BOB DYLAN
L'INTERVISTA DI

BONO VOX
8 LUGLIO 1984

Bono: Sei già stato in Irlanda in passato?

Dylan: Sì, sono stato a Belfast e a Dublino, e ho viaggiato un po' qua e là...

Bono: Hai mai passato del tempo qui? Sei mai stato qui in vacanza?

Dylan: Sì, beh, quando sono stato qui siamo andati in giro in auto, perciò siamo stati in diversi posti - ma la musica Irlandese è sempre stata una grande parte della mia vita perchè una volta suonavo con i Clancy Brothers. Mi hanno influenzato moltissimo.

Bono: Sì, hanno un suono che è grande, sai, quando cantano, è come fosse punk rock.

Dylan: Già, suonavano in posti non più grandi di questa stanza e quei posti... non ci potevi fare entrare più nemmeno uno spillo... tanto erano stipati di gente.

Bono: Riuscivi a sentire il loro fiato?

Dylan: Esatto!

Bono: Ci credo. Ti spazzavano via con il fiato dei loro polmoni! Dio, come mi piacerebbe saper cantare così...

Dylan: Già, ho trascorso anni insieme a loro, andando in giro, nel '61, '62 e '63.

Bono: Al Greenwich Village?

Dylan: Dappertutto, ho anche condiviso il cartellone con loro una volta.

Bono: Ti sei fatto dare i loro autografi? (risate)

Dylan: No, non mi sono fatto fare l'autografo. Ma sai, una delle cose che mi ricordo di quei tempi è quanto fossero grandi - Voglio dire che non c'era storia, erano davvero grandi. Ma Liam Clancy è sempre stato il mio cantante preferito, come cantante di ballate. Non ho mai sentito qualcuno cantare meglio, e includo anche Barbara Streisand e Pearl Bailey.

Bono: Devi stare attento qui!

Dylan: Liam è un fenomenale cantante di ballate.

Bono: Già, sai, quel che io ti invidio è che la mia musica, e la musica degli U2, è come, è come nello spazio da qualche parte. Non esistono delle particolari radici musicali o un retaggio al quale noi possiamo aggrapparci. In Irlanda c'è una tradizione, ma io non mi ci sono mai innestato sopra...

Dylan: Beh, devi guardare al passato.

Bono: Non abbiamo mai suonato un brano in 12 battute.

Dylan: Devi farlo! C'è un altro gruppo che ascoltavo una volta e che si chiamava The McPeake Family. Non so se ne hai mai sentito parlare...

Bono: The McPeake Family! Mi piacerebbe averne sentito parlare, con un nome del genere...

Dylan: Sono grandi. Paddy Clancy li ha registrati. Aveva un'etichetta chiamata Tradition Records, e aveva questo tipo di registrazioni; hanno registrato per la Prestige all'epoca, e poi per la Tradition Records, la sua compagnia. Si chiamavano The McPeake family. Erano persino più rustici dei Clancy Brothers. I Clancy Brothers avevano sempre quel tocco di commerciale nei loro brani - non ti dava problemi però c'era sempre, mentre la McPeake Family cantava con le arpe. Quello vecchio del gruppo suonava l'arpa - ed era grande - ed anche le percussioni.

Bono: Erano davvero una famiglia?

Dylan: Sì, erano una vera famiglia; se vai in un negozio di dischi e chiedi un disco della McPeake Family, sono sicuro che li puoi trovare in un sacco di posti.

Bono: Hai mai sentito parlare di un gruppo Irlandese che sta lavorando in un campo che è a metà tra la musica tradizionale e la musica contemporanea, e che si chiama Clannad? Clannad è una parola che in Gaelico sta per "famiglia", ed hanno fatto dei potentissimi pezzi musicali, tra cui una canzone chiamata "Theme From Harry's Game", che fa parte di un film, ed ha steso tutti qui in Europa. Non ha mai suonato negli Stati Uniti. Sono una famiglia, vengono dal Donegal, ed hanno lavorato dalla stessa base della musica tradizionale.

Dylan: Esiste un gruppo che voi avete qui, che si chiama... Plankston?

Bono: Planxty.

Dylan: Sono grandi!

Bono: E' un'altra band di rock'n'roll!

Dylan: Già, ma quando penso a quel che sta succedendo - penso che siano grandi.

Bono: C'è un altro gruppo che si chiama De Dannan. Il nome De Dannan ha qualcosa a che fare con le tribù scomparse di Dan. Hai mai sentito parlare della scomparsa della tibù di Dan? Dicono che venivano dall'Irlanda.

Dylan: Sì, ne ho sentito parlare, ne ho sentito parlare.

Bono: Io non sono un musicologo o un esperto di questo campo ma sembra che sia vera questa cosa. E dicono anche, sai, che la scala musicale Irlandese non ha radici in Europa, per niente. Piuttosto viene dall'Africa e dall'India. I popoli Cartesiani, i popoli Egiziani, quello che ha dato loro la supremazia nel Medio Oriente è stata la vela che hanno sviluppato. Non mi ricordo come si chiama, ho dimenticato il nome di quella vela, ma essa gli ha permesso di diventare dei grandi navigatori e commercianti, e quello stesso tipo divela che usavano sulle loro navi è utilizzata anche nell'Ovest dell'Irlanda.

Dylan: Davvero?

Bono: Bob Quinn ha realizzato un film che si intitola "Atlanteans" nel quale viene elaborata questa teoria. Egli avanza l'ipotesi che il libro di Kells, che è un manoscritto, o almeno parte di esso abbia le proprie radici nella scrittura Copta, non radici Europee. Non è per niente una cosa Europea - è collegata all'Africa, alla Spagna, alla Britannia ed all'Irlanda, perchè quella era una via marittima. Io non sono un esperto e non dovrei parlare di queste cose ma è interessante quando ci pensi.

Dylan: Sicuro.

Bono: Ti farò avere qualche nastro...
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Dylan: Mi piacerebbe. Conosci i Planxty? Mi piace anche un sacco Paul Brady.

Bono:  Sì, è grande. E' un vero songwriter. Dimmi - ti sei mai avvicinato ad un microfono, non con delle parole, ma solo per cantare? Io una volta l'ho dovuto fare per necessità perchè mi avevano rubato un testo che avevo scritto - ed ho imparato a cantare al microfono solo per cantare e rielaborando poi le parole in un secondo tempo. A te vengono prima le parole?

Dylan: Alcune volte sì.

Bono: A Portland, in Oregon, un po' di anni fa, un paio di graziose ragazze entrarono nel mio camerino sorridendo e quando se ne andarono si portarono via alcune delle nostre canzoni..

Dylan: Succede tutte le volte anche a me, solo che a me rubano i vestiti!

Bono: Davvero?

Dylan: Rubano i miei vestiti migliori, mai le canzoni.

Bono: Dopo quell'episodio siamo entrati in studio per registrare il nostro secondo LP, October, senza i testi delle canzoni - ci fu un sacco di pressione. Fu uno stress dover cantare senza le parole, scoprii un sacco di cose di me stesso che non sapevo nemmeno. Sei mai rimasto sorpreso di qualcosa che è venuto fuori da te?

Dylan: In genere questo mi succede durante i concerti o gli spettacoli che faccio, più che durante le registrazioni in studio. Inoltre io non me ne sto seduto a scrivere, in genere suono... Per esprimermi suono la mia chitarra, piuttosto che avere semplicemente qualcosa da dire. Posso esprimere meglio quello che ho da dire con la mia chitarra.

Bono: Mi chiedevo se in qualche maniera ti sei spaventato per qualcosa che hai scritto?

Dylan: Oh sì, ho scritto alcune canzoni che mi hanno fatto quell'effetto. Le canzoni che ho scritto per l'album 'Slow Train' mi spaventarono. Ho scritto quelle canzoni ma non avevo progettato di scriverle. Tuttavia le scrissi. Non mi piacque scriverle, non volevo scriverle. Non pensavo... proprio non volevo scrivere quelle canzoni in quel periodo. Ma mi ritrovai a scriverle... quando ne ebbi pronte un certo numero, pensai che non le volevo cantare, perciò avevo una ragazza cui farle cantare per me a quell'epoca, e quel che volevo fare era... si tratta di una grande cantante...

Bono: Chi era?

Dylan: Era una ragazze che cantava con me in quel periodo. Si chiamava Carolyn Dennis. Diedi a lei tutte quelle canzoni e gli dissi di registrarle, e decisi di non mettere nemmeno il mio nome su quelle canzoni. Ma volevo che le canzoni uscissero. Volevo che uscissero ma allo stesso tempo non volevo, perchè sapevo che sarebbero state percepite in un certo modo. E questo avrebbe significato solo più pressione su di me. E proprio non ne avevo bisogno all'epoca.

Bono: Ma tu sei uno che crea problemi? C'è qualcosa in te che vuole che si creino problemi con un album come 'Slow Train'? Vuoi combattere? Vuoi fare a pugni!?

Dylan: Non so! Voglio dire, ogni tanto voglio far incazzare la gente, ma fare a pugni o combattere - ci vuole esercizio per farlo.

Bono: Scacchi, tu giochi a scacchi?

Dylan: Sì, gioco a scacchi. Tu sei un giocatore di scacchi?

Bono: Sì.

Dylan: In realtà non sono molto bravo.

Bono: Ti sfiderò ad una partita a scacchi.

Dylan: Ora non ne ho dietro, ma la prossima volta che ci vediamo!...

Bono: Oh, puoi portare quelli piccolini, sai... quelli che uno si può portare dietro.

Dylan: Sì, me li porto dietro sempre quando sono in tour, ma nessuno nella band vuole giocare con me.

Bono: Davvero?

Dylan: Già, dicono che è un modo per dare sfogo al mio ego. Dicono che voglio sempre vincere. Ma non voglio vincere, voglio solo giocare perchè mi piace.

Bono: Quando fai uscire un album che provoca guai, fa parte di un piano o no?

Dylan: No, io non faccio mai uscire un album per causare guai - se un mio album causa guai, li causa al di là della mia intenzione. Se causa guai è un problema della gente. Non è un mio problema. Se io sento di avere qualcosa da dire lo dico ma quello che avviene dopo non mi interessa..

Bono: Qual è il tuo gioco di apertura?

Dylan: Il mio gioco di apertura, intendi il pedone del Re - e tutto il resto? Non saprei.

Bono: Fai come ti viene.

Dylan: Sì, non gioco davvero in maniera professionale.

Bono: Beh, io pensavo di farlo finchè non ho giocato con il fratello di Adam, Sebastian... Ha solo 13 anni e mi ha battuto!

Dylan: Forse qualcuno ha degli scacchi qui.

Bono: Mi piacerebbe giocare.

Mentre stanno cercando una scacchiera entra Van Morrison

Bono: Hai mai usato sintetizzatori nei tuoi dischi?

Dylan: No, non ho mai usato quelle macchine.

Bono: Il Fairlight Music Computer - ne hai mai sentito parlare?

Dylan: Fairlight?

Bono: Van, che ne pensi della musica elettronica?

Morrison: Mi piace la musica che suona Brian Eno.

Bono: Parla molto bene di te. Ora sta producendo il nostro album.

Morrison: Salutamelo.

Bono: (rivolto a Bob) Conosci Brian Eno?

Dylan: Brian Eno? Non conosco Brian Eno, ma conosco alcuni dei suoi lavori.

Bono: Quando stai lavorando con un produttore, gli dai la libertà di sfidarti?

Dylan: Sì, se sente di dover fare così. Ma in genere andiamo semplicemente in studio e cantiamo una canzone e suoniamo la musica...

Bono: Negli ultimi cinque anni hai avuto qualcuno che ti ha detto "Questa roba è una stronzata, Bob"?

Dylan: Oh, me lo dicono continuamente!

Bono: Mark Knopfler te lo ha detto?

Dylan: Non so, loro passano un sacco di tempo cercando di realizzare bene le loro canzoni, ma con me... io porto semplicemente una canzone in studio, cerco di provarla e poi la registro. Oggi è un po' più difficile fare un buon disco - anche se hai una buona canzone ed una buona band. Anche se vai dentro e la registri dal vivo, non suonerà come in genere suonava una volta, perchè oggi gli studi di registrazione sono così moderni e troppo sofisticati che tu puoi prendere qualsiasi cosa buona e puoi pressarla e strizzarla e schiacciarla e costiparla e soffocarla. Fai una grande performance in studio e poi la riascolti e non c'è più!

Bono: Tutta la tecnologia è così - tu vai in uno spazio morto con strumenti morti e usi la tecnologia per dargli vita, quella vita che non ha. Quello che sto cercando di fare è di trovare uno spazio che abbia vita.

Dylan: Già.

Bono: Uno spazio "vivente".

Dylan: Però le macchine possono togliere la vita persino da quello spazio. Puoi anche registrare nella Basilica di San Pietro, sai, e le macchine ancora farebbero sembrare il suono come, eh ...

Bono: Il cortile di qualcuno.

Dylan: Già. Questa è una buona idea. Mi piacerebbe registrare in una chiesa. Sai, gli studi dei vecchi tempi erano molto meglio, e i macchinari erano molto migliori, non c'è proprio confronto secondo me. Entravi semplicemente in uno studio, erano solo grandi stanze, cantavi soltanto, facevi solo dei dischi, e suonavano nello stesso modo in cui suonavano lì. Tutto questo è finito alla fine degli anni Sessanta, almeno per me. Ho notato un grande cambiamento. Ora vai in uno studio e ci sono tappeti sul pavimento, flipper, video, sandwiches che arrivano ogni dieci minuti. E' un grande e costoso party e sei fortunato se ne viene fuori qualcosa che suoni decentemente. Oggi tu hai un produttore, un ingegnere del suono, un assistente dell'ingegnere del suono, in genere hai un assistente del produttore, hai un tizio che porta i nastri avanti e indietro. Voglio dire, sai, c'è un milione di persone solo per registrare una canzone acustica con la tua chitarra.

Bono: C'è un sistema chiamato Effanel che Mick Fleetwood dei Fleetwood Mac ha portato in Africa. E' stato costruito per lui perchè voleva registrare un vero suono di tamburi Africani, per "Tusk". Abbiamo usato quel sistema. E' contenuto in una piccola valigetta. C'è un tipo che si chiama Conny Plank, che vive in Germania. E' un produttore, credo. Ha prodotto Makem e Clancy e alcuni gruppi tradizionali Irlandesi, anche gruppi orchestrali e gruppi elettronici, DAF, Ultravox, e così via. Questo tipo registra le orchestre semplicemente trovando una posizione nella stanza dove i musicisti sono bilanciati. Ed applica lo stesso sistema registrando la musica moderna.

Morrison: Non so, quando ho iniziato non pensavamo a tutto questo! Nemmeno pensavamo di registrare... (risate)

Bono: Nemmeno pensavate!

Morrison: Un giorno ti ritrovavi in una stanza, accendevano il registratore e dopo circa otto ore dicevano "Ok, pausa per il tè... Abbiamo finito!".

Dylan: Già, la prossima canzone, la prossima canzone!

Morrison: E così l'album era finito.

Dylan: Già, potevi completare un album in tre o quattro giorni. Ora è così lunga... ci vogliono quattro giorni solo per il sound della batteria.

Bono: Bob conosci i Monty Python? Sono attori. Sono dei comici Inglesi, 'Monty Python and the Holy Grail'. Fanno una scenetta che mi riporta alla mente voialtri tipi, seduti a parlare dei giorni passati: "Racconta queste cose ai giovani di oggi e non ti crederebbero". Ma non potete tornare nel passato, dovete andare avanti. Voi cercate di portare i valori di una volta nel mondo di oggi, sapete, la forza che c'era un tempo, e se vedete che qualcosa è andata persa, dovete trovare un nuovo modo per ricatturare quella stessa forza che c'era un tempo. Avete qualche idea su come realizzare ciò? Ad ogni modo penso che lo abbiate fatto... Ad esempio penso che 'Shot Of Love', quella traccia in apertura, possegga quella forza.

Dylan: Anche io la penso così. Tu sei una delle poche persone che mi dicono questo a proposito di quel disco, una delle poche persone che mi abbia menzionato quel disco.

Bono: Quel disco ha quel feeling.

Dylan: E' un grande disco, si adatta quasi a tutti.

Bono: Il suono di quel disco mi fa sentire come se fossi nella stessa stanza insieme agli altri musicisti. Non ho la sensazione che i musicisti siano da un'altra parte. Alcuni dei nostri dischi, invece, li sento in questa maniera perchè c'è quel certo sound tipo cinema, non così blando come quel suono in FM, ma un sound molto "ampio". Ora noi stiamo cercando di concentrarci di più su un sound che abbia un senso di intimità... (dopo una pausa) Non ho mai intervistato qualcuno prima. Odio essere intervistato.

Morrison: Stai facendo un buon lavoro!

Bono: Davvero? Bene! (a Dylan) Quali dischi ascolti?

Dylan: Quali dischi ascolto? Nuovi dischi, intendi? Non saprei, ascolto solo quelli vecchi in effetti. Robert Johnson. Ascolto ancora quei dischi che ascoltavo quando ero un ragazzo - e che mi hanno davvero cambiato la vita. E ancora oggi mi cambiano la vita. Ancora oggi reggono il confronto, sai. The Louvain Brothers, Hank Williams, Muddy Waters, Howlin' Wolf, Charlie Patton, mi è sempre piaciuto ascoltarlo.

Bono: Ho appena comprato l'autobiografia di Woody Guthrie, 'Bound For Glory'. Mi ha cambiato. Quando uno che viene da questo paese, l'Irlanda, va negli Stati Uniti, è molto più che un altro continente...

Morrison: E' un vero e proprio trauma.

Bono: Già, per chi viene dalla travagliata Irlanda è un vero shock! Sto cominciando a fare conoscenza con la musica e la letteratura Americana. Ti vedi ancora con Allen Ginsberg, Bob?

Dylan: Di tanto in tanto incontro Allen, sì, ora è tornato anche Gregory Corso, sta tenendo alcuni reading, penso che abbia appena pubblicato un nuovo libro.

Bono: Ho appena letto questo libro, 'Howl'.

Dylan: Oh, quello è davvero potente. Quello è un altro libro che mi ha cambiato. 'Howl', 'On the Road', 'Dharma Bums'.

Morrison: (a Bono) Hai letto 'On the Road'?

Bono: Ho appena iniziato a leggerlo. Tu fai riferimento in una delle tue canzoni a John Donne, 'Rave On John Donne'. Hai letto le sue poesie?

Morrison: Le leggevo in continuazione.

Dylan: (a Bono) Hai sentito le canzoni di Brendan Behan?

Bono: Certo.

Dylan: 'Royal Canal', conosci 'Royal Canal'?

Morrison: L'ha scritta suo fratello. Si chiamar Dominic.

Dylan: Oh, Dominic ha scritto 'Royal Canal'?

Bono: Sai che il figlio  di Brendan vive nei pressi di Dublino...? E' un bel tipo, credo.

Dylan: Conosco le parole di 'Royal Canal'. Una volta la cantavo di continuo.

Bono: Come fa?

Dylan: (cantando) 'The hungry feeling came over me stealing, as the mice were squalling in my prison cell'.

Bono: Sì è questa, già!

Dylan: (continuando a cantare) 'That old triangle went jingle jangle, all along the banks of the Royal Canal'.

Bono: Esatto, quando l'hai letta la prima volta?

Dylan: (ignora la domanda e continua a cantare presissimo) 'In the female prison there's seventy women. It's all over there that I want to dwell. And that old triangle goes jingle jangle, all along the banks of the Royal Canal'.

Bono: Sei mai stato al Royal Canal?

Dylan: No, però cantavo quella canzone. Tutte le notti.

Bono: La nostra musica - come dicevo prima - non ha quelle radici.

Morrison: Già, c'è stata una sorta di interruzione nel tramandare la musica di un tempo. L'ho notato quando sono andato a vedere Thin Lizzy anni fa, la prima sera a Los Angeles, e mi accorsi che nella musica c'era un taglio netto tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta.

Bono: Mi piacerebbe saperne di più sulla musica delle radici. Sono affamato di passato.

Morrison: Dovresti ascoltare un po' di quel materiale.

Bono: Lo farò. Sto ascoltando della musica gospel, sai, come the Swan Silvertones, e cose del genere.

Dylan: Che però è roba statunitense.

Morrison: Roba statunitense, ma dovresti ascoltare roba Inglese, sai, come il vecchio materiale di gruppi come gli Yardbirds.

Bono: Sì, ho preso dei loro nastri di recente, davvero buoni.

Dylan: Però devi ascoltare the McPeakes. La prossima generazione potrebbe non avere questa possibilità. Chissà? Odio pensarci. Ascolta, dobbiamo prepararci per suonare. Ti trattieni per lo show?

Bono: Certo, in realtà sono qui per quello.

Dylan: Per registrarlo, HA!

Intervista condotta da Bono allo Slane Castle di Dublino, Irlanda, prima del concerto di Dylan. Sia Bono che Van Morrison furono ospiti dello show. Van Morrison eseguì It's All Over Now, Baby Blue e Bono accompagnò Dylan in Blowin' In The Wind.


traduzione di Michele Murino


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