"Ma io non smetterò. Mai.
Un vero chitarrista muore. Deve morire sul palco."
Cantore della provincia, songwriter dall'anima rock, artista fuori dagli
schemi e dalle regole del gioco, anticonformista e ribelle alle mode e
alle tendenze commerciali di un mercato che egli non inseguiva e che per
questo non lo ha premiato per quanto realmente meritava, grandissimo chitarrista,
virtuoso dello strumento come pochissimi in Italia, Ivan Graziani è
stato capace di fondere in maniera estremamente personale gli stilemi musicali
di matrice anglosassone e statunitense con la melodia della scuola cantautorale
italiana, il tutto filtrato attraverso una visione personalissima ed originale
ed un approccio vocale unico nel panorama musicale italiano.
Capace di splendide ballate, delicate e liriche, di nostalgici ritratti
di amore e di amicizia, e allo stesso tempo di nervosi ed acidi brani rock
che raccontano storie squallide e violente, il degrado della provincia,
la cattiveria dell'uomo, la droga, l'omicidio, il sesso, la crudeltà,
Ivan Graziani è stato uno dei più grandi, ingiustamente riconosciuto
come tale da pochi, alquanto snobbato da molti critici poco lungimiranti.
I suoi dischi, tra cui alcuni capolavori assoluti, hanno sempre ottenuto
un riscontro di pubblico e di critica decisamente contenuto rispetto all'effettivo
enorme valore. Un valore indiscusso e che pure in relativamente pochi hanno
consacrato, rispetto ai nomi più celebrati della canzone d'autore
italiana, da Lucio Battisti a Francesco De Gregori, da Fabrizio De Andrè
a Francesco Guccini (per citare solo alcuni nomi), baciati dal successo
commerciale che ad Ivan ha arriso in maniera assurdamente inferiore rispetto
al valore della sua opera.
Tra i suoi brani si annoverano molti titoli da inserire nella lista
delle migliori canzoni d'autore di sempre, da Firenze (Canzone Triste)
a Lugano Addio, da Il Chitarrista ad Agnese, da Pigro a Monna Lisa, da
Fuoco sulla collina a Sabbia del deserto, tutte caratterizzate dalla sua
inconfondibile e personalissima voce che Ivan era capace di utilizzare
come fosse un vero e proprio strumento, un falsetto, o quasi falsetto,
che sapeva cantare con la stessa efficacia le storie tenere e nostalgiche,
talvolta autobiografiche, caratterizzate spesso da indimenticabili ritratti
femminili, e le sordide storie di periferia caratterizzate da un rock acido
e graffiante e da testi "narrativi" estremamente originali, fino ai brani
più ironici ed ermetici disseminati nella sua vasta produzione.
Ivan Graziani era abruzzese di nascita ed urbinate di adozione.
Era nato il 6 Ottobre del 1945 a Teramo da madre sarda. Una leggenda
vuole che egli sia nato in effetti sul mar Tirreno, a metà strada
tra Civitavecchia ed Olbia, a bordo di un traghetto su cui si trovava sua
madre in viaggio.
La sua passione per la pittura lo porta ad Urbino dove si diploma in
arti grafiche nel 1963 ma l'altra sua grande passione, quella per la musica
rock, lo indirizza subito verso un'altra direzione.
Fin da ragazzino inizia a suonare la chitarra (anche se il suo primissimo
strumento è la batteria). Tra i suoi maestri c'è Nino Dale,
musicista abbruzzese al quale Ivan dedicherà un bellissimo brano
nell'album "Ivan Graziani", "Nino Dale and His Modernists". Con Nino Dale,
Ivan farà anche una tournèe in Tunisia.
Ivan ascolta le canzoni dei gruppi inglesi più celebri, dai
Beatles agli Stones, innamorandosene. Così come si innamora di Jimi
Hendrix e di altri "guitar heroes".
Nel 1963 fa parte del "The Serogam Quartet", un complesso che rappresenta
l'Istituto d'Arte Licini di Ascoli Piceno ed in seguito del gruppo denominato
"Ivan e i Saggi".
Si trasferisce a Milano e già alla metà degli anni Sessanta
si cimenta nel campo musicale con la formazione denominata "Anonima Sound",
da lui fondata insieme a Velio Gualazzi e con la quale ha di fatto inizio
la sua carriera di musicista e cantautore, accanto a Velio che suona la
batteria e Walter Monacchi al basso. Il primo 45 giri del gruppo, per la
Cbs, è "Fuori Piove", con "Parla Tu" sul lato b (brano che prende
parte al celebre Cantagiro nel 1967 con risultati disastrosi piazzandosi
ultimo, per quanto venderà molto bene raggiungendo quasi le duecentomila
copie), cui fa seguito un secondo singolo "Ombre Vive" nel '69. Sempre
al Cantagiro l'Anonima Sound ottiene un discreto successo con la canzone
"L'amore mio, l'amore tuo".
Ivan incide anche un long playing con l'Anonima, un album che però
non vedrà mai la luce. Di lì a poco abbandona il gruppo ed
intraprende la carriera di solista.
Nei primi anni settanta registra con produzione propria un album composto
da soli brani strumentali che però non sarà mai messo in
commercio. Il titolo è "Tato Tomaso's Guitars", dal nome di suo
figlio appena nato.
Nel 1973 si cimenta con un disco molto rock 'n' roll in lingua inglese,
"Desperation", che riprende soprattutto il sound del r'n'r anni '50, e
nel 1974 esordisce con il suo primo 33 giri da solo dal titolo "La città
che io vorrei" un album che già ha in nuce lo stile inconfondibile
che caratterizzerà i lavori più famosi di Graziani.
In veste di musicista inizia varie collaborazioni che nel corso degli
anni lo vedranno a fianco di vari artisti, da Lucio Battisti ad Antonello
Venditti, da Francesco De Gregori alla PFM, fino a Renato Zero.
E' proprio il grande Lucio Battisti a notare Graziani ed a rendersi
conto delle sue enormi potenzialità.
Ivan comincia a collaborare come session man negli studi di Lucio Battisti,
il celebre complesso "Il Mulino" di Anzano del Parco, e lo stesso Battisti
lo vuole con sè in studio nella registrazione di uno dei suoi album
più celebri, "Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso eccetera".
Graziani contribuisce in maniera fondamentale al lavoro di Battisti con
le sue chitarre dal sound estremamente personale. Nel disco Ivan suona
anche il violino. Tra Lucio ed Ivan nasce anche una forte amicizia e Battisti
sprona il cantautore abbruzzese a proseguire nel suo discorso e ne favorisce
l'esordio discografico che avviene nel 1976 con l'album "Ballata per 4
stagioni" per la Numero Uno, la casa discografica di Mogol e Battisti,
che è da considerarsi a tutti gli effetti il suo primo vero album
di esordio da solista.
Michele Murino