EPISTOLARIO ZERO
DI GIULIO CASALE

BOB
DYLAN
Lettera al Maestro al ritorno dal suo concerto

tratto da "Rockstar"

EGREGIO MR. ZIMMERMAN,
anche quest'anno sono venuto al suo concerto e, come sempre,
c'è stato più spavento che condivisione, più sorpresa che celebrazione. Una folla che non si vedeva da decenni si è ritrovata a chiedersi quali fossero i titoli di quei blues trascinanti, sono suoi o sono cover? Il tocco da maestro era quel suo stare defilato, tutto a sinistra, su un pianino elettrico quasi impercettibile, lasciando la posizione e lo strumento, la chitarra del leader: il centro esatto del palco. Mai sottovalutare certe scelte, mai. E tutto scorreva fluido, senza intoppi nè eccessi, chè non ha bisogno di virtuosismi Lei, egregio proprio nell'etimo, fuori dal gregge, dal coro, dalle scuole, dalle correnti. La Sua storia mi è sempre parsa simbolica: alla testa di un movimento mondiale, si è ritrovato a soffrirne fino alla malattia, al gesto di Newport, la svolta, quelle lacrime, sapere di essere avanti a tutti e volere ancora l'abbraccio antico, confermativo di Woody Guthrie, del blues, della politica dei diritti civili, e poi reagire, ogni volta spiazzando, anticipando e tornando alle origini solo a patto che non fosse lecito aspettarsi la deviazione. Dischi veloci e frettolosi, alternati a lavori  sorretti da un'ispirazione così feconda e duratura da far gridare ancora al miracolo (posso ridirle Blood on the tracks!), fino alla svolta mistica, c'è chi si converte in punto di morte chi ha la lucidità di farlo prima, fino a Infidels, "Jokerman", fino a Oh Mercy con Lanois, forse la perla più splendente dell'intera discografia, ma come si fa a valutarla dopo quarantadue anni di carriera e l'elenco di titoli, partecipazioni, colonne sonore? "Things have changed", premio Oscar, le cose sono cambiate, già, ma il simbolo è proprio questo suo eterno spostarsi, non farsi trovare, addirittura non farsi riconoscere, è Pasolini, qui, che mi sovviene, continuare ad aprire porte ulteriori, non importa se già attraversate da altri, ciò che conta è ritrovare ogni volta un'ingenuità che perdiamo appena possiamo gestire, valutare il nostro stesso gesto, ciò che conta forse è non smettere questa ricerca, che naturalmente è innanzi tutto interiore, o non sarà affatto. Lei è questo percorso. Lei è questa metafora, e sarà sempre meraviglia, per me. Io i pezzi li riconoscevo l'altra sera, ma non mi bastava, mi vorrà perdonare? Anch'io caddi nella frenesia liturgica e retorica dell'evento spettacolo? Anch'io fui spiazzato nel non poter celebrare il brano di successo? Può darsi, perchè no. Ma può darsi anche che avvertissi la carica ancora rivoluzionaria di una grande canzone, sussurrata e trasognata, in punta di voce e di chitarra, magari prima anche in punta di penna, da cantare davanti a tanti disposti a quell'ascolto, a quella rivelazione implicita, sempre in procinto di inverarsi, proprio grazie alla musica. Quella canzone, io, non l'ho sentita, e ammetto i miei limiti, Maestro, ma proprio non c'era, e ne avevamo bisogno mi creda. Ciò naturalmente non mi impedirà di mandarLe i miei più sinceri omaggi. Anzi, torni presto a trovarci!
MI CREDA, SUO, G.





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