BOB DYLAN LOST ALBUM
di Paolo Vites
Si è a lungo favoleggiato a proposito di questo Bob Dylan Lost Album. I quattro brani che ho ascoltato sono semplicemente strepitosi, sia per l'ottimo lavoro di produzione del grandissimo David Bromberg (vedi foto in alto a destra), che colora il tutto in modo spigliato, esuberante, fantasioso, senza eccedere ma con un gusto supremo (...che Lanois vada a quel paese una volta per tutte...) e poi per le performance di Dylan che, sebbene la voce non sia delle migliori (era il 92, ricordate? un Dylan in pessima forma, con problemi di alcol etc.) ha un sentimento, una passione, un tocco di dolcezza come solo quando canta brani tradizionali della sua amata musica popolare americana sa infondere. I brani suonano come delle prime prove: ci sono pause, incertezze, etc. ma tutto fila liscio, con un Dylan convintissimo di quello che sta facendo e degli accompagnatori fantastici: è la dimostrazione che Dylan, anche quando fa uso di un largo accompagnamento strumentale, suona sempre con tutti i musicisti presenti in studio insieme a lui. Il resto delle Bromberg sessions è presumibilmente tutto di questo livello: se Dylan ci ha abituati a uno o due grandi brani lasciati fuori spesso dai suoi dischi, qui abbiamo tutta una serie di performance eccezionali lasciate negli archivi per sempre...

Sloppy Drunk: è un'irresistibile cavalcata blues veloce con accompagnamento di una strepitosa sezione fiati, in puro stile New Orleans. Ricorda ovviamente i
classici blues di Dylan stile HWY 61 ma l'arrangiamento da big band regala un approccio musicale assolutamente inedito per Dylan (l'unico paragone possibile è ovviamente Rainy Day Women, ma qui i fiati sembrano una orchestra dixieland degli anni 30).


Polly Vaughan: un capolavoro. Se non sbaglio nel 91 o nel 92 Dylan l'ha eseguita da solo dal vivo. Il brano comincia con chitarra acustica e mandolino, quasi subito entrano basso e batteria, una chitarra elettrica stile jazzy, ma il mandolino domina. Dylan canta in maniera strepitosa questa classica ballata di
stile anglo sassone. Nel ritornello una slide elettrica molto vigorosa sottolinea la voce di Dylan.
Struggente, malinconica, dolorosa: un capolavoro. La linea melodica è molto simile a Blind Willie McTell, probabilmente Dylan ha "copiato" la melodia di Polly Vaughan per la sua canzone.


Catskills Serenade: se la precedente era un capolavoro, qui si sfiora il capolavoro assoluto. Il brano comincia incerto, con Dylan da solo che fa
dello "strumming" alla chitarra e l'armonica che cerca una melodia; poi entrano basso, batteria e organo Hammond e Dylan comincia ad eseguire una delle sue più toccanti e formidabili performance vocali. Ballata lenta e tristissima (ma meravigliosa) dimostra tutto lo strapotere di Bob Dylan come performer del patrimonio tradizionale. Un bellissimo violino si aggiunge dal secondo verso. Il ritornello ha un crescendo vocale e strumentale strepitoso. Assoli di armonica anch'essi formidabili si susseguono per tutta la (lunga) ballata. Potrei giurare di aver visto Dylan piangere alla fine di questa performance...


Miss The Mississippi And You: il brano di Jimmie Rodgers è reso in maniera molto lenta, cambiandone decisamente l'approccio. Ma il cantato di Dylan è ancora dolcissimo, toccante, coinvolto: in una parola formidabile. Attacco chitarra e armonica, deliziosa; quindi un mandolino declamante e basso e batteria. Il brano è apparso in formato MP3 su internet qualche mese fa.
Paolo Vites
 
 
MAGGIE'S FARM

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