitarra acustica che stava accordando. "Ecco un altro vecchio amico" disse subdolamente Neuwirth ed il pubblico applaudì mentre Dylan e Neuwirth duettavano su "When I paint my masterpiece". La canzone successiva fu una versione di "It ain't me babe" quasi in stile bossa nova ed alla fine del brano quasi tutti i 1800 spettatori erano in piedi ad applaudire. Neuwirth gesticolò verso il suo vecchio amico. "Bob Dylan" gridò.

Poi fu la volta di una torrida versione di "A hard rain's a-gonna fall" seguita da "Romance in Durango" che presentò il violino di Scarlet. Poi Dylan si tolse la chitarra, tracannò del caffè ed afferrò il microfono mentre la band attaccava Isis. Levy aveva ragione, queste nuove canzoni dal taglio narrativo davano a Dylan la possibilità di recitare ed egli gesticolava con una mano, poi con entrambe, battendo costantemente i piedi, con occhi intensamente brucianti mentre narrava la storia di Isis. La canzone finiva con un assolo di armonica poi un veloce cenno con la mano e lentamente il sipario si abbassò ponendo fine alla prima parte dello show.

Dopo un pò le luci si abbassarono e con il sipario ancora calato un suono familiare risuonò per tutta la sala. Due voci iconografiche, una bassa e gutturale, l'altra vibrante ed acuta. Il sipario lentamente si alzò per rivelare una vista sorprendente - Dylan e la Baez di nuovo insieme, in due sullo stesso microfono (vedi foto sopra), che cantavano "The times they are a changin'". Poi attaccarono una canzone di Johnny Ace, "Never let me go", seguita da un'intensa irresistibile versione di "The lonesome death of Hattie Carroll".
Dopo "I shall be released" Dylan accarezzò con affetto la Baez sui capelli e lasciò il palcosenico a lei. La Baez eseguì un set composto da cinque canzoni ed introdusse poi Roger McGuinn che guidò la band in una rovente versione di "Chestnut Mare". Poi la Baez ritornò e concluse il suo set con "The Night They Drove Old Dixie Down".

Appena la Baez lasciò il palcoscenico, addirittura prima che il pubblico potesse cogliere il proprio respiro collettivo, Dylan salì lentamente sul palco da solo e cantò "Mr. Tambourine Man". Poi venne raggiunto da un ridotto ensemble composto da Stoner, Wyeth e Scarlet ed insieme eseguirono "Oh, Sister".
Venne abbassato uno schermo ed il viso di Rubin Carter apparve al di sopra degli artisti mentre attaccavano "Hurricane".
"One more cup of cofee (Valley Below)" fu la canzone successiva, seguita da una commovente "Sara". Il resto della band poi si unì per una tenera versione di "Just like a woman". Poi fu tempo di hootenanny quando Neuwirth, Ramblin' Jack, la Baez e Dylan cantarono un verso a testa di "This land is your land".
Erano le 11.30, tre ore dopo l'inizio dello show, quando Dylan guidò il gruppo fuori dal palco. Ma la folla non la smetteva e la standing ovation durò per 8 minuti pieni. Ma la Revue aveva esaurito tutte le canzoni così a malincuore gli spettatori lasciarono la sala, felici di sapere di esser stati i primi ad aver visto questo nuovo mondo di musica - i primi a vedere Plymouth Rock.
Tranne che per qualche variazione di canzoni qua e là, questa era la struttura base di uno show della Rolling Thunder Revue. Se non che la Revue diventava sempre più affiatata durante il viaggio in giro per il New England. Un'altra sera a Plymouth e poi via a North Dartmouth alla Southern Massachusetts University. Poi Lowell, un altro college, dove Dylan e Ginsberg trovarono il tempo per fare una visita alla tomba di Jack Kerouak dove la troupe del film li riprese mentre improvvisavano un blues dopo che Ginsberg aveva letto una selezione da Mexico City Blues di Kerouac.

Lowell fu anche il primo posto in cui Dylan si coprì la faccia con un trucco bianco, innescando un turbine di articoli della stampa che speculavano sul significato di tale gesto. Alcuni saccenti affermarono che era un tentativo di mettere distanza tra lui ed il pubblico. Ronee Blakely era convinta che si trattasse di una strategia per costringere la gente a guardare le due aree più espressive della sua faccia, gli occhi e la bocca, dal momento che il resto del viso era coperto con il trucco bianco da clown.
Quando gli domandai perchè si mettesse quel trucco Dylan sembrò turbato dalla domanda: "Non lo so... c'è sempre gente che non capisce, sempre gente che cerca di dargli un significato superiore a quello che realmente è. Un motivo per cui me lo metto è che così facendo si può vedere la mia faccia da lontano". Ed ancora, quando Bruce Springsteen arrivò a New Haven e si recò nel backstage dopo lo show, la sua ragazza chiese anche lei a Dylan perchè si truccasse. "L'ho visto una volta in un film".
Da Lowell la Revue si spostò a Rhode Island dove al Tour si unì Rolling Thunder in persona, tutto bardato con le insegne regali della tribù Cherokee, insieme con sua moglie Cerbiatto Maculato ed un altro prode Nativo Americano. La mattina dopo Rolling Thunder ed il suo gruppo condussero i musicisti ad una commovente cerimonia al sorgere del sole su una spiaggia di Newport. Poi di nuovo sui bus e via a Stockbridge, Massachusetts, con una fermata breve per una visita privata a Breakers, la casa dei Vanderbilt. Gli show successivi si tennero allo Springfield Coliseum. Jacques Levy aveva abbozzato gli show in maniera tale che gli artisti locali potessero partecipare. Così a Springfield Arlo Guthrie fece un pò di canzoni. A New Haven, Joni Mitchell fece lo stesso e le piacque talmente che continuò per il resto del tour. A Toronto Gordon Lightfoot ebbe un successo clamoroso.

Gordon Lightfoot e Bob

Quando arrivarono nell'area metropolitana di Boston erano stati on the road per tre settimane e la musica era incendiaria. La maggior parte delle canzoni del disco che avete tra le mani sono state scelte da queste date. Eccezion fatta per un pò di duetti Dylan/Baez che aprivano la seconda parte degli show, tutte le canzoni di questo disco vengono dai set di Bob di questi concerti.

La prima fermata nell'area di Boston fu a Worcester, una città di operai vicina a Boston. Il Memorial Auditorium è una sontuosa vecchia sala piena di sculture in legno ed un bellissimo ridotto in marmo.
"Hurricane", presa da quel concerto, include una supplica di Dylan a tutti quelli che fossero politicamente connessi, ad aiutare Rubin ad uscire di prigione e di "tornare sulle strade". Sono sicuro che le vibrazioni di questa torrida performance arrivarono fino al penitenziario di Stato di Trenton dove Rubin era rinchiuso.

La sera dopo, il tour fece visita a Cambridge, dove la Revue suonò nel piccolo Harvard Square Theatre. I 1850 posti a sedere erano da tempo esauriti e quei pochi fortunati assistettero ad una serata da ricordare. Sei tracce della presente compilation furono registrate in quell'occasione, inclusa una rielaborata versione di "Simple Twist Of Fate" e di "Knockin' On Heaven's Door" che venne aggiunta al secondo set e presentava versi che Dylan improvvisava di città in città. "Grazie per essere venuti" un rauco Dylan annunciò quella sera dopo la canzone. "Saremo in questa zona per un pò di giorni, forse ci vediamo domani sera". Il giorno dopo ci furono due show nella classica Boston Music Hall, il più grande (4200 posti) teatro del New England, un luogo che una volta ospitò il Balletto del Bolscioi. Tre canzoni dallo show pomeridiano sono qui incluse: una evocativa versione acustica da solo di "Mr. Tambourine Man", una toccante "Sara" (cantata davanti a Sara Dylan che si era unita al tour), ed il duetto con Joan Baez di "I shall be released".

Ci fu appena il tempo di buttar giù qualcosa da mangiare che iniziò il secondo show. Ma l'impeto continuò. La band eseguì "una canzone autobiografica per voi", "It takes a lot to laugh, it takes a train to cry" del 1965. Il nucleo delle canzoni da Desire vengono da questo show - versioni bollenti di "Isis", "Oh, Sister" e "One more cup of coffee (Valley Below)".
"Tangled up in blue" ha un leggero rimaneggiamento delle liriche ed un'enunciazione tenera e quasi bramosa.
Ma il punto più alto di quella sera (e per me di questa intera collezione) fu l'avvincente, ipnotizzante versione di "The lonesome death of Hattie Carroll".

Dopo Boston ci furono tappe alla Brandeis University e ad Hartford nel Connecticut dove Rick Danko della Band suonò con la Revue ed il cantante/cantautore texano Kinky Friedman fece loro visita (Kinky si sarebbe aggiunto al tour nella sua seconda fase, nel Sud). Poi la Revue si spostò nel Maine dove la mamma di Dylan si unì al tour (sarebbe poi salita sul palco ad applaudire durante il finale di Toronto).

Dal Maine un piccolo salto oltre il confine per andare a Quebec City, da qui un rapido volo per Toronto e poi alla fine il treno arrivò a Montreal dove furono registrate altre canzoni.
A questo punto il tour (ed il film) stavano costando talmente tanto che la Revue fu costretta a fare date negli stadi di hockey - il Maple Leaf Gardens di Toronto ed il Forum di Montreal. Forse fu il fatto che venisse registrato o forse fu a causa della presenza del poeta e cantautore Leonard Cohen amico di Bob (Dylan mi disse di andare a prendere Leonard nella sua casa di Montreal per essere sicuri che avrebbe presenziato al concerto) fatto sta che lo show di Montreal fu tale che il pubblico entusiasta tributò alla Revue una rumorosa standing ovation completa di lancio di enormi rotoli di carta che volavano giù sul palco. Due delle canzoni acustiche di Bob provengono da questo show, "It's all over now Baby Blue" e "Love minus zero/No limit". Mentre queste erano canzoni che Dylan suonava frequentemente, il pubblico di Montreal ebbe la fortuna di ascoltare una rara performance di "Tonight I'll be staying here with you" tratta dall'album "Nashville Skyline". Non più una canzoncina C&W. Dylan aveva completamente riscritto le parole e la band venne guidata dalla bruciante chitarra di Ronson e da un gran lavoro alla pedal steel di Mansfield.

Anche un rapido ascolto di queste canzoni mette in luce l'enorme contrasto che esiste tra queste date della Rolling Thunder ed i concerti del 1966. Le grida "Giuda" sono sostituite da fans che urlano "Ti amiamo, Bobby" e "Dylan Presidente!". E l'amore veniva ricambiato quando ad esempio un rilassato Dylan canzonava il pubblico. Quando uno spettatore del secondo show di Boston gridò: "Just like a woman", Dylan sembrò colpito. "Just like a woman? Cosa è just like a woman (come una donna)? COSA è just like a woman? Niente è like a woman!". Più tardi durante quello stesso show qualcun altro fece la stessa richiesta e Dylan la esaudì. In quello stesso concerto qualcun altro gridò: "Fai una canzone di protesta!". "OK, eccovene una" disse Dylan sorridendo ed attaccò "Oh, Sister". Nel corso del tour Dylan dedicava regolarmente canzoni alla gente più diversa come David Crosby, Sam Peckinpah, Albert Grossman, Herman Melville, Gertrude Stein, sua mamma, la vostra mamma, D.H.Lawrence ed Arthur Rimbaud (nell'interesse della più completa verità dirò che egli dedicò una canzone persino al sottoscritto giornalista a Waterbury nel Connecticut).

Quel che appare anche evidente pur solo ad un primo ascolto è la magnificenza delle performance di Dylan durante questo tour. L'album Desire venne pubblicato il 5 Gennaio del 1976 ben dopo che la prima fase della Rolling Thunder Revue era terminata. Le versioni dell'album di canzoni come "Isis", "Romance in Durango", "Oh, Sister" e "One more cup of coffee (Valley below)" erano state rese quasi superflue dalle fantastiche versioni di queste canzoni durante il tour. Provate ad ascoltare anche solo "Isis" nelle sue due incarnazioni e vedrete la differenza - è una differenza come quella che passa tra guardare un film su una cassetta multi-noleggiata e guardarlo su un DVD con una TV ad alta definizione.

Per molti, vedere Dylan così potente ed animato fu una rivelazione. Anche durante le prove risultava chiaro a tutti che ci si trovava di fronte a qualcosa di speciale. "Non ho mai sentito Dylan cantare in maniera così potente", mi confessò Ginsberg durante le prove. "Sembra un imperatore del suono". Mentre la band suonava "A hard rain's a-gonna fall", Ginsberg cantava, batteva il piede e si dava colpi con le mani sulle cosce. "E' come se realmente stesse pronunciando le parole" mi gridò il poeta.  "Il ritmo elettrico è esattamente come il vero discorso Americano privo di distorsione romantica. ... ".
E mentre Dylan ballava il boogie per tutto il palco, saltellando su un piede, Ginsberg esclamò con meraviglia: "Questa canzone è diventata davvero una danza della gioia!".

Allen era estatico: "E' la visione degli anni '60 che diventa reale", mi disse durante l'intervallo. "La dizione di Dylan è davvero chiara. Egli mostra una precisione elastica, ritmica, cantando come se parlasse. Questo era certamente vero per le canzoni di Desire che erano state scritte come fossero dei racconti ed avevano dato a Dylan la possibilità di dimostrare le sue capacità interpretative. Ma è altrettanto vero per le straordinarie performance soliste che egli fece in questo tour. Ascoltate "Love minus zero/No limit" dallo show di Montreal o la "Tangled up in blue" di Boston. Qui troviamo un Dylan intenso, a cuore aperto, giocoso, un performer al massimo delle proprie potenzialità.

Lo scherzo fu alla base certamente dei duetti Baez/Dylan qui contenuti.
Joan Baez mi disse che provare a seguire Dylan nel cantato era praticamente impossibile; cambiava continuamente, le canzoni, i versi, i fraseggi. Le prime sere Joan doveva cercare di leggere le sue labbra e teneva la sua chitarra accordata così bassa che se Dylan cambiava tonalità lei poteva seguirlo. Quando questi duetti furono registrati i due erano completamente in sincrono - provate ad ascoltare "Mama, you been on my mind" o la loro cover del traditional "The water is wide" così piena di sentimento.

Dopo Montreal il tour fece altre due tappe. In entrambi i casi si trattò di concerti per attirare l'attenzione sul triste caso giudiziario di Rubin Carter. Il primo dei due fu un concerto all'Istituto di pena Clinton Correctional Facility dove Rubin era stato trasferito. Il secondo fu una grande raccolta fondi, "The night of the Hurricane" (La notte dell'Uragano), al Madison Square Garden. Dopo quello show si tenne un party di addio per la Revue presso un ristorante della città alta dove Bob e Sara diedero ad ogni partecipante un bellissimo medaglione d'argento per commemorare il tour. Ma anche quando la maggior parte degli artisti era ritornata a casa, Dylan andava ancora bighellondando in giro per New York, quasi riluttante ad ammettere che il tour era terminato. Poco prima che la Rolling Thunder si mettesse in viaggio chiesi a Bob perchè andasse in tour. La domanda sembrò prenderlo di sorpresa. "Perchè vado in tour? Perchè, uh, credo che sia quel che devo fare. Ce l'ho nel sangue".
Ventisette anni dopo Dylan è ancora "on that road, heading for another joint". Infatti non gli ci volle molto per mettere insieme un secondo tour della Rolling Thunder Revue con il quale battere il Sud degli States nel 1976, ma qualcosa della magia che si era creata in quel frizzante autunno nel Nord Est era andato perduto in questa seconda occasione. A partire dal periodo della Rolling Thunder Revue, Dylan è stato più tempo in tour di quanto sia stato a casa sua. Ma se ha ancora il tour nel sangue sembra che si tratti di una malattia infettiva. Joan Baez ancora si esibisce regolarmente così come Roger McGuinn, Ramblin' Jack Elliot e Joni Mitchell. T-Bone Burnett si è trovato una nicchia come produttore, vincendo un Grammy per la colonna sonora di "Oh Brother, Where Are Thou?". David Mansfield compone ora partiture per film. Dopo un periodo in cui si era dedicato alla pittura, Neuwirth ha recentemente pubblicato alcuni begli album. Purtroppo i contributi musicali di Mick Ronson ed Howie Wyeth sono finiti per sempre come nel caso di Rick Danko e Richard Manuel della Band. E non ci saranno più poesie o analisi liriche di Allen Ginsberg, nè altre parti in film per David Blue. Nè più film per Howard Alk nè più concerti per Barry Imhoff.
Ma grazie al registratore magnetico multipiste, abbiamo questo disco di straordinarie canzoni dell'autunno del 1975.

Quando il tour finì ed io braccavo Dylan per un'ultima intervista, lo raggiunsi nel suo albergo. Durante la nostra conversazione gli lessi alcuni commenti che un cantautore contemporaneo aveva fatto su di lui in un numero di Newsweek da poco uscito. "I paragoni con Dylan mi impressionano", diceva questo artista. "E' difficile trovare un punto di paragone tranne per il fatto che abbiamo la stessa età. Lui scrive un sacco di parole. Io ne scrivo poche. Lui ha preso l'enfasi folk e l'ha messa in parole rendendola lo stile dominante della musica negli anni settanta. Ma quello che ha prodotto è noioso... Quando sento Dylan penso "Oh no, non di nuovo la stessa solita melodia su tre o quattro accordi..."

"Ehi, Ratso" - mi interruppe Bob - "Si può suonare una canzone anche solo con un accordo".

Continuai a leggere l'articolo di Newsweek. "La caratteristica principale della musica popolare Americana è che è basata tutta su tre o quattro accordi, sia nel country che nel rock" disse il cantautore. "Non c'è nulla che recuperi la ricchezza della forma originale della musica popolare Americana - Broadway e Tin Pan Alley - in cui testi sofisticati sono abbinati a melodie sofisticate...".

"Ehi, Ratso" - di nuovo Bob - "Si può suonare una canzone con una sola nota".

"Beh, non è il solo" io obiettai. "C'è un sacco di gente che sostiene che tu sei un grande scrittore di testi ma non ne capisci di musica".

"Oh, davvero," - sputò Dylan. "Beh, io non ne capisco di musica, sai. Io capisco Lightning Hopkins, capisco Leadbelly, John Lee Hooker, Woody Guthrie, Kinky Friedman. Non ho mai preteso di capirne di musica. Ratso, se tu mi hai mai sentito suonare la chitarra lo sai". Il cantante rise. "Io sono un artista" aggiunse.

Abboccando all'esca mi lanciai in una animosa difesa della sua musica ma lui mi interruppe di nuovo.

"Tu hai visto il concerto, Ratso, quante volte? Trenta? Quaranta? Ti ho mai deluso?".

Non ebbi nemmeno bisogno di pensare. "Mai, amico, mai".

"OK, allora perchè non glielo dici", incalzò Dylan.

"Lo farò, amico, lo farò" promisi.

Non mi ha mai deluso quando è sul palco. Anzi non ha mai mancato di esaltarmi. E' facile annoiarsi in un tour dopo i primisimi giorni e restarsene nelle suites dei backstage durante lo spettacolo, ma ogni qual volta era tempo che Dylan salisse sul palco, c'era un'affluenza di massa di amici artisti, troupe del film, tecnici e roadies, dipendenti e groupies - tutti ansiosi di non perdersi una sola nota. Dylan non ha mai deluso nessuno. Ed ora, grazie a questo doppio CD di cui siete in possesso, non deluderà nemmeno voi".

Larry "Ratso" Sloman
New York City, Settembre 2002

Il primo libro di Larry "Ratso" Sloman fu "On the road with Bob Dylan", premiato resoconto del tour della Rolling Thunder Revue che è stato appena ristampato da Three River Press. Ratso è meglio conosciuto come collaboratore di Howard Stern in Private Parts e Miss America. Ha collaborato col mago/illusionista David Blain nel suo recente libro Mysterious Stranger. Attualmente è al lavoro su un progetto con Anthony Kledis dei Red Hot Chili Peppers.


Nota dei produttori: Sebbene grezzi bootlegs di queste performance sono circolati per anni, sentivamo che il solo modo per catturare l'eccitazione di queste potenti e rimarchevoli performance era limitando la nostra selezione alle sole 24 tracce registrate con un impianto professionale a Worcester, Boston, Cambridge e Montreal. Dato che il materiale della Revue era relativamente simile di sera in sera abbiamo deciso di scegliere quello che noi ritenevamo il meglio di queste esibizioni ed assemblarle approssimativamente nello stesso modo in cui esse sono avvenute una volta che Bob saliva sul palco. Abbiamo anche deciso di non inserire le versioni precedentemente pubblicate di "Romance in Durango" e di "Isis" che erano state incluse nel cofanetto del 1985 dal titolo "Biograph".

Presto la Sony pubblicherà altra musica dagli archivi nella collana Bootleg Series. Restate in attesa del concerto completo del 1964 alla Philarmonic Hall, di prossima uscita nel 2003.


"Blowin' in the wind", "Mama you been on my mind", I shall  be released" e "The water is wide" sono cantate in coppia con Joan Baez

"Knockin' on heaven's door" è cantata in coppia con Roger Mc Guinn

Musicisti: Bob Dylan (voce e chitarra), Bobby Neuwirth (voce e chitarra), Scarlet Rivera (violino), T-Bone J. Henry Burnett (chitarra), Steven Soles (voce e chitarra), Mick Ronson (chitarra), David Mansfield (steel-guitar, mandolino, violino e dobro), Rob Stoner (basso), Howie Wyeth (piano e batteria), Luther Rix (batteria, percussioni e congas), Ronee Blakely (voce)

Il disco è prodotto da Jeff Rosen e Steve Berkowitz
Registrazioni originali supervisonate da Don DeVito
Missaggio di Michael Brauer per MHB Productions
con l'assistenza di Nat Chan e Ricardo Chavarria
Missato ai Quad Studios, New York
Direzione Artistica e Design di Geoff Gans (di Culver City)
Fotografie di Ken Regan/Camera 5

Tutte le canzoni sono di Bob Dylan tranne "Hurricane", "One more cup of coffee (Valley below)", "Isis", "Romance in Durango" ed "Oh, sister" di Dylan/Levy
The water is wide, traditional
Tutte le canzoni SESAC

Speciali ringraziamenti a...
Don Ienner, Will Botwin, John Ingrassia, Tom Donnarumma, Larry Jenkins, Jeff Jones, Adam Block. Lisa Buckler, Tom Cording, Diane Lapson, Debbie Sweeney, Lynne Okin, Robert Bower, Didier Deutsch, Jim Caruana, James Orofino, Don DeVito, Ken Regan e Mark Spector, Roger e Camilla McGuinn



 
 
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