Articoli della stampa

'PINOCCHIO':
NICOLETTA BRASCHI, LA FATA UNA MAMMA MODERNA

Roma, 4 ott. - (Adnkronos) - ''Non so immaginare la Fata turchina se non con gli occhi di Nicoletta''. Il complimento, all'attrice, arriva direttamente dal marito-premio Oscar. Roberto Benigni ha parlato in termini entusiastici dell'interpretazione di Nicoletta Braschi della Fata turchina. ''Pinocchio nasce da partenogenesi maschile, da Geppetto -spiega la Braschi-. E' un bambino senza mamma che ha tanti problemi, e' bugiardo e non conosce l'autolimitazione. La Fata e' una madre modernissima. Ama Pinocchio senza condizionamenti. All'epoca di Collodi, l'educazione era molto rigida. E invece la fata sviluppa un progetto educativo modernissimo: Pinocchio deve imparare dai propri errori''. La Braschi e' anche produttrice di 'Pinocchio', e in questa veste ha ricostruito il rapporto con Vittorio Cecchi Gori, originario 'partner' del progetto il cui nome figura tra i titoli di testa del film: ''Due anni fa avevamo firmato un contratto con Cecchi Gori per la distribuzione -dice la Braschi-. Qualche mese fa, Vittorio ha deciso di farsi aiutare da un'altra distribuzione per molti dei suoi film. So che per 'Pinocchio' aveva condotto altre trattative, poi non andate in porto. Ed ha deciso di co-distribuire il film con la Medusa''. La Braschi ha anche sottolineato l'importanza di aver prodotto il film con la Melampo, casa di produzione di famiglia: ''La Melampo e' nata per gestire in liberta' ogni scelta estetica. Non ci siamo spaventati del costo del film e abbiamo fatto tutto in grande liberta' ''.
ADNKRONOS



 

Venerdì 29 Novembre 2002

NICOLETTA BRASCHI GIURATA A BERLINO
Giovedì 24 Gennaio 2002
[ Giorgio Gosetti ]

Piccola, minuta, sommessa, paradossalmente fiera della sua timidezza – ma non lo ammetterebbe mai. Amata dai registi, da Jim Jarmusch a Paolo Virzì, ma protagonista intermittente del nuovo cinema italiano dove è stata per lo più generosa protagonista nei film del travolgente Benigni.
Nicoletta Braschi, la Fata Turchina dell’atteso Pinocchio, sarà la giurata italiana al prossimo festival di Berlino. E ci sarà, come spiega l’invito del direttore della Berlinale, nella sua doppia veste di attrice e produttrice, figura rara nel panorama del nostro cinema.
Una scuola, quella della produzione, che comincia su istigazione degli amici Jim Jarmusch e Sara Driver, prosegue sui set di Benigni con l’esperienza della “Melampo” insieme al fratello Gigi e alle lezioni quotidiane di Elda Ferri, si rafforza con l’impresa degli studi di Papigno e l’esperienza complessa quanto affascinante di Pinocchio.
Nicoletta Braschi sfugge le interviste, ama poco parlare di sé e ancor meno
del suo talento (pensa che il lavoro è una fatica e una benedizione quotidiana, ma che l’unica cosa veramente importante è fare solo ciò che si ama, con tenacia, spirito di indipendenza e voglia di libertà), per contratto si è imposta il silenzio stampa sul suo impegno attuale.
Ma di lei possiamo raccontare molte cose, da lei possiamo carpire qualche confidenza, per lei parlano i suoi film, spesso baciati dal successo tra
Ovosodo e La vita è bella.
E’ nata il 16 aprile del 1960 e di quella data, come della sua terra a cavallo
tra l’Emilia e la Romagna, ha conservato il calore, la solarità, l’ottimismo di chi sente che tutto è ancora da fare, dal pane alla vendemmia. Ha studiato alla Scuola d’Arte Drammatica, ma ama il cinema fin da piccola e ne conosce pagine intere a memoria. Sembra più a suo agio nel citare Barbara Stanwick in Double Indemnity o Danielle Darrieux in Madame De che tanti film contemporanei e pensa che il piccolo seme gettato nell’adolescenza, da un cinemino all’altro, abbia pian piano germogliato diventando la passione dominante.
A fare un po’ di illazioni si potrebbe dire che il teatro oggi la tenterebbe di nuovo, così come un cinema di commedia e di tragedia sulla scia dei suoi grandi modelli femminili. Ma dell’uno la spaventa la vita girovaga e senza radici e per l’altro ci vorrebbe il tempo che non c’è. “Se solo potessi – rara citazione da appuntare – vorrei potermi alzare ogni mattina e recitare, stare su un set, lavorare ad un personaggio ogni volta diverso, appassionarmi per un film, per un traguardo compiuto e sperare di riconoscermi nel risultato”.
Intanto nei grandi studi di Papigno si muove come a casa propria (ne ha peraltro presa una in affitto a due passi dal set), adora la quotidianità umile del lavoro, i ritmi precisi, i piccoli riti di un film che si materializza dal nulla un giorno dopo l’altro. Nelle pause, rare perché da animale sia diurno che notturno accetta volentieri ritmi massacranti, legge molto. Predilezioni? I classici senza riserve dall’adorato Dickens alla Mansfield, dalle sorelle Bronte a Proust passando per i grandi narratori russi.
Ha occhi febbrili, Nicoletta Braschi, capaci di illuminarsi per gli gnocchi di patate ma anche per un poeta come Kavafis. Capaci di diventare taglienti se evochi la sua passione civile che la porta a immaginare una televisione “alta”, capace di contrastare la barbarie che ha preso possesso di uno strumento cruciale per la comunicazione e la formazione delle persone; e capaci di animarsi nel difendere un’idea di “cittadinanza” che non si confonda con il gretto campanilismo perché – pensa – amare la propria origine italiana non deve negare la curiosità, il rispetto, l’apertura mentale verso ogni altra cultura. Ha idee per ogni ora del giorno e la fierezza di un gusto sicuro (la definirei la razionalità dell’istinto) ed è con queste armi, sommate a una gran voglia di vedere i film degli altri dopo mesi di concentrazione collodiana, che si prepara a fare il giurato a Berlino. Tiene a dire che si è sentita “onorata” della scelta del festival e dell’entusiasmo con cui l’ha accolta in giuria Mira Nair (presidente) e si butta nell’avventura con diligenza da studentessa.
Ma, possiamo esserne certi, non sarà intimidita nel difendere un film, un interprete – qualsiasi film, qualsiasi attore – che l’abbiano colpita davvero. Esattamente vent’anni dopo l’esordio in Tu mi turbi, forte degli insegnamenti di registi come Marco Ferreri, Jim Jarmusch, Bernardo Bertolucci, Marco Tullio Giordana, Paolo Virzì, Roberto Faenza e Roberto Benigni, Nicoletta Braschi arriva a Berlino da protagonista. Silenziosa, sommessa, curiosa, gentile e determinata (anche se non lo ammette).
Come sempre.

tratto da
http://www.tamtamcinema.it/articolodossier.asp?ID=559


NICOLETTA BRASCHI FATA E PRODUTTRICE
Venerdì 4 Ottobre 2002
[ Cristiana Paternò ]

Lunghi capelli blu, occhi sognanti, un cocchio portato da mille topolini bianchi e guidato dal fedele Medoro: è la Fata Turchina di Nicoletta Braschi. La musa di Benigni. Ma anche la produttrice del film, con la Melampo, una casa di produzione che ruba il nome proprio a una pagina di Collodi. Per Roberto è un simbolo di purezza e magia. Invece per Vincenzo Cerami, sceneggiatore del Pinocchio, il rapporto tra il burattino e la fata nel "romanzo più duro della letteratura italiana" nasconde addirittura qualcosa di erotico.
"Io mi definirei una madre molto moderna e poco viscerale", dice l'attrice.
"Pinocchio nasce senza mamma, da una partenogenesi. Perciò è impulsivo,
bugiardo, non sa darsi dei limiti. Ma la Fata gli vuole incondizionatamente bene e lo aiuta a imparare dai propri errori. Una cosa modernissima per un'epoca in cui l'educazione era autoritaria e moralista".
Nicoletta è una mamma permissiva anche per il film. "La Melampo, grazie al
lavoro di Gianluigi Braschi e all'intelligenza di Elda Ferri, ci ha consentito di
conservare completa libertà artistica nonostante il grande costo e la fatica di gestire un budget così grande". Inevitabile, infine, la scelta di Medusa come distributore. "Proseguiva il rapporto con Cecchi Gori, che abbiamo scelto per tanti film e a cui ci lega un rapporto di affetto. Ma qualche mese fa Vittorio ha deciso di farsi aiutare da un'altra distribuzione. So che ha condotto trattative con altri, che non sono andate in porto. Ma con Medusa ci troviamo bene, sono professionisti molto seri".

tratto da
http://www.tamtamcinema.it/articolodossier.asp?ID=801&lang=ita


La famiglia. "Nicoletta (Braschi, ndr) è d’accordo con la mia esuberanza perché per me lei è tutto il mondo. Oltre ad essere la mia musa poetica è anche una bravissima attrice. Senza di lei non ci sarebbe stata ‘La vita è bella’. In questo momento vorrei essere a Vergaio, con i miei genitori. So che hanno organizzato una nottata in bianco, tipo mondiali di calcio, per fare il tifo per me. Sono tanto contento anche per loro".
Roberto Benigni



uno stralcio da "Repubblica" sulla presentazione di Pinocchio ai giornalisti:
Nicoletta Braschi è' l'unica che non ha parlato se non attraverso le immagini diffuse copiosamente e che la ritraggono di veli vestita. Ai veli sono stati aggiunti migliaia di piccoli cristalli e lustrini. Sul capo della fata non c'è il cappello a punta ma fiori che evidenziano l'armonia con la natura.


Nicoletta Braschi è una Fata Turchina dolcissima, non punitiva, sorridente nel suo cocchio argenteo trainato da centinaia di topini bianchi.
La Stampa (10/5/02)
Lietta Tornabuoni 


Benigni è giustissimo nella parte, spesso sottilmente spiritoso, si arrampica da tutte le parti, materialmente e psicologicamente. E ha scelto benissimo il cast, a partire dalla sua metà, la fata Turchina Nicoletta Braschi che qui diventa anche il Fato, lasciando una scia edipica di mamma-moglie.
Corriere della Sera (10/5/02)
Maurizio Porro


Qui Roberto si conferma un vero innamorato degli attori. Nella sua concertazione tutti figurano al meglio, dalla soave fatina di Nicoletta Braschi all’accattivante Lucignolo di Kim Rossi Stuart,
Corriere della Sera (10/12/02)
Tullio Kezich 


...Il brutto della morte? Che si viva un giorno solo, e che si muoia per sempre. Invece, sarebbe meglio morire per un giorno, e poi vivere sempre. Così si dicono la Fata Turchina (Nicoletta Braschi) e Medoro (Mino Bellei), nel prologo di Pinocchio (Italia, 2002, 115'). Tra loro intanto vola una farfalla. E alle farfalle Eschilo paragonava gli uomini, gli effimeri, gli esseri che in un sol giorno tramontano. Basterebbe questo, a suggerirci quanto Roberto Benigni abbia letto e interpretato il capolavoro di Carlo Lorenzini, detto Collodi.
Sole 24 Ore (10/20/02)
Roberto Escobar 


Piccolo diavolo in Paradiso
Grazie ad Enzo che mi ha inviato questo bell'articolo: "Piccolo diavolo in Paradiso", con alcune belle foto di Nicoletta - Clicca qui

...e questo tratto dalle pagine di "Oggi" - Clicca qui
La scansione di una pagina de "La Repubblica" con foto di Nicoletta ed articolo sul film "Mi piace lavorare" - Clicca qui


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