Maggie’s Farm
intervista
Lorenzo Bertocchini



a cura di Salvatore Esposito

Lorenzo Bertocchini è uno dei più interessanti giovani songwriter italiani che nel corso deglianni ha maturato con gli Apple Pirates una enorme esperienza come performer; ora con Whatever Happens Next..., il suo primo disco solista, è arrivato il momento del grande salto.  Questa intervista concessaci da lui gentilmente illustra in gran parte la sua carriera e le fasi della lavorazione di questo ottimo album. Ringrazio anche a nome di Michele “Napoleon In The Rags” Murino, Lorenzo per l’immensa disponibilità.

Partiamo da lontano o meglio da vicinissimo, dagli Apple Pirates, ci racconti qualcosa del vostro sodalizio? Come siete nati? Cosa vi lega? Insomma raccontaci del tuo rapporto con loro?

Innanzitutto la band è formata da Roberto Masciocchi, piano e organo, Floriano Botter, batteria, Marco Negrelli, basso e cori, Dario Paini, sassofono, Luca Pasqua, chitarra elettrica e cori, e da me, che canto e suono chitarra acustica e armonica.
Ogni tanto con noi c’è anche Alessandro Grisostolo alla pedal steel guitar.
Siamo nati alla fine del 1992, quando ho conosciuto Roberto. Eravamo entrambi reduci da altre esperienze e avevamo voglia di iniziare un nuovo progetto.
In tempo zero ci siamo ritrovati con una band di cinque elementi subito al lavoro su Nightwalks And Dreams, Annemarie, Hopeless Love?, I Remember e What Are You Doin’ In My Life?, alcuni dei nostri primi brani originali.
Da allora abbiamo fatto centinaia di concerti, pubblicato il cd Greatest Hits e partecipato, con due canzoni, alla compilation Musica Va. E in questi giorni siamo di nuovo in studio per registrare i brani che andranno a formare il nostro nuovo album.
C’è una cosa importantissima da dire: siamo prima di tutto un gruppo di amici, poi un gruppo musicale. E il motivo principale per il quale suoniamo insieme è il divertimento. Non ce lo siamo mai detti, ma abbiamo una sorta di promessa tacita: il giorno in cui non ci divertiremo più, probabilmente segnerà il momento in cui diremo basta... Ma se devo essere sincero, quel giorno mi sembra molto lontano perché suonare insieme è sempre un grande piacere.

Cosa ti ha spinto a diventare un rocker? Cosa provi a stare sul palco?

Probabilmente quello che mi ha spinto è il desiderio di comunicare. Il bisogno di esprimere, attraverso la musica, tutto quello che ho dentro.
Stare sul palco mi sembra “normale”, mi viene naturale, mi fa sentire vivo.
Per tornare agli Apple Pirates, chi ci segue regolarmente sa che non abbiamo mai fatto due concerti uguali. Perché ci piace sempre inventarci situazioni nuove. Perché abbiamo un repertorio molto ampio e ogni sera tiriamo fuori dal cappello le canzoni che più ci va di suonare. E soprattutto perché ogni concerto ha due componenti fondamentali: la nostra musica e la nostra interazione con il pubblico. Chi ascolta ha una parte fondamentale e questa è una delle cose che rendono il tutto ancora più appassionante e imprevedibile.

E' appena uscito il tuo disco solista, ci racconti la gestazione? So che è lunghissima: dal 1997 ad oggi.

In realtà non so se c’è una data di inizio precisa: quando ho incominciato le registrazioni non sapevo che quello che stavo facendo era un cd...
Scrivendo in continuazione ho sempre sentito la necessità di registrare le canzoni man mano che nascevano, il bisogno di ascoltarle, di conoscerle, di farle crescere. Così mi sono ritrovato regolarmente in studio, cercando di dare forma a queste mie creazioni... Chi ama sciare va in montagna, chi ama ballare va in discoteca, io vado sempre in studio!
Poi mi sono accorto di avere un sacco di materiale e ho iniziato a mettere insieme i pezzi e a entrare nella dimensione del cd.
Ventisei tracce in un album non sono poche, ma ci credi che ne ho scartate un’altra decina?!
Gli studi dove ho lavorato sono il Pongo Studio di Fabio Bertin, che è anche il mio editore, lo studio casalingo di Elliott Murphy a Parigi e soprattutto il Joe’s Joint di Giovanni Pasquetti: ormai Giò conosce tutte le mie abitudini e le mie manie. Lavoriamo in simbiosi, come il pesce pagliaccio con l’anemone... Hehehe!

Tra i tanti che hanno collaborato a questo lavoro spiccano senza dubbio i nomi di Elliott Murphy e di Jason Reed; ci parli del tuo rapporto con loro?

Elliott lo conosco dalla fine degli anni ottanta. Il primo della lunga serie di concerti fatti insieme fu nel 1993 al mitico Splasc(h) Club di Induno Olona, l’ultimo qualche settimana fa al Joe’s Café di Somma Lombardo, uno dei miei locali preferiti.
Ci siamo visti molte volte anche a Parigi, città dove vado spesso a trovare dei parenti.
Nel cd Elliott suona chitarre e basso su Sea Cat, brano che abbiamo registrato a casa sua, e la seconda chitarra acustica su Lost. E poi ha scritto delle note di copertina.
L’amicizia con Jason, invece, risale al 1997. Come molti altri grandi cantautori americani, l’ho incontrato grazie al mio amico Carlo Carlini, il promoter che sfidando ogni legge del mercato e della fisica, dal 1988 porta in Italia un sacco di gente tosta.
Oltre a fare delle serate insieme, Jason ed io ci siamo bevuti un bel po’ di whiskey in tutti i bar che abbiamo trovato sulla nostra strada... Era inevitabile che lo invitassi a cantare su Ode To Jack, la canzone dedicata al Jack Daniel’s!

Quanto ti ha influenzato l'amicizia ma sopratutto l'aver ascoltato dischi splendidi come Aquashow di Elliott Murphy?

Tantissimo. Quei dischi sono stati e sono tuttora il mio cibo preferito: mi nutrono, mi danno energia, mi fanno crescere, mi fanno bene.
Per quanto riguarda la nostra amicizia, posso dire che Elliott mi ha spesso indicato la strada giusta, mi ha stimolato a andare avanti e mi ha aiutato a credere in me stesso. Nelle note di copertina del cd-tributo Lookin’ For A Hero ha scritto che per lui sono come un figlio. Beh, sarà banale ma io rispondo che lui è come un padre per me: mi ha insegnato moltissimo.
A volte è bastato stargli vicino per capire tante cose. A metà degli anni novanta, per esempio, siamo stati molto tempo insieme da soli: siamo partiti in macchina e abbiamo suonato in giro per l’Italia... Mi sentivo come un aspirante motociclista a ripetizioni da Valentino Rossi.

Nel tuo disco ricorrono spesso riferimenti a Bob Dylan, vuoi per il gusto di inserire qualche parolina in italiano qua e là, vuoi per alcune sonorità. Cosa ti lega a Dylan?

Un amore viscerale, una grande ammirazione per tutto quello che è e una passione totale per tutto quello che fa. Dylan è il musicista che ha invogliato il maggior numero di ragazzi a suonare, a scrivere e a trovare il proprio modo di esprimersi. Ha fatto capire a tutti che ognuno può dire la sua... In fondo, in partenza abbiamo tutti qualcosa in comune: sei corde metalliche e un po’ di corde vocali da fare vibrare.

Se dovessi scegliere un disco di Dylan da ascoltare per un giorno intero senza interruzione quale sceglieresti e perchè?

Oggi sceglierei Blood On The Tracks. Domani Blonde On Blonde. Dopodomani John Wesley Harding. Martedì Highway 61 Revisited. Mercoledì Time Out Of Mind. Giovedì The Freewheelin’ Bob Dylan. Venerdì Desire. Sabato Another Side Of Bob Dylan. Eccetera... Per fortuna gli anni hanno trecentosessantacinque giorni! He he... Dylan ha scritto così tante canzoni straordinarie e pubblicato così tanti album fantastici che mi troverei veramente in difficoltà se dovessi sceglierne uno solo.

Si parla continuamente degli Alias Bob Dylan; nel tuo disco questi famosi Alias sembrano ritornare spesso. In alcuni punti ho ritrovato il grande e purtroppo dimenticato Steve Forbert. Ci parli del tuo rapporto con loro?

Probabilmente chiunque suoni è figlio di Bob Dylan... Più o meno riconosciuti, ma siamo tutti figli di Bob!
Tra i cantautori che non posso fare a meno di ascoltare credo ci siano tutti quelli che agli inizi sono stati battezzati “new Bob Dylan”. Da Bruce Springsteen a Dan Bern, passando per Loudon Wainwright III, John Prine, Steve Forbert e lo stesso Elliott Murphy.
Per quanto riguarda Forbert, è uno dei miei preferiti di sempre. Mezz'ora fa, in macchina, stavo ascoltando Just Like There’s Nothin’ To It, il suo ultimo cd che non mi sembra niente male.
Steve è inconsapevolmente ospite del mio cd, e in particolare di Rosslare: è stata registrata su Dat, in presa diretta, in un locale dove in quel momento lo stereo suonava una delle mie canzoni preferite di Steve, Lay Down Your Weary Tune Again... Se ascolti attentamente la sentirai in sottofondo.

Veniamo ai particolari del tuo disco. Nella mia recensione, l'ho paragonato ai Basement Tapes, per certi temi sonori che li rievocano in più punti. Ma sopratutto per la serenità e la spensieratezza che domina l'atmosfera delle canzoni.

Grazie mille, Sal! E’ un super-complimento, un grande onore. Con tutte le debite proporzioni potrebbe essere proprio così. Ma il Joe’s Joint, lo studio dove ho passato la maggior parte del tempo, è una mansarda. Quindi il mio cd dovrebbe chiamarsi The Mansarda Tapes... Hahaha!

L'aver scelto uno stile molto americano, se si eccettua una brevissima puntatina al miglior Sting, per quello che concerne le linee di basso in Romeo & Juliet Revisited, è una scelta senza dubbio coraggiosa. Quanto pensi possa far presa sul grande pubblico, attualmente orientato verso il basso, un lavoro così raffinato come il tuo?

Sono curioso di scoprirlo. Finora le reazioni sono state molto positive ed io sono felicissimo e mi sento ripagato del duro lavoro e dei tanti sforzi fatti.
Ma non mi illudo: il mercato in Italia è molto ristretto per chi suona questo genere di musica e più volte mi è sembrato di andare a finire nel ragù del Diavolo... Ma l’importante è essere contenti di quello che si fa. E io lo sono.

Dal punto di vista poetico chi ti ha influenzato maggiormente nella composizione dei testi?

La mia più grande influenza è sicuramente Bruce Springsteen. Seguono a ruota Bob Dylan e Tom Waits. Ma ascolto anche un sacco di cantautori, come tutti quelli appena elencati come “nuovi Dylan”. E poi ancora Jim Croce, Dave Alvin, Townes Van Zandt, Joe Ely, Tom Russell, Guy Clark, Eric Andersen, Bill Morrissey. Mi piacciono le belle storie raccontate bene. E apprezzo molto anche l’ironia, quindi gente come John Prine, Butch Hancock e Loudon Wainwright III, uno capace di farti ridere a squarcia gola e piangere disperato nel giro di una strofa.
E poi adoro i primi Jayhawks, Mary-Chapin Carpenter e ovviamente gli Stones, Neil Young, Tom Petty, Chuck Berry, Van Morrison, Solomon Burke, Sam Cooke... Vado avanti o mi fermo?

In cosa ti ha influenzato di preciso Tom Waits?

La sua poesia è insieme notturna, ubriaca, stradaiola, romantica, surreale, epica, malinconica, sublime e grottesca. Le sue canzoni sono al contempo semplici e intense.
E poi mi piace da morire l’idea di lui che raccoglie oggetti per strada, ci piazza vicino un microfono, ci picchia sopra con altri oggetti trovati chissà dove e ne fa dei veri e propri strumenti musicali.
Tom Waits ti porta in un’altra dimensione. E’ magnetico. E’ un artista in tutto e per tutto. Adoro le sue canzoni, i suoi film, i suoi concerti. A Firenze nel 1999 ero in prima fila, proprio davanti al suo piano, insieme al mio amico Massimo Bruno... Sì, quello che nel mio cd suona lo scacciapensieri... Hahaha!
Alla fine del concerto ci siamo fissati per qualche secondo, come ipnotizzati, e non riuscivamo a dire una parola... Non siamo mai più stati gli stessi di prima.

In Poor Old New York, racconti con i tuoi occhi la Grande Mela dell’Undici Settembre. Elliott Murphy ha inciso per il suo ultimo disco un pezzo splendido, Ground Zero. Le canzoni possono essere collegate tra loro secondo te?

Beh, sì perché il tema è lo stesso. Ma quando ho scritto la mia non avevo ancora sentito quella di Elliott. Credo che non l’avesse ancora composta.
Quello che mi ha spinto a scrivere Poor Old New York è la mia esperienza personale: quarantun giorni prima che succedesse quel disastro ho passato un pomeriggio intero nel “Greatest Bar On Earth”, al penultimo piano di una delle due torri... Tutto sembrava assolutamente sereno, sicuro, imponente e indistruttibile.
Le Twin Towers erano così alte che per salire bisognava prendere due ascensori: il primo fino a metà e il secondo fino in cima. Ci credi che mi ricordo ancora tutte le persone che lavoravano là? Il portiere, l’addetto all’ascensore, la cameriera del bar... E’ così triste e shoccante pensare a quello che con ogni probabilità è successo loro...
Tornando a Poor Old New York, credo che ciò che la differenzia dalle altre canzoni sull’Undici Settembre sia il fatto che è la città a parlare attraverso i suoi monumenti e a provare paura, sconforto e altre emozioni.
Quando Dan Bern l’ha sentita mi ha detto che gli piaceva per questo motivo e anche perché New York veniva vista con gli occhi di un “osservatore europeo”, senza desiderio di rivincita o di fare satira politica.

Alle session hanno partecipato ottimi musicisti come Willie Murphy al piano e Michele Gazich al violino; cosa ci racconti di quelle session e della tua collaborazione con loro?

Ci siamo divertiti molto. Ho lasciato ognuno libero di muoversi in base al proprio gusto e alla propria sensibilità. E credo che nelle canzoni escano la personalità, e il talento di tutti gli splendidi musicisti che hanno suonato.
Michele ha registrato senza neanche avere sentito le canzoni prima... Come se fosse stata una jam! E’ un grandissimo violinista e ha un gusto e una creatività davvero unici.
Con Willie Murphy e la sua band ho fatto un sacco di concerti in giro per i locali. Quando ho chiesto a Willie se voleva suonare il piano su I Had A Dream e The Stripper And The Soldier mi ha risposto “Certo, ma a una condizione: che dopo ci andiamo a mangiare una pizza con i funghi”!
Oltre a Willie, nel mio cd c’è un altro musicista preso in prestito dalla magica scena di Minneapolis: è Marbue Williams. Su Sittin’ On The Throne ha registrato due linee di basso diverse che si incastrano perfettamente e sembrano un’unica take... Sto ancora cercando di capire come ha fatto.
Nello stesso pezzo c’è anche Andy Carrieri, un chitarrista storico del panorama italiano. Ha militato nei Dirty Hands e prima ancora nei Jack Daniel’s Lovers... Non è un caso, quindi, che Andy suoni anche in Ode To Jack! A proposito, l’ho sentito qualche giorno fa... State attenti: sta per tornare con una nuova band!
Luca Fraula è stato al mio fianco più o meno in tutto ciò che ho fatto, fin dal primo demo dei Pirates, che abbiamo registrato nel 1993 e si chiamava At The Speed Of Light: Luca era il nostro special guest e, dopo tutti questi anni, ormai non è più un ‘guest’ ma è sempre molto ‘special’. Ah, e poi Luca fa parte anche del Distretto 51, uno dei gruppi storici di Varese, dove suonano anche il ministro Maroni e il nostro biondissimo sassofonista, Darione, che sta per diventare papà!
Johannes Bickler, il batterista che ha suonato su gran parte dei pezzi elettrici, faceva la mia stessa scuola: la Scuola Europea di Varese. L’ho conosciuto lì, poi per qualche anno Jo ha vissuto e lavorato come sessionman in Germania e in Inghilterra. Ora è tornato in Italia ed ha aperto uno studio di produzioni musicali: The Groove-Shack.
Mi fermo qui anche se le storie, le presentazioni e gli aneddoti potrebbero andare avanti all’infinito.

Tornando ai testi, spesso e volentieri ritornano canzoni d'amore come I Had A Dream o Vicky's Song. Quanto c'è di personale e quanto pensi che la canzone d'amore possa essere una canzone di confessione?

Tutte le canzoni sono confessioni, credo... Di solito scrivo di cose che vedo, che conosco, che vivo. C’è molto di autobiografico nei miei testi.
Anche nelle canzoni in cui non parlo di episodi vissuti in prima persona credo che esca la mia personalità per quello che dico e come lo dico.

Cosa ci racconti invece dei personaggi strani che compaiono di tanto in tanto, Cico, Cicciobombo...?

Qui vale lo stesso discorso: scrivo ciò che vedo. E il fatto è che sono costantemente circondato da personaggi molto bizzarri... Questo dovrebbe farmi riflettere! Hahaha...
Il più strano di tutti è sicuramente Gigi “Click” Frigo, il fotografo che segue me e gli Apple Pirates da quasi dieci anni e ci delizia con i suoi insegnamenti filosofici... Frasi tipo “Non è che ci metto tanto a essere peggio di me”, “La forza del pensiero mi scotta le dita” e “Per raccontare la mia vita ci vuole una vita”.
Anzi, pensandoci bene il personaggio più strano del mio cd forse sono io!

Sempre tornando ai particolari, mi hanno impressionato i piccoli frammenti di canzone. Sono tutti dei veri gioiellini. Come mai hai scelto di inserirli?

Sono felice che ti piacciano le mie “canzoni da una strofa” e i miei “momentucci strumentali”... Non tutti li hanno capiti. In realtà non c’è una legge che proibisce di registrare canzoni di durata inferiore ai tre minuti, così mi sono detto che se bastano trenta secondi per esprimere un concetto o per suscitare emozioni, allora dovevo provarci!
Quelle quattro mini-tracce per me hanno un senso, così le ho inserite nel cd.

Ci avviamo alla conclusione... Il packaging del cd è molto accattivante così come il booklet molto curato. E’ una cosa inusuale per chi si autoproduce, per non parlare della produzione curatissima. Insomma è vero che le cose o si fanno bene o non si fanno proprio?

Credo di sì. Anche se ragionando così temo che non realizzerò neanche metà delle cose che ho in mente di fare. E l’idea mi terrorizza!
La verità è che ho voglia di riporre tutte le mie energie in progetti stimolanti.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Ho sentito parlare di un live con gli Apple Pirates quanto c'è di vero?

E’ un’idea che ci è venuta dopo aver ascoltato alcune registrazioni di concerti... Sul palco ci divertiamo così tanto che ci piacerebbe in qualche modo catturare l’atmosfera, la spontaneità di quei momenti. Spero che ci riusciremo!
Il live è in cantiere, quindi, ma prima dovrebbe uscire un nuovo disco in studio che abbiamo già iniziato a registrare: tutti pezzi nuovi, alcuni elettrici, altri acustici.
Per quanto riguarda gli altri progetti, ho in ballo due cd con due miei grandi amici. Il primo è Marco Terminio, il cantante degli Snakedoctors, con cui pubblicherò un cd di duetti. La seconda si chiama Lisa, ha una voce straordinaria e abbiamo iniziato a lavorare su alcune canzoni... Ci piacerebbe includerle, insieme ad altre, in un cd in cui lei canta e scrive e io suono e scrivo. Forse, poi, inizierò a collaborare per una rivista di musica... Vedremo.


BIOGRAFIA
Lorenzo Bertocchini scrive, suona e registra canzoni. E poi le interpreta dal vivo. Ma cercare di indovinare le sue radici in base alla sua musica può essere ingannevole: pur essendo italiano (attualmente vive a Varese) tutto nelle sue canzoni suona 100% “americana”! Sarà perché l’inglese è la sua madrelingua quanto lo è l’italiano, oppure perché da sempre la musica che ascolta viene dagli States... La carriera live di Lorenzo (che suona una chitarra acustica mancina e l’armonica) è iniziata nel 1990 quando ha messo insieme una band chiamata Beer Bellies: un’avventura durata solo qualche mese. La sua seconda band in realtà era un trio di chitarre chiamato Wanted!: Eric Viala si prendeva cura dei cori e suonava la chitarra acustica ritmica e, qualche volta, anche il basso; Daniel Damm era l’uomo degli assoli di chitarra elettrica; Lorenzo scriveva le canzoni, cantava e suonava chitarra acustica e armonica. Nato all’inizio del 1991, il trio si è sciolto alla fine dell’anno successivo. Nel dicembre del 1992, Lorenzo e il pianista Roberto Masciocchi hanno dato vita a un nuovo progetto chiamato Getaway. Il nome si è presto trasformato in Apple Pirates e, con duro lavoro e grande devozione per le loro radici roots-rock, il gruppo si è costruito la reputazione che può vantare oggi. Hanno pubblicato un cd intitolato “Greatest Hits”, hanno partecipato con due canzoni alla compilation “Musica Va” e sono attualmente impegnati nella registrazione di un nuovo album. Gli Apple Pirates vantano addirittura un fan club in Inghilterra: si chiama “No Sleep 'Til Sesto”, è stato creato da Carol e Ian Reay ed ha anche un sito Internet (www.applepirates.fsnet.co.uk) che contiene notizie e canzoni da scaricare.
La formazione attuale comprende Floriano Botter (batteria), Marco Negrelli (basso, cori e tastiera), Roberto Masciocchi (piano e organo), Dario Paini (sassofono), Luca Pasqua (chitarra elettrica e cori) e Lorenzo Bertocchini (voce, chitarra acustica e armonica). Più, ogni tanto, Alessandro Grisostolo (pedal steel guitar). Ma torniamo a Lorenzo Bertocchini… I musicisti che maggiormente lo hanno influenzato sono Bruce Springsteen, Bob Dylan e Tom Waits. Ma il musicista varesino ama ascoltare anche cantautori meno conosciuti (ma non per questo meno bravi!). Per esempio i suoi amici di lunga data Dan Bern e Elliott Murphy, e poi ancora Loudon Wainwright III, Dave Alvin, John Prine e Steve Forbert. Ma non dimentichiamo anche i Rolling Stones, Chuck Berry, Van Morrison, Will T. Massey e i primi Jayhawks! Due canzoni scritte da Lorenzo, “Annemarie” e “Romeo And Juliet Revisited” fanno parte delle colonne sonore di due film. Rispettivamente “Genko” di Saro Ilardi e “Risottino Zodiacale (Shalallallà)” di Silvia Gallini. Lorenzo si è esibito dal vivo in Italia, USA, Danimarca, Svizzera e Francia, ha partecipato a diversi programmi radiofonici e televisivi (tra cui “Le Fabuleux Destin”, sulla TV nazionale francese FR3), ed ha diviso serate e palchi con Bob Neuwirth, Dan Bern, Eric Andersen, Jimmy LaFave, Elliott Murphy, Angelo Branduardi, Tom Russell & Andrew Hardin, Bill Morrissey, Calvin Russell, Butch Hancock e molti altri.


le foto sono di Lucy Valentini
 

LA DISCOGRAFIA

APPLE PIRATES
Greatest Hits
Apple Bit

Degli Apple Pirates, avevo sempre sentito parlare un gran bene ma soprattutto avevo sentito la loro travolgente versione in duetto con Elliot Murphy di If You Gotta Go Go Now di Bob Dylan, tuttavia non avevo mai sentito come si destreggiassero da soli su disco, l’ascolto quindi di Greatest Hits, è stato per me una vera rivelazione. A dispetto del titolo di grande ironia, Greatest Hits, disco di debutto della band varesina guidata da Lorenzo Bertocchini, è un esempio di come in Italia si sia affermata una scena musicale del tutto nuova che trae ispirazione da quella roots americana. Pur essendo in gran parte influenzato nel sound dai dischi di coloro che sono stati definiti Alias Bob Dylan, (Elliot Murphy su tutti, che appare anche al loro fianco in due brani) Greatest Hits, ha l’aria di essere un disco speciale vuoi per la simpatia tutta italiana che sprigiona la musica dei Pirates, vuoi per la qualità dei brani che lo compongono. Contiene infatti 13 brani originali, a firma di Lorenzo Bertocchini e in alcuni casi anche di Luca Pasqua, e 2 cover di alto livello ovvero: Two For The Road di Bruce Springsteen e Time To Love (Again), un brano inedito regalato ai varesini da Elliott Murphy. Ad affiancare Lorenzo Bertocchini e soci troviamo alcuni ospiti molto speciali come Ruth Gerson, nello splendido il duetto su “I`ll Try To Be Myself”, Elliott Murphy, sempre in duetto su “Crocodile” e armonica e cori su Try And Understand, Gary Hall, Radoslav Lorkovic e Graziano Romani. Così introdotti al disco dallo splendido artwork a fumetti ad opera di Mike Snyder, che narra le avventure dei Pirates, si parte con Stuck in the Cowshit, un blues dalle venature ricche di spirito su cui si sente l’ottimo violino di David Crichton. Segue poi Obsession n.7, un vibrante brano rock in cui, oltre alla partecipazione di Graziano Romani ai cori, si apprezza l’ottimo lavoro di Luca Fraula all’hammond che si insinua nella eccezionale linea melodica creata dalla chitarra di Bertocchini. Se Payphones, attinge alla fonte di Springsteen quanto a quella di Dylan per un risultato eccellente, ancora meglio le cose girano nel già citato duetto con Ruth Gerson dal titolo I'll try to be myself, una vera perla in cui spicca l’ottimo piano di Enrico Salvato. Poi arriva Time to love (again) l’inedito uscito dalla penna di Elliot Murphy,  che introduce alla gustosissima rock-ballad Try and Understand, dove si apprezza ancora una volta un ottimo tappeto chitarristico. Altro grande brano da segnalare è poi la soffice e romantica Annemarie in cui è Lorenzo a fare la parte del leone con un'ottima prova vocale. Seguono brani di spessore come Take me with you  ma anche episodi più leggeri come I forgot e l’estiva Summer, in cui i Pirates dimostrano di saperci fare anche con la musica pop. Dopo uno scanzonato blues dal titolo Giù Giù Blues, irrompe la voce di  Elliott Murphy che duetta alla grande con Lorenzo nel rock'n'roll di "Crocodile". Il caldo blues strumentale Trouble Girl Blues a firma di Luca Pasqua apre agli accenti folkie di Always on My Mind dove lo splendido accordion di Lorkovic e il violino di Crichton  ci ricordano le fonti a cui questi ragazzi attingono l’ispirazione. In chiusura buona la cover di Bruce Springsteen, Two For Road, che ci ricorda l’esuberanza dei Pirates come mattatori dei live act del nord Italia.

LORENZO BERTOCCHINI
Whatever Happens Next...
Coffee And Peas / Pongo Edizioni 2004

Realizzato tra Varese, New York, Parigi e Copenhagen, Whatever Happens Next..., opera prima di Lorenzo Bertocchini, è un disco di rara bellezza ma soprattutto un esempio vivo di come la scena roots italiana sia in continuo fermento. Curatissimo nei dettagli estetici come si nota dalla splendida confezione in digipack e dallo splendido booklet in cui oltre a tutti i testi sono presenti foto e commenti, Whatever Happens Next..., quasi fosse una un moderna riproposizione dei Basement Tapes, è una raccolta di brani di grande intensità che insieme creano una sorta di diario in cui viaggi, amori, esperienze maturate on the road, fotografano alla perfezione Lorenzo, proprio come il ritratto ad opera di Dan Bern che è all’interno del cd. Ad accompagnare Lorenzo in questa sua prima avventura discografica, troviamo, oltre agli Apple Pirates, numerosi ospiti come: Elliott Murphy (che ha curato alcune note all’interno del disco ma anche alcune fasi di registrazione), Jason Reed (nello splendido e ubriaco duetto di Ode to Jack), Anthony Paule alle chitarre, Willie Murphy al piano e alcuni validi strumentisti italiani, tra cui il conterraneo Davide Buffoli all'elettrica, Michele Gazich al violino, Giuliano Gallini ed Egidio Ingala all'armonica. Scorrendo la tracklist si nota la presenza di ben ventisei brani, tutti composti e cantati in inglese, per oltre 70 minuti di musica di alta qualità. Ciò è senza dubbio sinonimo di grande coraggio ma soprattutto di una immensa onestà intellettuale. L’ascolto è velato da un'atmosfera rilassata e sognante in cui si attraversano stili e generi che hanno influenzato il cantautore varesino, ma anche le sue storie personali che lui racconta con uno stile mai noioso e sempre pronto a riservare sorprese all’ascoltatore. Ciò che sorprende in assoluto è l’estrema omogeneità di tutto il disco, che seppur composto nell’arco di ben dieci anni, è come una sorta di mosaico in cui anche i brevi e deliziosi bozzetti acustici da un minuto o poco più come She Got, Old Jacket e Rosolare, diventano parte integrante del tutto. Per quello che riguarda i brani veri e propri, la partenza del disco è senza dubbio eccezionale con la splendida Down The Hill, in cui Lorenzo dimostra di aver metabolizzato tanto gli insegnamenti dei Creedence Clearwater Revival quanto quelli del suo padre spirituale Elliot Murphy, tuttavia ciò che colpisce è la sua capacità di tracciare una strada tutta sua su cui apporre il suo personale marchio di fabbrica. La successiva And We Drove, è una splendida folk ballad dai toni pastorali in cui fa capo lo splendido piano di Willie Murphy che sottolinea in modo eccellente le ottime liriche. Passando attraverso il gioiellino acustico I Had A Dream si arriva alla travolgente Pretty Shitty in cui Lorenzo va a fare visita agli anni cinquanta e poi trovandosi di passaggio fa un salto a Nashville con la successiva On Things (Left To Do) in cui il dobro e la slide si intrecciano alla perfezione con ottime parti di armonica.  Il siparietto di blues acustico di e.m@il blues introduce poi ad una delle perle del disco ovvero Chicken And Fish And Fries, un simpatico e travolgente brano folkie dove il violino di Michele Gazich regala una magia dietro l’altra supportando alla grande il fraseggio eccellente di Lorenzo. Con l’ottima title track il disco prende il volo definitivamente ed ecco apparire ottimi spunti di poesia urbana come Sea Cat e Poor Old New York, critiche velate allo star system di House Of Models o intense dichiarazioni d’amore come Missing You e Vicky’s Song, due brani dalla bellezza disarmante. Se fin d’ora abbiamo parlato di generi di culto, Lorenzo dimostra di avere nelle sue corde anche il pop e lo dimostra alla pefezione con  Romeo And Juliet Revisited, un potenziale hit radiofonico che cancellerebbe dalla memoria le insulse composizioni che popolano il mercato. Così cavalcando l’onda delle good vibrations rock di Lorenzo vediamo colorarsi tra le nostre mani un istantanea dalle mille sfumature che si lascia apprezzare con semplicità ma soprattutto senza mai deluderci.

LA TRACKLIST:

1. Down The Hill
2. And We Drove
3. I Had A Dream (con Willie Murphy al piano)
4. Pretty Shitty (con Anthony Paule alla chitarra)
5. One Thing [Left To Do] (con Anthony Paule al dobro e alla slide / con Egidio Ingala all’armonica)
6. e.m@il.blues (con Egidio Ingala all’armonica)
7. Chicken And Fish And Fries
8. Whatever Happens Next [I Wanna See It]
9. Sea Cat (con Elliott Murphy alle chitarre e al basso)
10. A Girl Who`s Made Up Her Mind
11. Missing You (con Carlotta Bulgarelli all’arpa)
12. As (con Carlotta Bulgarelli all’arpa)
13. Vicky`s Song (con Giuliano Gallini all’armonica / con Carlotta Bulgarelli all’arpa)
14. House Of Models
15. She Got
16. Romeo And Juliet Revisited
17. Poor Old New York
18. Old Jacket
19. The Stripper And The Soldier (con Willie Murphy al piano)
20. Lost (con Elliott Murphy alla chitarra)
21. Cico
22. Sittin` On The Throne (con Andy Carrieri alla chitarra e Giulino Gallini all’armonica)
23. Ode To Jack (duetto con Jason Reed / con Andy Carrieri alla chitarra)
24. Rosslare
25. Wagga Wagga
26. Tomorrow


PARTECIPAZIONI

Artisti Vari
Lookin` For A Hero
Studio 529 – CH

Lorenzo partecipa a questo cd-tributo a Elliott Murphy come interprete di “Something Like Steve McQueen” (con Kevin Montgomery ai cori) e musicista e arrangiatore della versione di “Small Room” cantata da Mike Snyder. Il cd è un progetto internazionale realizzato da fan e amici del grande cantautore di New York. Contiene 18 canzoni e note di copertina scritte dallo stesso Elliott Murphy. “Lorenzo Bertocchini è come un figlio per me: così attento e così ribelle, e probabilmente molto più simile a Steve McQueen di quanto lo sia io. La sua versione della canzone farà incrementare ulteriormente il suo pubblico femminile!” (Elliott Murphy, estratto dalle note di copertina del cd).

Artisti Vari
Musica Va
PrimaFila

Questa compilation di gruppi e solisti varesini contiene 2 brani degli Apple Pirates (“Nightwalks And Dreams” e “Won`t Be There”) e 2 canzoni di Lorenzo Bertocchini reinterpretate da Paolina e Fatima Zinati (“Goin` Crazy” e “Estate”).
 

I LINK

http://www.applepirates.fsnet.co.uk/
http://www.lorenzobertocchini.com/
http://www.applepirates.net/
http://www.gogoscorner.it/


PER ACQUISTARE I CD DI LORENZO BERTOCCHINI E DEGLI APPLE PIRATES

Via Internet:
http://www.studio529.com/studio529/shop/

*Oppure tramite vaglia postale o contrassegno:
contattando Massimo di Record Runners.
E-mail: record.runners@tin.it
Tel.: 0332.23.45.50 



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