BALLATA PER
4 STAGIONI
Tutte le canzoni: testi e musiche di Ivan Graziani eccetto "Donna della terra" di I. Graziani - C. Maioli - I. Graziani
Arrangiamenti: Ivan Graziani e Claudio Pascoli
Prodotto da Claudio Pascoli
Numero Uno - 1976 - BMG Ricordi
Musicisti:
Claudio Pascoli: Saxes - Flauto - "Assiro Tasti"
Claudio Maioli: Piano Elettrico - ARP - Arrangiamento Gran Piano di
"Il mio cerchio azzurro"
Hugh Bullen: Basso e "Blue Bass"
Walter Calloni: Batteria - Percussioni e "Cassa Mista"
Lucio Fabbri: Violino - Violoncello e Viola "Sweet Fingers"
Gigi Mucciolo: Tromba - Flicorno "M.O.A."
Gianni Bogliano: Trombone - Contro Baritono
Ivan Graziani: Voce - Chitarre elettriche - Chitarre acustiche - Cori
- Magic Dulcimer
Registrato agli Studi Fonoroma
Tecnico del suono: Piero Bravin
Operatore alle macchine: Ruggero Benazzo
Copertina di Francesco Logoluso da una foto di Cesar Monti
Le canzoni:
Ballata per 4 stagioni
Una ballata pianistica con flauto e sax in evidenza, un po' gucciniana
nell'incedere, nel fraseggio ed in parte nel testo con osservazioni sul
passare delle stagioni. Piccoli quadretti molto ben congegnati, estremamente
descrittivi. "Primavera che sbocci fra i fiori e i colori... più
tiepida rendi la pioggia d'aprile... e l'amore tu porti innocente e distratto...
come magico frutto". "L'estate ti prende alle spalle... ti rigiri nel tuo
letto bollente... il sole picchia martello negli occhi... e nascosti nell'erba
mi hai dato l'amore... e il tuo primo dolore". "L'autunno così tenero
e sfatto... come un volto di donna che ha dato ormai tutto senza chiedere
nulla... ormai il nostro amore non ha più respiro... un ricordo
soltanto anche se breve i tuoi seni bianchi come la neve". "L'inverno...
di là nella sala si gioca alle carte... le bocche allargate a masticare
canditi... ed io ucciso di noia sto a contare le ore... pensa un po' che
Natale". Passano le stagioni e passa anche l'amore e le stagioni sono "ormai
morte da tempo".
Un bel brano in apertura di un album passato quasi inosservato che
non superò le mille copie di vendita ma che servì a far notare
Ivan Graziani dagli addetti ai lavori. Lucio Battisti lo volle con sè
in studio ed Antonello Venditti iniziò con lui una collaborazione
fruttuosa.
Dimmi ci credi tu?
Una bella intro con il sax per un bel testo, misterioso, alquanto ermetico
in alcuni passaggi. I fiati caratterizzano un po' tutto il brano che ha
un bel ritmo a metà tra il jazz ed il rock ottimamente scandito
dalla batteria di Walter Calloni.
Dimmi ci credi tu che quando è sera il mostro della terra ride
e mangia l’erba delle aiuole?
E quando è sazio ma assetato dimmi ci credi tu che lui corre
allo stagno a bere la luna finché è giorno?
Il mio cerchio azzurro
Ancora il piano in evidenza per un brano dal testo molto poetico, un
invito alla donna amata ad "entrare nel mio cerchio azzurro". La melodia,
molto classica, pur non immediata, è abbastanza convincente con
un bel violino a fare da contrappunto alla voce di Ivan.
Il mio cerchio azzurro è la canzone preferita di Anna Bischi,
moglie di Ivan: "Secondo me è amore puro, questa penetrazione tra
due anime, questa cosa un po' gitana, questa cosa magica... Ivan ha iniziato
a suonare portando le serenate agli zingari che si sposavano a Pescara.
Quando uno zingaro si sposava si usava portare un chitarrista alla finestra
della donna - il cerchio azzurro puo essere il tuo habitat..."
I giorni di novembre
Un tipico testo descrittivo-nostalgico come nella tradizione dei migliori
brani di Graziani che qui rievoca "i giorni di Novembre" in chiave autobiografica
con riferimenti ad anni passati e la descrizione estremamente viva della
antica casa. Efficace nella sua brevità.
La tigre fra le canne, l’urlo dei battitori e il gioco dell’arazzo
nella grande casa. E vedo riflesse nello specchio le vecchie zie accanto
al fuoco a rammendare calze nei giorni di novembre. Poi la vetta buia delle
scale e grandi ombre sulle volte tormentate, ricordo di un terremoto in
quei giorni di novembre...
Donna della terra
Un ritratto di donna con paragoni tra l'elemento femminile e le espressioni
della natura. "La malva e l'uva acerba nei tuoi occhi... i tuoi fianchi
sono giardini carezzati dal vento... le tue labbra i tramonti infuocati...
la tua mano sulla mia pelle brucia come il sole di luglio... i tuoi capelli
gabbiani in volo in lente parabole aperte".
Musicalmente ha un bel ritmo con il piano in evidenza soprattutto nella
bella e lunga coda strumentale.
Il campo della fiera
Ancora il sax che si intreccia con un bellissimo lavoro di chitarre.
Un musico storpio nel campo della fiera "canta canzoni e tiene il piattino".
C'è chi compera giocattoli di latta e chi vende il gallo... Lo storpio
vede una bella ragazza passare... Se avessi le gambe correrei... ti fermerei...
ti prenderei... Un altro bel testo descrittivo con quadri di vita nel giorno
di festa della Fiera.
Originariamente pubblicata sull'album "La città che io vorrei"
in una versione leggermente differente un po' più folk.
La pazza sul fiume
Un testo ancora molto poetico con la descrizione di una pazza in riva
al fiume con echi della beatlesiana "Fool on the hill". Uno splendido lavoro
di chitarre ma una coda strumentale ridondante e forse eccessiva.
Come
Un bel tappeto di chitarre per uno dei brani musicalmente più
interessanti dell'album. Un testo delicato e romantico con la promessa
alla donna amata che "...come tutto questo, amore mio, per te sarò".
Trench
Un lungo pezzo strumentale rock bello e teso, con la chitarra a farla
da padrone a metà ed il sax verso il finale.
E sei così bella
Musicalmente il brano migliore dell'album con la performance vocale
più convincente di tutto il disco. La melodia è una delle
migliori di Ivan ed anche il testo, un po' sopra le righe, è tipico
della sua ironia con l'esaltazione della bellezza della donna: "E sei così
bella... da non credere sei... la mia vita è tua anche quando non
ci sei...", alla quale fanno però seguito i versi incredibilmente
arditi per una canzone dedicata ad una donna: "E sei così scema
che più scema non c'è... ed odiarti lo vedi è più
forte di me... ma l'incanto continua... da non credere sei... per te morirò".
E' dedicata alla moglie Anna che disse: "La frase 'e sei così
scema...' è vera. Ivan venne da me e mi disse '...senti questa cosa
che ti ho dedicato...' e mi fece sentire '...e sei così scema'..."
Michele Murino
