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Le liner notes di Cameron Crowe |
Traduzione di Michele Murino
Un mio amico è stato di recente in Australia dove ha preso parte
ad una festa in costume del tutto speciale.
Il tema era semplice. Ad ognuno era richiesto di vestirsi come un personaggio
di una canzone di Bob Dylan. Il mio amico si è presentato come il
Fratello di Maggie, ed egli distribuiva nichelini e decini mentre chiedeva
a tutti se stavano divertendosi. ("Io non lavorerò più per
te", molti rispondevano).
Durante il corso della serata egli ha incontrato Louis The King, ha
avuto una conversazione interessante con un Diplomatico che portava sulla
sua spalla un gatto siamese, ed si è mescolato ad una folla enorme
e rumorosa che includeva Einstein vestito da Robin Hood, the Queen of Spades,
Napoleon in rags, molti Tambourine Men, ed un Predicatore con venti libbre
di notizie spillate sul suo petto.
La festa è stata un grande successo. Che onore, ricordo di aver
pensato, e quanto più scarso in quanto a presenze questo evento
sarebbe stato nelle mani della maggioranza degli altri artisti.
Al di là di tutte le lodi, gli album d'oro e di platino, i concerti,
i film ed il folklore di Bob Dylan, quale miglior tributo potevate ricevere
in quanto artista e scrittore che un party dei vostri personaggi in cui
il posto era stipato di gente e tutti si sono divertiti.
Questo cofanetto di tre cd è una porzione ben scelta di musica
precedentemente pubblicata o inedita proveniente da tutte le fasi della
carriera di Bob Dylan.
I suoi ventotto album hanno venduto 35 milioni di copie in tutto il
mondo. Questo è una testimonianza della qualità e dell'apprezzamento
del lavoro di Dylan tanto che persino una collezione di tre cd deve lasciare
fuori alcuni pezzi tra i favoriti.
Tuttavia, queste cinquantatre canzoni rappresentano parte della musica
che più ha influenzato e più eccitato in questi ultimi venti
anni.
E, da una prospettiva differente, è un cast mobile di personaggi,
una festa in costume di tipo differente.
I genitori di Bob Dylan, 1939
Le prime fugaci immagini di Bob Dylan vengono da amici e compagni di
classe della sua città natale, Hibbing, in Minnesota. Molti di questi
amici avevano un quadro di riferimento che non si estendeva molto al di
là della piccola e grigia cittadina mineraria del Midwest nella
quale vivevano. Il giovane Dylan, nato Robert Zimmerman il 24 maggio del
1941, sembrava molto diverso da coloro che vivevano attorno ad Hibbing.
L'esplosivo film "Giungla d'Asfalto" era stato un avvenimento importante
nella sua vita così come lo erano stati i programmi radiofonici
di rythm and blues che nelle ore notturne venivano diffusi dalle stazioni
di Chicago. Quando la maggior parte degli altri ragazzini di Hibbing ancora
stavano montando biciclette, Dylan già pensava a giubbotti di pelle
ed a motociclette. Dylan, come un segugio, andava a caccia nel negozio
di dischi locale cercando i nuovi 45 giri di Hank Williams, Hank Snow,
Jimmy Reed, Chuck Berry, Howlin' Wolf, John Lee Hooker e soci. Ben presto
cominciò a formare una band tutta sua, The Golden Chords, poi The
Shadow Blasters, ed ancora Elston Gunn & The Rock Boppers. Quando salì
sul palco per uno spettacolo scolastico, gli amici studenti rimasero scioccati
nel vedere questo smilzo ragazzino che apriva la bocca e se ne usciva con
un lamento in puro stile Little Richard. Non sarebbe rimasto a lungo ad
Hibbing, Minnesota.
"La mia famiglia si è stabilita ad Hibbing all'incirca nel 1946
o 1947, credo. Mio padre era affetto dalla poliomelite. C'era stata una
grande epidemia a quel tempo. Perciò aveva perduto il suo lavoro
a Duluth e ci eravamo trasferiti nell'Iron Range assieme a mia nonna
Florence ed a mio nonno che erano ancora vivi a quell'epoca. Abbiamo dormito
nella stanza del soggiorno di mia nonna per circa un anno o due. Io dormivo
in un sacco a pelo sul pavimento, questo è tutto quel che mi ricordo.


seconda puntata
Il Dylan dall'aspetto fragile di quegli anni apprendeva tutto in maniera
vorace. Una volta arrivato a New York, egli fu al centro di tutta quanta
l'azione. Aveva la possibilità di vedere davvero e talvolta anche
di incontrare personalmente artisti che egli ammirava da sempre, incluso
Woody Guthrie. Dylan ascoltava tutti questi artisti ed assorbiva tutto
quello che poteva da loro. "Fui fortunato ad incontrare Lonnie Johnson
nello stesso locale in cui lavoravo e devo ammettere che mi ha profondamente
influenzato. Te ne puoi accorgere ascoltando quel mio primo disco. Parlo
di Corrina Corrina... che è molto in stile Lonnie Johnson. Ero solito
andarlo a vedere mentre si esibiva ogni volta che potevo e qualche volta
mi ha permesso di suonare con lui.
Credo che lui e Tampa Red e naturalmente Scrapper Blackwell possedessero
lo stile di chitarra da me preferito... per quanto riguarda l'armonica,
beh, mi è sempre piaciuto Wayne Raney, così come Jimmy Reed,
e anche Sonny Terry... O 'Lil Junior Parker, "told you baby, bam
bam bam bam once upon a time bam bam bam bam I'd yours bam bam bam
bam (colpi con il piede) 'li'l girl you'd be mine... but that's all right...
I know you'd love some other man"... ma io non riuscivo a suonare così
o adattare l'attrezzatura per un ritmo lento amplificato perciò
cominciai a soffiar fuori le note... in realtà già Woody
lo faceva... Dovevo suonare l'armonica in quel modo per farmi sentire quando
suonavo in strada, capisci, per sovrastare il rumore... come una fisarmonica...
Anche Victoria Spivey, oh Dio, quanto l'amavo... Ho imparato talmente tanto
da lei che non potrei spiegarlo a parole".
Dylan ben presto sviluppò uno stile che sintetizzava le tante
e più varie influenze della musica folk. All'epoca fu una mossa
coraggiosa. Persino le canzoni standard più indigeste suonavano
diverse fatte alla maniera di Dylan. Alcuni puristi non apprezzarono l'irriverenza.
"Potrei cantare How High The Moon oppure I Gave My Heart To You e farle
venir fuori come Mule Skinner Blues".
"Era una sorta di cricca, capisci?", dichiarò Dylan. "La Folk
Music era un rigido e ristretto establishement. Se cantavi Blues delle
Montagne del Sud non potevi cantare Ballate delle Montagne del Sud nè
Blues di città. Se cantavi canzoni di cowboy del Texas non potevi
cantare ballate Inglesi. Era davvero patetico. Proprio non potevi. Se cantavi
canzoni degli anni trenta, non potevi fare motivi bluegrass o ballate Appalachiane.
Era un ambiente molto ristretto. Ognuno aveva una cosa particolare da fare.
Io non ho mai prestato molta attenzione a questa cosa. Se mi piaceva una
canzone semplicemente la imparavo e la cantavo nel solo modo in cui ero
capace a suonarla. Uno dei motivi per cui facevo questo era anche legato
ad un problema di tecnica per la quale non ho mai avuto il tempo o una
particolare predisposizione, se lo si vuole chiamare problema.
Ma la cosa non andava bene per le persone con una mentalità
molto chiusa. Lo sai, ho sentito cose tipo "Ero nella brigata Lincoln"
e "Il ragazzo sta davvero imbastardendo quella canzone". Gli altri cantanti
però non sembrarono molto preoccupati di quello che facevo tanto
che alcuni di loro incominciarono a copiare il mio stile di chitarra ed
il resto".
Dylan si esibiva inizialmente in locali del Greenwich Village come
il Gaslight, The Commons, il Cafe Rienzi e più tardi al Gerde's
Folk City. Aveva una strana presenza scenica, con parti uguali di umorismo
e di drammaticità. Ebbe anche diversi incarichi come armonicista
e chitarrista. Partecipò ad una seduta di registrazione con la famosa
artista folk Carolyn Hester.
Facendo le prove per la seduta di registrazione con la Hester a casa
di un amico, Dylan incontrò per la prima volta l'insigne produttore
della Columbia Records nonchè talent scout John Hammond (che nel
corso della sua carriera ha scoperto artisti quali Aretha Franklin, Bessie
Smith, Billie Holiday e Bruce Springsteen). Hammond tenne a mente il nome
di Dylan.
Dylan ricevette ben presto una delle più importanti recensioni
della sua vita, e forse l'ultima con una tale importanza. Il famoso critico
folk del New York Times, Robert Shelton era andato in estasi per uno show
di Dylan al Gerde's Folk City in cui Dylan non era l'attrazione principale
ma semplicemente il numero di apertura e ne aveva parlato in una recensione
senza precedenti ("...non c'è dubbio che Dylan sprizzi talento da
tutti i pori").
Il diciannovenne Dylan lesse e rilesse la recensione, la mostrò
agli amici e poi la rilesse ancora. La mattina dopo Dylan era fresco e
pronto per la sua seduta di registrazione con Carolyn Hester. Aveva ancora
in mano la pagina spiegazzata con la sua recensione. Era appena la seconda
volta che Dylan lavorava in uno studio di una certa importanza, la prima
volta era stato per un breve lavoro all'armonica per un disco di Harry
Belafonte, l'estate prima.
Hammond mise Dylan sotto contratto quello stesso pomeriggio.
"Non potevo crederci", dichiarò Dylan. Avevo terminato la seduta
e ricordo che camminai uscendo dallo studio. Ero come su di una nuvola.
Ero sulla Settima strada e mentre me ne andavo passai vicino ad un negozio
di dischi. E' stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita.
Non potevo credere che stavo guardando tutti i dischi in vetrina, Frankie
Laine, Frank Sinatra, Patti Page, Mitch Miller, Tony Bennett etc. e che
presto io, proprio io, sarei stato tra di loro in quella vetrina. Credo
che fossi piuttosto ingenuo, sai. E' stato prima ancora che registrassi
un disco, sapevo solo che stavo per registrarne uno e che sarebbe stato
esposto in quella vetrina.Volevo entrare in quel negozio con gli abiti
stracciati che avevo indosso allora e dire al proprietario: "Tu ancora
non mi conosci, ma mi conoscerai". Non mi era mai passato per la mente
che sarebbe potuta andare diversamente. Non sapevo se per il solo fatto
che facevo un disco esso sarebbe stato esposto in vetrina accanto a Frank
Sinatra, ma l'importante è che lo portassero nel negozio. John Hammond
mi registrò subito dopo".
Il primo album di Dylan fu registrato in poche ore. La seduta finì
quando esaurirono il nastro ed Hammond stimò l'intero costo in 402
dollari. Quelli erano i bei vecchi tempi. Tutto il materiale fu registrato
dal vivo ed è importante notare che Dylan avrebbe mantenuto quello
spirito di spontaneità in studio per i successivi venti anni. La
gran parte della musica inclusa in questa collezione è stata registrata
in due o tre takes.
"Non avevi molto tempo per registrare in studio a quei tempi", dichiarò
Dylan. "Sei mesi per fare un disco... non era nemmeno concepibile. I miei
primi dischi, fino a quelli della fine degli anni settanta, sono stati
fatti in poche ore. Giorni forse. Sin dalla fine degli anni sessanta, forse
a partire da Sgt. Pepper (celebre album dei Beatles, ndt), tutti cominciarono
a passare molto tempo in sala di registrazione, ad aggiustare le canzoni
e a costruirle in studio. Ho fatto un po' di cose così ma preferirei
avere un certo tipo di canzone prima di arrivare lì. Ha sempre funzionato
meglio in questa maniera".
Molto è stato detto negli anni successivi a proposito del fatto
che Dylan avesse una sola delle sue composizioni originali (Song to Woody)
su quel primo album. "Ho solo portato quello che avevo", spiegò.
"Ho provato un sacco di canzoni e John Hammond diceva "Bene, usiamo questa",
ed io cantavo un'altra canzone e lui diceva "Usiamo questa". Devo aver
suonato un'infinità di canzoni. Lui ha scelto quel che ha scelto.
Non mi ha chiesto cosa avessi scritto o cosa non avessi scritto io. Comunque
all'epoca facevo solo un paio di canzoni mie. Non facevi troppe canzoni
tue allora. E se lo facevi... cercavi di farle entrare di nascosto. Il
primo gruppo di canzoni che io avevo scritto, non avrei detto che le avevo
scritte io. Era qualcosa che non facevi".
Il primo album fu pubblicato prima del ventunesimo compleanno di Dylan
e vendette la irrilevante cifra di 5000 copie. Mentre gli esecutivi cominciavano
a chiedersi preoccupati se la loro "giovane stella nascente" fosse ancora
un solido investimento, Dylan stava compiendo grandi passi nel trovare
una sua voce ed una sua personalità come autore di canzoni. I suoi
spettacoli dal vivo si rafforzavano sempre più e diventavano più
profondi con l'aggiunta di materiale di sua composizione. Egli era capace
di far passare il pubblico dal riso ad un silenzio meditativo con poche
parole scelte con acutezza. Il secondo album di Dylan presentava composizioni
originali e fu un successo. Di fianco agli applausi rimanevano i dubbi
dei tradizionalisti, come sempre. Blowin' in the wind, pubblicata per la
prima volta sulla rivista Broadside Magazine nel 1962, mise a zittire l'opposizione.
Era una canzone indiscutibilmente forte, semplice e senza tempo fin dal
primo ascolto. Sarebbe diventato il singolo di successo venduto più
velocemente nella storia della Warner Brothers grazie a Peter, Paul and
Mary, ed il primo a portare una consapevolezza sociale nelle classifiche
pop. Ad oggi è la canzone di Dylan che conta il maggior numero di
versioni di altri artisti, da Bobby Darin a Marlene Dietrich. Quando la
musica folk trovò un pubblico più ampio fu grazie a questa
canzone.
Le storie raccontate nelle canzoni successive in questo periodo erano
ispirate e spesso prese direttamente dai giornali o da racconti sentiti
in giro. The lonesome death of Hattie Carroll era la storia vera di una
cameriera di Baltimora assassinata da un rampollo ubriaco dell'alta società
il quale se la cavò con una condanna a soli sei mesi di reclusione.
Dylan scrisse di questa brutale ingiustizia con un tocco imperioso e non
si accostò all'argomento in maniera maldestra. Fu proprio questa
qualità che rese il commento di Dylan al fatto di cronaca così
originale ed i suoi imitatori così scontati.
"Quando iniziai a scrivere canzoni di quel tipo non c'era nessuno che
scrivesse cose così", disse Dylan. "Woody Guthrie aveva fatto qualcosa
di simile ma non aveva mai scritto davvero quel tipo di canzoni. Inoltre
io avevo appreso la lezione da Woody Guthrie e sapevo di poter cantare
qualsiasi cosa egli avesse fatto. Ma ora i tempi erano cambiati e le cose
erano diverse. Woody ha contribuito molto al mio stile sia dal punto di
vista delle liriche che della forza ma il mio background musicale era stato
molto diverso, con il rock'n'roll ed il rythm and blues che avevano avuto
una grande importanza. In realtà l'atteggiamento aveva più
a che fare con tutto ciò di quanto ne avesse l'abilità tecnica
ed è questo che il movimento folk criticava. In altre parole, io
suonavo tutte le canzoni folk con un atteggiamento rock'n'roll. Era questo
che mi rendeva diverso e che mi permetteva di emergere dalla massa e farmi
notare.
Persone senza alcuna definizione di sensibilità e cose del genere...
e ce n'erano troppi... Ricordo quando la tendenza a scrivere canzoni di
protesta divenne enorme. Arrivò Phil Ochs, così come Tim
Hardin, Patrick Sky, Buffy St. Marie, ma non c'è mai stato niente
del genere "canzone di protesta". Era come l'uso di termini quali "Beatnik"
oppure "Hippie". Quelli erano termini creati appositamente da coloro che,
invisibili, stavano dietro ai giornali ed ai quali piaceva mettere un'etichetta
su qualcosa per poterla ridimensionare in quanto a valore. Così
tutto poteva essere meglio controllato da altre persone, anch'esse invisibili.
Nessuno ha mai detto: "Bene, ora vi canterò un'altra canzone di
protesta"... Ad ogni modo, il migliore in questo era Peter LaFarge. Era
un cowboy campione di rodeo e per un certo periodo in passato aveva fatto
anche il pugile. Aveva un sacco di ossa rotte. Credo che fosse stato anche
ferito in Corea. Ad ogni modo, scrisse Ira Hayes, Iron Mountain, Johnny
Half-Breed, White Girl e circa un centinaio di altre canzoni. Ce n'era
una che parlava di Custer, "the general, he don't ride well anymore". Siamo
stati molto legati per un certo periodo. Avevamo la stessa ragazza. In
realtà, Peter è uno dei grandi eroi non celebrati dei giorni
nostri. Il suo stile era solo un po' troppo eccentrico. Ma non era colpa
sua. Johnny Cash registrò alcune delle sue canzoni. Quando penso
ad un poeta della chitarra o ad un cantante di protesta, penso sempre a
Peter, ma era anche uno scrittore di canzoni d'amore".
Il lavoro di Dylan ebbe un sottile seppur evidente cambiamento con
Another Side of Bob Dylan. "Tom Wilson, il produttore del disco, volle
intitolare quell'album così", ricordò Dylan. "Lo pregai e
lo supplicai di non farlo. Sai, pensavo che fosse esageratamente ovvio.
Sapevo che avrei avuto un sacco di problemi con un titolo del genere e
sentivo che non era una buona idea dopo un album come The Times They Are
A-Changin'. Era come rinnegare il passato il che non era affatto vero.
Lo so che Tom non lo intendeva in quel modo, ma era quello che immaginavo
la gente avrebbe pensato che significasse, ma Tom aveva il completo controllo
e dunque fece come voleva. Credo che a distanza di tempo la sua scelta
si sia rivelata giusta, ma non importa ora".
Wilson ricordò all'epoca: "Non mi piaceva particolarmente la
musica folk. Avevo prodotto dischi di Sun Ra e di Coltrane e pensavo che
la musica folk andasse bene per gli stupidi. Questo tizio suonava come
facevano quegli stupidi ma poi venivano fuori quelle sue parole. Ero sbalordito.
Dissi ad Albert Grossman, il quale era con me in studio, gli dissi: "Se
metti un accompagnamento a questo tipo potresti avere un Ray Charles bianco
con un messaggio". Ma fu solo un anno più tardi che tutti furono
d'accordo che bisognava mettergli una band dietro. Io dovevo trovargli
una band. Ma è stato un processo molto graduale".
Wilson si accredita il merito di aver fatto diventare Dylan elettrico.
"Fu una mia idea".
L'album, registrato in due sere, provò che Dylan non era semplicemente
un rivoluzionario o un cantante politico nel senso convenzionale del termine.
Queste erano canzoni sulla politica dell'amore. Attraverso tutti i suoi
stili, i periodi e le influenze che il suo lavoro ha avuto, una delle sole
costanti di Dylan è stata la canzone d'amore. In questo campo ci
sono pochi che hanno il suo talento. Ha trattato il tema da tutti i lati,
da It ain't me babe e To Ramona a Lay Lady Lay e Sweetheart like you.
Era così forte l'impatto che Dylan ebbe sui palcoscenici folk
d'America nei primi anni sessanta che quando scelse di ritornare alle sue
radici originali ed al rock and roll, vestendosi anche in maniera differente,
ci fu un pressochè immediato tumulto. Per un bel po' di tempo le
conferenze stampa, gli articoli e le interviste erano piene di domande
argute come "Ti ci vuole un sacco di lavoro per avere i capelli così?",
"Come ti senti per il fatto che i tuoi dischi vanno esauriti?" e "Quanti
cantanti folk ci sono oggi?" (Le risposte di un Dylan dalla sigaretta costantemente
accesa erano rispettivamente: "No, devi solo dormirci su per circa vent'anni",
"Non mi sento colpevole", e "136"). A chi gli domandava a proposito del
suo tipo di musica rispondeva: "E' matematica... Uso le parole come la
maggior parte delle persone usa i numeri. Questo è quanto di meglio
posso fare".
Le canzoni parlavano, come una volta disse Dylan, di avversione, di
ossessione e di rifiuto. Inoltre la gente cominciava a protestare per la
strumentazione usata. Mentre era in tour in Inghilterra, Dylan aveva sentito
ed era entrato in contatto con la new wave delle band del pop inglese,
dai Beatles agli Animals, da The Pretty Things a Manfred Mann, dai Rolling
Stones agli Who. A gennaio Dylan stava registrando il suo album Bringing
it all back home. Metà dell'album avrebbe presentato pezzi rock
e blues, l'altra metà solo musica acustica. La versione elettrica
dei Byrds di Mr. Tambourine Man, presa da un nastro demo di Dylan, era
diventato un singolo di enorme successo. Dylan stava raggiungendo un livello
di popolarità al di là delle sue stesse aspettative. Ma c'erano
ancora molti puristi nel pubblico di Dylan e tutti i segnali facevano prevedere
una rottura.
Avvenne nell'estate del 1965 al Newport Folk Festival. Dylan si presentò
nella capitale mondiale della musica folk vestito con una giacca di pelle
nera, attaccò la sua Fender elettrica ed iniziò la prestigiosa
performance della Domenica sera (il cartellone prevedeva anche Pete Seeger
e Peter, Paul and Mary) con una assordante Maggie's Farm. Dylan, fresco
di registrazione del singolo Like a rolling stone, esplose vendicativo
per tutto il set. La reazione, secondo la maggior parte dei resoconti della
serata, fu qualcosa meno che generosa. I puristi fischiarono sonoramente.
"Non so davvero cosa accadde", dichiarò Dylan con l'aria di
infischiarsene durante una conferenza stampa a San Francisco nel 1965.
"Di certo hanno fischiato. Si sentivano fischi provenire dappertutto. Non
so chi erano... hanno fischiato quasi per tutto il tempo... Voglio dire,
devono essere parecchio ricchi per andare in un posto e fischiare. Voglio
dire, io non me lo sarei potuto permettere al posto loro".
Tipicamente, la controversia alimentò uno dei periodi più
celebri e fecondi di Dylan. In questo periodo egli scriveva intere infornate
di canzoni in lunghe sedute che duravano tutta una notte nelle coffee-house,
a casa degli amici, scrivendole su tovaglioli o tovaglie. Dylan aveva acceso
tutti i cilindri del suo motore. L'artista era così prolifico che
realizzava perfino canzoni scritte all'impronta mentre andava in studio.
Nel giro di pochi minuti diventavano dei dischi.Un racconto di Al Kooper
dal suo libro Backstage Passes può aiutare a ricostruire l'atmosfera
di quei giorni.L'allora chitarrista Kooper, un fan di Dylan della prima
ora, gironzolava in studio durante una session che era sul punto di iniziare.
Chiese al produttore Tom Wilson se poteva avere un posto nella band e Wilson
gli disse di tenersi pronto e restare semplicemente lì con la chitarra
in mano quando Dylan fosse arrivato in studio. Dylan comparve poco dopo
e con lui c'era il chitarrista Michael Bloomfield. Kooper stava in quel
momento suonando casualmente l'organo, strumento che generalmente egli
non suonava. Ma continuò a suonare in sordina e ad improvvisare
durante la registrazione del nuovo singolo di Dylan, Like a rolling stone.
Dopo la prima registrazione Wilson fece delle obiezioni sulla parte di
organo. Dylan chiese che l'organo fosse messo in primo piano. La take successiva,
pubblicata cinque giorni più tardi, scalzò Help dei Beatles
dalla vetta della classifica diventando il primo singolo di Dylan a conquistare
la prima posizione. Lungo quasi sei minuti fu il più lungo hit nella
storia.
L'artista country Johnny Tillotson fermò Dylan per strada e
gli disse che Like A Rolling Stone era balzato al primo posto delle classifiche.
Dylan era stupefatto. Erano passati meno di cinque anni dal giorno in cui
guardava nella vetrina di quel negozio di dischi sulla Settima strada e
la cosa certamente non gli sfuggì. Forse solo Elvis Presley prima
di lui era stato capace di suscitare tali emozioni nel pubblico e nello
stesso tempo ridefinire la musica popolare. Prima di Dylan, Chuck Berry
era stato uno dei pochi artisti popolari a cantare le proprie canzoni.
"All'epoca non ne ero consapevole, ma tutte le canzoni venivano composte
a Tin Pan Alley, nel palazzo Brill. Avevano valanghe di compositori, i
quali fornivano i brani agli artisti. Ne avevo sentito parlare ma non mi
ci ero mai soffermato più di tanto. Erano dei bravi compositori
ma il mondo che loro conoscevano e quello che conoscevo io erano del tutto
diversi. Ad ogni modo la maggior parte delle canzoni che venivano incise
proveniva da Tin Pan Alley e credo che ciò avvenisse soprattutto
perchè i cantanti non erano anche compositori, non ci pensavano
nemmeno. Comunque l'era di Tin Pan Alley è finita, e l'ho fatta
finire io. Oggi i musicisti possono pubblicare le proprie canzoni; o almeno
ci si aspetta che lo facciano. L'aspetto più divertente di tutta
questa faccenda è che io non ho cominciato come compositore; mi
ci sono semplicemente lasciato trascinare. Gli altri invece l'hanno fatto
coscientemente"
- fine seconda puntata -
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