(Ispirato dall’ascolto di “Time out of mind”)
di Davide "The Saint" Imbrogno
“Le ombre stanno calando e sono stato qui tutto il giorno fa troppo caldo per dormire e il tempo corre via mi sento come se la mia anima fosse diventata d'acciaio ho ancora delle cicatrici che il sole non ha guarito non c'e' neanche abbastanza spazio per essere da qualche parte non e' ancora buio, ma lo sarà presto”
“L'aria si sta scaldando, c'e' un brontolio nel cielo. Ho camminato
a stento nelle alte acque fangose
con il calore negli occhi che aumentava ogni giorno, il tuo ricordo
si indebolisce
non mi tormenta piu' come un tempo ho camminato nel mezzo del nulla
cercando di arrivare in paradiso prima che chiudano la porta”
Quando usciva con i suoi amici, si recava in locali della città, spesso in posti in cui si suona dal vivo. E in quelle serate, nel momento in cui l’alcol devastava i suoi pensieri, Vanni dava il meglio di se. Non esitava a scatenare tutto se stesso, emanava euforia, e spesso i suoi atti divenivano comici. Ma in quei momenti, la sua persona sentiva il richiamo dell’italianità e della “commedia all’italiana”, i suoi gesti, le sue azioni, diventavano becere. In quei momenti, Vanni cercava di trovare un senso, gli altri giudicavano le sue azioni come attimi di semplice euforia etilica. Ma proprio quello squallore insolente, era impregnato di poesia e sentimento. Anche le serate più euforiche, terminavano con la consapevolezza che forse il bello è già passato, e con la speranza che domani potrà essere un giorno meno nostalgico.
Da diverse settimane, Vanni non usciva con
i suoi amici. Ma quella sera i suoi cari “compagni di sbronze”, lo convinsero
ad uscire con loro. Si recarono in un locale del centro, dove un gruppo
musicale si sarebbe esibito.
Vanni restava fuori dal locale. L’aria era
fredda. Il suo amico Fausto aveva comprato una bottiglia di scotch whisky.
Vanni, Fausto e altri due amici, pensavano a scolarsi la bottiglia prima
di entrare, così avrebbero potuto godersi la serata da ubriachi,
senza spendere soldi all’interno del pub. Prima di entrare, quando restava
ancora un quarto di bottiglia da buttare giù, si avvicinò
a Vanni un tipo di carnagione scura, con un alito di birra, con due occhi
cerchiati di nero, e con accento straniero:
”Scusa amico, mi fai bere qualcosa?”, Vanni aveva la bottiglia di whisky
in mano, dopo aver tirato un ultimo sorso, la porse verso l’uomo, lui sorrise
e aggiunse dicendo:
“hai anche una sigaretta?”, diede due sigarette a quell’uomo dagli
occhi cerchiati.
Entrarono nel locale, l’atmosfera era buona.
Il gruppo che si stava esibendo era composto da tre persone: un bassista,
un batterista, e da una ragazza che suonava la chitarra e cantava. La ragazza
non era affatto male. Il gruppo iniziò a suonare. Erano davvero
bravi.
Dopo qualche pezzo, Vanni e i suoi tre fedeli compagni,
iniziarono a ballare e cantare, facendo da coro alla cantante, la quale
gradì l’appoggio. Andarono avanti per due ore; ballarono sui tavoli.
Infine, la cantante decise di scattare delle foto assieme a loro.
Prima di andarsene, bevvero due birre in compagnia
di un signore sui cinquant’anni, il quale era noto come cantante blues
naif, leggenda voleva che imparò a suonare la chitarra in carcere.
Vanni si sentiva bene, aveva bevuto, cantato,
si era innamorato per qualche istante della cantante quarantenne, era stato
in compagnia dei suoi cari amici. La sua euforia, era paragonabile ad una
scimmia da circo francese, euforica e vestita con un completo rosso.
Rientrò a casa, e senza spogliarsi si buttò
sul letto.
Il mattino seguente, provava un forte malessere. Per tutto il giorno
rimase buttato sul letto, a godersi il suo momento di passivo fastidio.
Avete presente quando vi viene una bolla nella bocca, la sera prima avete
baciato una sconosciuta, e quasi godete ancora di questo fastidio nella
bocca memore della serata arrembante. Ripensò alla sua breve vita
passata, e quasi senza spiegazione, avvertiva che qualcosa mancava, avvertiva
quel forte senso di vuoto torturarlo. Sapeva d’avere bisogno di qualcosa,
qualche cosa che non c’era, qualcosa che mancava. Continuò a ripensare
al suo passato, ed i suoi pensieri, iniziarono a scavare nelle sabbie della
propria mente. Ripensò ad un suo vecchio e attuale amore. Ripensò
a quegli occhi, che un tempo non esitavano a mandarlo in confusione. Ripensò
al suo volto. Ricordò di quell’amore scaturito con i suoi vent’anni.
Ricordò la sua concezione d’amore, lei rappresentava un contenitore
da riempire, con ogni nomade sentimento alla ricerca di una Terra Promessa.
Vanni aveva riempito quel contenitore di sensazioni, speranze, bellezza,
verità, passioni, erotismo, amore. Non vedeva nulla e niente, che
potesse andare al di là di lei: della sua figura, dei suoi occhi,
del suo odore. Non aveva mai avuto il coraggio di rivelarle il proprio
amore.
Lo stomaco continuava a bruciare.
Sentiva il bisogno di sentirsi amato, e sapeva che ancora non era tempo
di oscurità, ma per quanti sforzi facesse, in quel momento, non
riusciva a credere in qualcosa che andasse oltre la propria inquietudine.
In preda ad un forte mal di testa si alzò
dal letto, andò in cucina e bevve mezzo bicchiere di succo d’arancia.
Traballante andò a sedersi sul divano. Aveva preso un quaderno e
una matita, iniziò a scrivere:
“I miei sandali sono bucati, i miei piedi sanguinano,
il vino disinfetterà, tra fuochi e croci, cappi sospesi,
scenderemo nel giardino degli ulivi stanotte e quando il
giorno ci coglierà, i nostri occhi avranno cambiato colore,
ci saranno assassini e ladri,
prostitute e clienti nascosti dietro quelle piante,
sotto la luce nera di questo sole mattutino ho cercato il niente,
ma ho trovato un canto misericordioso di tutti quei Poeti Blasfemi,
ubriachi di vino e di parole,
i disertori d’ieri si sono persi
nell’ultima notte dell’anno,
dov’è quell’uomo che mi chiese
di bere l’ultimo bicchiere, prima che la morte lo raggiungesse?
Dov’è quella terra che ci avevano promesso?
Dov’è l’orgoglio?
Il mio cappio di Giuda rimane vuoto a penzolare dall’albero di fico,
ancora l’istinto non è tradito, ancora non ho tradito,
ancora aspetterò che quel campanile senza campane ricominci
a suonare”
Quando finì di scrivere, si accorse che il sole stava tramontando.
Si distese sul divano, e ripensando al suo bruciore di stomaco, si rese
conto che quell’ardore, era passato.
“Il mio senso di umanità è andato giù nello scarico
dietro ogni cosa bella c'e' stato un qualche tipo di dolore lei mi ha scritto
una lettera e la ha scritta con tale dolcezza
ha messo sulla carta quello che aveva in mente non vedo proprio perché
avrei dovuto preoccuparmene non e' ancora buio, ma lo sarà presto”
(Bob Dylan “Not dark yet”)
Ispirato dall’ascolto di “Time out of mind” di Bob Dylan
Citazioni dalle canzoni Not dark yet - Tryin’to get to heaven
- Standing in the doorway