In questo spazio di "Maggie's Farm" vogliamo rivolgerci
prevalentemente ai neo-dylaniani, a quei neofiti, cioè, che magari
hanno sempre sentito parlare di Bob Dylan ma non ne hanno mai ascoltato
le canzoni in maniera continuativa e sistematica.
In pratica a chi vorrebbe iniziare a collezionare
le opere di Bob Dylan (o anche solo conoscerle in maniera più approfondita)
ma si perde nel mare magnum della sterminata produzione quarantennale del
poeta di Duluth.
Innanzitutto bisogna tenere presente che la carriera
musicale di Bob Dylan è quanto mai variegata essendo il nostro uomo
passato da un genere all'altro (sia per quanto riguarda la musica che i
testi) mantenendo comunque un livello altissimo di produzione (salvo pochissime
eccezioni).
DAL FOLK AL
FANTASMA DELL'ELETTRICITA'
Un primo periodo dylaniano è quello delle
"protest songs", ovvero delle canzoni di protesta, spesso anche canzoni
politiche o con contenuti politici e sociali che copre il periodo 1961/1964.
E' bene precisare che Dylan in seguito disconoscerà
il termine "protest song" ed affermerà di non scrivere nè
di aver mai scritto canzoni di protesta ed a questo proposito riportiamo
di seguito uno scambio di battute tra un giornalista italiano e Bob nel
corso di una conferenza stampa tenuta prima di una esibizione di Dylan
all'Arena di Verona:
GIORNALISTA: "Joan Baez
ha affermato che in realtà tu non hai mai scritto una sola canzone
politica..."
DYLAN: "Joan ha ragione!"
Comunque sia è difficile credere a Dylan
o a Joan Baez.
La prima produzione dylaniana è indiscutibilmente
ricca di canzoni su temi sociali ed in parte anche politici. Canzoni come
"The lonesome death of Hattie Carroll", ad esempio, nella quale Dylan racconta
la storia realmente accaduta di una cameriera di colore uccisa da un certo
William Zanzinger, ricco rampollo di una potente famiglia con "relazioni
con le alte cariche politiche del Maryland" il quale l'aveva colpita con
un bastone durante un diverbio. Nella canzone, pubblicata sull'album "The
times they are a-changin'", Dylan si scaglia contro l'assassino e con accenti
di sdegno sottolinea l'infamia della sentenza che lo vide condannato a
soli sei mesi di reclusione.
Canzoni come "Only a pawn in their game" nella
quale, rifacendosi ad un altro episodio di cronaca, Dylan racconta dell'omicidio
di Medgar W. Evers, leader nero del movimento per i diritti civili e segretario
dell'Associazione nazionale per il progresso della gente di colore, ucciso,
dice Dylan, da qualcuno che era in realtà solo una pedina nello
sporco gioco dei potenti politicanti degli Stati del Sud.
O come "The ballad of Donald White" in cui Dylan,
nei panni di Donald White, ladro condannato a morte mediante impiccagione,
canta "Se avessi avuto un'educazione che mi desse
un avvio decente avrei potuto essere un dottore o un artista, ma ho usato
le mani per rubare quand'ero ancora un ragazzo (...) Ma ho solo una domanda
da farvi prima che mi uccidano (...) I ragazzi finiti su di una strada
come la mia sono nemici o vittime della vostra società?".
Come si vede, quindi, canzoni che prendevano
una precisa posizione in difesa dei negri (da ricordare ancora "The death
of Emmet Till" ragazzo di colore ucciso dai bianchi per aver rivolto la
parola ad una ragazza bianca) e delle minoranze in genere, dagli hobos,
ai ladri, ai poveri, agli zingari. O ancora canzoni che prendevano in giro
determinate classi sociali o schieramenti politici come nel caso di "Playboys
and Playgirls" o "Talkin' John Birch Paranoid Blues" nella quale Dylan
si faceva beffe di una associazione di destra che vedeva il pericolo comunista
dappertutto ("Ora noi tutti siamo d'accordo con il
punto di vista di Hitler, sebbene abbia ammazzato sei milioni di Ebrei.
Non importa se era un Fascista almeno non si può dire che fosse
un Comunista! (...) Bè, li ho cercati dappertutto questi dannati
comunisti. Mi alzavo la mattina e guardavo sotto il letto, guardavo nel
lavandino, dietro la porta, guardavo nel cruscotto della mia auto ma non
sono riuscito a trovarli...").
O canzoni come "Blowin' in the wind", "Masters
of war", "When the ship comes in", "The times they are a-changin'" e "With
God on our side" che lanciavano messaggi più universali ma pur sempre
legati a tematiche sociali.
I dischi che rientrano in questo primo periodo
sono "The freewheelin' Bob Dylan" e
"The times they are a-changin'".
Da un punto di vista musicale è un periodo
fortemente caratterizzato dai talkin' blues (blues parlati), da motivi
tradizionali rielaborati da Dylan (che spesso utilizzava lo stesso motivo
per più di una canzone), da melodie sostanzialmente folk e blues.
NON SONO IO
QUELLO, BABE!
La canzone che fa da "spartiacque" tra questo
primo periodo di canzoni impegnate ed il successivo è "It ain't
me, babe", pubblicata sull'album "Another side of Bob Dylan".
In questa canzone Dylan, il quale ormai non sopportava
più l'etichetta di cantante di protesta che gli era stata appiccicata
da pubblico e media e che rischiava di bruciarlo come artista relegandolo
per sempre ad un ruolo che lo avrebbe presto fatto dimenticare, gridava
al proprio pubblico "Non sono io quello!" ("It
ain't me", appunto) tirandosi fuori dalla mischia e rinnegando il proprio
ruolo, che altri gli avevano costruito, di difensore dei diritti civili.
In questo secondo periodo che va dal 1964 al
1967 Dylan cambia completamente il modo di scrivere canzoni affrontando
tematiche personali ed introspettive e solo raramente trattando temi sociali.
E' il periodo del Dylan più ermetico che
abbina alla sua musica (diventata nel frattempo elettrica e "psichedelica")
testi al limite dell'incomprensibilità, usando un linguaggio per
iniziati, ricco di metafore, di citazioni poetiche e letterarie, di visioni
poetiche per lo più surreali, di giochi di parole, un linguaggio
che molto doveva anche alla corrente letteraria della cosiddetta "scrittura
automatica" oltre che all'influenza di poeti come Rimbaud.
E' il periodo delle "drug songs" (canzoni scritte
presumibilmente sotto l'effetto di sostanze stupefacenti e che metaforicamente
parlano di droga), altro termine mai accettato da Dylan il quale dichiarò
di non scrivere "drug songs" e di non aver mai composto canzoni sotto l'effetto
di droghe ma piuttosto di essersi servito di queste ultime solo per caricarsi
durante le esibizioni dal vivo.
Le canzoni che maggiormente rappresentano questo
secondo periodo sono "Visions of Johanna", "Mr. Tambourine man", "Subterranean
homesick blues", "Chimes of freedom", "Ballad of a thin man", "Gates of
Eden", "Desolation row", "It's all right ma (I'm only bleeding) ed altre
presenti sugli albums "Bringing it all back home", "Highway 61 revisited",
"Blonde on blonde" ed in parte su "Another side of Bob Dylan".
TUTTI I CAVALLI
STANCHI AL
SOLE...
Chiuso anche questo secondo periodo Dylan ne apre
un altro che generalmente è quello più contestato dalla critica,
un periodo in cui Bob abbandona il modo di scrivere ermetico ed adotta
uno stile più lineare con frasi molto brevi, semplici e sufficientemente
chiare anche se spesso con toni di parabola e riferimenti e citazioni bibliche.
Anche la sua musica cambia ed il nervosismo degli
arrangiamenti elettrici e del suono "mercuriale" degli albums del periodo
65/66 lascia il posto a dolci ballate spesso in stile country.
I temi sono spesso personali con canzoni d'amore
come "Lay lady lay", "I'll be your baby tonight", "Tonight I'll be staying
here with you" e "Peggy Day".
I dischi di questo periodo sono "John Wesley
Harding", "Nashville skyline", "Self portrait", "New morning" ed in parte
anche "The basement tapes".
Dylan cambia anche modo di cantare e la sua stessa
voce si fa differente. I toni rochi degli inizi o quelli arrabbiati ed
acidi degli album elettrici lasciano il posto ad una voce da "crooner",
da cantante confidenziale (quasi alla Johnny Cash o alla Elvis, per intenderci),
molto nasale e profonda ma non per questo meno bella di quella dei primi
album.
SANGUE SUI SENTIERI
Un quarto periodo (a mio avviso il migliore) si
apre con l'album "Planet waves" e prosegue con "Blood on the tracks" e
"Desire".
Dylan abbandona il "miele" del terzo periodo
e passa al "veleno" col quale ridà vigore alla sua musica ed ai
suoi testi scrivendo alcune delle sue migliori canzoni di sempre.
Sono spesso la testimonianza di un uomo ferito,
arrabbiato, reduce tra le altre cose da un'esperienza matrimoniale difficile
che sfocerà di lì a poco nel divorzio dalla moglie Sara Lowndes.
Canzoni come "Idiot wind", "Dirge" ed "Hurricane"
(con la quale Dylan torna all'antico prendendo le difese del pugile nero
Rubin "Hurricane" Carter" ingiustamente accusato di omicidio).
Dylan torna in molti casi alla struttura della
ballata folk modernizzandola.
SALVO!
Con "Street legal" si apre un nuovo periodo dylaniano
che da un punto di vista musicale presenta una repentina sterzata verso
il rythm and blues, il gospel ed il rock (e parzialmente il reggae, all'epoca
di gran moda).
Cori femminili diventano una costante delle canzoni
di questo periodo che presentano anche la novità della presenza
dei fiati.
Ma la principale novità è costituita
dai testi che trattano quasi esclusivamente temi religiosi. E' di questo
periodo, infatti, la conversione di Dylan che, Ebreo di nascita, abbraccia
la fede dei Cristiani Rinati. Le canzoni del Dylan di questo periodo sono
quasi dei sermoni nei quali Bob predica il Verbo minacciando l'Inferno
per i peccatori e prospettando il Paradiso per coloro che vedranno la Luce.
Canzoni che parlano della Fine dei Tempi, dell'Armageddon, lo scontro finale
tra il Bene ed il Male, del ritorno di Gesù Cristo sulla Terra e
di altri temi per lo più ripresi dalla Bibbia o dai Vangeli.
Sebbene anche questo sia un periodo molto discusso
(molti critici musicali misero in dubbio la sincerità della Fede
di Dylan) Bob scrisse in questi anni alcuni capolavori quali "Gotta serve
somebody", "Every grain of sand", "Slow train", "The groom's still waitin'
at the altar", "Saved", "Pressing on", "Covenant Woman", "When He returns",
"Caribbean wind" e "Angelina" ed il periodo è da un punto di vista
dell'ispirazione musicale uno dei più ricchi dell'intera carriera
di Dylan.
Gli album di questo periodo sono "Slow train
coming", vero e proprio capolavoro, "Saved" e "Shot of love".
KNOCKED-OUT
Il periodo che segue a quello del cosiddetto "Dylan
predicatore" è caratterizzato dall'incertezza ed è generalmente
considerato il peggiore della sua intera produzione.
Fatta eccezione per l'ottimo "Infidels" è
un periodo caratterizzato da albums contraddittorii, discontinui e talvolta
mediocri, come "Knocked-out loaded", "Empire Burlesque" e "Down in the
groove", costituiti da covers o da canzoni scritte in collaborazione con
altri. La vena compositiva di Dylan sembra inaridirsi in questi anni sebbene
non manchino delle perle come "Brownsville girl" e "Tight connection to
my heart (Has anybody seen my love?)".
OH, PIETA'!
Il periodo successivo, quello degli anni '90,
è poco produttivo dal punto di vista della quantità ma con
un livello qualitativo altissimo.
Gli albums di questo periodo sono "Oh Mercy",
"Under the red sky" e "Time out of mind" con un Dylan che torna ai fasti
di un tempo con canzoni di nuovo personali e da un punto di vista musicale
molto crepuscolari, blueseggianti e "notturne". E con una riscoperta della
radici folk e blues in due bellissimi album di covers, "Good as I been
to you" e "World gone wrong".
AMORE E FURTO
I primi anni del nuovo millennio trovano un Dylan
in forma strepitosa in uno dei suoi migliori album di sempre, "Love &
Theft" in cui l'artista sembra ritrovare l'entusiasmo giovanile in dodici
brani uno più bello dell'altro. Abbandonata l'atmosfera crepuscolare
del periodo precedente Dylan ritorna alle radici della musica Americana
e con "Love and Theft" compie un vero e proprio viaggio attraverso la tradizione
musicale degli Stati Uniti, riscoprendone le radici, dal rock'n'roll al
rockabilly, dal blues al country al vaudeville, proseguendo in un certo
modo il discorso iniziato con i due album acustici di covers di inizio
'90 sopra citati. "Love and Theft" racchiude alcune perle da collocarsi
tra le cose migliori dell'intera produzione dylaniana: da Po' Boy a Mississippi,
da Moonlight a Sugar Baby fino ai trascinanti blues Honest with me e Lonesome
Day Blues oltre a capolavori come High Water e Summer Days.
Il disco ha un enorme successo di critica e di
pubblico raggiungendo il quinto posto nelle classifiche USA (miglior piazzamento
d'esordio di sempre per Dylan) ed il primo (o comunque i primissimi posti)
praticamente in tutta Europa.
L'album riceve addirittura le cinque stelle dalla
prestigiosa rivista "Rolling Stone", votazione rarissima data dai critici
di RS l'ultima volta addirittura dieci anni prima.
Nel 2006 esce il nuovo album di Dylan: Modern
Times e Dylan ritorna alla grande,
più potente di prima.
Con Modern Times, Dylan prosegue esattamente
sulla linea di "Love and theft" tanto che da più parti il disco
viene definito una sorta di "Secondo capitolo" dello stesso libro, e lo
stesso Dylan - smentendo la sua casa discografica che presenta il nuovo
album come il terzo di una trilogia - lo descrive invece come il secondo
di una trilogia che si completerebbe solo se e quando egli deciderà
di ritornare in studio per un nuovo lavoro.
Modern times dimostra ancora una volta
che la capacità di Dylan di scrivere grandi canzoni e di realizzare
dischi eccellenti è intatta ed è quasi unanime la pioggia
di elogi che le riviste inglesi e americane (ma non solo) riversano sul
nuovo disco.
La parola "masterpiece" si legge in
gran copia, il termine "genius" spunta sulle pagine delle riviste più
autorevoli, le cinque stelle si sprecano.
L'album appare molto compatto già
fin dal primo ascolto, un po' meno blues e r'n'r-oriented
rispetto al precedente e con una dominanza un po' superiore delle ballads
e delle crooner songs, o più in generale delle canzoni d'atmosfera.
Tuttavia, come per "Love and theft",
Dylan - che ha ancora una volta magistralmente prodotto il disco da solo,
utilizzando il solito nom-de-plume di "Jack Frost" - bilancia in
maniera abbastanza equilibrata i ritmi veloci e quelli lenti, alternando
con sapienza le canzoni trascinanti alle melodie dolci e soffuse, le atmosfere
"calde" a quelle più soft.
Thunder on the mountain apre il disco,
ed è un'apertura irresistibile, forse uno dei brani più "radiofonici"
del Dylan recente, di più facile ascolto e di maggior presa. Il
fraseggio qui è magistrale e ricorda i fasti dei brani degli anni
'60 e '70, soprattutto in versi come "Gonna raise me an army, some tough
sons of bitches / I'll recruit my army from the orphanages" oppure "Shame
on your greed, shame on your wicked schemes...", o ancora "I was thinkin'
'bout Alicia Keys, couldn't keep from crying / When she was born in Hell's
Kitchen, I was living down the line".
Musicalmente è una bella riscrittura
dei vecchi classici come Johnny B Goode (ricorda molto anche la dylaniana
On the road again), ma la voce di Dylan è capace di trasformarlo
in un brano "nuovo". Le liriche sono molto interessanti, e talvolta piacevolmente
ironiche: "Tuono sulla montagna, rotola fino al suolo / Mi alzerò
domani mattina per percorrere quella difficile strada / Un bel giorno sarò
a fianco del mio Re / Non tradirei mai il tuo amore nè nessun'altra
cosa / Mi procurerò un esercito, un bel po' di robusti figli di
puttana / Recluterò i miei soldati negli orfanotrofi / Sono andato
alla chiesa di St. Herman e ho pronunciato i miei voti religiosi / Ho succhiato
il latte di migliaia di mucche..."
Non potevano mancare naturalmente neanche
in Modern Times i riferimenti biblici. Il titolo del brano ed il verso
del "trombone" fanno infatti riferimento ad Esodo, 19:16. Inutile poi sottolineare
"the writing on the wall" che compare in molte canzoni di Dylan con rimandi
biblici. "The art of love" è invece un probabile riferimento all'Ars
Amatoria di Ovidio.
Dopo un brano veloce, Dylan bilancia
subito con il primo pezzo da crooner del disco, uno di quelli che
hanno fatto sì che più di un recensore parlasse di mood
e di vocalismi alla Sinatra. Spirit on the water, questo il titolo, è
forse il brano più piacevole del disco dal punto di vista dell'ascolto,
un ritmo d'altri tempi ed una melodia irresistibilmente sussurrata (il
verso che recita "I'm as pale as a ghost / Holding a blossom on a stem
/ You ever seen a ghost? No / But you have heard of them" ne è un
esempio magistrale). Il passaggio finale di armonica è altrettanto
irresistibile ed è un peccato che Dylan lo abbia stoppato quasi
subito. Avrebbe potuto costituire una straordinaria coda musicale, se tenuto
più lungo (cosa che probabilmente avverrà puntualmente nelle
esecuzioni dal vivo).
Anche qui ci sono riferimenti biblici.
La prima strofa ed in particolare la frase "Darkness on the face of the
deep" viene da Genesi 1:1-2
Già da queste due canzoni appare
chiaro che Dylan ha curato in maniera particolare le parti vocali, soprattutto
nei brani lenti, con sfumature e toni a volte finanche inusitati per il
suo tipo di voce. Qui ed in brani come Nettie Moore, Ain't Talkin' e Workingman's
Blues #2 la coloritura vocale è davvero bella, nettamente superiore
a quella di Time out of mind e perfino a "Love and theft". L'ennesima risposta
- se ancora ce ne fosse bisogno - a chi continua a sostenere che Dylan
"non sa cantare".
In perfetta alternanza arriva un nuovo
tiratissimo brano, Rollin' and tumblin', che sa un po' troppo di deja
vu ed ha un testo un po' scontato, però Dylan lo canta davvero
bene ed il piede non smette di muoversi per tutto il brano, sferragliante
come un treno, fino allo splendido finale rallentato. Non è difficile
ipotizzare che diventerà uno dei brani nuovi che Bob proporrà
in maniera più frequente dal vivo (magari con l'inserimento di qualche
assolo di armonica che ci sarebbe stato alla perfezione).
Il brano ha chiare ascendenze da Muddy
Waters, autore di una canzone dallo stesso titolo e che presenta alcuni
versi molto simili se non del tutto identici.
Si torna al crooning con uno
dei brani più belli del disco dal punto di vista melodico, When
the deal goes down, un "old style tune" che fa esplodere in maniera clamorosa
tutto il potenziale del Dylan "cantante confidenziale", quello di brani
come "Born in time" o "Where teardrops fall". La canzone è struggentemente
malinconica ed il testo molto bello, delicato e poetico: "Nel silenzio
notturno, nell'antico lucore del mondo / dove la saggezza diventa conflitto
/ invano rintocca il mio sbalorditivo cervello / attraverso l'oscurità
dei sentieri dell'esistere / Ogni invisibile supplica è come nube
nell'aria / Domani continua a venire / Viviamo e moriamo, il perchè
non sappiamo... Mangiamo e beviamo, sentiamo e pensiamo / lungo la strada,
lontano, smarriti vaghiamo / Io piango ed io rido perseguitato / da cose
che dire non ho mai inteso, nè desiderato / La pioggia notturna
insegue il treno / Portiamo tutti la stessa corona di spine... ma io sarò
con te quando verrà il turno."
E arriva puntuale il terzo brano veloce
del disco, Someday baby, dal classico andamento blueseggiante, anche questo
ben cantato. La prova della band, qui come in quasi tutto il disco, è
decisamente superiore a quanto normalmente fa vedere dal vivo. Poche impennate
nel testo con riferimenti a Muddy Waters (Trouble No More) e a Kansas Joe
McCoy (Pile Drivin' Blues).
E' poi la volta del primo grande capolavoro
dell'album (Modern Times ne contiene almeno tre), Workingman's Blues #
2, un brano di struggente bellezza con una prova vocale straordinaria,
una melodia irresistibile ed un testo tra i migliori di Dylan. Un nuovo
classico del songbook dylaniano. "Sto navigando indietro, pronto
per la lunga raccolta / Sballottato dai venti e dai mari / Li trascinerò
tutti quanti all'inferno e tutti li metterò al muro / Li venderò
ai loro nemici e cercherò di nutrire la mia anima col pensiero /
Dormirò per tutto il resto del giorno / Ci son volte che nessuno
vuole quel che ha / Ma ci son volte che quel che hai non puoi darlo via
", Dylan canta ogni singola parola con estrema convinzione... "Ora il luogo
è accerchiato da innumeri nemici / Forse alcuni di loro son sordomuti
/ Non c'è uomo nè donna che conosca l'ora in cui il dolore
verrà / Nell'oscurità sento il richiamo dell'uccello notturno,
sento il sospiro degli amanti / dormo in cucina coi piedi all'ingresso
/ di un sonno che è una morte temporanea..."
Il fraseggio è furiosamente
glorioso quantunque spesso sussurrato, ed in particolare il verso "Now
they worry and they hurry and they fuss and they fret / They waste your
night and days..." è scandito da Dylan in maniera assolutamente
irresistibile; peccato anche qui per la coda strumentale finale tronca
che invece il violino lasciava presagire lunga e bellissima.
Beyond the horizon ha un testo delicatamente
poetico ed estremamente suggestivo ma musicalmente è il meno convincente
tra i brani da
crooner di Modern times, pur poggiando su una solida
melodia vecchio stile che non avrebbe sfigurato in un musical con Judy
Garland: "Oltre l'orizzonte, al di là del sole / alla fine dell'arcobaleno
dove la vita è solo all'inizio / Nelle lunghe ore del crepuscolo,
più in basso della polvere stellare / Oltre l'orizzonte è
facile amare... Corre e corre il mio cuore infelice / sento il bacio dell'angelo
/ mentre le mie memorie annegano nella beatitudine dei mortali / Oltre
l'orizzonte, sotto cremisi cieli / nella luce soffusa dell'alba ti seguirò
con lo sguardo / tra regni e contee e tra templi di pietra / oltre l'orizzonte
fino alla fine..."
Nettie Moore è il secondo "masterpiece"
del disco. Qui la voce di Dylan è davvero straordinaria soprattutto
nella strofa, un po' meno nel ritornello (ripreso tra l'altro da una vecchia
canzone del 1857, The Little White Cottage, o Gentle Nettie Moore, sia
pur riadattato e modificato).
Brano di grande atmosfera e melodicamente
molto bello. Eventuali rese
live non potranno che costituire l'apice
dello show. Il brano è disseminato di citazioni di vecchi bluesmen,
da Blind Lemon Jefferson a Robert Johnson, a traditionals come Frankie
and Albert e Moonshiner (incisi dallo stesso Dylan).
The leeve's gonna break è l'ultimo
brano rockeggiante del disco, ancora una volta ben cantato da Dylan e decisamente
piacevole anche se ricorda un po' troppo brani come 10.000 men e Summer
days. Anche il testo sembra un puzzle di frasi standard già sentite
anche se ha qualche sprazzo notevole: "C'è gente per la strada che
si porta dietro tutto quel che possiede, ce n'è altra che ha appena
la pelle sufficiente a coprirsi le ossa... Mi son svegliato stamane con
burro ed uova nel letto, non avevo spazio nemmeno per alzare la testa...
" La canzone è debitrice nei confronti di When the Levee Breaks
di Memphis Minnie che presenta alcuni versi identici.
L'album si chiude con il terzo capolavoro,
forse il migliore dei tre, Ain't talkin', un brano straordinario, dalla
prima all'ultima nota. Una lunghissima e suggestiva canzone d'atmosfera,
che pesca ancora qua e là dalla Bibbia, costruita musicalmente nella
strofa sulla melodia rallentata di Slow train e con un ritornello splendidamente
ossessivo che ricorda certe atmosfere di Time out of mind e Oh Mercy. L'attacco
ricorda vagamente (e forse volutamente) quello celebre di Ballad of a thin
man ed il testo è forse il migliore del disco: "Non sto parlando,
sto solo camminando / in questo stanco mondo di dolore / Brucia il cuore,
e ancora si strugge / Nessuno sulla terra mai saprà... / Nel cuore
degli uomini può dimorare uno spirito malvagio / Provo ad amare
il mio prossimo e far del bene agli altri / Ma, oh madre, le cose non vanno
bene... Un giorno camminavo nel mistico giardino / un caldo giorno d'estate,
su un caldo prato estivo / Mi scusi signora, le chiedo perdono / Non c'è
nessuno qui, il giardiniere se n'è andato / Non sto parlando, sto
solo camminando / su per la strada, dietro la curva / Brucia il cuore,
ancora si strugge / Nell'ultima retrovia alla fine del mondo". |