THE ARTIST
periodico di musica fumetti e tormenti vari
number one


The Artist n.1 - copertina



da "The Artist" n.1
BOB DYLAN: POKER SERVITO
di Michele Murino

Soltanto 4 anni fa Bob Dylan raccoglieva premi a man bassa nel corso
della serata dedicata alla consegna dei Grammy Awards al Radio City
Music Hall di New York per il suo pluricelebrato album "Time out of
mind", unanimemente riconosciuto da critica e pubblico come uno dei
grandi capolavori dell'artista americano.
All'epoca sarebbe stato alquanto azzardato anche solo ipotizzare
che l'album successivo sarebbe stato di un livello addirittura superiore
a "Time out of mind"...
Sarebbe stato un pò come dire, ritornando agli anni 70, che il disco
successivo a "Blood on the tracks" gli sarebbe stato superiore... C'era
il rischio di essere tacciati di blasfemia...
Ed invece quel diavolo di un Dylan (perchè ormai è chiaro che ha fatto
un patto con Messer Satanasso) ci ha lasciati di nuovo tutti a bocca
aperta e ci ha buttato lì con non-chalance un poker servito portandosi a
casa il ricco piatto mentre noi ancora stavamo guardando le nostre
carte...
Il poker servito in questione è "Love and Theft", il nuovo album del
cantautore americano (com'e limitativo questo termine) e non sembri
fuori luogo il paragone con il tavolo da gioco dal momento che in un
recente video promozionale per il nuovo album Dylan appare appunto
intento a giocare a poker con Ricky Jay, un celebre "maestro delle
carte" americano.
Dylan, che ha da poco compiuto sessant'anni ed è fresco di un
prestigioso premio Oscar per "Things have changed" dalla colonna sonora
del film "Wonder Boys", sembra aver sublimato in una sorta di
"distilleria della musica" oltre 70 anni di musica
americana in un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti con meta finale
il delta del Mississippi, "riportando tutto a casa" ancora una volta
(come nel caso del rivoluzionario "Bringing it all back home", album
della metà degli anni '60), riscoprendo le radici della musica americana e
riconsegnandocele in 12 brani che sono tra i migliori dell'intera
produzione dylaniana Il disco è già ascoltabile in anteprima sulla Rete
grazie agli innumerevoli siti che, come sempre avviene in queste
occasioni, riescono a mettere a disposizione dei navigatori le canzoni
prima ancora che il disco esca nei negozi (uscita prevista in Europa il
10 settembre ed in U.S.A. il giorno successivo).
12 perle, quelle di "Love and Theft", le più splendenti delle quali sono
senza dubbio "Mississippi", "High Water" e "Sugar baby"...
Il primo è un classico pezzo alla Dylan che  inchioda l'ascoltatore alla
sedia dalla prima all'ultima nota con un ritmo lento ed assolutamente affascinante, memore in taluni passaggi delle atmosfere di "Oh Mercy", altro
pluricelebrato album dylaniano del 1989.
E pensare che "Mississippi" era un brano scartato da Bob ai tempi di
"Time out of mind" e "regalato" a Sheryl Crow che ne aveva fatto una
bella versione qualche anno fa, ma che naturalmente sparisce al
confronto con questa di Dylan il quale ha completamente riveduto e corretto la canzone riscrivendone la melodia ed ottenendo quello che diventerà senza dubbio uno dei suoi capolavori di sempre.
Di "High Water" colpisce soprattutto la voce di Dylan che ricorda certi
blues che cantava quando aveva 20 anni oltre al "terrificante" tappeto
sonoro che martella tutto il brano con banjo e chitarre e che gli
conferisce un sound assolutamente suggestivo.
"Sugar Baby" è una dolce ballata che ha anch'essa reminiscenze di "Oh
Mercy" e, comunque, del sound di Daniel Lanois (produttore di quell'album così come di "Time out of mind"). Il testo trasuda poesia in più di una
strofa.
Un secondo trio di gemme rare, dal sapore antico, è costituito da
"Moonlight", "Po' boy" e "Bye and Bye".
La prima è una delle migliori canzoni di "amore e non amore" di Dylan,
sorretta da una melodia vecchio stile assolutamente affascinante e da un
cantato di Bob che trasmette allo stesso tempo infinita dolcezza e
malinconia.
"Po' boy", forse la migliore dell'album in quanto a performance canora,
vede Dylan ritornare a certi fraseggi tirati, a certi "inside jokes"
tipici delle sue canzoni degli anni '60, sorta di strofe al limite della
parodia come nel caso di quella che recita: "Otello disse a Desdemona:
"Ho freddo... Dammi una coperta ... Ad ogni modo cosa ne è
stato di quel vino avvelenato?", lei rispose: "L'ho dato a te, l'hai
bevuto...".
Quanto a "Bye and Bye", in questo caso Bob si diverte in parte a fare il
verso alla celebre "Blue Moon" col risultato di rischiare di oscurare
l'originale.
Poi c'è la corposa parte rock/blues dell'album che presenta alcune delle
cose migliori realizzate da Dylan in questo genere, da "Lonesome day
blues" (un martellante blues che non avrebbe sfigurato su "Blonde on
blonde"), a "Summer days" (un trascinante rock'n'roll in stile Elvis  in
cui Bob canta in maniera superba le veloci strofe del brano), da
"Tweedle Dee and Tweedle Dum" (un rock-a-billy caratterizzato ancora una
volta da una superba performance canora oltre che da un intrigante giro
di chitarre) a "Cry awhile" fino alla potente, travolgente, tiratissima
"Honest with me", un infuocato blues che cita addirittura un verso di
Sinatra nella prima strofa.
E poi c'è un altro pezzo di eccelsa fattura come "Floater" in cui è da
segnalare il bellissimo violino di Larry Campbell che fa da contrappunto
alle strofe della canzone.
A proposito dei musicisti, oltre al chitarrista Larry Campbell già
citato hanno suonato Tony Garnier (basso) Charlie Sexton (chitarra) Dave Kemper (batteria) - ossia la band che accompagna Dylan in tour - con l'aggiunta di Augie Meyers, già presente in Time out of mind, che ha suonato le tastiere.
Un grandissimo album dunque che a differenza del precedente "Time out of
mind" spazia a 360 gradi sia dal punto di vista musicale che dei testi e che
ci riconsegna un Dylan molto più "vitale" e "raggiante" rispetto a
quello di 4/5 anni fa che sembrava essersi un pò ripiegato su se stesso
in una sorta di angolo oscuro in cui l'atmosfera non poteva che essere
malinconica e crepuscolare (e che gli aveva permesso di realizzare con
"Time out of mind" uno dei suoi migliori album di sempre).
Un album che per certi versi stupisce dal momento che, pur muovendo da
epoche antiche, è caratterizzato da una freschezza ed immediatezza come
pochi album di Dylan. Non a caso la Columbia, casa discografica
produttrice dell'album, ha rilasciato dichiarazioni che definiscono
"Love and Theft" come un "album per le masse", non indirizzato, dunque,
esclusivamente ai fans di Dylan.
Numerose sono le citazioni ed i rimandi che Dylan sembra essersi
divertito a disseminare nei 12 testi di Love and Theft, da Frank Sinatra
a Charlie Patton, da Shakespeare a Lewis Carroll, da F. Scott Fitzgerald
a Big Joe Turner fino al "demoniaco" bluesman del Delta, Robert Johnson.
Una nota finale merita il titolo dell'album, alquanto inusitato
apparentemente, ma che potrebbe essere spiegato come una dichiarazione
di Dylan che "ruba" dal passato pescando a piene mani dai classici della
sua epoca (ma anche di quelle precedenti) quasi come se Bob volesse
dirci che "è lecito rubare per amore".
Michele Murino

ed ecco le pagine originali di The artist con l'articolo soprastante


In "THE ARTIST" N.1  troverete anche:

Fumetti:
THE DARKER di Manuppelli e Tripodi
DIRTY BASTARD di Fossati
MONSTER FUNNY di Mereu
NICO & ARMANDO di Maui e Neri
NANDO di Caretta
ZIMMY
e tanti altri...

Testi:
INTERVISTA A MAURIZIO NICHETTI
INTERVISTE A MAX BUNKER E GIOVANNI ROMANINI (parlando del grande Magnus)
OMAGGIO A RINO GAETANO
ed altri tormenti...


SE VOLETE ENTRARE IN POSSESSO DI QUESTA RIVISTA DESTINATA A DIVENTARE MITICA CONTATTATE IL VERO DEUS EX MACHINA DI "THE ARTIST" OVVERO IVAN IL TERRIBILE.
LO TROVATE QUI

felicman@tiscalinet.it


Inoltre potete rivolgervi alla fumetteria
SUPERGULP
(Milano)
per reperire le copie di "The Artist"
(affrettatevi perchè vanno via come il pane)


 


MAGGIE'S FARM

sito italiano di Bob Dylan

HOME PAGE
Clicca qui

 

--------------------
è  una produzione
TIGHT CONNECTION
--------------------