intervista
BOBBY SOLO
a cura di Michele Murino

Maggie's Farm: Allora, Roberto, grazie innanzi tutto per la disponibiltà a concederci questa intervista "dylaniana" (e non solo)... Partiamo con la notizia più attuale: sappiamo che uno dei tuoi prossimi progetti riguarderà proprio il mentore del nostro sito, Bob Dylan, con un album in cui dovrebbero essere contenuti molti brani del cantautore americano da te rivisitati ed interpretati... Ce ne puoi parlare nel dettaglio? Come nasce questo progetto? Sappiamo che potrebbero essere coinvolti anche altri artisti italiani...
Bobby Solo: Sì, è esatto... L'idea è questa... Io tenterò di coinvolgere artisti che fanno parte della scuderia del mio impresario... Lui cura gli interessi di alcuni artisti come Maurizio Vandelli e Le Orme, bravissimi tra l'altro... Aldo Tagliapietra... A me piacerebbe molto collaborare con questi altri artisti perchè credo molto nella miscela di varie personalità... Però va detto che in genere gli artisti hanno ognuno le proprie idee, idee che io naturalmente rispetto... Quindi potrebbe anche essere che alla fine non potrò coinvolgere nessuno se non me stesso in questa operazione... In fondo mi chiamo Solo e "solo" può darsi che dovrò restare, per cantare questi brani... Ma, a parte questo gioco di parole, non vedo comunque nulla di male nel fare questo album anche interamente da solo, perchè credo di avere assorbito bene la musica di Bob Dylan e cerco di metterci del mio meglio nel tentativo di interpretare le sue canzoni con il massimo del calore ed il massimo dell'intensità...
MF: Ci puoi anticipare quali brani di Dylan saranno inclusi nel disco?
Alcuni tra i brani più famosi...
Sicuramente riprenderò un brano popolarissimo come "Blowin' in the
wind"... Perchè ovviamente questi dischi, realizzati per una etichetta
piccolina, si rivolgono ad un pubblico non di espertissimi come possono
essere le persone che frequentano Maggie's Farm... Sono invece dischi che
si rivolgono a tutti e dunque devono contenere brani più immediati
e conosciuti...
Io sono del parere che, anche se
gioco forza la musica buona, come quella di Dylan, a volte diventa patrimonio
di una cerchia ristretta, una sorta di elite, credo che questo non avvenga
perchè la gente non sia in grado di apprezzare le cose belle ma
perchè a volte il sistema discografico preferisce vendere qualcosa
di meno consistente, di meno impegnativo, cioè roba un po' più
facile... Quella che gli americani chiamerebbero "musica bubble gum", musica
senza grandi contenuti, nè musicali nè interpretativi, nè
a livello di testi, eccetera...
Io proporrò Dylan ma dovrò
comunque essere al massimo popolare, essendo io un cantante che proviene
dagli anni '60, e non essendo io Pete Seeger o Woody Guthrie o Joan Baez
... Sono un cantante che ha iniziato ispirandosi ad altri, ad Elvis soprattutto...
Attenzione, non imitando, ma ispirandomi... Tutti gli artisti lo fanno...
Così come Dylan si ispirava a Woody Guthrie, così anche Elvis
si ispirava a Dean Martin, si ispirava a tanti altri interpreti, anche
a molti cantanti di blues, nei quali si identificava... Dunque dire
"imitare" è un po' riduttivo... Perchè poi, come dicono a
Napoli "Nisciuno nasce imparato...", e quindi bisogna per forza assorbire
qualcosa da altri.
Vorrei fare un album non "sbrodoloso",
raccogliendo al massimo dieci canzoni, tra le più significative
di Dylan. Tra queste ci sarà sicuramente "Knockin' On Heaven's Door"...
Ci sarà "Blowin' in the wind", che ripeterò in un'altra formula,
meno "homemade" rispetto a quella che ho già interpretato ed inciso
tempo fa, quindi andrò in studio e avrò al massimo un trio
composto da basso acustico, una chitarra elettrica suonata in maniera minimalista,
non virtuosistica, da persone che conosco (musicisti del Nord, di vicino
Verona). Naturalmente io sarò alla chitarra acustica, visto che
la mia ritmica è abbasanza solida. Ci sarà soprattutto la
voce in primo piano, e cercherò di smussare a volte ciò che
Dylan ha reso estremamente efficace con la sua voce graffiante... Siccome
lo ha già fatto lui, e siccome le melodie di Dylan sono sempre melodie
che meritano, io cercherò di ammorbidirle con il mio stile, anche
per non fare una brutta copia tentando di imitare qualcosa di inimitabile.
Perchè voci come quelle di Willie Nelson, Tom Waits e Bob Dylan
sono voci estremamente particolari. Si può piuttosto tentare di
imitare Dean Martin o Frank Sinatra, o i vari crooner, ma non uno come
Dylan...

Io vivevo in un mio mondo fatato,
perchè ero giovane ed ero completamente imbevuto di Elvis... Ma
venni colpito tantissimo dal primo album di Dylan, o per meglio dire dal
primo album di Dylan che mi capitò di ascoltare... Alla Casa discografica
Ricordi, dopo il successo del mio brano "Una lacrima sul viso", successe
che presero la distribuzione dei dischi delle etichette musicali americane
Columbia e Cbs... In seguito presero poi varie collane di altre etichette
e decisero di cedere alla Sugar Music (cioè al suocero di Caterina
Caselli) la distribuzione dei dischi Columbia e Cbs e ricordo che avevano
nelle cantine della Ricordi, in via Berchet a Milano, 400 dischi in vinile
assolutamente meravigliosi, praticamente tutto il catalogo più importante
di musica country, di musica da ballo, i cori di Norman Luboff che sono
cori che si ispirano all'Irlanda e le canzoni di una cantante, Teresa Brewer,
una cantante irlandese dolcissima e altre cantanti di country. In più
c'era tutto il catalogo di musica rock del momento e ovviamente c'erano
anche i dischi di Bob Dylan. In particolare ricordo l'album "The Freewheelin'
Bob Dylan" che vidi proprio lì per la prima volta... E mi colpì
questo giovane Dylan con questa ragazza sotto braccio, che in seguito scoprii
essere la sua fidanzata Suze Rotolo, camminare sulla neve a New York...
Quella neve che io conosco bene perchè ho cantato per i nostri amici
italiani a New York moltissime volte... Ci sono stato 22 volte e conosco
bene quelle strade del Greenwich Village, quel freddo tremendo, quel vapore
per sciogliere il ghiaccio della strada e che viene dalle sotterranee delle
metropolitane... Dunque per me quella foto sulla copertina di "Freewheelin'"
fu emblematica... L'immagine di questo ragazzo giovane che è arrivato
da poco a New York in cerca di gloria... Perchè New York, Memphis
e Nashville erano poi le tappe dove si poteva tentare di fare musica in
America e avere successo, come da noi potevano essere Torino, Milano o
Roma...
La prima cosa che mi colpì
fu dunque l'immagine, ho ancora tutto ben presente nella memoria, il suo
abbigliamento, le scarpe, la giacchetta striminzita... Poi io che ero imbevuto
di Elvis, che ero tutto un... (canta imitando
Elvis) "...Are you lonesome tonight...", quando
ho sentito (canta alla Dylan)
"How many roads must a man walk down..." sono stato immediatamente colpito
perchè, pur essendo stato innamorato di Elvis fin da quando avevo
tredici anni, non ho mai avuto "razzismo", nè nei confronti degli
esseri umani nè in campo musicale... Sono sempre stato aperto a
tutto... Mi piaceva Renato Carosone, la musica napoletana, le canzoni
siciliane di Rosa Balistreri, sono aperto alle canzoni di Gilbert Becaud,
alle canzoni di Charles Aznavour... Ho un'orientazione a 420 gradi... Mi
piace anche il duo di Piadena quando fanno questo country italiano (canta
"Com'è bella l'uva focarina..."). Mi
piace tutto quando è fatto col cuore, e quando è fatto con
tanta intensità. Dylan mi ha colpito immediatamente e l'ho iniziato
a seguire... Mi ha colpito "Highway 61 Revisited" e mi son piaciuti da
morire quei pezzi imbevuti di blues che sono su quel disco, e poi mi è
piaciuto da impazzire "Nashville Skyline", perchè son sempre stato
un grande appassionato di country, e mi è piaciuto moltissimo quel
duetto con Johnny Cash, "Girl from the north country", di cui ho poi avuto
la fortuna di vedere il filmato e vedere questa gravità del viso
di Johnny Cash che è emblematica, con un Dylan giovane e anche un
po' - penso - intimidito dalla mole di questo omone che cantava con questo
vocione... (canta alla maniera di Cash)
"If you're travelin' in the noooooorth country faaaair..." E da allora,
pian piano, sono entrato nel mondo di Dylan e tutto quello che Dylan ha
fatto negli anni l'ho ripescato... Oddio, proprio tutto tutto no anche
perchè io, dopo aver amato solo Elvis, alla fine ho cominciato
ad ascoltare di tutto, dal funky al rhythm and blues, dal jazz all'hard-rock...
Non mi sono più - non dico fossilizzato - ma non mi sono più
specializzato in un genere solo, perchè la musica per me è
una dieta per lo spirito e mangiare un solo tipo di cibi credo mi faccia
male. Mi piace nutrirmi di vari cibi musicali...
MF: Hai mai conosciuto Dylan, o lo hai mai visto dal vivo?
L'ho visto a Spokane, Washington...
Eravamo io e il mio impresario Mario Mastronardi ed è stato bellissimo...
C'erano 25.000 persone... Mi hanno detto di mollare la cinepresa che avevo
con me, perchè Bob non vuole assolutamente essere filmato... Era
11 anni fa... Abbiamo dovuto depositare le nostre macchine fotografiche
e tutto il resto...
Il luogo del concerto era qualcosa
come un campus universitario... Quello che era davvero bello era questa
incredibile varietà di pubblico... C'erano uomini di 50 anni con
i capelli lunghi, grigi grigi e con la mole alquanto appesantita, su delle
enormi Harley-Davidson, delle Norton, delle Triumph, con gli stivaloni,
i tatuaggi e le canottiere... C'erano poi donne di 50 anni tra cui anche
molte - poverette - su delle sedie a rotelle... Poi c'erano delle ragazzine
di 13 anni vestite come ai tempi del "Flower Power" con delle sottovestine
tutte trasparenti e i piedini nudi e che ballavano con delle ghirlande
di fiori intrecciate tra i capelli e davano davvero l'idea degli anni '70,
dei "figli dei fiori", e poi tutto il resto del pubblico, giovanotti sui
20/30 anni... Ma quello che era bello, era vedere una schiera di 50 motociclette
enormi sul modello di quelle alla Marlon Brando con questi omoni reduci
del '68 con lunghi capelli grigi, basettoni bianchi, baffoni bianchi e
occhialoni ray-ban, e tutta questa eterogeneità di persone creava
una magia... Durante il concerto la voce non la sentii benissimo perchè
l'impianto non era dei migliori...
Ricordo che c'erano tre chitarre
Martin, una steel guitar, c'era una Telecaster giallina, la ricordo ancora...
Il batterista faceva una miriade di "fills" ma mi piaceva, anche se in
genere ho sempre amato i batteristi che portano il tempo... Ricordo che
feci fatica a riconoscere "Knockin' on heaven's door"... Riuscii a riconoscerla
solo quando Dylan cantò il ritornello... Va detto che l'impianto
non era potentissimo, non era un impianto alla U2... A parte il fatto che
anche quando ho visto gli U2 a Roma all'Olimpico ho sentito solo il basso
e la cassa perchè purtroppo i gusti della musica rock sono tali
per cui ti fanno sentire solo queste mazzate, "tu-tum" "tu-tum"... Io invece
preferisco ascoltare soprattutto la voce... Però la magia mi arrivava
e si creò come una sorta di area ipnotica intorno a queste venticinquemila
persone davanti a Dylan...
MF: Bruce Springsteen una volta disse: "Elvis ci ha liberato il corpo, Bob Dylan ci ha liberato la mente"... Cosa ne pensi di questa frase?
Penso che abbia detto una cosa giustissima,
e la condivido in pieno.
Tra l'altro Bruce Springsteen ha
preso l'impatto a volte anche sensuale di Elvis ma ha preso anche la dialettica
vocale di un Dylan per arrivare sì a un messaggio sensuale del corpo,
anche con questo look con le braccia nude, la camicia arrotolata, il petto
sudato, questo look alquanto sexy, però con dei contenuti di testi
e con un fraseggio in cui si sente altissima l'ombra di Dylan...

No. Francamente ricordo appunto
"Dont' think twice it's all right" e ricordo "Blowin' in the wind"...
La personalità di Elvis
è stata davvero intensa... Quel suo stile che si è costruito
negli anni, evolvendosi... Perchè poi Elvis dal '56 con la Sun Records
fino ad arrivare ad "Aloha from Hawaii" è stato molto camaleontico,
nel senso buono del termine... Nel senso che invece di rimanere ancorato
a uno stile e basta ha dato prova di spaziare in vari campi... Anche le
canzoncine di quei filmetti erano comunque di ottima qualità nell'ambito
delle canzoni da crooner... Però non mi sembra (e non vorrei qui
offendere gli appassionati di Elvis) che Elvis abbia reso molta giustizia
alle canzoni di Dylan... Io sono un grande fan di Elvis ma non posso essere
ipocrita...

Mi sconvolge il fatto che le stesse
reazioni che ha provato Dylan le ho provate io.
Ricordo che ero andato a cantare
a Monte Flavio, ed ero nella villa di un negoziante di strumenti musicali
di Roma che si chiama Cherubini... Ero nella sua villa perchè avevo
finito lo spettacolo ed ero andato a cambiarmi... Ricordo che era mezzanotte...
Andai a riprendermi il mio amplificatore twin sul palco e vennero da me
dei giovani che erano appena usciti da una discoteca e mi dissero che Elvis
era morto. Io pensai che mi prendessero in giro. Così salii sulla
mia auto e cominciai a viaggiare per le strade di Roma... Mi sintonizzai
su Radio Luxembourg, che allora era una radio culto e trasmetteva il meglio
della musica inglese e americana. Ora, io sapevo che all'una e mezza di
notte, l'ora in cui stavo viaggiando, non c'era pop ma solo rock e hard-rock
e invece all'improvviso sento "It's now or never" (la versione di Elvis
di "O' Sole Mio"). Io sapevo che a quell'ora non l'avrebbero mai passata
su Radio Luxembourg. Allora cominciai ad avere dei dubbi... Passarono dieci
minuti e mandarono in onda "That's all right, mama"...
"Allora c'è qualcosa di
vero...", dissi tra me con terrore ripensando alle parole di quei ragazzi...
Infatti al terzo pezzo, Kid Jensen,
leggendario dj di Radio Luxembourg, disse: "The King is dead"... Cominciai
a piangere... Ero già arrivato sul raccordo anulare (abitavo a Casalpalocco
vicino Ostia)...
Piangevo a dirotto e mi sintonizzai
tra le lacrime su Europe Number One (avevo una radio molto buona che riceveva
anche le stazioni su onde lunghe) e sentii di nuovo, questa volta in francese,
"Le Roi du Rock'n'roll est mort"...
Arrivai alla rotonda che dalla
Cristoforo Colombo si ferma e c'è il lungo mare di Ostia, mi fermai
e davanti al mare continuai a piangere per tutta la notte ascoltando musica
fino alle sette del mattino.
All'alba, al primo spuntare del
sole, mi decisi a ritornare a casa e non ho parlato con nessuno - non per
una settimana come Dylan - ma per due o tre giorni come se avessi perso
uno dei miei genitori...

Sì, è giustissimo,
e devo dire che questo dimostra che mi piacevano molto quel tipo di canzoni...
In quell'album in cui c'era "Farewell Angelina", e che si chiamava "Bobby
Folk", oltre a quel brano di Dylan c'erano anche dei pezzi di Simon &
Garfunkel, "Scarborough Fair" e "Mrs. Robinson"...
"Farewell Angelina" per me era
(ed è) un capolavoro... E poi cosa dire del velluto della voce di
Joan Baez...? Devo anche ringraziare il fratello di Little Tony, Enrico
Ciacci, che suonò su quel brano, perchè in quell'epoca di
gente che potesse suonare con quel tipo di arpeggio country-folk non ce
n'era tanta a Roma, e forse in Italia. Quindi ringrazio Enrico Ciacci che
ha creato davvero un tappeto di chitarra bellissimo in quella versione
(e ne approfitto per ringraziare anche la radio Città Futura, una
radio un po' alternativa di Roma, che proprio dieci giorni fa mi ha telefonato
alle 12.30 passando quel brano e parlandone molto bene).

E' vero... Devo dire che l'unica
cosa che non ho suonato io è la batteria, che è una batteria
elettronica... Il basso l'ho suonato io, la chitarra acustica e la chitarra
elettrica le ho suonate io, la voce è ovviamente mia, così
come le doppie voci su un brano. E' un album che ho realizzato con tutto
il cuore, un album un po' sofferto perchè il discografico della
Azzurra non mi ha dato più di due giorni... Quindi si chiama "Homemade"
perchè è come se fosse stato fatto in casa. Anzi forse sarebbe
stato fatto con meno angoscia se l'avessi fatto davvero in casa, perchè
a casa mia ho un'attrezzatura a 24 tracce hard disk drive e forse avrei
potuto farlo davvero lì con maggior relax. Ma forse lo stimolo di
doverlo realizzare in 48 ore si è rivelata una cosa positiva.
Avevo con me questo fonico, e quando
cantavo gli chiedevo dei pareri, perchè in studio c'eravamo solo
io e lui... E ad un certo punto mi ha detto una cosa che mi ha fatto molto
piacere, forse esagerata, non so, quando ha sentito "Girl from the north
country": "E' pura magia!", ha detto. Io non so se sia così, comunque
ci ho messo tutto il mio cuore.
MF: Per quel che mi riguarda lo confermo. In questo disco ci sono alcune perle davvero luminose (ti faccio personalmente i complimenti soprattutto per una stratosferica versione di "Daddy Sang Bass") e sono presenti tre brani di Dylan: "It ain't me babe", "Blowin' in the wind" e appunto "Girl from the north country" che hai appena citato. In particolare la tua versione di "Blowin' in the wind" mi ha dato i brividi e personalmente la trovo estremamente efficace e suggestiva... Cosa hai provato a cimentarti con questo classico, forse il brano più celebre di Dylan...? Cosa rappresenta per te questo pezzo che negli anni '60 (ma ancora oggi), fu un vero e proprio inno?
Innanzi tutto grazie per quello
che mi dici, a proposito di queste sensazioni così belle... Per
me è davvero un onore. Quando io provo la stessa cosa, quando sento
degli interpreti, è un piacere provare dei brividi di piacere fisico
e spirituale, ascoltando della buona musica.
Oggi dobbiamo nutrirci di musica,
di buona musica, musica che ci arricchisce, perchè il panorama esterno,
la società, è un po' angosciante. Per quanto riguarda "Blowin'
in the wind", devo dire che anche se la cantassi in altri dieci album mi
darebbe sempre dei brividi come quelli che ho provato ogni volta che l'ho
cantata... Forse è per questo che ti ha trasmesso qualcosa di forte,
perchè io provo gli stessi brividi nel cantarla. Ci sono delle canzoni,
spaziando in ogni ambito musicale, come ad esempio "My Way", oppure "September
Morn", o ancora "O' sole mio" e "Silent night". O "La paloma"... Ci sono
alcune canzoni, una manciata di brani, che si possono contare sulle dita
di due mani e che sono spaventosamente forti perchè sono essenziali.
Perchè poi la musica è enormemente complessa, nel ritmo,
nei disegni, nei fraseggi, nelle armonie e nelle melodie, però certe
cose sono tremendamente minimaliste, tremendamente semplici, ma in quella
semplicità sono qualcosa di grandioso. E "Blowin' in the wind" è
per me una di queste canzoni... Anche solo per quanto riguarda la musica...
Se poi uno analizza anche le parole allora diventa un monumento...
MF: Dunque possiamo dire che anche voi cantanti più "leggeri" che magari proponevate brani un po' più facili e "scanzonati" negli anni Sessanta, in realtà un autore come Dylan lo ascoltavate, lo assimilavate...
Certamente sì. Le cose più
emblematiche che ci potevano colpire erano Elvis Presley, Bob Dylan, i
Rolling Stones, i Beatles. Invece, e qui voglio dare una piccola giustificazione
che riguarda me e alcuni miei colleghi, per quanto riguarda i brani più
"scanzonati" e un po' stupidi erano spesso imposti dalle case discografiche.
Noi avevamo 25 anni e all'epoca non avevamo la possibilità come
oggi un Vasco Rossi o un Ligabue che vendono milioni di copie, di dettare
legge. Per cui ci dicevano "Canta questa canzone!", e la dovevi cantare,
se no ti rescindevano il contratto...
Ancora oggi non è che io
possa cantare un brano di Dylan dal vivo perchè devo - anche su
richiesta del mio impresario - attenermi al mio repertorio. Spesso chi
organizza le serate vuole che Bobby Solo rappresenti se stesso e quindi
non vada fuori dal seminato. A volte io ci vado comunque. Ma ritengo che,
a parte persone come voi che siete degli esperti e che avete capito l'essenza
di Dylan, un pubblico eterogeneo e non "specializzato", non capendo il
significato delle parole (perchè le melodie di Dylan sono sicuramente
nobili ma il contenuto è secondo me di gran lunga più potente)
non potrebbero di conseguenza apprezzare brani di un certo tipo. Invece
molti cantanti come Francesco De Gregori, Roberto Vecchioni o Francesco
Guccini, hanno preso sicuramente qualcosa da Dylan, da Hank Williams, qualcosa
dal country e qualcos'altro dal folk, però ci hanno messo delle
parole italiane e che dunque sono comprensibili al 99 per cento di una
popolazione.
MF: Tu sei stato, tra le altre cose, uno degli artisti che portarono in Italia quel sound "hippy" californiano, con un brano come "San Francisco" che era una cover di un brano di Scott McKenzie. Come ricordi quell'esperienza e quel periodo della cosiddetta "Summer of love" del 1967?
Ricordo che ricevetti quella base da Sandro Colombini, che poi ha prodotto Lucio Battisti, il Banco del Mutuo Soccorso, la Premiata Forneria Marconi, Zarrillo, Venditti ed altri... quindi un grande uomo. Io all'epoca naturalmente ero "tutto Elvis" ma mi incuriosì quella base, che tra l'altro non era pensata per un uomo, bensì per una donna. Infatti era stata fatta per Milva, che è un contralto. Io però ci riuscivo ad arrivare grazie al mio falsetto, perchè le caratteristiche di un contralto si avvicinano a quelle di un tenore. Naturalmente, io non essendo un tenore l'ho cantata utilizzando il falsetto... Ricordo che tutte le particolari sonorità di quel brano, le campane, tutti quei suoni quasi etnici, quasi da Hare Krishna, mi facevano immaginare questi cortei di ragazzi vestiti di fiori, o con quei vestiti arancioni come i lama, e - ripeto - non essendo io un "razzista" nè con gli esseri umani nè con la musica, cercai di mettere da parte la mia infatuazione per Elvis e mi calai in quell'atmosfera della "Summer of love"...
MF: Hai interpretato uno dei tuoi più grandi successi, "Se piangi se ridi", al Festival di Sanremo del 1965, in coppia con il celebre gruppo americano "The Minstrels", tra le cui fila militavano Kenny Rogers, Kim Carnes e Barry McGuire. Come ricordi quell'esperienza?
Come un'esperienza davvero magica.
Conoscevo già quegli artisti perchè in quel famoso catalogo
della Columbia di cui parlavo all'inizio, ed in cui scoprii Dylan, c'erano
anche The Minstrels, quindi già conoscevo quei brani da cow-boys,
brani come "Shenandoah", "Red River Valley" e tante ballate americane cantate
da loro, nella famosa "high fidelity", come la chiamavano... Registrazioni
mostruose che facevano in quell'epoca a Los Angeles e a New York. Quando
me li sono visti davanti sono impazzito. Kim Carnes era solo la corista,
non era ancora famosa. Tanto meno Kenny Rogers e Barry McGuire. La sera,
poi, dopo le prove del Festival (in cui mi vennero i brividi ad ascoltare
la mia canzone cantata da 11 persone di quel calibro) ricordo che dopo
cena si andava nei sottoscala dell'Hotel Bordighera, a Bordighera, con
tutti questi incredibili personaggi... Ricordo che c'era un filippino che
suonava il banjo, un musicista altissimo con i capelli a spazzola che suonava
il basso acustico, due chitarre Martin, un cantante che credo avesse un
po' di sangue latino e che cantava un po' alla Julio Iglesias, Kenny Rogers
e tutti gli altri e cantavamo fino alle quattro di mattina tutti i successi
folk di gente come Peter Paul & Mary, i pezzi di Dylan, canzoni tradizionali,
pezzi dei Greenfields, e tante altre... Per me sono dei ricordi bellissimi...
a cura di Michele Murino
(grazie a Walter Dell'Omo per la collaborazione)
BOBBY SOLO Homemade Johnny Cash (Azzurra Music) Tracklist: Big river, I walk the line, I still miss someone, Ring of fire, Understand your man, Jackson, Girl from North Country, Orange blossom special, It ain't me babe, Get rhythm, Just one thing, Without love, Folsom prison blues, Daddy sang bass, Blowin' in the wind ordinabile su amazon.com - clicca qui |
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