BOB DYLAN

L'INTERVISTA TELEFONICA TRANSATLANTICA DI
YVES BIGOT
12 GIUGNO 1981


Bigot: Pronto, Bob!

Dylan: Sì.

Bigot: Da dove mi stai chiamando?

Dylan: Ti chiamo da Detroit.

Bigot: Ah-ha, suonerai lì stasera?

Dylan: Sì, stasera.

Bigot: Ah-ha, e come sta andando il tour?

Dylan: Oh, sta andando abbastanza bene.

Bigot: Bob, eravamo abituati a vederti esibire in molti stili differenti ad ogni tuo nuovo tour, mai impegnato a promuovere il tuo prossimo album, dunque qual è l'atmosfera che si respira in questo tour?

Dylan: Beh, sai, in genere io vado in tour tra un album e l'altro ed è una cosa che ho fatto in continuazione negli scorsi anni. Sai, siamo stati in tour quasi per tutti gli ultimi due anni. Vedrai il risultato degli spettacoli degli ultimi due anni più un po' di cose nuove, un gruppo di canzoni che nessuno ha mai sentito prima.

Bigot: Okay, allora chi sono i tuoi musicisti? Chi ti accompagna in questo tour?

Dylan: Beh, è la stessa band con la quale ho lavorato negli ultimi anni. Jim Keltner suona la batteria, Tim Drummond suona il basso, alle chitarre ho Fred Tackett e Steve Ripley, e poi alle tastiere un tipo che si chiama Willie Smith. Ed ho quattro cantanti di supporto, una ragazza che era con me la scorsa volta, il suo nome è Carolyn Dennis. Poi ho alcune ragazze che non hai mai visto prima.

Bigot: Hai scritto un sacco di canzoni nuove di recente. Quando possiamo aspettarci un tuo nuovo album?

Dylan: Beh, molto molto presto, in effetti davvero molto presto, forse nelle prossime settimane, lo spero in ogni caso.

Bigot: Dunque lo hai già registrato?

Dylan: Sì, è stato già registrato e missato e stampato, credo, e dovrebbe uscire appena sarà possibile materialmente farlo arrivare nei negozi.

Bigot: E chi lo ha prodotto?

Dylan: Un tipo di nome Chuck Plotkin, ed io stesso.

Bigot: Blood On The Tracks è stato l'ultimo album che hai prodotto da solo?

Dylan: Sì, esatto. Quello è stato l'ultimo album che ho prodotto da me e questo che sta per uscire è il prossimo.

Bigot: Sì, ed il sound era davvero eccellente in quell'album. Perchè utilizzi dei produttori, quando lo fai?

Dylan: Beh, per gli ultimi due album ho utilizzato dei produttori per organizzare ogni cosa nello studio per conto mio e perchè proponessero delle idee e assumessero i musicisti da utilizzare. E per aiutarmi a scegliere le canzoni e a dare un senso a quel che faccio. Giusto per avere qualcuno che quando io arrivo con un mucchio di canzoni le controlli e le metta insieme, e ne faccia uscire un album. E saranno responsabili di come suoneranno su disco. E stavolta ho voluto fare tutto da solo.

Bigot: Sei sempre stato interessato a ritmi diversi nei tuoi ultimi album e durante l'ultimo tour con cui sei venuto in Europa hai utilizzato il reggae, la salsa, e persino ritmi funky. Sei interessato agli ultimi recenti sviluppi...

Dylan (interrompendo Bigot): Beh, certo. Utilizzo esattamente ogni tipo di ritmo che sento di voler suonare. Mmm, sì, uso un sacco di tipi differenti di ritmo. Alcune canzoni hanno solo il ritmo di vecchi hill-billy, sai, ed altre canzoni hanno una sorta di, credo di ritmo blues in dodici battute. E tra questi può succedere di tutto quando si cerca di trovare un ritmo per una canzone. Cerco di utilizzare tutti i tipi di ritmo solo per variare un po' le canzoni.

Bigot: Allora questo vuol dire che non sei interessato in maniera particolare alla forma musicale di una canzone quanto piuttosto al ritmo che tu senti sia correlato allo spirito o alla sensibilità della canzone stessa?

Dylan: Esatto. Se lo sento lo suono. Se sento quel ritmo allora la suono a quel modo.

Bigot: Alcune persone che studiano psicologia dicono che ognuno di noi esprime solo un'unica cosa per tutta la sua vita, quella che volevamo esprimere quando avevamo 17 anni; credo che tu abbia provato che si sbagliano con quello che hai fatto durante la tua carriera. Dunque guardando a te stesso, qual è stato il tuo interesse durante la tua carriera?

Dylan: Rimanere onesto, cercare di essere sempre sincero, e non mentire a me stesso o a nessun altro.

Bigot: Credi nel fato o nel destino?

Dylan: Mmm - Certo.

Bigot: Allora credi che tutto è stato scritto in anticipo, o che noi siamo responsabili per ogni scelta che facciamo, anche se le cose sembrano già pianificate?

Dylan: Credo che le cose siano già pianificate per ognuno di noi*. Ma credo anche che noi possediamo la volontà di cambiarle una volta o l'altra, anche se non sono sicuro se siamo in grado di cambiare il risultato finale.

Bigot: Ti senti lo stesso di quando eri un bambino, o senti di essere cambiato?

Dylan: Beh, sai, è come dicono i Francesi: Tutto cambia ma resta lo stesso.

Bigot: Tre anni fa hai detto qualcosa che mi ha toccato profondamente, hai detto che uno deve essere vulnerabile per essere capace di sentire la realtà. La tua fede ha cambiato la tua opinione al riguardo?

Dylan: Aha - Ci credo ancora - sì, ci credo.

Bigot: Non ti senti più forte ora? O credi ancora di dover avere una certa etichetta di sensibilità?

Dylan: Beh, .... [qui Dylan sembra dimostrare di non aver capito la domanda che, come tutte le altre, è stata posta in un Inglese approssimativo con un accento Francese su una linea telefonica piuttosto disturbata) ... Penso che sia corretto, sì.

Bigot: Bob, tu sei un Gemelli ed anche io lo sono, e forse questa è la ragione per cui sono stato così toccato dal tuo film Renaldo & Clara e dal tuo album Street Legal. E tu hai parlato moltissimo di personalità, e della differenza tra "that enemy within"** come lo chiami tu e... Puoi parlarmi un po' di questa cosa? Qual era veramente il tema del film?

Dylan: La penso così. Penso che fosse l'identità. Penso che sia come hai detto tu.

Bigot: Ma credi che questa dualità sia la causa di cose negative? Forse non il male in se stesso, ma cose come la violenza?

Dylan: La penso così, sì. Certo, quando un lato prende il sopravvento sull'altro, uno dei due lati si sente più forte in quel momento.

Bigot: Già, e non è forse sintomo di paranoia quando qualcuno non è quello che vorrebbe essere?

Dylan: Certo, è estremamente pericoloso.

Bigot: Ti è mai successo?

Dylan: Oh certo, quasi tutti i giorni. (ride)

Bigot: E Renaldo & Clara non parlava forse di questo?

Dylan: Sì!

Bigot: Bob, non senti di dover fare di nuovo qualcosa come la Rolling Thunder Revue, con quella incredibile atmosfera?

Dylan: No, non la rivedrai più.

Bigot: Perchè? Una volta basta?

Dylan: Beh, sì, penso di sì. Sai le cose proprio non possono andare in quella maniera.

Bigot: Forse è anche perchè i tempi sono cambiati?

Dylan: Esatto. Beh, sai, tutto è possibile, potrebbe anche succedere di nuovo. Sì, potrebbe succedere. Dubito che succederà ma potrebbe.

Bigot: Farai un altro film un giorno?

Dylan: Mi piacerebbe. Mi piacerebbe davvero farlo Yves. Solo che non ho - non ho trovato, come la chiami? Una sceneggiatura o qualcosa del genere.

Bigot: Com'è stata l'esperienza di Renaldo & Clara?

Dylan: Oh, di valore inestimabile, un'esperienza di valore inestimabile.

Bigot: Dimmi, in Francia ti esibirai negli stadi, non è la prima volta no?

Dylan: Oh, certo che no, ho già suonato negli stadi prima.

Bigot: Colombes sarà certamente uno dei concerti più grossi per noi.

Dylan: Spero che sia così. Spero che le cose vadano così.

Bigot: Ho visto che eri tra il pubblico di Bruce Springsteen alla L.A. Sports Arena. Credo che tu sia rimasto impressionato.

Dylan: Oh certo che lo sono stato. Ascolta Yves, ho uno show da fare stasera e devo salire sul bus, altrimenti non ci arriverò lì.

Bigot: Okay, Bob. Ti ringrazio molto, davvero molto per questa intervista e per il tempo che ci hai concesso e per tutto il resto. E non vediamo l'ora di darti il benvenuto in Francia.

Dylan: Bene, forse verrò a trovarti..

Bigot: Okay, farò lo stesso. Grazie davvero e buon concerto. Arrivederci Bob.

Dylan: Ciao.


traduzione di Michele Murino

Note:

* qui Dylan sembra ribadire il concetto di "Every Grain Of Sand" dall'album di quel periodo, "Shot of love": "(...) Then onward in my journey I come to understand / That every hair is numbered like every grain of sand".

** da "Where are you tonight" (dall'album "Street Legal"): "I fought with my twin, that enemy within, 'til both of us fell by the way. Horseplay and disease is killing me by degrees while the law looks the other way".

Conversazione telefonica transatlantica tra Bob Dylan a Detroit ed Yves Bigot a Parigi.
Mandata in onda da Radio Europe 1, Parigi, il 22 e 23 Giugno 1981.
 


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