Banco del Mutuo Soccorso
No-Palco
Sony

"Non ingannarmi con false immagini ma lascia che io veda la verità e possa poi toccare il giusto" questa frase da In Volo, incarna perfettamente quanto il Banco Del Mutuo Soccorso abbia fatto nello spazio dei suoi trent'anni di onorata carriera ma soprattutto quello che è condensato nello splendido live pubblicato di recente per celebrare il trentesimo anno di carriera dal titolo No-Palco. L'idea di questo titolo particolarissimo per un live è quella di "sconfessare la messinscena", come ha sostenuto Franscesco Di Giacomo in una recente intervista, o meglio la "messa in scena" e cioè la ritualità del concerto, perchè non è da lì che passa la musica ma fuori da ogni palco/oscenico, nell'andirivieni dei giorni. Dall'eccezionale normalità di passare per diecimilanovecentocinquantasettegiornidiversi.", mettendo in luce la musica vero elemento cardine dell'attività sul palco. Fin dal primo album il Banco del Mutuo Soccorso (1972, meglio conosciuto come Il Salvadanaio) ha rivelato senza mezzi termini le grandi doti di Nocenti e compagni grazie alla loro spiccata tendenza alla contaminazione globale di vari generi musicali si sono imposti insieme alla Premiata Forneria Marconi, fra le band europee di rock progressive più importanti degli anni Settanta, sia per essere state le uniche band a sfondare in Inghilterra e negli Stati Uniti ma soprattutto per la qualità dei loro dischi diventati ormai colonne della storia del rock italico. Le celebrazioni di questo prestigioso anniversario erano comiciate già nel 2002 a Roma con la brillante partecipazione al concerto del Primo Maggio di fronte a 600 mila persone, ora dopo sei anni di assenza dai negozi, dopo l'ultimo lavoro in studio un doppio CD intitolato "Nudo" del 1997, il Banco torna a far sentire la voce con questo disco che documenta il concerto che la band ha tenuto nel luglio dello scorso anno presso l'Ippodromo delle Capannelle, di fronte a 22 mila spettatori, che ha visto, a fianco dei tre fondatori del gruppo Vittorio Nocenti, Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese, alcuni ospiti d'eccezione come Gianni Nocenti (fratello di Vittorio), tastierista e compositore che da 15 anni non si esibiva con il Banco del Mutuo Soccorso; Mauro Pagani, che dopo gli esordi e la brillante carriera con la PFM è esploso come polistrumentista e arrangiatore; e ancora nomi eccellenti del rock italiano come Morgan dei Bluvertigo, Filippo Gatti degli Elettrojoyce, Federico Zampaglione dei Tiromancino, Andrea Satta dei Tetes De Bois. Vedere il Banco Del Mutuo Soccorso dal vivo è un esperienza impedibile ma questo disco ne recupera alla perfezione ogni sfumatura errori e problemi tecnici compresi, dimostrando chiaramente che il prog italiano è ben lontano dagli alambicchi e delle lungaggini senza cuore di matrice britannica. In ogni traccia infatti si percepisce la passione con cui il Banco ogni sera si accosta al suo pubblico ma soprattutto si ha la netta sensazione di ascoltare un pezzo di storia data la presenza congiunta dei protagonisti dell'epoca d'oro del progressive e di alcune delle stelle nascenti della scena rock italiana. Questo incontro-scontro tra vecchie e nuove generazioni ha fatto scaturire un'ondata straordinaria di energia musicale, e lo si sente dalle primissime note della splendida R.I.P. che suona più attuale che mai grazie anche al pulsare del basso di Morgan o nella totale rilettura di Moby Dick che aperta da un pregevole prologo chitarristico bluesy di Federico Zampaglione viene ricamata magicamente dal piano elettrico di Vittorio Nocenti. Il resto della set list della serata è votata tutta ai settanta con qualche eccezione Eighties, non mancano quindi pezzi memorabili come l'emozionante 750.000 anni fa l'amore introdotta da un grande Gianni Nocenti che domina il preludio di Come Due Treni o Non mi rompete che però viene martoriata da un coro abbastanza fastidioso del pubblico che fa scivolare in secondo piano il contributo vocale di Andrea Satta e Filippo Gatti. Ottime anche Il Ragno in cui emergono prepotenti il drumming del ritrovato Pierluigi Calderoni e la voce di Big Di Giacomo, e Quando la buona gente dice dove le due chitarre di Rodolfo Maltese e Filippo Marcheggiani duellano in modo mirabile. Vertice del disco è sicuramente Canto di Primavera che vede la presenza al violino di Mauro Pagani che ricama un tappeto sonoro assolutamente da brividi dove la voce di Francesco Di Giacomo può inventare di tutto nonostante siano passate trenta primavere.
Chiudono il disco Traccia I e Traccia II che ci ricordano che il prog italiano non appartiene al passato ma è vivo nella musica di band come il Banco, unica insime alla PFM a saper donare le emozioni di un tempo.
Salvatore Esposito



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