Blues Friends: Intervista a Fabio Treves
e recensione
a cura di Salvatore Esposito

La Treves Blues Band: Fabio Treves, Massimo Serra, Tino Cappelletti, Alessandro Gariazzo

Bluesfriends, celebra i tuoi primi 30 anni di blues, quali esperienze memorabili ti accompagneranno sempre?
Sono davvero tanti e forti i ricordi della mia lunga carriera, ma ce ne sono alcuni che proprio mi fanno, a distanzadi tanti anni , venire la pelle d'oca.L'incontro, la stretta di mano, le foto a Jimi Hendrix, l'Isola di Wight, dove ho incontrato un numero incredibile di miei miti giovanili, l'amicizia con Frank Zappa(quando mi ha chiamato sul palco per suonare a Milano e Genova credevo di svenire..)la bella esperienza con il leggendario Mike Bloomfield..la partecipazione al Memphis Blues Festival, la condivisione del camerino con SRV .Insomma non basta una sola intervista, e poi rischio di dimenticarne tanti di nomi a me particolarmente cari..

Come è nata l'idea di fare un disco celebrativo, con tanti ospiti speciali?
Per tributare, come giusto, un omaggio al valore dell'amicizia, l'anima stessa del BLUES, senza la quale non si va avanti da nessuna parte, per dedicare qualcosa di vero e di forte alla mia grande famiglia del blues e alla "fulgida"carriera del primo gruppo di blues in Italia: la TREVES BLUES BAND.

Nel disco è presente tra i tanti ospiti Willy DeVille, com'è nata questa collaborazione?
Conosco Willy da diversi anni, ho suonato con lui dal vivo altre volte a Milano, in quelle occasioni ho potuto apprezzare le sue grandi doti umane e la sua passione totale per il vero BLUES, come spesso capita ne è nata una stima reciproca ed una amicizia che si rinsalda, anno dopo anno...Gli ho chiesto, semplicemente, di poter utilizzare una vecchia registrazione che avevo fatto tempo fa, l'ha ascoltata e mi ha dato il suo OK, senza esitazioni" This is the blues.." ha esclamato, tutto qui..

Altro grande nome nel tuo disco è Mike Bloomfield, di cui abbiamo parlato nella precedente interivista, all'epoca ci promettesti qualche dettaglio in più per il trentennale dicendo semplicemente che era un grande amico e che ci vorrebbero pagine intere per raccontare tutto...ora hai l'opportunità raccontaci....
Era il 1980 e il mio amico Claudio Trotta  della Barley Arts mi anticipò che voleva portare Bloomfield in Italia. Lo conoscevo da almeno 15 anni prima, da quando fondò con Paul Butterfield la più grande Blues band bianca di tutti i tempi!Lo conoscevo per la sua collaborazione con il mitico Bob, insomma fremevo per conoscerlo.Andai alle prove del suo concerto a Milano, mi avvicinai ,ci presentarono e come si usa spesso ci siamo messi a parlare come se fossimo conoscenti ed amici di vecchia data..mi chiese se avevo l'armonica e cominciammo a fare qualcosa, inutile dire che ci siamo trovati subito, come se suonassimo da sempre insieme.Sorrideva, era contento, mi disse che gli ricordavo(non solo nei tratti somatici )il suo buon vecchio amico Paul Butterfield, la cosa mi fece immenso piacere,anche se è stato fin troppo gentile...Pensate che di quella memorabile serata esiste una video cassetta, preziosissima, nella quale Mike suona il piano e canta, ed io lo accompagno con la mia armonica..Prima o poi mi dovrò decidere a pubblicarlo..E' proprio da quella serata che ho tratto il brano inserito in "Bluesfriends".Il fratello di MIke, Allen, interpellato per la liberatoria, mi ha detto che gli ho fatto un grande regalo a inviargli la cassetta completa, perchè non si ricordava di aver mai visto il fratello così sereno e sorridente..Niente in quelle immagini fà prevedere la sua imminente"dipartita"..

Sempre approposito di Bloomfield: vorrei parlare di "Live in Italy", da tempo immemore ormai fuori catalogo, pensi che prima o poi verrà ristampato o no?
Dipendesse da me l'avrei già ristampato su Cd da tempo, ma il produttore di quello storico vinile Live non sono io...Peccato che non si trovi, sapeste quanta gente lo richiede, anche dall'estero!

Quanto ascoltai Sunday's Blues, trovai geniale il tuo interplay con tra l'hammond di Chuck Leavell e la tua armonca, in Bluesfriends il miracolo si è ripetuto in più di un brano in cui lui ha messo lo zampino, com'è nata questa collaborazione con lui?
C'è sempre di mezzo Trotta,(un grazie grande come il Duomo..)era il 1988 e Chuck era in tour con i T Birds di Kim Wilson e Jimmy Vaughan, io stavo registrando "Sunday's Blues, e Claudio gli ha proposto di fare un salto in sal d'incisione..Ci siamo fatti trovare(noi della TBB) tutti sulla porta d'ingresso, giusto per fargli capire che onore era per noi...Insomma anche con lui è scattata la scintilla del BLUES, gli ho fatto ascoltare i brani e lui ha fatto un capolavoro..Anche con lui siamo rimasti in contatto, quando passa dall'Italia con qualcuno di grosso(Clapton, Stones, Elton John..) si fa vivo e stiamo insieme, come dei veri e propri  amici..Una volta mi ha confessato che so più cose io degli Allmann Brothers Band che non lui che ha suonato per anni con la leggendaria band americana!!Anche a Chuck ho parlato della mia idea e del mio progetto e ha risposto con entusiasmo, questa è la grande forza del Blues...

Traintime ti vede protagonista in un duello per sole armonche con John Popper, nella precedente intervista abbiamo già parlato di armonica, ma la sua presenza nel tuo disco mi da un altra opportunità per parlare di questo strumento straordinario. Quali vibrazioni ti trasmette suonare l'armonica? E ovviamente raccontaci anche di cosa hai provato a suonare con lo straordinario John Popper?
Ti confesso che non riesco a dirti cosa provo, è come volare su di un deltaplano, ti senti leggero e felice..Se suono Blues ancora di più, ma credo sia proprio lo strumento, così piccolo, ma così carico di strane atmosfere..Tieni presente poi che ho suonato almeno in un centinaio di dischi, di altri artisti italiani(jingles pubblcitari esclusi..)ed è sempre la stessa, identica sensazione di ..LIBERTA'..Tornando a Popper lo conoscevo da Memphis nel 1992 ci siamo incontrati, conosciuti e piaciuti..come vedi la storia si ripete ed è sempre la stessa o quasi.

Tanti ospiti internazionali, ce n'è però uno italiano, forse uno dei chitarristi più sottovalutati dello stivale, il grande Paolo Bonfanti, protagonista di un brano acustico e di uno elettrico in Bluesfriends, anche con lui l'alchimia sembra perfetta, cosa ci racconti del tuo rapporto artistico con lui?
No, non credo che Paolo sia sottovalutato, diciamo che imporsi suonando il BLUES è molto, ma molto più difficile che non negli altri "generi musicali"..ammesso che si possa definire il Blues SOLO un genere musicale, il BLUES è la vita, il cuore di gente bella dentro, di gente che pensa, che non vuole sentirsi omologata..Quanto blues avete ascoltato in tanti anni al "Maurizio Costanzo Show"?E quante volte hanno suonato il blues nelle trasmissioni della RAI?Come vedete il problema è semplice, più semplice di quello che si pensi.Tornando a Bonfanti vi dico che è un grande, sotto ogni punto di vista.Siamo gandi amici, e suoniamo da tantissimi anni insieme..Lui è ospite della mia band, io della sua, ed insieme suoniamo il blues delle origini, quello forse un pò arcaico e rozzo, ma quello che ci piace davvero tanto, ed è per questo che l'ho chiamato a produrre artisticamente "bluesfriends", perchè lui non poteva mancare in questa bella celebrazione dell'amicizia..

Bluesfriends è stato anche un concerto, ho letto della partecipazione di Mauro Pagani...è l'inizio di una collaborazione anche discografica?
Lo spero..l'amicizia con Mauro ormai  ha quasi 40 anni...Abbiamo suonato insieme tante volte, lui è davvero un grande artista, e sono felice quando sale sul palco con il suo "violino magico" perchè lui ama il blues veramente, come tutti noi, tutta la band gli vuole bene, è il sesto(il quinto è Bonfanti..)elemento "ad honorem ..

In conclusione quali sono i tuoi progetti futuri? A quando un nuovo episodio discografico della TBB?
Suonare, suonare e suonare..diffondere il blues, far capire che il Blues è alla base di tantissimi, quasi tutti, i generi moderni...per quanto riguarda la discografia (che non è la mia parte preferita..)aspetteri un pò, anche se non mi dispiacerebbe un LIVE con ancora più ospiti importanti, anche italiani, o no?
Vi ringrazio con tanto affetto per questa opportunità che mi avete dato, vi voglio salutare a nome dei tanti appassionati di Blues sparsi in tutto il globo..KEEP ON BLUESIN, FOREVER..Ciao

Treves Blues Band: Blues Friends
(Red & Black Records)

Trent’anni on the road, trent’anni vissuti sull’onda del grande blues. A compiere questo importante compleanno è la Treves Blues Band, una delle blues band più apprezzate ed amate del nostro paese. Quale modo migliore per festeggiarli se non con uno splendido disco? “Blues Friends”, questo il titolo del disco, raccoglie il meglio delle registrazioni della blues band milanese insieme ad una lunga schiera di illustri ospiti che vanno da Chuck Leavell a Roy Rogers, da Willy De Ville a John Popper fino al “nostro” bluesman per eccellenza Paolo Bonfanti e a Linda Gail Lewis, figlia del grande Jerry Lee Lewis. Più che di un disco vero e proprio sarebbe giusto parlare di una raccolta “sui generis” in cui trovano posto tanto, alcune registrazioni provenienti direttamente dall’archivio di Fabio Treves, spesso tratte da alcune trasmissioni radiofoniche, quanto brani nuovi, sette per la precisione di cui due scritti da Paolo Bonfanti, che si è occupato anche della produzione artistica del disco. Dunque Blues Friends è una sorta di regalo ai fan ma anche l’occasione di testare lo stato di salute della blues band milanese nella ormai collaudatissima formazione con Fabio Treves, armonica e voce, Alex “kid” Gariazzo, chitarre e voce, Tino Cappelletti al basso e Massimo Serra alla batteria. Il sound della Treves Blues band si muove lungo i sentieri del blues più tradizionale, ovvero quello di Chicago, anche se nel disco non mancano accenni al blues del Delta che emergono con maggior forza nei brani acustici. In questo senso vanno senza dubbio segnalate Wastin’ my time with you, in cui Paolo Bonfanti mette al servizio dell’armonica di Treves, il suo talento alla chitarra acustica, la cavalcata slide Ever Since I Lost You di e con Roy Rodgers e Stand Up And Rise, che ci mostra la TBB in completa veste acustica con Alex “Kid” Gariazzo in veste di autore e di polistrumentista.  Quanto ai brani elettrici, il risultato non cambia, infatti se l’uno-due iniziale con Windy City Blues e Amen A.C. ci regala la presenza del grande Chuck Leavell all’Hammond B3, Fuorigiri (già sigla dell’omonimo programma di Enzo Gentile su Radio 2) è una travolgente corsa sulle polverose strade del blues. Non manca un brano per sole armoniche dal titolo molto eloquente, Traintime Blues, in cui è ospite (e chi meglio di lui) il grande John Popper che duella in modo strepitoso con Fabio Treves, così come non mancano ben due brani di Robert Johnson, On The Prowl Again e Walkin’ Blues, entrambe molto accuratamente. Un discorso a parte va fatto per il classico di John Lee Hooker, I’m In The Mood, dove l’armonica di Treves accompagna in modo eccellente la voce e la slide sulfurea di Willie DeVille, You Can Have My Husband con Linda Gail Lewis e Mean Minstreater di Muddy Waters (il brano più vecchio del lotto, risale infatti al 1980) dove l’armonica di Fabio Treves accompagna alla grande l’indimenticato Mike Bloomfield al piano e alla voce, tutti e tre questi brani trasmettono vibrazioni uniche nate dall’alchimia di un momento e destinate a restare per sempre grazie questo disco. Insomma non perdetevelo, Treves ha ancora una volta fatto le cose alla grande e ancora una volta non ha mancato di stupirci.



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