Maggie’s Farm
Intervista
Andrea De Carlo
Spesso è stato citato nella Talkin’ come uno dei cultori di Bob Dylan. Andrea De Carlo, il più dylaniano degli scrittori italiani, approda sulle pagine di Maggie’s Farm, e lo fa con un'intervista gentilmente concessaci in cui abbiamo parlato della sua carriera, del suo ultimo romanzo e della sua passione per Bob Dylan. A nome mio e di Michele “Napoleon In Rags”Murino voglio ringraziare Andrea per la sua immensa disponibilità.
Salvatore Esposito

 
Biografia tratta da http://www.andreadecarlo.com/

Andrea De Carlo è nato a Milano l’11 dicembre 1952. Laureato in Storia moderna, ha vissuto a lungo negli Stati Uniti e in Australia, facendo tra altri lavori il fotografo e il musicista. Il suo primo romanzo, Treno di panna, è stato pubblicato nel 1981, con un’introduzione di Italo Calvino. In seguito ha scritto: Uccelli da gabbia e da voliera (1982); Macno (1984); Yucatan (1986); Due di due (1989); Tecniche di seduzione (1991); Arcodamore (1993); Uto (1995); Di noi tre (1997); Nel momento (1999); Pura vita (2001); I veri nomi (2002); Giro di vento (2004). È stato assistente alla regia di Federico Fellini (E la nave va, 1983), co-sceneggiatore con Michelangelo Antonioni (per un film mai realizzato, 1984), e regista del documentario Le facce di Fellini (1983) e del film Treno di panna (1988) con Sergio Rubini.
Ha scritto e messo in scena insieme al musicista Ludovico Einaudi i balletti Time Out (1988) con il gruppo americano ISO, e Salgari (1993) con Daniel Ezralow e il corpo di ballo dell’Arena di Verona.
Ha composto ed eseguito le musiche del cd Alcuni nomi (2002), allegato al romanzo I veri nomi, la colonna sonora del film Uomini & donne, amori & bugie (2003), e del cd Dentro Giro di vento (2004). I suoi libri, pubblicati da Bompiani, Einaudi e Mondadori, sono tradotti in 21 paesi.
 


Andrea De Carlo
Giro di Vento

Libero da condizionamenti di tipo ideologico e saldo su una cultura classica che si estende senza
problemi al rock n' roll,  Andrea De Carlo, è uno dei pochi scrittori italiani capaci di fotografare con
chiarezza estrema le contraddizioni e gli interrogativi della nostra società. A conferma del suo acclarato
talento, di recente è arrivato nelle librerie il suo ultimo romanzo, Giro di Vento, un progetto
multidimensionale che include un disco, che funge da colonna sonora e un libro di foto che fanno in un
certo senso da commento visivo alle parole. Come tutti i romanzi di Andrea De Carlo, anche questo si
muove attraverso una narrazione immediata, fatta per dialoghi  e descrizioni efficaci e dettagliate,
tuttavia sin dalle prime pagine si capisce come la sua maturità artistica sia giunta pienamente a
compimento. Certo i temi topici della narrazione di De Carlo sono rimasti come dimostrano gli accenni
al rispetto per l'ambiente (il libro non a caso è stato stampato in carta riciclata), la fuga dalla realtà
cittadina alla ricerca di una utopica tranquillità ma soprattuto l'analisi dei rapporti di coppia.  Rispetto,
però, ai lavori precedenti di cui si apprezzava nella narrazione un'attenzione particolare agli stati d'animo
dei protagonisti, De Carlo in Giro di Vento, si sofferma maggiormente sull'introspezione psicologica dei
personaggi facendo emergere le loro aspirazioni, i loro desideri, le loro manie. La storia vira intorno ad
un viaggio compiuto da due uomini, due donne e un agente immobiliare , alla ricerca di una casa in
campagna nell'Italia centrale da comprare e ristrutturare. Qualcosa però va storto infatti poco prima di
arrivare a destinazione, si perdono. Dopo aver girato a lungo alla ricerca di un riparo dalla pioggia e
dalla notte si imbattono in una comunità autosufficiente che li accoglie. Da questo momento si entra nel
vivo del romanzo, infatti De Carlo descrive con grande cura i conflitti che nascono tra i due gruppi ma
soprattuto i cambiamenti che questa convivenza forzata ha portato nei protagonisti. Particolarmente
riuscita inoltre è la colonna sonora, incisa dallo stesso De Carlo e disponibile su cd, che attraverso un
raffinatissimo commento chitarristico riesce a ricreare in musica le atmosfere del libro. Per completare
a 360° la narrazione va aggiunto lo splendido libro di foto disponibile a parte. Insomma Giro di Vento, è
senza dubbio un progetto ambizioso che merita una lettura attenta, come del resto la meritano i
precedenti libri di Andrea De Carlo, tra cui vale la pena citare Tecniche di Seduzione, Due Di Due e Di
Noi Tre.

Salvatore Esposito

L'intervista

MF: Benvenuto sulle pagine di Maggie’s Farm Sito Italiano di Bob Dylan… Incominciamo la nostra intervista parlando innanzitutto del tuo nuovo libro “Giro di Vento”. Ci puoi raccontare un po’ la genesi di questo libro?

Ho cominciato a pensare a questa storia una decina di anni fa, come a un possibile film. Avevo scritto un soggetto e anche una prima sceneggiatura, poi ho lasciato tutto da parte, me ne sono dimenticato. Un paio di anni fa mi è capitato di ripensarci, e mi sono reso conto che c’erano tutti gli elementi per un romanzo diverso dai miei altri, e che avevo voglia di scriverlo.

MF: In Giro di Vento, come in molti tuoi romanzi, alla base della trama c’è un rapporto di coppia; è un
modo per illustrare la società e le sue nevrosi, i suoi incubi, i suoi problemi o si tratta solo di coincidenza?

E’ uno degli elementi alla base della convivenza umana, dunque mi sembra abbastanza naturale che gli scrittori se ne occupino. Tanto più che i rapporti di coppia si trasformano con i tempi, a seconda dei cambiamenti nella società e nelle persone.

MF: Quanto c’è di autobiografico in quello che scrivi? Leggendo qua e là le tue interviste spesso si ritrovano alcuni punti di coincidenza tra la tua vita e i tuoi romanzi, Yucatan per esempio, o Arco d’amore…

Quasi tutto quello che scrivo è autobiografico, nel senso che nasce dalla mia vita. Per scelta racconto solo di luoghi, attività, persone, sensazioni che conosco per esperienza diretta. E’ rischioso, perché implica un’esposizione continua, ma è lì che risiede il senso dello scrivere, per me.

MF: Perché i personaggi dei tuoi romanzi  sono sempre critici contro la società che li circonda? E’ un modo per fare denuncia sociale?

E’ molto probabile che riflettano il mio modo di essere: il senso di non appartenenza, rifiuto ed estraneità che provo nei confronti della società. E’ possibile che questo assuma la forma di una denuncia, ma parte quasi sempre da un dato istintivo, caratteriale.

MF: Quanto lo status attuale del mondo e parlo in particolare dell’Iraq, hai influenzato la tua scrittura?

Quello che sta succedendo nel mondo è terrificante, per quanto proviamo a fare finta di non pensarci. Il potere è nelle mani delle persone peggiori, che lo usano per le ragioni peggiori: Bush negli Stati Uniti, Putin in Russia. Il nostro Berlusconi sembra un gangster quasi innocuo in confronti, ma anche lui nel suo piccolo se la cava…

MF: Leggendo i tuoi romanzi ci si accorge di due livelli interpretativi uno meramente analogico, l’altro senza dubbio intuitivo e deduttivo. Cosa simboleggia, ad esempio, la ricerca di una casa lontana dal caos cittadino?

Forse il desiderio di un’altra dimensione della vita, più naturale o creativa o affettiva di quella che conduce un abitante medio di una metropoli contemporanea. Ma potrebbe anche essere solo un sogno, o forse un insieme di immagini suggerite dalla pubblicità.

MF: Nel corso della tua carriera hai avuto modo di lavorare anche con il cinema; quanto ti ha influenzato nella scrittura il rapporto con le immagini del grande schermo?

Il cinema ha una grande capacità di sintesi, che gli permette di raccontare una storia nell’arco di un’ora e mezza. Ha anche la capacità di amplificare dettagli, procedere a scatti, mescolare linguaggi diversi. Rispetto alla letteratura è giovane e spregiudicato, ha molta meno soggezione rispetto ai precedenti. Non credo che esista uno scrittore contemporaneo totalmente immune dalle influenze cinematografiche, a meno che non viva come un anacoreta in una grotta.

MF: Sei un grande appassionato di fotografia; secondo te uno scatto è più incisivo di una frase di un tuo romanzo?

Una fotografia riuscita può raccontare un’intera storia, con un gesto o uno sguardo che concentrano tutto nel singolo momento dello scatto. Un romanzo ha bisogno di tempo per arrivare allo stesso risultato, ma certo dà più informazioni. La storia di una fotografia ha sempre delle lacune: è il suo fascino, e il suo limite.

MF: Con i Veri Nomi hai inaugurato un nuovo modo di intendere il libro, realizzando un romanzo particolarissimo con incluso un cd inciso da te che funge da colonna sonora. Pensi che nella musica ci sia quel poco che manca alla scrittura?

La musica viaggia lungo altri canali, comunica atmosfere e stati d’animo in modo non strettamente razionale. E’ questo che mi affascina, quando la suono e quando la ascolto. A lungo è stata una passione puramente privata, poi mi è venuta voglia di condividerla con i miei lettori, in registrazione e dal vivo.

MF: Giro di Vento, rappresenta quindi un passo ulteriore, infatti oltre al romanzo i lettori avranno a disposizione un disco con sedici brani e un libro di foto. Come mai hai scelto questa ulteriore via espressiva in compendio al testo?

L’idea era di aprire a chi legge una porta all’interno del romanzo, lasciargli sentire la musica che girava nella mia testa mentre scrivevo. Sono suoni che hanno a che fare con lo spirito dei personaggi, con i loro rapporti, con lo sviluppo della loro storia.

MF: Facciamo un passo indietro e tocchiamo l’argomento Dylan; in Due di Due, il protagonista per far colpo su una compagna di scuola, le regala una traduzione di Just Like A Woman; leggendo il romanzo, si comprende come gli stati d’animo dei protagonisti siano affini a quelli del Dylan innamorato dei primi dischi, in particolare di Blonde On Blonde. Quanto ti ha influenzato Bob Dylan dal punto di vista della scrittura?

Enormemente. Ho già detto in altre occasioni che è stata la mia più forte influenza letteraria. Nessun romanziere o poeta è riuscito a comunicarmi la suggestione che ho trovato in Dylan fin dalle prime canzoni. Nelle sue strofe c’era tutto, da Shakespeare alle filastrocche infantili alle rime del blues rurale a Ezra Pound e T.S Eliot. E’ stato un incredibile catalizzatore e concentratore di parole, immagini, sensazioni.

MF: Come vedi Bob Dylan poeta e scrittore, in particolare mi riferisco, se hai avuto modo di leggerlo, a Tarantola, libro lisergico per eccellenza? Comprerai Cronicles, la sua autobiografia?

“Tarantola” naturalmente l’ho letto. Non era gran che, ma del resto Dylan non voleva pubblicarlo, perché sapeva benissimo che si muoveva in un mezzo non suo. I suoi testi devono essere ascoltati nella deformazione particolare della sua voce, non letti su una pagina stampata. “Chronicles” lo comprerò, perché mi incuriosisce tutto quello che lo riguarda, e ho ancora un sacco di domande su di lui senza risposta.

MF: Hai avuto modo di vedere Masked & Anonymous il recente film di Bob?

Non ancora. Ma cercherò di vederlo presto.

MF: Veniamo alla musica; come abbiamo detto, con Giro di Vento hai realizzato il tuo secondo disco. Come nasce in te la passione per la chitarra?

Ho cominciato a suonare quando avevo tredici o quattordici anni. Mi ricordo un intero luglio passato a grattare le corde di una piccola chitarra acustica, nella speranza di riuscire miracolosamente a ottenere gli accordi che sentivo nei dischi di Dylan e degli Stones. Poi ad agosto sono andato in un posto dove c’erano dei ragazzi che sapevano suonare, e nel giro di un paio di settimane ho imparato anch’io.

MF: Quanta distanza c’è tra una canzone e un romanzo? Alessandro Baricco ha realizzato un disco che incrocia i racconti di City con la musica degli Air; secondo te è possibile incrociare un romanzo con un disco in un tutt’uno?

Sono due dimensioni diverse, che però possono convivere, influenzandosi a vicenda. Dopotutto la scrittura contiene una musica fatta di ritmi, suoni, motivi ricorrenti. E una canzone ha bisogno di essere scritta e costruita, più o meno come il capitolo di un romanzo.

MF: Secondo te si può fare poesia in musica e vice versa?

Credo che da “Another Side of Bob Dylan” in poi la poesia scritta sia stata scavalcata in modo irrimediabile. La poesia di oggi è tutta nelle canzoni, quella che viene ancora scritta e pubblicata nei libri è fuori dal tempo.

MF: Quali sono i tuoi ascolti abituali e quali i tuoi dischi preferiti?

Ascolto tanti generi diversi, dalla musica tradizionale indiana al blues rurale degli anni '30 alla Musica hawaiana… Se dovessi fare un elenco dei miei dischi preferiti sarebbe lungo, ma di certo ci sarebbero quasi tutti quelli di Dylan. Gli unici generi che non mi interessano sono il rap e il pop.

MF: Quale sarà il tuo prossimo passo verso la musica e quali sono in particolare i tuoi progetti futuri?

Vorrei registrare un disco dal vivo con Arup Kanti Das e Phil Drummy, i due musicisti con cui suono dal vivo nel corso degli incontri che sto facendo in giro per l’Italia. Poi ho un progetto di film da “Giro di vento”, e anche quello avrà bisogno di una colonna sonora… 



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