Operazione Bangla Desh

New York, Madison Square Garden, Primo Agosto 1971 :
 


PRIMA...


BANGLADESH

"Ora c'è un mio e vostro caro amico, Bob Dylan! ".
Bob era la completa sorpresa dello "show" e i 18.000 presenti al primo spettacolo si sono guardati in viso come per rassicurarsi che l'espressione esterrefatta non era solamente la loro. La partecipazione di Dylan era stata nascosta a tutti e si presentava così come un meraviglioso regalo per tutti coloro che avevano voluto pagare biglietti altissimi a beneficio del popolo Pakistano del Bangla Desh, colpito da inondazioni, epidemie, fame e morte. George l'aveva detto all'inizio dello spettacolo.
"Questa sera nessuno percepisce un centesimo. Lo spettacolo è per noi gratuito e ringrazio tutti voi per essere venuti".

"CIAO 2001"n. 36, 8.9.71

...E DOPO

Una clamorosa denuncia:
DOVE SONO FINITI I SOLDI PER IL BANGLA DESH?

Il movimento studentesco di una delle maggiori Università Americane ha promosso un 'azione legale.
L 'accusa è di avere fatto sparire gran parte dei proventi del triplo disco di George Harrison dedicato al Bangla Desh. Più di dieci milioni di dollari, infatti, sono scomparsi"

Adesso interverranno le autorità federali degli Stati Uniti. Un comitato di cittadini, infatti, ha raccolto più di 5.000 firme, il numero legale necessario per convalidare una petizione che comporti l'intervento di una commissione governativa. E gli imputati sono loro, i Beatles. La causa dello scandalo è costituita dal disco triplo "The Concert of Bangla Desh" che riporta la fedele registrazione di un concerto dal vivo dato da George Harrison, Bob Dylan, Eric Clapton, Leon Russell e Ringo Starr in favore del Bangla Desh.
L 'accordo, infatti, prevedeva che tutti i proventi del disco sarebbero stati consegnati all'UNICEF. L 'organizzazione di assistenza mondiale che si sarebbe poi incaricata di convertire la somma in beni di assistenza per le travagliate popolazioni del Bangla Desh.
E fino a questo punto, l'iniziativa di George Harrison e dei suoi compagni va sottoscritta in pieno, in quanto benefica e meritoria. Ma, purtroppo, sembra che altri interessi si siano accavallati e da qui, infatti, l'azione legale che alcune migliaia di giovani cittadini americani hanno scatenato.
Infatti, pare che i conti non tornino ...e in misura alquanto clamorosa. E vediamoli insieme per un momento, questi conti: finora, nei soli Stati Uniti, sono state vendute più di 2.000.000 di copie del disco triplo. Ciascuna di queste copie è venduta a un prezzo che permette, una volta detratte le spese di fabbricazione e di distribuzione, di destinare all'UNICEF la somma netta di 5 dollari per disco.
5 dollari per 2.000.000 di copie vendute fanno 10.000.000 di dollari destinati al Bangla Desh. E i conti, così, tornerebbero.
Ma a tutt'oggi l'UNICEF può affermare di avere ricevuto solo la somma di 1.200.000 dollari e la promessa verbale che entro alcuni mesi saranno consegnati altri 1.300.000 dollari.
Non è difficile fare le somme. Su 10.000.000 di dollari di utile netto, solo 1.200.000 sono stati consegnati. Altri 1.300.000 sono stati annunciati.
Ma gli altri 7.500.000 dollari, dove sono finiti?
E' proprio quello che si chiedono innumerevoli cittadini americani, gli stessi che hanno promosso l'azione legale.
Ma la misteriosa scomparsa di tanti milioni di dollari non è l'unico elemento che ha smosso le acque contro la società dei Beatles. Un grosso giornale americano, infatti, ha rivelato che, a parte la scomparsa dei proventi, il disco triplo non costituisce affatto una generosa azione di beneficenza, perchè, a parte i 5 dollari netti per copia, la Apple è in grado di incassare un ulteriore utile netto di 1 dollaro e 14 centesimi su ogni disco venduto detratte tutte le spese. E questo fa sì che un disco annunciato come "beneficenza " diventa un grosso affare, perchè un dollaro moltiplicato per due milioni di copie vendute finora fanno più di 2.000.000 di dollari di guadagno netto.
Non solo, ma la pioggia di soldi sul triplo disco "benefico" non è finita, in quanto il concerto è stato filmato da una troupe cinematografica che ne ha tratto un film. La pellicola è stata quindi venduta a una grande società americana, la 20th Century Fox, che la distribuisce nel mondo: ma ancora una volta, i numerosi milioni di dollari incassati per la vendita non sono mai arrivati all'UNICEF.
Che si tratti di un disco destinato alla beneficienza, ormai non ci crede più nessuno: una volta fatti i conti, si scopre che si sono incamerati qualcosa come oltre 10.000.000 di dollari, senza che ancora si parli di destinarli al Bangla Desh.
Adesso non resta che aspettare il responso dei giudici americani, perchè tanto Klein che la Apple sono stati incriminati sotto la non certo piacevole accusa di "truffa aggravata". E, come ha dichiaràto Bill Robins, il giovane presidente del Movimento Studentesco dell'Università americana di Berkeley (l'associazione che ha promosso la causa contro i Beatles): "Sembra che in questo affare ci stiano guadagnando tutti tranne il popolo del Bangla Desh".
"CIAO 200I"n. 31,6.8.72

Mr. Dylan ci riprova...

Nel 74 mister Dylan tenta di recuperare la credibilità ormai perduta di fronte a milioni di persone, dopo essersi sputtanato con l'isola di Wight, dopo lo scandalo Bangla Desh, e dopo aver incassato milioni di dollari con la tournee americana con la Band. Decide di suonare a New York in una manifestazione i cui "incassi sono destinati ai prigionieri ed ai perseguitati politici cileni". Ogni biglietto costava sette dollari e cinquanta cents, cioè più di 5.000 lire (naturalmente è un "prezzo politico") che doveva essere pagato dai cinque mila presenti, tra i quali la segretaria della figlia di Allende presente in veste ufficiale. L'incasso totale fu di 30.000 dollari, oltre 20 milioni di lire. Mentre i prigionieri ed i perseguitati politici cileni, presunti destinatari degli incassi, morivano sparsi per il mondo,"...c'era tanto di quel vino e birra sopra e dietro il palco che non si poteva essere più allegri e rilassati. Anche Dylan noto per la sua difficoltà nell'essere tranquillo, è morto dalle risate." (da Ciao 2001 n.27 del 7.7.74)

Ultimi affari del musicante d'oro

"La gente deve capire che io sono io e non posso cambiarmi. Ora questa è la mia musica". Questo andava dicendo mister Zimmerman nel 74 prima d'iniziare il lunghissimo tour americano con la Band (21 città in 43 giorni). In realtà egli cercava di far dimenticare la sua voce artefatta di "Nashville Skyline" e soprattutto di nascondere ancora la sua immagine di amministratore e produttore generale della "Bob Dylan Entreprise SpA ", una della industrie più floride d' America. Dopo aver finanziato i kibbutz israeliani ("Dopotutto sono un ebreo, anzi uno sporco ebreo che meriterebbe di essere bruciato - così mi hanno scritto tempo fa a New York - e quindi per quale motivo dovrei vergognarmi di dare una parte dei miei soldi a quella gente che come me lotta per una giusta causa? E poi, nessuno dovrebbe dar retta a quello che scrivono i giornali quando c'è di mezzo una guerra. Il Vietnam, per esempio: non c'è nulla di più lontano ed insignificante per un cittadino medio americano: fino a qualche anno fa gli americani di Detroit, San Francisco, Chicago ignoravano quasi tutti l'esistenza del Vietnam, ora la propaganda ha inventato il problema asiatico e tutti ci si buttano addoso con rabbia e vanno laggiù a sparare..."), acquista varie catene di supermercati ("Ci imborghesiamo, ma tanto che cosa importa... tutto va in malora lo stesso...").

"Vedi, quando uno si mette su questa strada non sa mai come va a finire: si può anche sbagliare, oppure si può avere fortuna, come è successo a me; poi ti chiedi se per caso è stato tutto voluto, se tu non hai fatto questo per guadagnare tanti milioni. Ti guardi indietro e vedi miseria. Ti guardi attorno e gli occhi ti fanno male per tutto l'oro nel quale sembri affogare...". Effettivamente Dylan ha rischiato di affogare nell'oro sin dall'inizio, ma evidentemente per lui il rischio valeva il gioco.
Nel gennaio 74 suona al Chicago Stadium, proprio nel centro del ghetto negro della città, e l'interno dello stadio, inondato di luci e colori, stride in netto contrasto con l'allucinante panorama esterno; i biglietti venduti al prezzo di dollari 7.50, 8.50 e 9.50 spariscono presto; il pubblico era composto da bianchi di estrazione borghese, tutti provenienti da campus universitari; in giro si sente dire: "se pensi di rivedere Dylan come dieci anni fa sei matto; devi solo venire per sentire della musica: oggi è solo questo ciò che può darti..."
Approssimativamente, l'intero tour del 74 con la vecchia Band, fruttò quasi un milione di dollari, cioè circa 700 milioni di lire. Invece nel 75, Dylan e la sua nuova Rolling Thunder Revue, fanno il pienone in molti stadi statunitensi: "una troupe formidabile
inizia a girare quasi in incognito attraverso la cittadine più sperdute della provincia della East Coast, preceduta da improvvise pubblicità radiofoniche (Dylan accettava di far registrare i suoi concerti alle radio solo in cambio di una pubblicità a tappeto ); il circo della Rolling Thunder Revue inizia a divampare; un trionfo di fronte a platee che variano dalle 10.000 alle 100.000 unità". La CBS (casa discografica per la quale Dylan era tornato ad incidere con l' Album "Blood on the Tracks" nel 75, dopo aver tentato la carta "autogestita" dell' Asylum che gli era andata decisamente male dal punto di vista economico, in quanto la minaccia della Columbia di stampare 20 suoi albums in poco tempo, iniziata attivamente dovunque, compromise seriamente la crescita della sua etichetta personale. Così se ne tornò all'ovile quatto quatto...) per sfruttare immediatamente il boom, programma un doppio album live, (che uscirà nel 76 come singolo, "Hard Rain") ed un altro insieme a Joan Baez, poi realizza un film a colori e un documentario.
Il prezzo dei biglietti di questa tourneè è di 8 dollari di media, 3 ore di spettacolo, gente superfamosa affianco come Joan Baez, Joni Mitchell, Roger McGuinn, Ronnie Robertson, scontri violenti tra polizia e giovani incazzati. (Vengono controllati tutti gli
ingressi ed i muri di cinta dalla polizia federale e da un servizio d'ordine privato assoldato per l'occasione, vetri sui muri di cinta per impedire il minimo accenno allo scavalcamento, veri e propri lager! ).
Nello stesso anno 75 esce l'ultimo lp in studio di Bob Dylan, "Desire", le cui note di copertina sono firmate da Allen Ginsberg; il disco inizia con "Hurricane", dedicata al pugile negro Rubin Carter, arrestato e perseguitato con false accuse di omicidio, per la
sua adesione al Movimento negro per i diritti civili. Per l'occasione, il signor Zimmerman si rimette la maschera politica e tenta di rafforzare questa convinzione con l'altro pezzo, "No more cup of coffee", in cui tenta di fare una satira politica dell'antisemitismo americano, recuperando una vecchia canzone ebraica. Per cui è evidente l'ennesimo tentativo di Dylan di rifarsi una faccia seria e di recuperare quelle larghe fasce di giovani e non più giovani che lo seguivano ancora: ma chiaramente il suo impero economico è sulla bocca di tutti, per cui non incanta più la sua redenzione. Dal 75 Dylan sparisce dalle scene musicali, per dedicarsi esclusivamente alla cinematografia ("L'arte non ha confini, se sono riuscito nella musica, non vedo perchè non dovrei
sfondare anche nel cinema"): il risultato è il film "Renaldo e Clara", uscito recentemente in America con un fiasco clamoroso. Inoltre il divorzio dalla moglie Sara, con cui era sposato da oltre dieci armi, lo ha constretto a pagarle una forte somma per gli alimenti. (E' risaputo che Dylan picchiava spesso la moglie, nonostante la sua faccia angelica: questa è la causa principale del divorzio). Per cui, ecco che il signor Robert Zimmerman riappare sulla scena con questa grossa toumeè europea, accompagnato dalla nuova Rolling Thunder Revue. Da notare, che in questa nuova formazione non figurano grossi nomi nè alcuni dei vecchi componenti: il motivo è quello economico.
Infatti, tanto per non smentirsi, Dylan ha deciso di corrispondere loro soltanto il minimo della paga sindacale, per cui alcuni lo hanno mollato e lui ha dovuto ripiegare su musicisti pressochè sconosciuti.(La paga sindacale per i musicisti americani prevede
un minimo di 300 dollari a settimana, 270.000 lire circa). E' chiaro che così quasi tutti gli incassi dei concerti europei entreranno direttamente nelle tasche di Dylan, anche perchè lui ha vietato qualunque tipo di biglietti o ingressi omaggio: ma in fondo, questi
sono i rischi di chi sceglie di fare "questo mestiere"...



da "Dylan S.p.A." - Bertani Editore Verona - Stampa Alternativa, giugno 1978
 



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