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BOOTLEG SERIES Volumi 1-3 ![]() |
- traduzione di Michele Murino -
TALKING JOHN BIRCH PARANOID BLUES
(Blues parlato paranoico di John Birch)
Nel febbraio del 1962, quale parte di una fiorente scena musicale folk
a New York, apparve una nuova rivista ciclostilata chiamata "Broadside".
L'idea di base di "Broadside" era quella di fornire un mezzo con il quale
i nuovi cantautori potessero pubblicare le loro più recenti composizioni
e così metterle a disposizione di eventuali esecutori. Bob Dylan,
il quale scriveva più canzoni ogni settimana di quante egli stesso
sapesse come utilizzare, divenne un regolare collaboratore della rivista
(a partire dal numero 48 egli in realtà venne inserito come Contributing
Editor, sebbene questa sua carica durò soltanto per altri dieci
numeri), ed infatti nella primissima edizione di "Broadside" apparve una
nuova composizione di Bob Dylan, "Talking John Birch Paranoid Blues". Comunque
non c'è traccia di una registrazione di questa canzone da parte
di Bob Dylan fino a nove mesi dopo, cioè fino alle sedute di registrazione
per l'album Freewheelin'. Il soggetto della canzone, un'incisiva satira
della "meglio-morti-che-rossi" John Birch Society, finì per essere
apprezzato da Pete Seeger, Gil Turner, e tutti i più vecchi rappresentanti
della comunità folk del Village, sebbene nessuno di questi cantautori
avrebbe potuto mai immaginare lo scompiglio che la canzone avrebbe causato
al suo autore diversi mesi dopo. "Talking John Birch Paranoid Blues", era
una delle quattro canzoni che inizialmente erano state previste per essere
incluse nell'album "The Freewheelin' Bob Dylan" ma che alla fine ne furono
escluse. Il disco venne ristrutturato perchè i legali della Columbia
si spaventarono quando cominciarono a temere un'azione legale a causa del
testo della canzone che lasciava intendere che i membri della John Birch
Society sottoscrivevano i "punti di vista di Hitler". La canzone fu così
esclusa e sostituita con "Talking World War III Blues".
Tuttavia eravamo solo a metà della vicenda.
Il 12 maggio del 1963 Dylan era stato invitato a partecipare al "The
Ed Sullivan Show". Questo significava apparire su un grosso network televisivo
ed una enorme esposizione. Il manager di Dylan, Albert Grossman, era naturalmente
eccitato alla prospettiva. Lo stesso Sullivan e il produttore dello spettacolo
avevano ascoltato Dylan eseguire "Talking John Birch Paranoid Blues" in
precedenza nel corso della settimana ed erano felici che egli la cantasse
durante il programma. Non così invece Stowe Phelps, editor della
CBS-TV il quale sentì la canzone durante le prove dello spettacolo.
Così ricorda lo stesso Bob Dylan: "Poco prima del momento in cui
stavo per uscire in scena e cantarla vennero in camerino, ed eravamo praticamente
a ridosso dell'inizio dello show, sai, vennero dentro e ci fu una gran
confusione. Vidi gente che discuteva animatamente di qualcosa. Io ero pronto
a suonare e poi qualcuno venne da me e mi disse che non avrei potuto cantare
quella canzone... Avrei potuto fare qualcos'altro ma avevamo provato la
canzone così tante volte e tutti l'avevano sentita. Aveva sempre
avuto un ottimo riscontro ed io non vedevo l'ora di cantarla. Persino Ed
Sullivan sembrava davvero apprezzarla - hahaha!".
Dylan rimase stupito ed ancor più lo fu quando gli venne suggerito
di cantare al posto di "Talking John Birch Paranoid Blues" una canzone
dei Clancy Brothers. Dylan decise di andarsene.
La polemica proseguì per diversi giorni sui giornali, e Dylan
e la sua canzone vennero difesi su tutti i fronti. Grossman fu ben lieto
della pubblicità aggiuntiva e Dylan continuò ad eseguire
la canzone in concerto fino a tutto il 1964 presentandola in genere come
"la canzone che non mi hanno lasciato cantare in TV".
La versione della canzone che si ascolta in questa raccolta è
stata registrata alla Carnegie Hall di New York il 26 Ottobre del 1963.
Come in genere avveniva per molte delle canzoni satiriche di Dylan, anche
in questo caso il brano prende davvero vita grazie alla risposta del pubblico.
Il riferimento ad "Hootenany television" è relativo ad uno show
di musica folk mandato in onda da un network e chiamato appunto "Hootenany",
uno spettacolo al quale Dylan e molti altri cantautori socialmente impegnati
avevano rifiutato di partecipare. Il network era ancora sotto l'influenza
della lista nera dell'era McCarthy che impediva ad artisti con simpatie
comuniste di apparire in programmi o film della TV americana. Logicamente
Pete Seeger and the Weavers non poterono apparire nello spettacolo.
WHO KILLED DAVEY MOORE?
(Chi ha ucciso Davey Moore?)
Il pugile Davey Moore venne mandato al tappeto da Sugar Ramos, il 23 marzo del 1963 e morì due giorni dopo senza aver mai ripreso conoscenza. Solo diciotto giorni dopo, durante il suo concerto del 12 aprile alla New York Town Hall Bob Dylan presentò "Who Killed Davey Moore?", presumibilmente dopo aver letto sui giornali la risposta alla morte di Moore di quelli direttamente legati all'incontro di boxe. La canzone venne presentata durante il suo set per tutto il resto dell'anno e per buona parte del 1964. La performance che si ascolta in questa raccolta, e che proviene dal concerto della Carnegie Hall del 26 ottobre 1963, era inizialmente destinata ad essere inclusa nell'album "Bob Dylan In Concert". La canzone venne dimenticata quando il progetto venne cancellato.
ONLY A HOBO
(Soltanto un hobo)
Pubblicata per la prima volta sulla rivista "Broadside" nel marzo del
1963, questa canzone è una riscrittura più completa del soggetto
della precedente "Man on the street". Ancora una volta, Dylan saccheggiò
dal passato la struttura e la melodia di questa canzone, perchè
"Only a hobo" è un ovvio adattamento della canzone "Poor Miner's
Farewell" di Aunt Molly Jackson (che a sua volta è l'adattamento
di molte canzoni simili più antiche tra cui alcune che parlano di
marinai o cowboys morti). Il brano condivide anche la melodia con la canzone
"The Great Divide" di Woody Guthrie, brano che Dylan stesso era solito
cantare regolarmente al Folk City.
La versione presente in questa raccolta è un outtake delle sedute
di registrazione dell'album "The Times They Are A-Changin'". Una versione
di "Only a hobo" ha avuto in effetti una pubblicazione sia pur limitata.
Dylan l'ha registrata negli uffici di "Broadside" nel febbraio del 1963
ed in seguito quella registrazione venne inserita sul disco "Broadside
Ballads Vol. 1". Poichè era già sotto contratto con la Columbia
Records, Dylan dovette nascondere il proprio nome sotto lo pseudonimo di
Blind Boy Grunt sul disco di "Broadside". In seguito egli raccontò
al folksinger del Greenwich Village Happy Traum una storia a proposito
di come questo particolare pseudonimo era nato: "Ero lì che cantavo
questa canzone ed avevo soltanto un paio di strofe e niente altro, così
qualcuno nella cabina di controllo mi disse: "Vai avanti, cantane ancora".
Io risposi: "Beh, non ce n'è più. Non posso cantare più
niente." Il tizio mi disse: "Allora se non puoi cantare fai GRUNT! (ndt:
grugnisci)". E allora io risposi: "GRUNT?". Poi qualcun altro che era seduto
ad una scrivania alla mia sinistra mi fa: "Che nome devo scrivere su questo
disco?". Io risposi: "GRUNT!". Lei mi chiese: "Solo GRUNT?". Poi il tizio
della cabina di controllo disse: "GRUNT!". Entrò qualcuno dalla
porta e disse: "Quello era Blind Boy Grunt?" e la ragazza che era seduta
alla scrivania disse: "Sì!".
Quasi otto anni dopo, nell'ottobre del 1971, Dylan si incontrò
con Happy Traum a New York per registrare alcuni duetti di sue canzoni
- che erano state rese famose da altri artisti - per una possibile inclusione
nell'album "Bob Dylan's Greatest Hits Vol. 2". "Only a hobo" era una di
queste (Rod Stewart ne fece una cover nel suo LP del 1970 "Gasoline Alley").
Comunque il duetto Traum/Dylan su "Only a hobo" non venne mai utilizzato.
"Semplicemente non se n'è mai presentata l'occasione", spiegò
in seguito Happy Traum.
MOONSHINER
(Distillatore clandestino)
C'è qualcosa di misterioso a proposito del perchè una
versione di questa famosa ballata tradizionale di montagna del Sud venne
inclusa tra le registrazioni di Bob Dylan utilizzate come demo per l'etichetta
Witmark. E' probabile che alcune delle canzoni che Dylan registrava durante
le frequenti sedute di registrazione alla Columbia Records in quell'epoca
(fine 1962, inizio 1963) vennero poi date alla Witmark per essere utilizzate
come demo o per intenti di copyright, e che in qualche modo questa canzone
è stata inclusa tra i demo per errore.
Qualunque sia stata la ragione, quel che è certo è che
questa registrazione non venne realizzata solo con l'intento di fornire
un demo: certamente infatti essa risulta una delle più belle performance
di Bob Dylan dei primi anni sessanta. Quel che è straordinario in
questa registrazione di "Moonshiner" è come Dylan riesca a richiamare
la forza della caratterizzazione per rievocare decadi di esperienza, disillusione
e rassegnazione nella sua voce, mentre la sua sottile chitarra ed il suono
appena accennato della sua armonica lavorano perfettamente per supportare
la voce del distillatore clandestino protagonista della canzone, una voce
che sembra provenire dalla tomba.
E' ironico il fatto che questa registrazione sia stata realizzata quando
alcuni tradizionalisti si lamentavano del fatto che il ventiduenne Dylan
- secondo loro - non fosse in grado nemmeno di cantare (ricordate lo scherno
del proprietario della coffee house raccontato in "Talkin' New York": "Ritorna
un altro giorno, sembri un hillbilly. Vogliamo folksinger qui!"?). Ad ogni
modo questa è una performance che fa venire i brividi lungo la spina
dorsale, e la voce di Dylan, dolce e allo stesso tempo venata di una ruvidezza
country, si eleva o si inabissa con il timbro di voce, spesso cantando
diverse note con un solo respiro come richiedono le liriche della canzone,
dalla aspirazione bramosa e senza speranza di "Dio le benedica quelle belle
donne, vorrei fossero mie" fino al disgusto del verso "Il mondo intero
è una bottiglia e la vita nient'altro che un bicchierino di whisky
/ Quando una bottiglia è vuota state certi che non vale più
un fico secco". Dylan una volta ha parlato delle sue canzoni come di "esercizi
per controllare il tono del respiro". Questa frase può essere ben
applicata a questa performance e se qualcuno osasse mettere in dubbio l'abilità
di Bob Dylan come cantante può ascoltare questa traccia. Se "Moonshiner"
non li convincerà, allora niente lo farà.
WHEN THE SHIP COMES IN
(Quando arriverà la nave)
Un interessante demo per la Witmark con accompagnamento di pianoforte
per una canzone che fu inclusa sull'album The Times They Are A-Changin',
pubblicato il 13 gennaio 1964. Nella biografia di Bob Dylan scritta da
Anthony Scaduto nel 1971, Joan Baez racconta una storia straordinaria a
proposito delle circostanze che portarono alla composizione di questa canzone:
"E' stata incredibile la storia di questa piccola canzone. Eravamo in auto
io e Bob sulla East Coast da qualche parte, e io dovevo tenere un concerto;
non mi ricordo se Bob doveva cantare con me, ma lui ed io eravamo in auto
insieme e ci fermammo davanti ad un albergo. Io gli dissi: "Vai a vedere
se è il posto giusto". Così Bob scese dall'auto, entrò
nell'albergo, poi uscì dicendo: "Ehi, non ci sono prenotazioni qui!".
Io gli chiesi: "Sei sicuro?". Poi entrai nell'albergo e mi dissero: "Salve,
Miss Baez, la stavamo aspettando!". Io dissi: "Aspettate un attimo, voglio
una stanza in più, per favore". E allora Bobby entrò nell'albergo.
Aveva un aria del tutto innocente ed era incredibilmente trasandato. Io
dissi: "Date una camera a questo signore". Loro risposero: "Oh, certamente!",
ma non vollero parlare con lui. Bob aveva chiesto: "Joan Baez ha una stanza
prenotata qui?", e loro avevano risposto di no. E lui se n'era uscito.
Così quando più tardi fu nella sua stanza scrisse "When the
ship comes in": "Your days are numbered". Per quella stessa sera la canzone
era finita, gli ci volle esattamente una serata per scriverla".
Questa canzone, scritta con molto astio, contiene diverse allusioni
bibliche nel verso che abbina la morte per annegamento della tribù
del Faraone e la sconfitta di Golia, e nel riferimento al settimo capitolo
dell'Apocalisse che parla dei venti che si fermeranno nel Giorno del Giudizio
prima che i salvati risorgano e cominci la tortura per le anime dannate.
E' possibile che Dylan abbia anche utilizzato una fonte brechtiana,
la canzone "The black freighter", fantasia di vendetta della Jenny dei
Pirati. E giusto per buona misura letteraria è possibile che Dylan
abbia preso l'immagine delle sue "catene del mare" (the chains of the sea)
dalla poesia di Dylan Thomas dal titolo "Fern Hill" che termina con: "Though
I sang, in my chains, like the sea".
La maniera nella quale Dylan trasforma un'esperienza ordinaria in una
ballata profetica e commovente di completo ribaltamento dell'ordine sociale,
è stupefacente.
THE TIMES THEY ARE A-CHANGIN'
(I tempi stanno cambiando)
Un altro demo per la Witmark con il solo accompagnamento di pianoforte
per una delle canzoni più famose di Dylan, scritta intorno al settembre
del 1963. Nelle note di Biograph, Dylan commenta così la composizione
della canzone: "Questa era decisamente una canzone con uno scopo. Sapevo
esattamente cosa volevo dire e per chi lo volevo dire. Volevo scrivere
una grande canzone, una sorta di canzone a tema, sai, con versi brevi e
concisi che si accumulavano l'uno sull'altro in una maniera ipnotica...".
Egli riuscì nel suo intento. La canzone, piena di clichè
e a volte priva di tatto, era ed è irresistibile. Ha i connotati
di un inno, è profetica (piena di un immaginario biblico per un
imminente ed irrevocabile cataclismatica rivoluzione) e cattura perfettamente
lo spirito dei tempi. Per questa canzone, più che per ogni altra
canzone di Dylan, si può effettivamente dire che abbia dato voce
ad una generazione. I tempi stavano davvero cambiando. Il fatto che Dylan
fosse il solo a poter scrivere una canzone che fosse una sorta di dichiarazione
di questa evidente verità, è ancora una volta un tributo
alla sua unicità.
LAST THOUGHTS ON WOODY GUTHRIE
(Ultimi pensieri su Woody Guthrie)
Il concerto alla New York Town Hall di venerdì
12 Aprile 1963 fu di enorme importanza per Bob Dylan. Egli ebbe allora
l'opportunità di presentare al pubblico molte nuove canzoni, ed
allo stesso tempo colse l'occasione dello show per una sorta di omaggio
a coloro che lo avevano influenzato e fatto arrivare così lontano
ed anche per dire alcuni addii. O per caso o forse per una mossa studiata
egli apparve a quelli che si ricordavano di lui, come sembrava quando arrivò
per la prima volta al Village - capelli arruffati, abiti da vagabondo,
una sorta di Woody Guthrie Junior, vivente, respirante, cantante. Alla
fine del concertoDylan fece ritorno sul palco per fare qualcosa che non
aveva mai fatto prima e che non ha mai più fatto in seguito: leggere
una delle sue poesie in pubblico. La sua vagamente apologetica e nervosa
presentazione è modesta e toccante; la poesia che egli lesse dopo
è uno stupefacente capolavoro.
"Last thoughts on Woody Guthrie" non è
un necrologio - Woody sarebbe morto nell'Ottobre del 1967 - ma è
un discorso di commiato, un addio formale al passato di Bob Dylan. E' abbagliante
nella sua struttura con i suoi ritmi cantabili che avanzano lentamente
con una regolarità incantatoria finchè le parola in maniera
inaspettata allungano o accorciano la metrica, sforzandosi di raggiungere
un particolare drammatico effetto.
E' una poesia che è sempre stata pensata
per essere ascoltata, piuttosto che letta, più vicina alla canzone
che alla letteratura. E tuttavia Dylan ne scrisse le parole e le lesse
allo scopo di poterla presentare nel corso di quella performance, con un
effetto curioso.
Per la maggior parte della poesia sia ha un effetto
in stile linguaggio libero alla Whitman, ma occasionalmente, c'è
una maldestra e forzata esitazione, come se ci fossero frasi che si rifiutano
di esser lette o come se il controllo del respiro da parte di Dylan non
riesca a stare al passo con il torrente di parole della poesia.
Eric Clapton, nel corso di un'intervista per
The Telegraph, dichiarò tutto il suo entusiasmo nei confronti di
questa registrazione.
"Dylan è un poeta. Fondamentalmente è
un poeta. Non si affida alla sua voce. Non si affida alla sua chitarra.
Non crede di essere capace di fare qualcosa tranne che scrivere - ed anche
in questo caso ha dei dubbi su se stesso. Hai mai sentito quella cosa che
ha scritto su Woody Guthrie? Quella per me è la somma di tutta la
sua vita."
SEVEN CURSES
(Sette Maledizioni)
Registrata una prima volta per la Witmark nel
Maggio del 1963 e successivamente negli studi della Columbia (è
questa la versione presente in questa raccolta), "Seven Curses" fu tra
le canzoni eseguite da Bob Dylan nel suo concerto alla Carnegie Hall del
26 Ottobre 1963. Era stata in un primo tempo destinata ad essere inclusa
nell'LP "Bob Dylan In Concert" che non vide mai la luce.Nondimeno "Seven
Curses" è una canzone molto interessante e la performance di Dylan
è notevole.
La storia della canzone è vecchia come
le montagne - il racconto utilizzato da Shakespeare per "Measure for measure"
ne è una ovvia variante - ed è stata raccontata nell'ambito
della canzone folk molte volte nel corso degli anni, sotto titoli come
"The Prickly Bush", "The Briery Bush" e "The Prickle Holly Bush". Probabilmente
la versione originale è la Child Ballad (Numero 95) "The maid freed
from the gallows", ma è possibile che la fonte diretta di Dylan
fosse una canzone intitolata "Anahtea", spesso eseguita da Judy Collins,
che Dylan conosceva bene a quell'epoca.
Il lavoro di rielaborazione effettuato da Dylan
è ineccepibile e di grande effetto, con l'uso di dettagli narrativi,
a partire dai lascivi vecchi occhi del giudice quando egli vede la figlia
di Reilly, ed il suo rivolgersi alla ragazza in maniera allo stesso tempo
lasciva e protettiva quando le dice "my dear" (mia cara) mentre afferma
che la verginità della ragazza sarà il prezzo da pagare per
la vita di suo padre, fino al verso in cui la natura sembra aborrire quel
che sta avvenendo mentre il prezzo viene pagato.
L'orrore per il crudele giudice e la dichiarazione
formale delle sette maledizioni dirette alla sua anima (espresse in forma
di sentenza di tribunale) sono rese in maniera ancor più rabbrividente
dalla impassibile resa vocale di Dylan. Non c'è un sentimento di
oltraggio, nè di furia, nessun tipo di emozione che venga espresso
dal narratore. E' solo un racconto di come vanno le cose quando la povera
gente ha a che fare con la giustizia.
Dylan avrebbe raffinato la tecnica più
tardi quando registrò una delle sue più grandi canzoni, "The
Lonesome Death Of Hattie Carroll", che ha la stessa morale. Intanto "Seven
Curses" serve a ricordarci che spesso le grandi canzoni hanno la loro fonte
in buone canzoni e che l'arte di Dylan si ricostruisce costantemente su
se stessa e si rinnova da sè.
ETERNAL CIRCLE
(Eterno Circolo)
Una delle sei canzoni incluse in questa raccolta che erano state registrate
ma non utilizzate per il terzo album di Dylan per la Columbia, "The Times
They Are A-Changin'". Dylan sembra aver scritto "Eternal Circle" nell'estate
del 1963, dal momento che ne aveva suonata una versione primitiva a Tony
Glover, un suo amico di Minneapolis, in Giugno. La eseguiva ancora in concerto
nel Febbraio del 1864.
E' una piccola canzone ben costruita, che sembra il ricordo di un cantante
che diventa consapevole dell'attenzione di una ragazza durante l'esecuzione
di una lunga canzone. L'attenzione della ragazza nei confronti della canzone
viene scambiata dal cantante come attenzione nei suoi confronti e la svolta
nel racconto si ha alla fine della canzone, quando il cantante guarda verso
il pubblico e scopre che la ragazza è scomparsa.
SUZE - THE COUGH SONG
(Suze - La canzone della tosse)
Questa poco usuale improvvisazione di chitarra è la reminiscenza
di un motivetto chiamato "Mexican Rag", registrato da Jimmie Tarlton nel
1930 e vagamente prefigura la prima traccia solo strumentale ufficialmente
pubblicata di Bob Dylan, "Nasville Skyline Rag", del 1969.
La "Suze" del titolo è, presumibilmente, Suze Rotolo, la sua
ragazza di New York nei primi anni '60.
Sebbene egli si sia occasionalmente gingillato con tracce strumentali
- altre due, "Boogie-Woogie" e "Wigwam", furono incluse nel disco "Self
Portrait" del 1970 - Dylan deve ancora completare l'LP totalmente strumentale
che egli di tanto in tanto ha menzionato
MAMA, YOU'VE BEEN ON MY MIND
(Cara, ti ho pensato)
Dalla metà del 1964, questa è una delle grandi canzoni
d'amore di Bob Dylan inedite, una canzone che egli ha occasionalmente cantato
in duetto con Joan Baez. La stessa Baez ha registrato il brano (con il
titolo "Daddy, you've been on my mind") nel suo LP del 1965, "Farewell
Angelina".
Dylan ha cantato "Mama, you've been on my mind" senza la partecipazione
di Joan Baez in numerose occasioni.
Egli ne ha registrato una versione piuttosto ponderosa quale demo per
l'etichetta Witmark, con un accompagnamento di piano, nell'estate del 1964.
Poi ne incise una nuova versione con George Harrison nel maggio del 1970,
nel corso di una qualche sessione di studio a New York dalla quale non
è stato pubblicato nulla, e poi l'ha eseguita velocemente una sola
volta a Philadelphia il 6 gennaio 1974 nel corso del suo tour degli U.S.A.
insieme con The Band.
Più recentemente la canzone è stata presentata diverse
volte in tour durante gli ultimi dieci anni.
La registrazione che viene inclusa in questo cofanetto, comunque, e
che proviene da una seduta di registrazione in studio del 1964, è
la più bella di tutte quante.
A differenza dei duetti con Joan Baez nei quali Dylan quasi sempre
faceva il gigione, cantando la canzone senza pietà, qui invece egli
conferisce al brano la sensibilità ed il controllo che questa bellissima
melodia e le liriche che fluiscono come una cascata meritano.
FAREWELL, ANGELINA
(Addio, Angelina)
Non ha importanza quanto gli sforzi dei collezionisti di nastri siano
stati assidui nel corso degli anni per documentare esattamente quello che
Bob Dylan potesse aver mai registrato e quando, è sempre stato presunto
che egli non avesse mai cantato questa canzone, scritta all'inizio del
1965.
Joan Baez velocemente se ne era appropriata e l'aveva registrata come
traccia guida per il suo nuovo album.
L'inclusione di una versione di questa canzone ad opera di Bob Dylan
nella presente raccolta è dunque una delle numerose, inaspettate
delizie persino per i più ferventi tra i fans di Dylan.
"Farewell Angelina" segna un chiaro passo in avanti nello stile di
scrittura di Dylan, con delle liriche simbolistiche e surreali usate per
creare un'atmosfera ed un mood proprio come qualsiasi racconto letterario,
sebbene qualcuno abbia riscontrato nel verso "I must follow the sound"
qualcosa che in qualche modo rappresentava un indizio per una nuova direzione,
naturalmente via dal passato, e in direzione di un futuro vagamente percepito
ma sicuramente molto differente.
La canzone, come molte composizioni dylaniane contemporanee ad essa,
contiene quelle che lo stesso Dylan una volta aveva definito come "catene
di immagini lampeggianti" che offrono degli squarci ondeggianti di scene
ed azioni non necessariamente sequenziali.
Dylan aveva per la prima volta iniziato ad esplorare questo tipo di
scrittura nel 1964 per alcune canzoni come "Chimes of freedom" e "Mr. Tambourine
Man", entrambe ispirate dalla sua personale rilettura dell'opera "Illuminations"
del poeta simbolista francese Arthur Rimbaud e Dylan l'aveva portata a
nuove ed eccitanti estremi nel 1965 in canzoni come "It's all over now
Baby Blue" (forse la canzone più vicina per stile a "Farewell Angelina")
e "Desolation Row", una canzone quest'ultima nella quale "i pirati dagli
occhi incrociati e King Kong e i folletti che ballano sui tetti" e anche
"i demoni che inchiodano bombe ad orologeria alle mani degli orologi" di
"Farewell Angelina" si sarebbero potuti trovare molto a proprio agio.
Se le liriche della canzone ci indicano in un certo qual modo il futuro
di Bob Dylan, per quanto riguarda invece la musica dobbiamo ancora una
volta guardare al passato.
La melodia è infatti presa quasi interamente dal brano "The
Wagoner's Lad", una canzone che Joan Baez cantava regolarmente e che Dylan
stesso ha di tanto in tanto eseguito negli anni recenti del Never Ending
Tour, tra il 1988 ed il 1991.
Comunque, c'è anche un'altra fonte per questo brano: una canzone
di un marinaio scozzese chiamata "Farewell to Tarwathie", scritta nel 1850
da George Scroggie, un mugnaio di New Deer (vicino ad Aberdeen, Scozia),
che utilizza la melodia di "The Wagoner's Lad" come canzone di "addio".
Sicuramente è questa è la prima fonte per quanto riguarda
"Farewell Angelina", ma quando e dove Dylan sia venuto a conoscenza di
questa canzone non è dato sapere.
Per quanto riguarda la registrazione presentata in questa raccolta,
è davvero un piacere ascoltare Bob Dylan cantare questa canzone,
ma che versione sorprendente con la sua sottile e bellissima variazione
della melodia familiare della registrazione di Joan Baez, il modo lento
e deliberato con cui queste parole straordinarie sono cantate e l'aggiunta
di un verso precedentemente non conosciuto, quello dei "camouflaged parrots".
SUBTERRANEAN HOMESICK BLUES
(Blues sotterranei nostalgici)
Se Dylan spesso aveva usato canzoni folk per abbellire le melodie o
le strutture delle proprie composizioni nei primi anni sessanta, con "Subterranean
Homesick Blues", si rivolge invece al rock'n'roll per la propria ispirazione.
Utilizzando una resa vocale per metà cantata e per metà
parlata e di contro un ritmo rock'n'roll, Dylan annunciò la sua
nuova direzione musicale senza alcuna incertezza quando rese questa canzone
la traccia guida del suo LP del 1965, "Bringing it all back home".
Le liriche della canzone sono incredibili e molti versi sono entrati
nel linguaggio comune come dei veri e propri aforismi - "Don't follow leaders..."
(Non seguire i capi), oppure "You don't need a weatherman to know which
way the wind blows..." (Non hai bisogno di un meteorologo per sapere da
che parte spira il vento) o ancora "20 years of schooling and they put
you on the day shift..." (20 anni di studio e poi ti mettono al turno di
giorno) - e l'intera canzone sfida l'ascoltatore a cantarla insieme con
Dylan (e non importa quante volte ci si provi, si fallirà sempre).
La canzone potrebbe sembrare una sorta di gioco di parole ma in realtà
è un'articolata declamazione contro il sistema ("The insanity factory"
come Dylan disse una volta, "La fabbrica della pazzia"), i cui "consumatori"
ed "imbroglioni" e le figure autoritarie piegano e spezzano l'individuo
costringendolo a cercare rifugio nelle droghe o in politiche alternative.
"Look out kid" avverte Dylan, "They keep it all hid..." (Fa attenzione
ragazzo, che insabbiano tutto).
Dylan esplorò queste tematiche anche in altre canzoni ("Maggie's
Farm" e "Desolation Row", per esempio) e, con una durata di gran lunga
maggiore, anche nelle pagine del suo romanzo, "Tarantula".
La versione acustica di questa canzone inclusa nella presente raccolta,
con Dylan che canta in modo straordinario su un tono solo, risulta una
sorpresa, in un certo modo.
Probabilmente registrata per dare un esempio ai suoi musicisti affinchè
imparassero la canzone, essa funziona perfettamente bene come take solista
ed avrebbe potuto essere inserita in maniera appropriata su "Another Side
Of Bob Dylan".
IF YOU GOTTA GO, GO NOW (OR ELSE YOU GOT TO STAY ALL
NIGHT)
(Se devi andare, vai ora (oppure devi restare tutta
la notte) )
Bob Dylan iniziò ad includere "If you gotta go, go now (or else
you got to stay all night)" nel set dei suoi concerti nell'autunno del
1964 (la sua prima performance registrata avvenne durante il concerto di
Halloween alla New York Philarmonic Hall il 31 ottobre di quell'anno),
utilizzando il brano per dare un po' di necessario sollievo leggero tra
due altre nuove composizioni, entrambe canzoni molto lunghe, piene di parole
e alquanto serie - "Gates of Eden" e "It's all right ma (I'm only bleeding)".
Una specie di "passiamo la notte insieme" infarcito di risate, e che
otteneva sempre una buona risposta da parte del pubblico per la sua scabrosità,
tenuto conto che si era alla metà degli anni sessanta, e venne mantenuta
nella stessa posizione nel corso del set durante il tour acustico inglese
del 1965.
Questa versione elettrica molto più veloce venne registrata
durante le sessions di "Bringing it all back home" ma non venne poi inclusa
nel LP.
Ad ogni modo la canzone venne pubblicata ufficialmente come singolo
nei paesi del Benelux nell'agosto del 1967, con "To Ramona" su lato b (CBS
- 2921).
La copertina di questo 45 giri (molto ricercato tra i collezionisti
e di gran valore) usava una versione in scala ridotta del famoso dipinto
realizzato da Milton Glaser del profilo di Dylan, che originariamente era
stato incluso come poster in omaggio nell'edizione americana di "Bob Dylan's
Greatest Hits".
SITTING ON A BARBED WIRE FENCE
(Seduto su un recinto di filo spinato)
Incisa nel corso di una delle sedute di registrazione iniziali dell'album
"Highway 61 Revisited", è un brano in cui Dylan chiaramente stava
improvvisando molte delle liriche blues mentre ne cantava il testo.
In qualche modo simile nel "mood" al brano "From a Buick 6", che venne
incluso su questo LP, "Sitting on a barbed wire fence" iniziava con un
riff di chitarra "grunge" che è quello che domina tutta la canzone
e con Dylan che ride verso la fine del brano.
Tuttavia è bello averla, specialmente per il verso che recita:
"She's making me into an old man, and man I'm not even 25!" (Lei mi sta
trasformando in un vecchio, e - Dio! - non ho ancora 25 anni!).
LIKE A ROLLING STONE
(Come una pietra che rotola)
Molti affermano che "Like a rolling stone" sia la più grande
canzone di Bob Dylan.
La registrazione di questo "singolo da sei minuti" in un solo pomeriggio
è stata raccontata da Dylan in "Rolling Stone": "La canzone è
stata scritta su di un vecchio pianoforte verticale in tonalità
di Si diesis, ed in seguito è stata trasformata in tonalità
di Mi con la chitarra allo studio di registrazione della Columbia. La parte
del ritornello è quella che mi è venuta per prima, ho continuato
a canticchiarla tra me e me ed in seguito sono venuti i versi che iniziavano
con un tono basso per poi innalzarsi.
I primi due versi che mettevano in rima "kiddin' you" con "didn't you"
quasi mi hanno messo fuori combattimento; e più tardi quando mi
sono venuti i versi dei "jugglers" e del "chrome horse" e della "princess
on the steeple" tutto è cominciato ad essere troppo. L'ho registrata
nel corso di una session dopo aver inciso un gruppo di altre canzoni. Abbiamo
portato un acetato di questa canzone a casa del mio manager a Gramercy
Park e diverse persone hanno cominciato ad andare e venire ed abbiamo suonato
il pezzo sullo stereo per tutta la notte. Il mio editore musicale continuava
ad ascoltarlo, scuoteva la testa e diceva: "Wow amico, non ci credo, non
posso crederci!". Anche un addetto della Columbia Records era presente
e continuava a dire: "Questo diventerà un singolo da hit parade
e non può essere tagliato". Stava anticipando la gente della casa
discografica che avrebbe detto che il brano era troppo lungo. Personalmente
penso che fosse una gran cosa da ottenere a quell'epoca, la lunga durata
della canzone".
Questo frammento proveniente dai primissimi tentativi della seduta
di registrazione di quel pomeriggio può dare origine ad una ridda
di speculazioni - quello che non è mai stato chiaro fino ad ora
è che la canzone è stata originariamente scritta in un tempo
di 3/4. "Like a rolling stone" era in origine un valzer!
Persino in questa primitiva registrazione nella quale Dylan suona la
canzone a beneficio dei musicisti riuniti perchè la imparino, è
chiaro che Dylan aveva una voce fantastica quel pomeriggio e se il tempo
della canzone non fosse stato in seguito trasformato in un tempo di 4/4
chissà cosa sarebbe potuto essere di questo brano? Ma il seguito,
naturalmente, è storia.
IT TAKES A LOT TO LAUGH, IT TAKES A TRAIN TO CRY
(Ci vuole un sacco per ridere, ci vuole un treno per
piangere)
Dylan incominciò a lavorare a questa canzone (che originariamente
aveva il titolo di "Phantom Engineer", "Il macchinista fantasma") nel giugno
del 1965 e l'aveva terminata il mese successivo, includendola nell'album
"Highway 61 Revisited".
E' una canzone alla quale egli è spesso ritornato, eseguendola
nel suo primo set elettrico al Newport Folk Festival del 25 Luglio 1965;
al concerto per il Bangla Desh (con George Harrison e Leon Russell) il
Primo Agosto del 1971; una volta nel 1974 con The Band; una versione potente
e sferzante eseguita molte volte con la Rolling Thunder Revue nel 1975;
una volta sola nell'estenuante tour mondiale del 1978; e di nuovo una volta
soltanto nel 1984 a Barcellona ("Non abbiamo mai suonato la canzone prima"
disse il chitarrista Mick Taylor a mò di scusante dopo che i musicisti
ne avevano eseguito una versione sgangherata. "Non è vero, la suoniamo
in continuazione!", rispose ridendo Dylan).
E' stata anche occasionalmente inclusa nel corso del Neverending Tour
come un blues potente, lento e sporco.
Che cosa succede in questa canzone? Beh è chiaramente un blues
malinconico, l'espressione di un sentimento ottenuta con una serie di impressioni
disconnesse tra loro. Allen Ginsberg una volta parlò della maniera
di comporre di Dylan nel 1965, e forse le sue parole danno una qualche
indicazione sulla maniera in cui una canzone come questa può essere
venuta fuori: "Il suo interesse era in versi improvvisati che talvolta
buttava giù senza pensarci nel microfono, senza sapere quale sarebbe
stata la parola successiva... A volte Dylan riascoltava quello che aveva
detto e lo scriveva e lo aggiustava un pochino. Non significava necessariamente
qualcosa nel senso che egli lo predisponeva perchè significasse
qualcosa, ma significava qualcosa nei temini di indicare la tendenza o
la direzione della sua mente, oppure il suo modo di sentire o specifiche
referenze o forme mentali che stavano passando nella sua testa in quel
momeno... Era un composto di quello che stava succedendo nella sua mente".
I'LL KEEP IT WITH MINE
(Lo terrò con me)
E' una canzone scritta da Dylan alla metà del 1964 e data a Nico, che la registrò per il suo primo LP. Una versione fatta dal solo Bob Dylan al pianoforte è stata finalmente pubblicata nel 1985 su "Biograph". Comunque, esiste un'altra versione della canzone, un tentativo di registrarla con dei musicisti che accompagnavano Dylan. E' un piacere particolare ascoltare come la canzone comincia a prendere forma, incoraggiata - sembra - dallo sprone del produttore Bob Johnston. All'inizio c'è soltanto il pianoforte di Dylan, suonato alquanto goffamente, poi le iniziali assurdamente irrilevanti maracas ed un tentativo di organo fantasma e di basso. Ma, come per magia, dal disordine generale emerge una improvvisa delicata coerenza. Mentre i musicisti prendono confidenza Dylan diventa gradualmente più sicuro nel suo cantare e di conseguenza anche nel suo suonare il pianoforte. Quello che alla fine si ottiene è uno sguardo a come il sound di "Blonde on blonde" è stato assemblato.
SHE'S YOUR LOVER NOW
(Lei è la tua donna adesso)
Registrata a New york nel Gennaio del 1966, con Rick Danko, Levon Helm
e Robbie Robertson, all'epoca conosciuti come The Hawks, ed Al Kooper e
Paul Griffin rispettivamente all'organo ed al piano, questa grande canzone
una volta aveva come curioso titolo di lavoro "Just a little glass of water"
(Solo un piccolo bicchiere d'acqua). E' un brillante e complesso brano,
una scena drammatica per tre interpreti, ma una sola voce recitante - il
cantante - che tenta di sbrogliare un intrico di complicate emozioni: rabbia,
risentimento, recriminazione, sgomento, disgusto, amore, perdita, responsabilità,
in presenza della sua ex donna e del nuovo ragazzo di lei. I sentimenti
che egli ha dentro di sè sono confusi, e sono espressi in varie
maniere, anche in maniera grottesca, sia nei confronti di lei, sia nei
confronti di lui, sia nei confronti di se stesso, mentre la canzone prosegue.
E' davvero quasi impossibile rendere giustizia alla portata della canzone
senza un'intera dissertazione a proposito dei molti livelli simultanei
sui quali la canzone stessa poggia. Vennero registrate due differenti versioni
di questo brano, una lenta per soli piano e voce e la sferzante, pressochè
perfetta, versione con la band che si può ascoltare in questa raccolta.
Sfortunatamente quest'ultima versione si interrompe bruscamente verso la
fine quando Dylan inciampa nelle parole. Le liriche mancanti sono le seguenti:
Now your eyes cry wolf
While your mouth cries I'm not scared
Of animals like you
And you, there's been nothing about you I can recall
I just saw you that one time
And you were just there, that's all
But, I've been already been kissed
I'm not gonna get into this
I couldn't make it, anyhow
You do it for me
You're her lover now
I SHALL BE RELEASED
(Sarò liberato)
Il ritiro di Bob Dylan a Woodstock dopo il suo incidente motociclistico
del 1966 portò ad un periodo di recupero e di riflessione tra le
montagne e le foreste dello stato di New York. Anche i membri di The Band
si trasferirono lì, nella primavera del 1967, a Big Pink, la casa
di West Saugerties che dà il suo nome al loro LP di debutto del
1968.
Non passò molto tempo prima che i membri di The Band e Dylan
si ritrovassero insieme e suonassero musica, registrando in seguito molte
ore di materiale che più tardi sarebbe stato genericamente conosciuto
con il nome di The Basement Tapes (I nastri della cantina) e pubblicato
ufficialmente con lo stesso titolo nel 1975. Così ricorda Robbie
Robertson, uno dei musicisti di The Band: "Eravamo soliti ritrovarci insieme
ogni giorno all'una nella cantina di Big Pink ed era diventata una routine.
Ci trovavamo lì e per impedire a qualcuno di noi di impazzire suonavamo
musica ogni giorno. Dylan scrisse un mucchio di canzoni allora e così
facemmo noi".
Molte delle canzoni dei Basement Tapes all'inizio raggiunsero i collezionisti
dopo che erano circolate come demos. I demos vengono distribuiti dagli
editori per cercare artisti interessati a registrare la composizione di
un autore. L'editore di Dylan in Inghilterra, B. Feldman, ebbe un notevole
successo con queste "cover versions", ottenendo degli hits con le versioni
di Manfred Mann di "Quinn the Eskimo" e con "This wheel's on fire" di Brian
Auger e Trinity.
In America i Byrds resero popolare "You ain't goin' nowhere" sul loro
album country rock "Sweeheart of the Rodeo" e The Band incluse "Tears of
rage" e "I shall be released" sul proprio album di debutto "Music from
Big Pink".
"I shall be released" è diventata una delle composizioni più
durature di Dylan, interpretata da oltre cinquanta artisti inclusi The
Hollies, Bette Midler, The Heptones e Sting.
La versione inclusa in questa raccolta è il demo originale proveniente
dai Basement Tapes.
La vena narrativa della canzone, nella quale un prigioniero sogna la
libertà, è resa ancor più efficace dalla ossessionatne
armonia in falsetto cantata da Richard Manuel.
SANTA FE
(Santa Fe)
A dispetto del relativamente recente riemergere nel circolo dei collezionsiti di un ulteriore paio di ore provenienti dai Basement Tapes, sembra che ci sia ancora un bel po' di materiale inedito. "Santa Fe" è solo un esempio di un gruppo di tracce dei Basement Tapes di cui precedentemente non si sospettatava l'esistenza - una tipica combinazione di non sense e divertimento...
IF NOT FOR YOU
(Se non fosse per te)
Nel Giugno del 1970, Rolling Stone riportò che Bob Dylan e George
Harrison avevano trascorso una giornata insieme in uno studio di New York,
registrando delle tracce per una possibile inclusione in un futuro LP di
Bob Dylan.
"Circa cinque delle canzoni sono di qualità abbastanza alta",
scrisse il loro corrispondente. In Inghilterra la storia venne raccolta
dal New Musical Express. "Dylan ed Harrison registrano un LP insieme!",
riportava con enfasi. Beh, naturalmente non andò così. Ma
da quella session del 1 maggio 1970, venne fuori "If not for you", una
canzone che in seguito lo stesso Harrison registrò (per il suo album
"All things must pass") e che Dylan stesso incise nuovamente un paio di
mesi più tardi per il suo LP "New Morning".
WALLFLOWER
(Tappezzeria*)
Una versione di questo delizioso valzer campagnolo venne inclusa nel
LP "Doug Sahm & Band" (Atlantic SD-7254), pubblicato nel dicembre del
1972, nel quale il contributo vocale di Dylan alla seconda voce venne registrato
così alto che finì col diventare la voce guida del brano.
La canzone fece sicuramente impressione su Patti Smith che ricordò:
"Avevo sempre desiderato ballare con i ragazzi ma nessuno mi chiedeva mai
di ballare, dovevo aspettare la scelta delle donne... Ero talmente patetica.
Ma Bob comprende questa situazione dal momento che ha scritto "Wallflower"..."
Questa registrazione proviene dalle sessions del 4 novembre 1971, ai
Blue Rock Studios di New York, con Kenny Buttrey alla batteria, Dan Keith
alla steel guitar e Leon Russell al basso. Fu nel corso di queste stesse
sedute di registrazione che Dylan incise il proprio singolo "George Jackson",
ma fatta eccezione per poche apparizioni in veste di ospite speciale sui
dischi di altri artisti, il 1971 ed il 1972 sono anni pieni di giorni scuri
fatti di confusione e di incertezza. Dylan li avrebbe descritti in seguito
come "il periodo peggiore della mia vita, quando cercai di ritrovare il
passato e tornai a New York per la seconda volta. Non sapevo cosa fare.
Tutto era cambiato. Provai a scrivere e cantare allo stesso tempo ed a
volte mi sembrava di impazzire..."
* Con il termine "wallflower" si indica in gergo la ragazza seduta alle festicciole che nessuno invita a ballare e che finisce per fare da tappezzeria
NOBODY 'CEPT YOU
(Nessuno all'infuori di te)
Dylan registrò "Planet Waves" con The Band nel Novembre del 1973,
prima di iniziare un tour con loro negli U.S.A. nelle prime settimane del
1974, la sua prima serie di concerti in otto anni. Il LP venne pubblicato
a metà Gennaio, ma coloro che avevano seguito il tour ed avevano
assistito ai primi concerti rimasero sorpresi nel vedere che l'album non
includeva una potente nuova canzone che avevano sentito cantare a Dylan
durante il suo set acustico.
Quella canzone, "Nobody 'cept you", era stata infatti progettata per
essere inclusa nel LP ma all'ultimo momento Dylan l'aveva sostituita con
una nuova composizione, "Wedding song". Molti pensano che "Nobody 'cept
you" sia una canzone di un livello superiore ma Dylan la eseguì
per l'ultima volta a Largo nel Maryland, il 16 gennaio, il giorno prima
della pubblicazione di "Planet Waves".
Quella inclusa in questa raccolta è la versione registrata per
l'album. Sebbene inizi in maniera abbastanza cauta non ci vuol molto perchè
la particolarissima chitarra di Robbie Robertson faccia elevare la canzone.
Termina in maniera un po' brusca e forse aveva bisogno di un altro paio
di takes perchè assumesse la giusta dimensione.
TANGLED UP IN BLUE
(Aggrovigliato nella tristezza)
Nel settembre del 1974, Dylan registrò le canzoni per "Blood
on the tracks" a New York City con un semplice accompagnamento di basso
(Tony Brown), di organo (Paul Griffin), e di steel guitar (Buddy Cage).
Dieci canzoni vennero stampate su di un disco promozionale che venne spedito
in quantità molto limitate ad alcune e selezionate stazioni radio
a novembre, come anticipazione del LP che sarebbe stato pubblicato il mese
successivo. Le altre due canzoni registrate a New York, "Up to me" (in
seguito pubblicata su "Biograph") e "Call letter blues" (che si può
ascoltare in questa raccolta per la prima volta), rimasero inutilizzate.
Ad ogni modo, quando Dylan suonò quello che si supponeva sarebbe
stato il suo nuovo disco durante le vacanze di Natale in Minnesota, egli
si dichiarò insoddisfatto ("Pensavo che le canzoni avrebbero potuto
suonare in maniera differente e migliore"), e decise di reincidere molte
delle tracce. Sebbene "Blood on the tracks" sia generalmente considerato
uno degli album più belli di Dylan, le tracce registrate a New York
in origine e poi rifiutate da Dylan, dimostrano di non essere meno efficaci
di quelle che furono poi incluse nell'album. Si nota un'ulteriore prova
di quelli che furono esperimenti da parte di Dylan nel modificare i pronomi
in questa canzone per dare delle prospettive che si spostano continuamente
nella narrazione del brano stesso (qualcosa che Dylan continuò ad
esplorare nelle versioni eseguite dal vivo). Sia in questo brano che nell'intero
album "Blood on the tracks", Dylan ha ammesso di avere utilizzato un particolare
sistema di scrittura, e di essere stato ispirato a fare ciò da un
insegnante di filosofia e pittura chiamato Norman Raeben, con il quale
Dylan aveva studiato a New York per alcuni mesi nel 1974. "Tutti sono d'accordo
nel dire che era abbastanza differente dal solito," disse Dylan a proposito
dell'album. "Quello che c'è di differente è che esiste un
codice nelle liriche, e anche che non c'è il senso del tempo...".
In seguito Dylan dichiarò: "Le canzoni erano caratterizzate da una
frantumazione del tempo, nel senso che non esisteva un tempo, e esse tentavano
di rendere il focus in maniera così forte come una lente di ingrandimento
sotto il sole. Fare questo in maniera cosciente è un trucco, ed
io l'ho fatto nell'album "Blood on the tracks" per la prima volta. Sapevo
come farlo perchè avevo imparato la tecnica - in realtà avevo
avuto un insegnante che me l'aveva fatta apprendere...".
Nelle note del cofanetto "Biograph", Dylan dichiarò a Cameron
Crowe a proposito di "Tangled up in blue": "Volevo provare a scriverla
come se fosse un dipinto dove si possono vedere le diverse parti ma dove
si può vedere anche tutto l'insieme. Con quella canzone particolare,
volevo provare a fare qualcosa del genere... con il concetto di tempo,
ed il modo in cui i personaggi cambiavano dalla prima alla terza persona,
e non eri mai sicuro se fosse la terza o la prima persona a parlare. Ma
se guardi alla cosa nel suo insieme non ha grande importanza".
Lo strano rumore che si sente nel corso della traccia è causato
dai bottoni della manica della giacca di Dylan che colpiscono la chitarra
mentre egli suona.
CALL LETTER BLUES
(Blues della lettera puntata)
E' una delle due outtakes provenienti dalle sessions originali dell'album
"Blood on the tracks" (l'altra, "Up to me", venne pubblicata sul cofanetto
"Biograph"). Questo grezzo, disperatamente personale e straziante blues
- che venne in seguito presumibilmente rimpiazzato sul LP da "Meet me in
the morning", che musicalmente suona esattamente come questo brano - ha
come tema ancora una volta la rottura della relazione d'amore, lo stesso
tema che domina l'album intero. Dylan ha negato in maniera ferma che le
canzoni di "Blood on the tracks" potessero essere interpretate in chiave
autobiografica. Parlando di "You're a big girl now" nelle note di "Biograph"
egli aveva osservato: "Ho letto in giro che questa canzone parlarebbe di
me e di mia moglie. Vorrei che le persone mi chiedessero le cose prima
di stampare sui giornali tutto quello che passa per la loro mente. Intendo
dire che potrebbe parlare di chiunque tranne che di mia moglie, okay? Questi
esegeti del mio lavoro delle volte sono degli stupidi stronzi mistificatori
- Voglio dire che cerco sempre di stare un passo distante da me stesso
e cambio con i tempi. Come se quella fosse la mia stupida missione. Quanti
ruoli posso recitare? Stupidi, ti confinano nei limiti della propria mentalità
priva di immaginazione. Non si fermano mai a pensare che qualcuno ha avuto
esperienze che loro non hanno avuto... Ad ogni modo non è nemmeno
l'esperienza che conta, è l'atteggiamento che c'è verso l'esperienza".
Dylan dunque prende un qualcosa di specifico, un qualcosa di cui egli
stesso ha avuto esperienza, e trasforma quel metallo base nell'oro della
sua arte, universalizzando i sentimenti di amore e di perdita e trovando
spazio per quei piccoli dettagli della vita reale - come ad esempio dire
agli amici che lei se n'è andata, o come affrontare le domande dei
bambini.
Quando Mary Travers, nel corso di una discussione radiofonica, disse
a Dylan quanto le fosse piaciuto "Blood on the tracks", la replica di Dylan
fu pronta: "Un sacco di gente mi dice che ha apprezzato l'album. E' dura
per me rapportarmi a ciò. Voglio dire, alla gente piace quel tipo
di dolore...".
IDIOT WIND
(Vento idiota)
"Idiot wind" subì una drammatica revisione tra New York e Minneapolis
non solo da un punto di vista delle liriche, ma, forse in maniera ancor
più importante, per quanto riguarda il suo atteggiamento.
Mentre la versione riscritta e pubblicata sull'album è vendicativa,
ostile ed amaramente disgustata (la versione pubblicata sull'album live
del 1976 "Hard rain" porta questi sentimenti ad estremi catartici), qui
il mood è più basato sul dolore che sulla rabbia, con l'ammissione
del cantante di una condivisione delle responsabilità ("We pushed
each other a little too far...", "Ci siamo spinti l'un l'altro un po' troppo
lontano...") per la rottura della relazione d'amore. L'idea di un "Vento
idiota" rimanda con la mente ancora a Shakespeare ed in maniera specifica
alla disperata meditazione di Macbeth sull'assenza di significato della
vita vista come "...un racconto narrato da un idiota pieno di suono e di
furia e che non significa niente".
Sicuramente c'è maggior disperazione in questa ossessionante
take della canzone, con lo spettrale organo sopra tutto, di quanta ce ne
sia nella versione gridata a voce alta e piena di recriminazione inclusa
in "Blood on the tracks".
"Idiot wind" è una delle grandi canzoni di Dylan ma è
anche una delle sue più dolorose. Come per molte delle altre canzoni
presenti su "Blood on the tracks" essa presenta il suo cuore nudo - "Peace
and quiet's been avoiding me so long it seems like living hell" (Non ho
conosciuto pace e quiete per così tanto tempo che mi sembra di vivere
all'inferno).
IF YOU SEE HER, SAY HELLO
(Se la vedi, dille ciao)
La versione originale registrata a New York di una tra le più
tristi canzoni di amore perduto. Il narratore vorrebbe che la canzone sia
la prova di una matura accettazione e di un venire a patti con la rottura
di una relazione amorosa.
La separazione è percepita come inevitabile, o meglio decisa
dal fato ("It was written in the cards..." - "Era scritto nelle carte..."),
ma i suoi sforzi di essere magnanimo nel suo perdono, nella sua comprensione
e nel suo dispiacere sono smorzati dagli inevitabili dolori provocati dal
ricordo ("I've never gotten used to it, I've just learned to turn it off"
- "Non mi ci sono mai abituato, l'ho semplicemente spento") mentre rievoca
il passato.
E' come se le scene fossero state registrate su di una videocassetta
del cuore, ma i ricordi, invece di offrire consolazione, servono solo a
provocare ulterori sentimenti di amarezza e di colpa, culminando in quell'efficace
tocco di rancore nel verso fondamentale: "Tell her she can look me up -
if she's got the time." ("Dille che può venire a trovarmi - se trova
il tempo.")
GOLDEN LOOM/CATFISH
(Telaio Dorato/Pescegatto)
Queste sono due canzoni scartate provenienti dalle sedute di registrazione
dell'album "Desire". "Catfish" è stata scritta a quattro mani, come
molte delle canzoni di "Desire", con Jacques Levy - l'uomo con la barba
che appare sul retro della copertina di "Desire", fotografato con Dylan
al microfono. Levy, un medico psicologo i cui lavori teatrali off-Broadway
scritti per diletto lo avevano alla fine portato ad una collaborazione
con Roger McGuinn dei Byrds, con il quale aveva cofirmato alcune canzoni,
incontrò Dylan per la prima volta, brevemente, nella primavera del
1974. Un anno prima che le loro strade si incrociassero di nuovo, come
ricorda Levy:
"All'epoca non aveva piani specifici per realizzare un lavoro preciso
e mi disse qualcosa come "Mi piacciono davvero le cose che hai fatto con
Roger. Che ne dici se tu ed io facessimo qualcosa insieme?" Il che era
alquanto strano, no? Perchè lui sapeva che io scrivevo testi ed
io sapevo che lui faceva altrettanto. Ma risposi: "Certo, facciamo un tentativo."
La prima canzone che scrissero insieme fu "Isis" cui ne seguì
un altro paio prima che decidessero - visto che l'energia stava fluendo
- di recarsi nella casa sulla spiaggia che Dylan possedeva ad East Hampton
e di chiudersi lì per fare un lavoro vero e proprio. Nelle tre settimane
che trascorsero lì portarono a termine sette o otto canzoni, quattro
delle quali vennero in seguito incluse in "Desire", mentre altre - compresa
"Catfish" - rimasero inedite. Lo schietto racconto "eroico" di una stella
del baseball come il pitcher Catfish Hunter sembra essere stato scritto
più per iniziativa di Levy che di Dylan.
Durante il tour della Rolling Thunder Revue del 1975, una versione
più rock di questa canzone veniva regolarmente eseguita dal bassista
Rob Stoner e venne in seguito parzialmente inclusa nella colonna sonora
del film "Renaldo & Clara".
Eric Clapton era presente alla session durante la quale venne registrata
"Catfish" e ricorda che lo studio fu alquanto disorganizzato per gran parte
della serata:
"Sai, Dylan stava cercando di creare una situazione in cui potesse
fare musica con persone nuove. Se n'era andato in giro un po' dappertutto
a raccogliere musicisti e a portarli alle sessions. Finì che in
studio si contarono qualcosa come 24 musicisti, e suonavano tutti questi
strumenti incredibilmente assurdi - la fisarmonica, il violino... Era veramente
dura continuare. Dylan non era assolutamente sicuro di quello che voleva.
Era veramente in cerca di qualcosa e saltava da canzone a canzone. Me ne
dovetti andare fuori a respirare un po' di aria fresca perchè là
dentro era davvero un manicomio..."
La versione notturna che si ascolta qui, comunque, venne forse registrata
quando la maggior parte degli altri musicisti se n'erano tornati a casa.
Lenta, meditabonda e molto blues ha senza dubbio un mood da tarda notte.
Registrata nel Luglio del 1975, "Golden Loom" è una composizione
del solo Dylan ma le oscure allusioni al simbolismo alchemico e agli archetipi
Junghiani tradisce l'influenza del periodo di tempo trascorso con Jacques
Levy. E' una canzone onirica, con fugaci suggestioni nel linguaggio figurato
- la figlia del pescatore, tessitrice del destino, il rituale lavacro che
prepara al mistico sposalizio, il loto di Iside che rappresenta il potere
femminile o passivo, il leone tremante simbolo di un agente divorante nel
processo alchemico di separazione ed il velo di Iside. "Una volta che hai
guardato cosa c'è sotto il velo, cosa ti succede?", si chiese una
volta Bob Dylan. "Muori, non è vero? O diventi cieco."
"Quanto lontano ti piacerebbe andare?" chiede Frank ai tre re nella
storia pubblicata sulla copertina di "John Wesley Harding". "Non troppo
lontano", rispondono, "ma abbastanza lontano da poter dire che siamo stati
lì."
SEVEN DAYS
(Sette giorni)
Alla fine di Marzo del 1976 Eric Clapton stava registrando il suo LP
"No reason to cry" negli studi Shangri La a Malibu. Bob Dylan decise di
fermarsi lì per un po' di tempo. Ricorda Clapton: "Se ne stava lì
in giro. Viveva in realtà in una tenda in fondo al giardino. Ogni
tanto faceva una capatina nello studio per vedere cosa succedeva cercando
di beccarmi."
Ron Wood, il quale avrebbe in seguito inciso "Seven Days" (sull'album
"Gimme Some Neck"), gironzolava anche lui dalle parti di Shangri La (l'ex
bordello brevemente presentato in "The last waltz"). Se lo ricorda bene:
"E' lì che ho preso "Seven Days". Dylan la suonò per me e
per Eric in studio e disse ad Eric: "Se la vuoi puoi prendertela. Eric
la rifiutò e allora la presi io."
Dylan eseguì la canzone solo cinque volte nel corso del tour
della seconda Rolling Thunder Revue, tra il 18 ed il 23 Aprile del 1976,
prima di dimenticarsene completamente.
YE SHALL BE CHANGED
(Sarai cambiato)
"Gesù mi battè la mano sulla spalla e mi disse "Bob, perchè
mi resisti?" Io risposi "Non ti sto resistendo!" Lui disse "Mi seguirai?"
Io risposi "Beh, non ci ho mai pensato a questo prima..."
L'entusiasmo appassionato di Dylan nel proclamare la propria nuova
fede trovata nel Cristianesimo gli fu di ispirazione, nei primi mesi del
1979, per scrivere nuove canzoni, tutte tese ad esplorare il significato
di questa sua nuova fede. Nell'aprile del 1979 aveva completato almeno
dieci nuove canzoni e l'album "Slow train coming" venne registrato a Maggio
di quello stesso anno in 11 giorni, negli studi di Muscle Shoals, in Alabama.
Dylan si servì di due celebri talenti della produzione, Jerry
Wexler e Barry Beckett, perchè lo aiutassero a realizzare il disco.
Egli richiese la collaborazione di alcuni dei Dire Straits, il batterista
Pick Withers ed il chitarrista Mark Knopfler, per dare al LP un suono contemporaneo,
un suono che non fosse fuori posto nelle stazioni radio sia in USA che
in Europa. Sebbene i messaggi delle sue nuove canzoni fossero schietti
e spesso duri, Dylan era deciso a trovare un ampio pubblico che li raccogliesse.
Tre delle canzoni registrate per "Slow train coming" non vennero utilizzate
per il LP: "Trouble in mind" venne successivamente pubblicata come lato
b di un singolo.
"No man righteous" fu registrata dalla band di reggae Jah Mallah. E
"Ye shall be changed", una spiritata canzone evangelica che abbina il ritmo
sincopato del gospel con delle liriche apocalittiche, è inclusa
nella presente raccolta.
Durante l'autunno del 1979 Dylan presentò in anteprima le canzoni
di "Slow train coming" durante il suo tour negli Stati Uniti raggiungendo
il culmine nei suoi controversi 14 show al Fox-Warfield Theatre di San
Francisco che terminarono il 16 novembre 1979.
Dylan presentò esclusivamente il suo nuovo materiale durante
questi spettacoli. Gli show sconcertarono molti e sgomentarono alcuni,
ma fu tale la potenza e la forza con cui furono eseguiti, e talmente ispirate
furono le performance di Dylan, che essi sono da annoverare tra i più
significativi e memorabili di tutta la sua carriera, come molti che vi
assistettero continuano a proclamare.
EVERY GRAIN OF SAND
(Ogni granello di sabbia)
La grande canzone che conclude "Shot of love" viene qui presentata nella
versione che Dylan realizzò come demo. E' uno dei più commoventi
testi che Dylan abbia mai scritto, un autoritratto di isolamento, perfino
di desolazione, un'ammissione del fallimento nel tentativo durato una vita
intera di venire a patti con quella che Dylan chiama "La Realtà
dell'Uomo" e, forse, una confessione di un dubbio spirituale in quella
che viene descritta nel verso di apertura come "l'ora del mio più
profondo bisogno". La consolazione che Dylan offre a se stesso nella canzone,
ovvero la rassicurazione biblica che "ogni capello è numerato" e
che c'è la provvidenza anche nella caduta di un passero, che il
mondo è governato da "un pefetto piano compiuto", come scrive Dylan
nel penultimo verso di una versione alternativa del testo, sembra una compensazione
abbastanza convincente per le pene che si soffrono durante il viaggio in
questa valle di lacrime.
"Posso vedere la mano del Creatore / In ogni foglia che trema, in ogni
granello di sabbia", canta Dylan alla fine della seconda strofa, con echi
dalla poesia di William Blake "Auguries Of Innocence".
Dylan aveva già in precedenza affermato il concetto. "Posso
vedere Dio in una margherita", aveva detto nel 1976. Ma, sembra, ci sono
duri momenti di dubbio perchè egli non è sempre conscio della
presenza del creatore nel mondo. Nell'ultima strofa di "Every grain of
sand" egli si volta, sentendo quei "antichi passi" che tradiscono la presenza
di Dio (l'immagine è ancora una volta presa in prestito da Blake),
ma solo "alcune volte" egli sente di non essere solo, "altre volte sono
solo io". E' un momento emozionante, e niente altro che una dichiarazione
di fede.
YOU CHANGED MY LIFE
(Hai cambiato la mia vita)
Dalle sessions di "Shot of love" ecco una potente, irresistibile canzone che esprime un ringraziamento fatto col cuore al Signore per aver cambiato la vita del cantante. Come sempre viene eseguita da Dylan con grande vigore ma la band fa un po' fatica ad entrare nel ritmo giusto della take. A dispetto di qualche esitazione musicale, comunque, Dylan prosegue senza preoccuparsi, sicuro di riuscire a portare a termine la canzone. E naturalmente ce la fa.
NEED A WOMAN
(Ho bisogno di una donna)
Registrata durante le sessions dell'album Shot of love e non inclusa
nel LP, Need a woman è stata in seguito riscritta due volte, una
prima volta dallo stesso Bob Dylan, ed una seconda volta da Ry Cooder,
il quale inserì una cover di questa canzone nel suo LP dal titolo
The slide area. Cooder ha spiegato: "Ho dovuto cambiare una buona parte
del testo, ho dovuto mettere a fuoco le liriche perchè Dylan è
così vago, sai? Le sue parole vanno in tutte le direzioni. 'Non
posso far questo' ho pensato 'Devo tirare fuori una storia da questa canzone'.
E' stato molto difficile riuscirci".
Ma come ha reagito Dylan a tutto ciò? "Gli è piaciuta
la mia versione. Per lui era la stessa cosa. Non ha provato ad interferire
o a fermarmi nel cambiare le liriche. Ed io ho apprezzato molto questa
cosa".
Lo stesso Bob Dylan ha modificato radicalmente le liriche della canzone
durante le sedute di registrazione, ma presumibilmente non è stato
mai del tutto soddisfatto di quello che ne è venuto fuori. La canzone
non è stata mai pubblicata, nè è stata mai eseguita
in concerto.
ANGELINA
(Angelina)
Come commentare questo straordinario capolavoro? Registrata durante le sessions dell'album Shot of love dell'Aprile/Maggio 1980, Angelina non assomiglia a niente di quello che Bob Dylan ha mai scritto; in parte simile ad un film di Cocteau, in parte ad un dipinto di Braque, totalmente surreale, essa sfida la logica e porta nelle più profonde ed oscure zone del mistero della poesia. Sebbene Dylan non abbia mai commentato in pubblico questa canzone, è possibile che egli ammetterebbe che questo brano costituisce un mistero per se stesso come per chiunque altro.
SOMEONE'S GOT A HOLD OF MY HEART
(Qualcuno si è impossessato del mio cuore)
Verso la fine del 1982 Dylan incominciò a cercare il produttore
per un nuovo LP. Aveva già scritto una dozzina di canzoni all'epoca
ed il suo entusiasmo nei confronti della scrittura era nuovamente tornato.
Non c'è da meravigliarsi dunque che all'epoca della registrazione
dell'album Infidels, l'11 aprile 1983, presso i Power Station Studios di
New York con la produzione di Mark Knopfler, egli avesse molte più
canzoni di quante poteva utilizzarne per l'album.
C'erano almeno otto canzoni originali terminate e molte covers che
egli non utilizzò per il LP. Sebbene una cover di un pezzo di Willie
Nelson dal titolo Angel flying too close to the ground sia stata usata
come lato b per un singolo, Death is not the end è l'unica di queste
otto canzoni di Dylan ad essere stata pubblicata, apparendo in seguito
sull'album Down in the groove.
Someone's got a hold of my heart è stata in seguito riscritta
e registrata nuovamente con il titolo di Tight connection to my heart (Has
anybody seen my love), la canzone di apertura dell'album Empire Burlesque.
E ineressante confrontare le due canzoni per vedere il processo creativo
o ri-creativo di Bob Dylan, sebbene potrebbe essere facilmente dimostrato
che questa canzone in realtà non aveva bisogno di troppo lavoro
di riscrittura. E' anche una bellissima performance, con la voce di Dylan
che suona pigra dimostrando la facilità con cui egli fa sì
che la sua voce rifletta il significato delle parole che sta cantando.
Va notato come qui la sua voce sembra avvolgente in corrispondenza del
termine "avvolgere", ampia in corrispondenza del termine "ampio" e facile
in corrispondenza del termine "facile".
TELL ME
(Dimmi)
Tell me è una delle altre cinque composizioni non utilizzate
da Dylan pubblicate in questa raccolta. Nel 1986 Scott Cohen di "Interview"
chiese a Dylan di rispondere ad una domanda sotto il titolo di "Suggerimenti
per le ragazze che vorrebbero piacermi". La risposta di Dylan fu. "Dimmi
tutto".
Dylan cattura l'eccitazione e la meraviglia che sono tipiche all'inizio
di una relazione quando la persona che sta seduta dall'altra parte del
tavolo è una perfetta sconosciuta. Da dove iniziare?
LORD PROTECT MY CHILD
(Signore proteggi il mio bambino)
Anch'essa registrata ma non utilizzata per l'album Infidels, questa commovente preghiera di un padre esprime la preoccupazione per il futuro di un figlio in un mondo malvagio. In una delle sue prime grandi canzoni, A hard rain's a-gonna fall, Dylan espresse il pensiero che la paura peggiore era quella di portare bambini nel mondo. Mentre i genitori saranno sempre ansiosi per il futuro dei loro figli a causa dei crescenti problemi e delle crisi globali, questa canzone implica una forte fede per cui tutto andrà bene.
FOOT OF PRIDE
(Il piede del superbo )
Come la presente raccolta ha in una qualche maniera provato, ci sono
molte meravigliose canzoni inedite di Bob Dylan, così come è
però anche vero che Dylan non è mai stato così prolifico
fin dai primi anni '60 come lo è stato nel periodo 1982/1983, quando
stava preparando il materiale per l'album "Infidels". Nonostante "Infidels"
sia indubitabilmente un disco notevole, una manciata di canzoni eccezionali
non ce la fecero ad essere incluse nel LP. Due delle outtakes erano, a
quanto sembra, in un primo momento destinate ad essere incluse nell'album.
"Foot of pride" è una di queste due canzoni, un brano enigmatico
dal punto di vista delle liriche nel quale Dylan dimostra ancora una volta
quale grande cantante egli sia, riuscendo a cavarsela con le complessità
metriche della canzone con notevole tranquillità. Solo un critico
è stato abbastanza audace (o temerario) da tentare una valutazione
di "Foot of pride". In un articolo pubblicato sul "The Telegraph", Terry
Gans ammise pienamente le difficoltà che affronta l'ascoltatore
che spera di capire quello che sta succedendo nella canzone. Nondimeno
egli osservò che "Foot of pride" si presentava come un'altra delle
canzoni di Dylan del tipo "...quelli che si lasciano manipolare da quelli
che manipolano meritano quel che ricevono". "Foot of pride", zeppa com'è
di allusioni bibliche, sembra offrire un avvertimento principale a proposito
dei pericoli della vanità. Dopo aver presentato una straordinaria
serie di immagini nella sezione di apertura, soltanto nelle strofe quattro
e cinque "Foot of pride" diventa diretta piuttosto che allusiva nella condanna
di quei falsi profeti che usano in maniera distorta la religione e la fede,
abusano della fiducia, ingannano i creduloni, facendo tutto ciò
nel perseguimento delle ricchezze terrene. Ma, sebbene sembrano prosperare
nel mondo, facendo "tutto quel denaro dal peccato", ed apparentemente senza
mai affrontare alcun tipo di meritato castigo, come insiste il coro della
canzone, c'è un prezzo che dovrà essere pagato da queste
persone, in maniera irrevocabile, quando "the hot iron blows" e quando
"the foot of pride comes down", quando non ci sarà più "modo
di tornare indietro".
Dylan non ha mai dipinto un quadro più convincente di un mondo
in rovina, di una Babilonia del ventesimo secolo, come è riuscito
a fare con questa canzone. Ne è mai stato così apertamente
sdegnato nel suo aborrire i corruttori ed i corrotti, nè così
confidente che il giudizio eterno sarà alla fine distribuito oltre
questo mondo e che per i malvagi, per coloro che distorcono le parole di
verità, la vendetta sarà terribile, rapida e sicura.
BLIND WILLIE MCTELL
(Il cieco Willie McTell)
Nessun'altra canzone ha causato più grande costernazione tra
i fans di Dylan, come questa. E' un capolavoro, una grande, grande canzone,
cantata in maniera brillante, e Dylan decise di tenerla fuori dal LP. Perchè?
Gli è stata fatta questa domanda almeno due volte ed egli per due
volte ha risposto, la prima volta spiegando a Kurt Loder che: "...non pensavo
di averla registrata nel modo giusto", e più di recente dicendo
ad Adrian Deevoy: "Semplicemente non è venuta bene secondo me, non
è stata sviluppata come avrebbe dovuto essere".
"Blind Willie McTell" vede Dylan nelle vesti del grande cantante di
blues che egli sempre ha dato l'impressione di poter diventare, dati i
tempi. Ma nel mondo nel quale Dylan si trova a cantare il blues, egli mette
in dubbio la propria adeguatezza per questo compito ed evoca il fantasma
del grande Willie McTell, un cantante blues dalla voce molto dolce, che
avrebbe potuto offrire una appropriata lamentazione se non fosse morto
da tempo. Nel frattempo Dylan deve offrire la sua personale lamentazione,
piangendo non solo la dannazione del mondo, e non solo la propria incapacità
di offrire una appropriata risposta alla sua imminente fine, ma lamentando
anche il fatto che sembra non esistere chi sia in grado di piangere in
maniera appropriata questa fine, nè Robert Johnson, nè Blind
Lemon Jefferson, nè Leadbelly, nè Blind Willie McTell, i
cui fantasmi hanno a lungo infestato il lato più oscuro della sua
strada.
Nel brano vengono cantati sia la non adeguatezza di un cantante sia
la presa di coscienza di tale inadeguatezza, insieme alla consapevolezza
della condizione del mondo. "Potere ed avidità
e corruzione / Sembra essere tutto quello che c'e'". In epoche precedenti
il peso oppressivo di tale consapevolezza poteva essere alleviata dai cantanti
blues. Ora però non c'è nessuno in grado di cantare il blues
in maniera appropriata. Una profonda ironia, questa di "Blind Willie McTell",
comunque. Un'ironia che viene corroborata dalla continuata diffidenza e
dalla apologetica insistenza di Dylan secondo cui egli "non l'ha registrata
nella maniera adeguata". Nel tentativo di esprimere i sentimenti della
sua inadeguatezza come cantante di blues e nel confessare la consapevolezza
dei propri limiti, Bob Dylan canta di fatto il blues, un blues che lacera
l'anima e che lo pone alla pari dei vecchi bluesman, inclusi Blind Willie
McTell e Robert Johnson.
WHEN THE NIGHT COMES FALLING FROM THE SKY
(Quando la notte arriverà cadendo dal cielo)
Si tratta di una primitiva versione, molto differente, della canzone che sarebbe in seguito stata pubblicata sull'album "Empire Burlesque", registrata nel corso di una session a proposito della quale si sa veramente molto poco, con due membri della band di Bruce Springsteen, Miami Steve Van Zandt (Little Steven) alla chitarra e Roy Bittan alle tastiere. Inoltre è giusto ricordare che questa è una take che presumibilmente venne giudicata non abbastanza buona per essere pubblicata, semplicemente una prova di lavorazione, e tuttavia Dylan la canta in maniera meravigliosa. La canzone sembra capace di spingersi ad una velocità persino più alta, e mentre la band se ne accorge, così fa Dylan, il quale diventa chiaramente sempre più eccitato mentre la canzone procede.
SERIES OF DREAMS
(Serie di sogni)
Nel 1989, l'album "Oh Mercy" fece guadagnare a Bob Dylan più
elogi da parte della critica di qualsiasi altro LP egli avesse pubblicato
fin dai tempi di "Blood on the tracks". "Oh Mercy" venne così ben
accolto non solo grazie alle grandiose nuove canzoni che esso conteneva,
ma anche perchè il produttore Daniel Lanois fu capace di catturare
un'atmosfera musicale che si adattava perfettamente al materiale proposto
sul disco e che allo stesso tempo aveva una risonanza contemporanea.
Quando Lanois in seguito rilasciò delle dichiarazioni sul proprio
contributo al disco, ammise che - sebbene ci fosse stato tra lui e Dylan
un certo dialogo - i due non sempre si erano trovati d'accordo su come
le cose avrebbero dovuto essere realizzate. "Io gli dicevo che secondo
me alcune canzoni non avrebbero dovuto essere pubblicate sul disco. Dylan
si oppose ad alcune di queste mie decisioni. Il minimo che si possa fare
nei confronti di un artista è mostrare rispetto per le sue idee.
Noi avevamo 4 o 6 canzoni che avevamo registrato ma che non usammo sul
disco. Una traccia, "Series of dreams", era una canzone fantastica, turbolenta,
che io sentivo avrebbe dovuto essere inserita sul disco ma... Dylan ebbe
l'ultima parola".
Fin dall'apertura, con l'insistente ritmo del basso e della batteria,
che ricorda il potente suono d'atmosfera che Lanois aveva creato in passato
per gli U2, fino all'entrata di quella voce oscura e ringhiante che pervade
tutto "Oh Mercy", la canzone si infiamma, e non c'è calo di tensione
mentre aumenta in intensità ed in pathos, mentre i sogni vengono
enumerati. Le immagini sono percepite in maniera vaga oppure ricordate
per metà, incoerenti, disconnesse, in qualche modo fugacemente significanti,
indubitabilmente ma enigmaticamente simboliche, talvolta disturbanti, spesso
commoventi, e tuttavia alla fine fermamente riluttanti a lasciare che il
loro meraviglioso mistero venga tradotto in un qualsiasi senso letterale.
Che poi è spesso quello che avviene con la grande poesia, e
questo discorso è certamente vero per la canzoni di Bob Dylan, i
suoi "thought dreams".
"Series of dreams" è una conclusione perfetta per questo affascinante
viaggio attraverso alcune delle opere meno conosciute della sua trentennale
carriera. Ci dimostra quanto lontano Bob Dylan si sia spinto e quanto straordinaria
sia la sua opera. Nel 1961, toccato da un raro genio, il giovane cantante
si assegnò il compito di imparare il suo mestiere come performer,
songwriter e poeta dando forma e allacciandofra di loro parole "avvolte
in motivi / che scorrevano nei semplici anni".
Durante questo processo Dylan scoprì la propria voce e creò
un nuovo tipo di arte.
Quello che egli ha compiuto dall'epoca del suo incidente motociclistico
e del suo successivo ritiro forzato nel '66 è un'impresa notevole.
Ma, come Dylan disse a Robert Shelton all'epoca: "Non mi fermo..." E che
Dylan abbia continuato a scrivere, registrare, esibirsi, rendere perplessi,
stupire, frustrare, sbalordire, provocare, sfidare ed intrattenere così
tante persone per così tanti anni è una cosa sorprendente.
Non c'è nessuno come lui. Quelli di noi che lo hanno seguito nella
sua corsa sono stati di fatto fortunati. Ed ancora non si ferma!
John Bauldie
Londra, 1991
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