Massimo Bubola
BALLATE DI TERRA E D'ACQUA
Eccher Music / Self, 2008
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"Storie di uomini, coraggio e carità... Storie di vita e morte, giustizia e libertà..."
Meno male che Massimo Bubola, evidentemente spinto dalla disarmante pochezza che si sente in giro
(supponiamo), decida con felice intuizione di lasciarsi ogni tanto tentare dalla voglia di tornare ad
incidere.
Tra le innumerevoli belle (?) quanto effimere confezioni di pura paccottiglia che le nostre
orecchie sono costrette, obtorto collo, ad ascoltare, a mangiare e a digerire (la maggior parte delle quali
decisamente indigeste, quando non addirittura tossico-nocive) un disco come "Ballate di terra e d'acqua"
si eleva con agilità naturale in una sorta di Olimpo musicale grazie alla classe cristallina di un autore mai
troppo lodato, che riuscì ad oscurare persino un grande come De Andrè (ascoltate i dischi firmati in
coppia dal cantautore veronese e da quello genovese e traetene le giuste quanto debite conclusioni, se
ancora - ahivoi - non lo avete fatto).
A tre anni di distanza dallo splendido "Quel lungo treno" , questo nuovo lavoro si apre con
"Sto solo sanguinando", brano in cui Bubola cita - nel titolo e nei versi - uno dei suoi mentori, il più
grande (Dylan), e la sua "It' all right ma (I'm only bleeding)".
Si tratta di un pezzo caratterizzato da una bella progressione musicale che sfocia nel trascinante ritornello ("Lo so... lo so... lo so... lo so... forse sto un po' invecchiando...") fino al risolutivo "...sto solo sanguinando!"
"Orfani senza padre, con la TV per madre", canta Bubola, ed il bersaglio è lo stesso anche nel
successivo "...ti insegnano a mentire con vere lacrime... ti insegnano che conta solo l'immagine...", che
ricorda molto da vicino versi quali il "...propaganda, all is phony" del succitato brano dylaniano.
"Una chitarra per due canzoni" si apre con un imponente intreccio di chitarra ed armonica davvero trascinante quando non taumaturgico...
Qui c'è il Massimo Bubola allo stato puro con un testo che per certi versi rimanda a "Titti", con il "gioco del due" (due balconi, due lampioni, due calabroni, due melograni... omologhi delle due canne sul calcio del fucile, due promesse nello stesso Aprile, due serenate alla stessa finestra, due cappelli sulla stessa testa del brano di Bubola per il De Andrè di fine Settanta), ma che naturalmente prosegue il consueto discorso sul doppio che ha caratterizzato molte opere del cantautore veronese incentrate sul tema del dualismo e della contrapposizione ("Amore e guerra", "Diavoli e farfalle", "Doppio lungo addio", "L'uno, l'altro"...)
"Una chitarra per due canzoni" è forse la canzone migliore dell'album... La ascolti e poi la vuoi riascoltare e poi riascoltare ancora, grazie anche a quel prodigioso e ricorrente pezzo di armonica che contribuisce a rendere il brano davvero irresistibile.
Il testo di "Cambiano" è sapientemente giocato sul concetto che tutto muta ("Cambiano i tempi, cambian le ore, cambiano i segni e le parole, cambiano i re, cambiano i santi, cambiano gli assi, cavalli e fanti...")
ma non l'amore del protagonista per la sua amata.
Musicalmente il brano è molto ricco, pieno ed allegro con una deliziosa chitarra che si snoda serpentina ad un ritmo piacevolmente country-rock. Qui, come in genere in tutto l'album, Bubola canta con molta cura e, pur utilizzando il suo consueto registro, la sua voce appare più coinvolgente ed evocativa del solito. Bella l'auto-citazione del "cielo d'Irlanda" che "cambia a primavera" ed ancora quella della dylaniana "The times they are a-changin'" nel primo verso.
Ed è ancora Dylan che cantava della sua "signora" delle terre basse in "Sad eyed lady of the lowlands".
Qui Bubola canta invece di una donna delle terre alte. "Vienimi amore dalle terre alte, dalle tue
solitudini, vienimi amore toglierò le porte...", recita infatti "Tu rifugio avrai". E - forse in un ulteriore rimando dylaniano - il poeta rassicura l'amata dicendole "...qui sul mio cuore tu rifugio avrai", che naturalmente non può che ricordare la "Shelter from the storm" di "Blood on the tracks" che recitava "Come in, she said, I'll give you shelter from the storm" (a questo proposito va ricordato che Bubola fu anche autore di un bell'adattamento in italiano del suddetto brano di Dylan, con il titolo "Rifugio ti darò"). Splendido l'impasto di chitarre e armonica che grazie a Dio torna ricorrente in diversi brani del disco.
"Dolce Erica" è costruita nella migliore tradizione delle murder ballads con una spettrale melodia ed un
ritmo inesorabile, come un tamburo che segna il cammino dell'omicida fino alla forca dell'ultima strofa.
Non è la prima volta che Bubola si cimenta con questo genere di ballate sanguinose (basti ricordare
brani come "Emmylou" e "Capelli rossi") ma non trovo azzardato affermare che questa "Dolce Erica" si ponga un gradino sopra le altre grazie anche ad un mirabile arrangiamento.
Dopo due brani piacevoli ("Un angelo alla mia porta" e la nostalgica ed autobiografica "Tutti quegli anni") ma un po' meno convincenti rispetto a quelli della prima parte dell'album (tanto da sembrare un po' dei riempitivi), arriva la splendida "Uruguay" che riprende il discorso di "Camicie rosse" (una delle canzoni che meglio caratterizzarono la produzione di Bubola degli anni novanta).
Garibaldi e la sua impresa di guerra in Uruguay rilette e filtrate dalla poesia di Bubola.  Bellissimi i versi in spagnolo dedicati ad "Anita, mi querida... Mi amor y mi suerte... Novia de vida... Hermana de muerte". La canzone è caratterizzata da un indovinatissimo uso del trombone di Mauro Ottolini.
Chiudono il disco la bella "La collina dei ghepardi" (una prostituta africana deve vendersi sempre un po' di più per riconquistare la libertà), la splendida "Uno due tre" (che sarà un esercizio di stile finchè si vuole ma resta una straordinaria filastrocca macabra che si contende con "Una chitarra per due canzoni", "Cambiano" e "Uruguay" la palma di miglior brano del disco) e "Canzone dell'assenza".
Come sempre, quando si parla della poesia di Massimo Bubola, i testi sono infarciti di citazioni letterarie da Shakespeare a Stevenson a Defoe, rimandi che è bello scoprire poco alla volta e che conferiscono alle canzoni un fascino unico portandole su un piano decisamente superiore allo standard degli insulsi testi cui siamo sottoposti (e che, al confronto, risultano di conseguenza vieppiù desolatamente insulsi).
"Ballate di terra e d'acqua" è un grande e colto album di rock ballads con incursioni nel folk inimitabile di Bubola, tra Dylan e Cohen, la letteratura e le favole nere, impreziosito dalla vena poetica che da sempre caratterizza l'opera del cantautore veronese, uno dei pochi a proseguire con coerenza il discorso "musica e poesia" ("Tanti nostri poeti - ha detto Bubola - scrivono ancora come se non fosse mai esistito Dylan e non fosse esistito il rock".)
"Cambian le feste e le bandiere, cambiano i borghi e le frontiere... Cambia la Destra e cambia la Sinistra... Cambiano i cuori e cambiano i cantanti..."
Massimo Bubola no.
Per fortuna.


Michele Murino
 
 

BALLATE DI TERRA E D'ACQUA

Tracklist:

1 - Sto solo sanguinando
2 - Una chitarra per due canzoni
3 - Cambiano
4 - Tu rifugio avrai
5 - Dolce Erica
6 - Un angelo alla mia porta
7 - Tutti quegli anni
8 - Uruguay
9 - La collina dei ghepardi
10 - Uno due tre
11 - Canzone dell'assenza

Massimo Bubola (voce, chitarre, armonica) - Simone Chivilò (chitarre, dobro) - Alessandro Formenti (basso) - Joe Damiani (batteria e percussioni) - Mauro Ottolini (trombone) - Erika Ardemagni e Lucia Muller (cori)