MAGGIE'S FARM
sito italiano di Bob Dylan

intervista
BOBBY SOLO

a cura di Michele Murino


Maggie's Farm: Allora, Roberto, grazie innanzi tutto per la disponibiltà a concederci questa intervista "dylaniana" (e non solo)... Partiamo con la notizia più attuale: sappiamo che uno dei tuoi prossimi progetti riguarderà proprio il mentore del nostro sito, Bob Dylan, con un album in cui dovrebbero essere contenuti molti brani del cantautore americano da te rivisitati ed interpretati... Ce ne puoi parlare nel dettaglio? Come nasce questo progetto? Sappiamo che potrebbero essere coinvolti anche altri artisti italiani...

Bobby Solo: Sì, è esatto... L'idea è questa... Io tenterò di coinvolgere artisti che fanno parte della scuderia del mio impresario... Lui cura gli interessi di alcuni artisti come Maurizio Vandelli e Le Orme, bravissimi tra l'altro... Aldo Tagliapietra... A me piacerebbe molto collaborare con questi altri artisti perchè credo molto nella miscela di varie personalità... Però va detto che in genere gli artisti hanno ognuno le proprie idee, idee che io naturalmente rispetto... Quindi potrebbe anche essere che alla fine non potrò coinvolgere nessuno se non me stesso in questa operazione... In fondo mi chiamo Solo e "solo" può darsi che dovrò restare, per cantare questi brani... Ma, a parte questo gioco di parole, non vedo comunque nulla di male nel fare questo album anche interamente da solo, perchè credo di avere assorbito bene la musica di Bob Dylan e cerco di metterci del mio meglio nel tentativo di interpretare le sue canzoni con il massimo del calore ed il massimo dell'intensità...

MF: Ci puoi anticipare quali brani di Dylan saranno inclusi nel disco?

Alcuni tra i brani più famosi... Sicuramente riprenderò un brano popolarissimo come "Blowin' in the wind"... Perchè ovviamente questi dischi, realizzati per una etichetta piccolina, si rivolgono ad un pubblico non di espertissimi come possono essere le persone che frequentano Maggie's Farm... Sono invece dischi che si rivolgono a tutti e dunque devono contenere brani più immediati e conosciuti...
Io sono del parere che, anche se gioco forza la musica buona, come quella di Dylan, a volte diventa patrimonio di una cerchia ristretta, una sorta di elite, credo che questo non avvenga perchè la gente non sia in grado di apprezzare le cose belle ma perchè a volte il sistema discografico preferisce vendere qualcosa di meno consistente, di meno impegnativo, cioè roba un po' più facile... Quella che gli americani chiamerebbero "musica bubble gum", musica senza grandi contenuti, nè musicali nè interpretativi, nè a livello di testi, eccetera...
Io proporrò Dylan ma dovrò comunque essere al massimo popolare, essendo io un cantante che proviene dagli anni '60, e non essendo io Pete Seeger o Woody Guthrie o Joan Baez ... Sono un cantante che ha iniziato ispirandosi ad altri, ad Elvis soprattutto... Attenzione, non imitando, ma ispirandomi... Tutti gli artisti lo fanno... Così come Dylan si ispirava a Woody Guthrie, così anche Elvis si ispirava a Dean Martin, si ispirava a tanti altri interpreti, anche a molti cantanti di blues, nei quali si  identificava... Dunque dire "imitare" è un po' riduttivo... Perchè poi, come dicono a Napoli "Nisciuno nasce imparato...", e quindi bisogna per forza assorbire qualcosa da altri.
Vorrei fare un album non "sbrodoloso", raccogliendo al massimo dieci canzoni, tra le più significative di Dylan. Tra queste ci sarà sicuramente "Knockin' On Heaven's Door"... Ci sarà "Blowin' in the wind", che ripeterò in un'altra formula, meno "homemade" rispetto a quella che ho già interpretato ed inciso tempo fa, quindi andrò in studio e avrò al massimo un trio composto da basso acustico, una chitarra elettrica suonata in maniera minimalista, non virtuosistica, da persone che conosco (musicisti del Nord, di vicino Verona). Naturalmente io sarò alla chitarra acustica, visto che la mia ritmica è abbasanza solida. Ci sarà soprattutto la voce in primo piano, e cercherò di smussare a volte ciò che Dylan ha reso estremamente efficace con la sua voce graffiante... Siccome lo ha già fatto lui, e siccome le melodie di Dylan sono sempre melodie che meritano, io cercherò di ammorbidirle con il mio stile, anche per non fare una brutta copia tentando di imitare qualcosa di inimitabile. Perchè voci come quelle di Willie Nelson, Tom Waits e Bob Dylan sono voci estremamente particolari. Si può piuttosto tentare di imitare Dean Martin o Frank Sinatra, o i vari crooner, ma non uno come Dylan...


MF: Puoi parlarci del tuo rapporto con Bob Dylan? Quando hai conosciuto la sua musica e cosa ti ha colpito di lui?

Io vivevo in un mio mondo fatato, perchè ero giovane ed ero completamente imbevuto di Elvis... Ma venni colpito tantissimo dal primo album di Dylan, o per meglio dire dal primo album di Dylan che mi capitò di ascoltare... Alla Casa discografica Ricordi, dopo il successo del mio brano "Una lacrima sul viso", successe che presero la distribuzione dei dischi delle etichette musicali americane Columbia e Cbs... In seguito presero poi varie collane di altre etichette e decisero di cedere alla Sugar Music (cioè al suocero di Caterina Caselli) la distribuzione dei dischi Columbia e Cbs e ricordo che avevano nelle cantine della Ricordi, in via Berchet a Milano, 400 dischi in vinile assolutamente meravigliosi, praticamente tutto il catalogo più importante di musica country, di musica da ballo, i cori di Norman Luboff che sono cori che si ispirano all'Irlanda e le canzoni di una cantante, Teresa Brewer, una cantante irlandese dolcissima e altre cantanti di country. In più c'era tutto il catalogo di musica rock del momento e ovviamente c'erano anche i dischi di Bob Dylan. In particolare ricordo l'album "The Freewheelin' Bob Dylan" che vidi proprio lì per la prima volta... E mi colpì questo giovane Dylan con questa ragazza sotto braccio, che in seguito scoprii essere la sua fidanzata Suze Rotolo, camminare sulla neve a New York... Quella neve che io conosco bene perchè ho cantato per i nostri amici italiani a New York moltissime volte... Ci sono stato 22 volte e conosco bene quelle strade del Greenwich Village, quel freddo tremendo, quel vapore per sciogliere il ghiaccio della strada e che viene dalle sotterranee delle metropolitane... Dunque per me quella foto sulla copertina di "Freewheelin'" fu emblematica... L'immagine di questo ragazzo giovane che è arrivato da poco a New York in cerca di gloria... Perchè New York, Memphis e Nashville erano poi le tappe dove si poteva tentare di fare musica in America e avere successo, come da noi potevano essere Torino, Milano o Roma...
La prima cosa che mi colpì fu dunque l'immagine, ho ancora tutto ben presente nella memoria, il suo abbigliamento, le scarpe, la giacchetta striminzita... Poi io che ero imbevuto di Elvis, che ero tutto un... (canta imitando Elvis) "...Are you lonesome tonight...", quando ho sentito (canta alla Dylan) "How many roads must a man walk down..." sono stato immediatamente colpito perchè, pur essendo stato innamorato di Elvis fin da quando avevo tredici anni, non ho mai avuto "razzismo", nè nei confronti degli esseri umani nè in campo musicale... Sono sempre stato aperto a tutto... Mi piaceva Renato Carosone, la musica  napoletana, le canzoni siciliane di Rosa Balistreri, sono aperto alle canzoni di Gilbert Becaud, alle canzoni di Charles Aznavour... Ho un'orientazione a 420 gradi... Mi piace anche il duo di Piadena quando fanno questo country italiano (canta "Com'è bella l'uva focarina..."). Mi piace tutto quando è fatto col cuore, e quando è fatto con tanta intensità. Dylan mi ha colpito immediatamente e l'ho iniziato a seguire... Mi ha colpito "Highway 61 Revisited" e mi son piaciuti da morire quei pezzi imbevuti di blues che sono su quel disco, e poi mi è piaciuto da impazzire "Nashville Skyline", perchè son sempre stato un grande appassionato di country, e mi è piaciuto moltissimo quel duetto con Johnny Cash, "Girl from the north country", di cui ho poi avuto la fortuna di vedere il filmato e vedere questa gravità del viso di Johnny Cash che è emblematica, con un Dylan giovane e anche un po' - penso - intimidito dalla mole di questo omone che cantava con questo vocione... (canta alla maniera di Cash) "If you're travelin' in the noooooorth country faaaair..." E da allora, pian piano, sono entrato nel mondo di Dylan e tutto quello che Dylan ha fatto negli anni l'ho ripescato... Oddio, proprio tutto tutto no anche perchè io, dopo aver amato solo Elvis, alla fine  ho cominciato ad ascoltare di tutto, dal funky al rhythm and blues, dal jazz all'hard-rock... Non mi sono più - non dico fossilizzato - ma non mi sono più specializzato in un genere solo, perchè la musica per me è una dieta per lo spirito e mangiare un solo tipo di cibi credo mi faccia male. Mi piace nutrirmi di vari cibi musicali...

MF: Hai mai conosciuto Dylan, o lo hai mai visto dal vivo?

L'ho visto a Spokane, Washington... Eravamo io e il mio impresario Mario Mastronardi ed è stato bellissimo... C'erano 25.000 persone... Mi hanno detto di mollare la cinepresa che avevo con me, perchè Bob non vuole assolutamente essere filmato... Era 11 anni fa... Abbiamo dovuto depositare le nostre macchine fotografiche e tutto il resto...
Il luogo del concerto era qualcosa come un campus universitario... Quello che era davvero bello era questa incredibile varietà di pubblico... C'erano uomini di 50 anni con i capelli lunghi, grigi grigi e con la mole alquanto appesantita, su delle enormi Harley-Davidson, delle Norton, delle Triumph, con gli stivaloni, i tatuaggi e le canottiere... C'erano poi donne di 50 anni tra cui anche molte - poverette - su delle sedie a rotelle... Poi c'erano delle ragazzine di 13 anni vestite come ai tempi del "Flower Power" con delle sottovestine tutte trasparenti e i piedini nudi e che ballavano con delle ghirlande di fiori intrecciate tra i capelli e davano davvero l'idea degli anni '70, dei "figli dei fiori", e poi tutto il resto del pubblico, giovanotti sui 20/30 anni... Ma quello che era bello, era vedere una schiera di 50 motociclette enormi sul modello di quelle alla Marlon Brando con questi omoni reduci del '68 con lunghi capelli grigi, basettoni bianchi, baffoni bianchi e occhialoni ray-ban, e tutta questa eterogeneità di persone creava una magia... Durante il concerto la voce non la sentii benissimo perchè l'impianto non era dei migliori...
Ricordo che c'erano tre chitarre Martin, una steel guitar, c'era una Telecaster giallina, la ricordo ancora... Il batterista faceva una miriade di "fills" ma mi piaceva, anche se in genere ho sempre amato i batteristi che portano il tempo... Ricordo che feci fatica a riconoscere "Knockin' on heaven's door"... Riuscii a riconoscerla solo quando Dylan cantò il ritornello... Va detto che l'impianto non era potentissimo, non era un impianto alla U2... A parte il fatto che anche quando ho visto gli U2 a Roma all'Olimpico ho sentito solo il basso e la cassa perchè purtroppo i gusti della musica rock sono tali per cui ti fanno sentire solo queste mazzate, "tu-tum" "tu-tum"... Io invece preferisco ascoltare soprattutto la voce... Però la magia mi arrivava e si creò come una sorta di area ipnotica intorno a queste venticinquemila persone davanti a Dylan...

MF: Bruce Springsteen una volta disse: "Elvis ci ha liberato il corpo, Bob Dylan ci ha liberato la mente"... Cosa ne pensi di questa frase?

Penso che abbia detto una cosa giustissima, e la condivido in pieno.
Tra l'altro Bruce Springsteen ha preso l'impatto a volte anche sensuale di Elvis ma ha preso anche la dialettica vocale di un Dylan per arrivare sì a un messaggio sensuale del corpo, anche con questo look con le braccia nude, la camicia arrotolata, il petto sudato, questo look alquanto sexy, però con dei contenuti di testi e con un fraseggio in cui si sente altissima l'ombra di Dylan...


MF: Da grande cultore di Elvis quale sei, cosa ne pensi dei brani di Dylan che Presley incise? Tra l'altro a noi risultano quattro canzoni: "Don't think twice it's all right", "Blowin' in the wind", "Tomorrow is a long time" e "I shall be released", alcune delle quali sono dei demo registrati in casa da Elvis... Ne conosci altri?

No. Francamente ricordo appunto "Dont' think twice it's all right" e ricordo "Blowin' in the wind"...
La personalità di Elvis è stata davvero intensa... Quel suo stile che si è costruito negli anni, evolvendosi... Perchè poi Elvis dal '56 con la Sun Records fino ad arrivare ad "Aloha from Hawaii" è stato molto camaleontico, nel senso buono del termine... Nel senso che invece di rimanere ancorato a uno stile e basta ha dato prova di spaziare in vari campi... Anche le canzoncine di quei filmetti erano comunque di ottima qualità nell'ambito delle canzoni da crooner... Però non mi sembra (e non vorrei qui offendere gli appassionati di Elvis) che Elvis abbia reso molta giustizia alle canzoni di Dylan... Io sono un grande fan di Elvis ma non posso essere ipocrita...


MF: L'amore per Elvis ti accomuna a Dylan... In numerose occasioni il cantautore americano ebbe a dichiarare il suo amore per Elvis affermando che se non fosse stato per Presley e per Hank Williams probabilmente non avrebbe mai cominciato a cantare... Inoltre Bob dichiarò che quando venne a sapere della morte di Elvis non parlò a nessuno per una settimana, tanto era sconvolto... Come ricordi quel triste giorno di quel lontano agosto del '77?

Mi sconvolge il fatto che le stesse reazioni che ha provato Dylan le ho provate io.
Ricordo che ero andato a cantare a Monte Flavio, ed ero nella villa di un negoziante di strumenti musicali di Roma che si chiama Cherubini... Ero nella sua villa perchè avevo finito lo spettacolo ed ero andato a cambiarmi... Ricordo che era mezzanotte... Andai a riprendermi il mio amplificatore twin sul palco e vennero da me dei giovani che erano appena usciti da una discoteca e mi dissero che Elvis era morto. Io pensai che mi prendessero in giro. Così salii sulla mia auto e cominciai a viaggiare per le strade di Roma... Mi sintonizzai su Radio Luxembourg, che allora era una radio culto e trasmetteva il meglio della musica inglese e americana. Ora, io sapevo che all'una e mezza di notte, l'ora in cui stavo viaggiando, non c'era pop ma solo rock e hard-rock e invece all'improvviso sento "It's now or never" (la versione di Elvis di "O' Sole Mio"). Io sapevo che a quell'ora non l'avrebbero mai passata su Radio Luxembourg. Allora cominciai ad avere dei dubbi... Passarono dieci minuti e mandarono in onda "That's all right, mama"...
"Allora c'è qualcosa di vero...", dissi tra me con terrore ripensando alle parole di quei ragazzi...
Infatti al terzo pezzo, Kid Jensen, leggendario dj di Radio Luxembourg, disse: "The King is dead"... Cominciai a piangere... Ero già arrivato sul raccordo anulare (abitavo a Casalpalocco vicino Ostia)...
Piangevo a dirotto e mi sintonizzai tra le lacrime su Europe Number One (avevo una radio molto buona che riceveva anche le stazioni su onde lunghe) e sentii di nuovo, questa volta in francese, "Le Roi du Rock'n'roll est mort"...
Arrivai alla rotonda che dalla Cristoforo Colombo si ferma e c'è il lungo mare di Ostia, mi fermai e davanti al mare continuai a piangere per tutta la notte ascoltando musica fino alle sette del mattino.
All'alba, al primo spuntare del sole, mi decisi a ritornare a casa e non ho parlato con nessuno - non per una settimana come Dylan - ma per due o tre giorni come se avessi perso uno dei miei genitori...


MF: All'inizio degli anni '70 - se non andiamo errati - ricordiamo un altro bel brano di Dylan da te interpretato con grande efficacia in italiano, "Farewell Angelina"... Come ricordi quella canzone? L'avevi scoperta grazie alla versione di Joan Baez?

Sì, è giustissimo, e devo dire che questo dimostra che mi piacevano molto quel tipo di canzoni... In quell'album in cui c'era "Farewell Angelina", e che si chiamava "Bobby Folk", oltre a quel brano di Dylan c'erano anche dei pezzi di Simon & Garfunkel, "Scarborough Fair" e "Mrs. Robinson"...
"Farewell Angelina" per me era (ed è) un capolavoro... E poi cosa dire del velluto della voce di Joan Baez...? Devo anche ringraziare il fratello di Little Tony, Enrico Ciacci, che suonò su quel brano, perchè in quell'epoca di gente che potesse suonare con quel tipo di arpeggio country-folk non ce n'era tanta a Roma, e forse in Italia. Quindi ringrazio Enrico Ciacci che ha creato davvero un tappeto di chitarra bellissimo in quella versione (e ne approfitto per ringraziare anche la radio Città Futura, una radio un po' alternativa di Roma, che proprio dieci giorni fa mi ha telefonato alle 12.30 passando quel brano e parlandone molto bene).


MF: Ho ascoltato con grandissimo piacere il tuo recente cd "Homemade Johnny Cash", tributo al grande artista americano recentemente scomparso, un altro dei grandi amori di Dylan... Ci puoi parlare di questo lavoro? Tra l'altro è un disco interamente realizzato da te in ogni sua parte, a quanto ci risulta...

E' vero... Devo dire che l'unica cosa che non ho suonato io è la batteria, che è una batteria elettronica... Il basso l'ho suonato io, la chitarra acustica e la chitarra elettrica le ho suonate io, la voce è ovviamente mia, così come le doppie voci su un brano. E' un album che ho realizzato con tutto il cuore, un album un po' sofferto perchè il discografico della Azzurra non mi ha dato più di due giorni... Quindi si chiama "Homemade" perchè è come se fosse stato fatto in casa. Anzi forse sarebbe stato fatto con meno angoscia se l'avessi fatto davvero in casa, perchè a casa mia ho un'attrezzatura a 24 tracce hard disk drive e forse avrei potuto farlo davvero lì con maggior relax. Ma forse lo stimolo di doverlo realizzare in 48 ore si è rivelata una cosa positiva.
Avevo con me questo fonico, e quando cantavo gli chiedevo dei pareri, perchè in studio c'eravamo solo io e lui... E ad un certo punto mi ha detto una cosa che mi ha fatto molto piacere, forse esagerata, non so, quando ha sentito "Girl from the north country": "E' pura magia!", ha detto. Io non so se sia così, comunque ci ho messo tutto il mio cuore.

MF: Per quel che mi riguarda lo confermo. In questo disco ci sono alcune perle davvero luminose (ti faccio personalmente i complimenti soprattutto per una stratosferica versione di "Daddy Sang Bass") e sono presenti tre brani di Dylan: "It ain't me babe", "Blowin' in the wind" e appunto "Girl from the north country" che hai appena citato. In particolare la tua versione di "Blowin' in the wind" mi ha dato i brividi e personalmente la trovo estremamente efficace e suggestiva... Cosa hai provato a cimentarti con questo classico, forse il brano più celebre di Dylan...? Cosa rappresenta per te questo pezzo che negli anni '60 (ma ancora oggi), fu un vero e proprio inno?

Innanzi tutto grazie per quello che mi dici, a proposito di queste sensazioni così belle... Per me è davvero un onore. Quando io provo la stessa cosa, quando sento degli interpreti, è un piacere provare dei brividi di piacere fisico e spirituale, ascoltando della buona musica.
Oggi dobbiamo nutrirci di musica, di buona musica, musica che ci arricchisce, perchè il panorama esterno, la società, è un po' angosciante. Per quanto riguarda "Blowin' in the wind", devo dire che anche se la cantassi in altri dieci album mi darebbe sempre dei brividi come quelli che ho provato ogni volta che l'ho cantata... Forse è per questo che ti ha trasmesso qualcosa di forte, perchè io provo gli stessi brividi nel cantarla. Ci sono delle canzoni, spaziando in ogni ambito musicale, come ad esempio "My Way", oppure "September Morn", o ancora "O' sole mio" e "Silent night". O "La paloma"... Ci sono alcune canzoni, una manciata di brani, che si possono contare sulle dita di due mani e che sono spaventosamente forti perchè sono essenziali. Perchè poi la musica è enormemente complessa, nel ritmo, nei disegni, nei fraseggi, nelle armonie e nelle melodie, però certe cose sono tremendamente minimaliste, tremendamente semplici, ma in quella semplicità sono qualcosa di grandioso. E "Blowin' in the wind" è per me una di queste canzoni... Anche solo per quanto riguarda la musica... Se poi uno analizza anche le parole allora diventa un monumento...

MF: Dunque possiamo dire che anche voi cantanti più "leggeri" che magari proponevate brani un po' più facili e "scanzonati" negli anni Sessanta, in realtà un autore come Dylan lo ascoltavate, lo assimilavate...

Certamente sì. Le cose più emblematiche che ci potevano colpire erano Elvis Presley, Bob Dylan, i Rolling Stones, i Beatles. Invece, e qui voglio dare una piccola giustificazione che riguarda me e alcuni miei colleghi, per quanto riguarda i brani più "scanzonati" e un po' stupidi erano spesso imposti dalle case discografiche. Noi avevamo 25 anni e all'epoca non avevamo la possibilità come oggi un Vasco Rossi o un Ligabue che vendono milioni di copie, di dettare legge. Per cui ci dicevano "Canta questa canzone!", e la dovevi cantare, se no ti rescindevano il contratto...
Ancora oggi non è che io possa cantare un brano di Dylan dal vivo perchè devo - anche su richiesta del mio impresario - attenermi al mio repertorio. Spesso chi organizza le serate vuole che Bobby Solo rappresenti se stesso e quindi non vada fuori dal seminato. A volte io ci vado comunque. Ma ritengo che, a parte persone come voi che siete degli esperti e che avete capito l'essenza di Dylan, un pubblico eterogeneo e non "specializzato", non capendo il significato delle parole (perchè le melodie di Dylan sono sicuramente nobili ma il contenuto è secondo me di gran lunga più potente) non potrebbero di conseguenza apprezzare brani di un certo tipo. Invece molti cantanti come Francesco De Gregori, Roberto Vecchioni o Francesco Guccini, hanno preso sicuramente qualcosa da Dylan, da Hank Williams, qualcosa dal country e qualcos'altro dal folk, però ci hanno messo delle parole italiane e che dunque sono comprensibili al 99 per cento di una popolazione.

MF: Tu sei stato, tra le altre cose, uno degli artisti che portarono in Italia quel sound "hippy" californiano, con un brano come "San Francisco" che era una cover di un brano di Scott McKenzie. Come ricordi quell'esperienza e quel periodo della cosiddetta "Summer of love" del 1967?

Ricordo che ricevetti quella base da Sandro Colombini, che poi ha prodotto Lucio Battisti, il Banco del Mutuo Soccorso, la Premiata Forneria Marconi, Zarrillo, Venditti ed altri... quindi un grande uomo. Io all'epoca naturalmente ero "tutto Elvis" ma mi incuriosì quella base, che tra l'altro non era pensata per un uomo, bensì per una donna. Infatti era stata fatta per Milva, che è un contralto. Io però ci riuscivo ad arrivare grazie al mio falsetto, perchè le caratteristiche di un contralto si avvicinano a quelle di un tenore. Naturalmente, io non essendo un tenore l'ho cantata utilizzando il falsetto... Ricordo che tutte le particolari sonorità di quel brano, le campane, tutti quei suoni quasi etnici, quasi da Hare Krishna, mi facevano immaginare questi cortei di ragazzi vestiti di fiori, o con quei vestiti arancioni come i lama, e - ripeto - non essendo io un "razzista" nè con gli esseri umani nè con la musica, cercai di mettere da parte la mia infatuazione per Elvis e mi calai in quell'atmosfera della "Summer of love"...

MF: Hai interpretato uno dei tuoi più grandi successi, "Se piangi se ridi", al Festival di Sanremo del 1965, in coppia con il celebre gruppo americano "The Minstrels", tra le cui fila militavano Kenny Rogers, Kim Carnes e Barry McGuire. Come ricordi quell'esperienza?

Come un'esperienza davvero magica. Conoscevo già quegli artisti perchè in quel famoso catalogo della Columbia di cui parlavo all'inizio, ed in cui scoprii Dylan, c'erano anche The Minstrels, quindi già conoscevo quei brani da cow-boys, brani come "Shenandoah", "Red River Valley" e tante ballate americane cantate da loro, nella famosa "high fidelity", come la chiamavano... Registrazioni mostruose che facevano in quell'epoca a Los Angeles e a New York. Quando me li sono visti davanti sono impazzito. Kim Carnes era solo la corista, non era ancora famosa. Tanto meno Kenny Rogers e Barry McGuire. La sera, poi, dopo le prove del Festival (in cui mi vennero i brividi ad ascoltare la mia canzone cantata da 11 persone di quel calibro) ricordo che dopo cena si andava nei sottoscala dell'Hotel Bordighera, a Bordighera, con tutti questi incredibili personaggi... Ricordo che c'era un filippino che suonava il banjo, un musicista altissimo con i capelli a spazzola che suonava il basso acustico, due chitarre Martin, un cantante che credo avesse un po' di sangue latino e che cantava un po' alla Julio Iglesias, Kenny Rogers e tutti gli altri e cantavamo fino alle quattro di mattina tutti i successi folk di gente come Peter Paul & Mary, i pezzi di Dylan, canzoni tradizionali, pezzi dei Greenfields, e tante altre... Per me sono dei ricordi bellissimi...


a cura di Michele Murino
(grazie a Walter Dell'Omo per la collaborazione)
 

BOBBY SOLO
Homemade Johnny Cash
(Azzurra Music)
Tracklist: Big river, I walk the line, I still miss someone, Ring of fire, Understand your man, Jackson, Girl from North Country, Orange blossom special, It ain't me babe, Get rhythm, Just one thing, Without love, Folsom prison blues, Daddy sang bass, Blowin' in the wind 

ordinabile su amazon.com - clicca qui

Il sito ufficiale di Bobby Solo
Clicca qui



Il Re ed il Poeta (Elvis e Bob)
Clicca qui
 


E' UNA PRODUZIONE
TIGHT CONNECTION