DYLAN CINEMATOGRAFARO...
OVVERO "IL FILMATO DI SE STESSO"
tratto da "Dylan S.p.a."
Bertani Editore Verona - Stampa Alternativa - Giugno 1978

Questo brano è l'ennesima sbobba su Bob Dylan come Mida, che dove tocca crea e
produce arte, nella musica come nel cinema.
Noi invece lo definiamo un cinematografaro, perdipiù assai mediocre. Il filmato in
questione sarà successivamente inglobato in Renaldo e Clara, l'ultimo film di Dylan, e
sotto questa veste viene giudicato nella scheda seguente, dandone un giudizio assai
diverso...

da "CIAO 2001" n.28, 18.7.76
"Insieme Dylan e Ginsberg hanno ripercorso un'ipotetica cavalcata nel tempo, soffer-
mandosi attraverso immagini simboliche precise proprio per chiarire le proprie posizio-
ni. Ma non si tratta comunque di un viaggio introspettivo come potrebbe sembrare
sulle prime: è semplicemente un esame di coscienza, un accurato riepilogo di un perio-
do oramai storico, è, più esplicativamente, un "saggio" per molti, una verifica per altri,
e, ancora, un ripasso per alcuni.
Sembra, a detta di Joan Baez che è stata molto vicina sia a Dylan che a Ginsberg, che
il momento più commovente ed indicativo di questo filmato sia stata l'occasione di
visitare la tomba dell'amico (per Allen) e del maestro (per Bob) Jack Kerouac. Dice
Joan: "...Sono voluti andare da soli, quasi per celebrare l'avvenimento. Con loro è
andato solamente l'operatore," il quale aveva avuto dei consigli sul proprio comporta-
mento: di essere molto discreto, di lasciare ogni piccola mossa al caso e all'im-
provvisazione..." .
Così i tre erano arrivati a Lowell, nel Massachusetts, e si erano addentrati nel piccolo
cimitero: Dylan con una chitarra e Ginsberg con i suoi cimbali, insieme avevano intona-
to una melodia che avrebbe fatto da tramite con lo scrittore scomparso.
Continua Joan: "...Quando sono tornati erano molto silenziosi, forse anche tesi. Si
sono isolati e hanno parlato a lungo, senza che nessuno potesse avvicinarli. In seguito
Bob mi ha detto di essere rimasto molto colpito dall'atmosfera che si era venuta a
creare e di averci pensato sopra per qualche giorno proprio per l'accumulazione d'ener-
gia che si sentiva addosso. Anche Allen ha provato una forte emozione, perche quel
viaggio aveva rappresentato molto di più di quanto avesse potuto pensare. Allen stima
molto Bob, lo ha sempre fatto, sia come musicista, ma anche come poeta, dice che ha
inventato qualcosa di profondamente positivo e personale, come pochi hanno saputo
fare, ma da questa esperienza ne sono usciti rafforzati, più uniti.
Nello svolgimento del film Dylan ha fatto la gran parte del lavoro che c'era da fare,
fino a divenirne il direttore e l'ideatore, mani e cervello, protagonista e comparsa, ma
non proprio per egocentrismo piuttosto per dedizione completa e partecipazione totale.
E d'altronde Dylan egocentrico lo è, e lo ha anche dimostrato in più di una occasione,
ma non è questo il punto: essendo un rigoroso, un intrasigente, egli vede se stesso
come punto focale di ogni azione e non perdonando niente a nessuno (nemmeno a se
stesso) preferisce coinvolgersi a tal punto da addossarsi tutte le responsabilità meriti e
demeriti.
Alcune scene del film sono state ripetute con ostinazione esasperata, pur lasciando le
briglie dell'immaginazione sciolte e dando all'improvvisazione il massimo della resa.
Dylan, comunque è un attore nato, e per rendersene conto basta osservare, indietro nel
tempo, la sua straordinaria abilità nel "vendersi", nell'autopubblicizzarsi, nel creare
l'attesa ed il carisma di un personaggio "vero" in tutte le sue forme, un uomo vitale,
un musicista razionale e vigoroso."
 

PRIMA FASE
Non farà a tempo a sopirsi il clamore dal colpaccio Dylanintourneènelvecchiomondo,
che subito lo riavremo fra i piedi, sotto forma non più di vinile ma di pellicola: trattasi
di film, il cui titolo è "Renato e Clara".
Tutto ebbe inizio nel '75 con il tour della Rolling Thunder Revue negli USA finto
itinerario di ricerca mistico esistenziale alla scoperta dell'identità con la I maiuscola, in
realtà colossale macchina per far soldi.
I soldi ricavati (tanti) poteva continuare ad investirli in supermarket o darli alla comu-
nità ebraica, e invece il signor Zimmerman, che è un artista, decise di investirli in un
opera d'arte. "Se sono così bravo - avrà pensato - a fare soldi con le canzonette,
perche non dovrei riuscirci con un film? Mica il genio artistico ha limiti! ? ". Detto e
fatto: nel corso dei due anni seguenti ha girato e raccolto materiale per l'opera, nel '77
ha concluso il montaggio e nel gennaio '78 c'è stata la prima ufficiale a New York e
Los Angeles.
Ma prima di parlare delle reazioni e delle conseguenze di questa uscita, è bene fare un
salto indietro per cercare di vederne il perchè ed il percome.
Dylan non è nuovo ad imprese del genere; nel '66, poco tempo prima del famoso
incidente motociclistico, stava infatti lavorando a due progetti extramusicali: un libro
ed un film. il libro si chiamava "Tarntola", il film era invece "Don't look back" (Non
guardare indietro), girato in realtà nel '65, durante la sua tourneè inglese. L 'incidente
lo colse proprio mentre stava lavorando al montaggio e pertanto il film fu condotto a
termine unicamente da A. Pennebaker, il regista che aveva diretto le riprese dei con-
certi, suscitando un grande interesse. Al contrario Dylan ne fu molto contrariato (i
maligni sostengono perche i produttori non gli versarono un soldo dei proventì) e cercò
di farvi apportare delle modifìche.
Dal punto dì vista artistico comunque, il film non valeva niente, solo una cronaca di
conceriì senza alcuna pretesa ulteriore.

II suo primo vero film è stato quindi "Eat the documents" (Mangia i documenti), "una
specie di antidocumentario, un viaggio notturno attraverso i paesaggi sconnessi del tour
mondiale del '66 di Dylan e dalla Band, un'ondeggiante nave magica di intervalli a
singhiozzo, pronta per svanire. Un'opera affascinante, ma venne e scomparve dopo
poche repliche". (da Rolling stone)

SECONDA FASE
Forte dell'eperienza passata, a dieci anni di distanza, Dylan ci riprova e cerca di creare
un'opera d'arte, anzi "il suo capolavoro".
Molte cose sono però cambiate dal '66 ad oggi: in Dylan è prevalso infatti il punto di
vista intimistico ed esistenziale su quello "sociale", la sua ottica è divenuta prettamente
individuale, ha partecipato a Wight, al telefilm "Hard Rain" per la rete TV NBC (girato
nel corso dell'ultima toumeè ), ha partecipato anche come attore a "Pat Garrett and
Billy the kid" di Sam Peckinpah.
Quindi da un lato si è più impratichito con la macchina da presa, dall'altro riprende in
questo film i temi a lui ultimamente più cari: "identità e duplicità", onestà, "ossessio-
ne". Deciso a compiere questo grande salto, Dylan ha chiamato in causa quanti più
possibili numi protettori: Allen Ginsberg, se stesso, sua moglie Sara, Joan Baez, tutti i
partecipanti alla Rolling Thunder Revue (J. Mitchell, alcuni della Band, ecc.), Ronee
Blakey, in veste di attori; Eisenstein, Peckinpah, Rivette, Hitchcock, Cassavetes, Truf-
faut, Bufiuel, e perfino Warhol, come ispiratori o termini più o meno vicino di con-
fronto.
Ecco alcune delle chiamate in causa tratte dall'intervista a Rolling Stone, realizzata
durante la fase di montaggio del film:
"Eisenstein parlava di montaggio in termini di attrazione, collisione, fusione, sintesi,
ipertoni. Ebbene temo che nel film compaiano parecchi di questi ipertoni, ma io ne
sono perfettamente cosciente". "Da Hitchcock ho imparato a non aver paura". "Mi
sono interessato alle stesse cose che hanno colpito Cassavetes, ad esempio il calcolo dei
tempi, oppure le relazioni che intercorrono fra le varie ragioni umane". "John Ford e
Elia Kazan (di "Splendore sull'erba"), oltre a Sam Peckinpah, sono i miei preferiti"; "E
mi piace molto anche Andy Warhol. Penso che la pellicola 'Empire States Building' sia
più eccitante di tutto Bergman ".

TERZA FASE
Questi presupposti. Ed il film?
" All'inizio c'erano tre professionisti: uno sceneggiatore (per ripulire scene e dialoghi),
ridotto alla fine ad una minuscola parte come attore; due attori professionisti, il cui
compito era di insegnare come stare e muoversi di fronte alla macchina da presa, e che
ad un certo punto hanno lasciato il set". Tutto il resto è stato "raccolto per le strade
di New York e durante la toumeè". Il risultato è stato un fùm lunghissimo (oltre
quattro ore ), in 16 mm., con alcuni inserti di film fatti in casa da Dylan sulla sua vita
familiare, con scene recitate ed altre documentarie.
Ecco quel che lui stesso ne pensa: (PROFONDO) "La pellicola parla di come gli altri si
figurano la mia immagine" (RISENTITO) "Il film avrebbe potuto dare risultati migliori
se tutti avessero avuto fede" (LUNGIMIRANTE) "Ho messo molte canzoni, perche so
che al mio pubblico non piace un film in cui io non canto" (ISPIRATO) "E' un film
sull'identità, sulla nuda alienazione del proprio intimo io contro l'io esteriore" (SERIO)
"Il film è incentrato sull'ossessione, ma solo nella maniera in cui tale incubo si applica
all'integrità" (? ! ? ) (ANCORA PIU' SERIO) "Circa un terzo è frutto di improvvi-
sazioni, un'altro terzo è stato fatto a tavolino, e il rimanente è cieca sorte".
Al di là di tutto ciò che Dylan possa dire (e dice), quasi tutti quelli che hanno visto il
film lo hanno definito vuoto e noioso, pretenzioso e banale, in termini più crudi, una
sega mentale vuota e pallosissima.
Infatti in USA il film è precipitato quasi subito dalle sale di prima visione a quelle di
periferia, la presentazione a Cannes è stata un mezzo disastro, i critici ed i compagni
sono unanimi nello sconsigliarne la visione, se non a chi sia un più che patologico fan
del signor Zimmerman.

QUARTA FASE: Il Dylan uomo d'affari
"Non me la sento di fare il regista-attore a tempo pieno. Sono sicuro solo dei miei
sogni. Vivo nei miei sogni, non nel mondo attuale". Nonostante queste ed altre affer-
mazioni che farebbero pensare ad una persona distante dalle cose materiali, così non è.
Tuttaltro. Il film è costato un milione e mezzo di dollari (cioè più di un miliardo di
lire), pur essendo girato in 16 mm., con attori non professionisiti, e ricorrendo a
numerosi spezzoni provenienti da materiali già girati.
Questi capitali sono stati ricavati dai proventi della scorsa toumeè negli USA e di
quella in Australia e Giappone ma altri ancora dovevano venir fuori dagli incassi del
film. Il fiasco e il clamoroso buco degli incassi hanno sconvolto questi programmi,
provocando la decisione del tour '78 in Europa (con i musicisti della Rolling Thunder
Revue reclutati con contratti a tariffa sindacale minima). Da qui anche il nuovo disco,
"Street legals", registrato e stampato in fretta e furia dalla CBS per immetterlo sul
mercato in contemporanea con i concerti; da qui le interviste concesse solo in cambio
della copertina o di pubblicità sul film a Playboy, Rolling Stone, reti televisive varie; da
qui l'ultimatum imposto alla United Artists di ritardare la distribuzione del film di
Scorsese sul concerto d'addio della Band, "The last Waltz", per evitare di "danneggia-
re" il suo "Renaldo e Clara"; da qui ancora le sue reazioni isteriche al disinteresse
generale del pubblico per il suo "capolavoro" ("Gli americani sono viziati: si aspettano
che l'arte sia semplice, attaccata al muro come carta da parati"); da qui infine le sue
fughe in avanti: "In autunno farò un nuovo film, senza musica. Un film che oggi, dopo
l'esperienza dell'altro, sarà fatto meglio e prima e (soprattutto) costerà meno...".
E' proprio sicuro mister Robert Allen Zimmerman di "vivere solo nei suoi sogni" e non
nel mondo attuale?


nota: i molti errori di questa pagina sono presenti nel testo originale