WONDER BOYS

Le Recensioni







Da Post-Gazette:

Molte colonne sonore in questi giorni mettono in vetrina i più hot tra i film recenti, con nessun'altra ragione se non essere uno strumento di marketing.
Il regista Curtis Hanson non si perde in cose inutili.
Egli è andato dritto ai veri "Ragazzi meraviglia" del pop: Bob Dylan, Neil Young, John Lennon e Van Morrison - ognuno di essi è una tale leggenda che è veramente raro trovarli tutti insieme in unico disco.
Considerata tutta la musica che ha prodotto, Bob Dylan è stato un outsider per Hollywood.
Forse, come nel caso dei Grammy, finalmente si stanno accorgendo di lui.
Sì, è vero che la sua musica è stata utilizzata per il film "The Hurricane" ma Hanson dice il vero quando sottolinea che Dylan non ha recitato un grande ruolo in una colonna sonora sin dati tempi di "Pat Garrett and Billy the Kid" nel lontano 1973.
Bob Dylan ha visionato una copia di lavorazione del film "Wonder Boys" ed ha ricompensato Hanson con "Things have changed", una nuova canzone che ha un tono quasi surreale fin dall'inizio.
Sembra cantata nello stile spigoloso di Time out of mind ma è più di una vaga corsa acustica lungo la "Highway 61".
"Things have changed" mescola paranoia millenaristica ("ho camminato per 40 miglia sulla cattiva strada/Se le Bibbia ha ragione il mondo esploderà") con la reazione non sense del cantante a tempi disperati ("Sento che mi innamorerò della prima donna che incontro/la metterò in una carriola e me la porterò per la strada").
Dylan potrebbe parlare per Tripp, il protagonista del film, quando canta il ritornello " La gente è pazza ed i tempi sono strani/Sono legato stretto, sono fuori portata/Ero solito preoccuparmi, ma le cose sono...cambiate."
Hanson ha potenziato la trama del film con altre tre incredibili gemme di Dylan: "Shooting Star", "Not Dark Yet" e "Buckets of Rain."
Anche se il film non dovesse riscuotere il successo che invece merita almeno avrà generato un disco riflessivo che dà a Bob Dylan quello che gli è dovuto.


Da Canzoni e riflessi
di Enrico Sisti

Dylan scriveva quelle che oggi potremmo definire canzoni dal pensiero lungo.
Le maturava lentamente e molte volte le cantava di getto buttandole in faccia alla gente, strascinando le parole come si fa con le preghiere, tanto quello che conta è il rituale, non l'emissione. Conta "sentire" non farsi sentire (dagli altri).
Oggi completamente rigenerato Dylan torna a cantare la sua generazione osservandola però a giochi fatti, a vita vissuta: "Things have changed", inedito della colonna sonora di "Wonder Boys" di Curtis Hanson, è una canzone dal pensiero lungo.
Scortica la pelle dei meno giovani. Allerta i giovani. E commuove...

Artisti vari
Wonder boys/
Columbia

Lo scrittore col blocco dello scrittore (Michael Douglas in questo film di Curtis Hanson) non obbliga un musicista come Bob Dylan a cadere anche lui vittima del blocco del musicista.
Tanto è vero che l'inedito "Things have changed" (il primo segnale da "Time out of mind") è un capolavoro di intensità e nel contempo di leggerezza.
Come forse solo Bob Dylan, tra gli storici, sa ancora fare.
Come forse solo Dylan sa trasmettere alle nuove generazioni.
Intorno a questa meraviglia, altri brani dylaniani (Shooting star, Buckets of rain e la sublime Not Dark Yet che starebbe bene ovunque) e tanto lucido passato della grande tradizione autorale americana: Buffalo Springfield, Tom Rush, Neil Young, Tim Hardin, John Lennon, Van Morrison, Leonard Cohen e la travolgente Slip away di Clarence Carter.
Numeri unici con i quali è impossibile perdere anche uno sola mano nella roulette delle evocazioni cinematografiche.
Spettacolare la sintonia con il tema del film.
Enrico Sisti
 



MAGGIE'S FARM

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