DALLA RABBIA GIOVANILE ALLA MUSICA PER LA MUSICA
"Bob Dylan è un traditore, ha rinnegato tutto il suo passato, è un porco fascista!" Queste sono le accuse che molti rivolgono all' "idolo" degli anni 60, accusandolo di fare musica solo per i soldi e di non lottare più. In realtà, Dylan non ha mai lottato nel senso della militanza attiva ma al massimo è riuscito a fare canzoni piene della rabbia e del modo di vivere non convenzionale di migliaia di giovani, ribellandosi ai vecchi schemi della società americana: il suo vagabondare, la sua rabbia, il suo voler essere diverso ad ogni costo, i suoi versi duri contro il potere e la borghesia, la sua affinità con tutto il movimento underground degli anni 60, con Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti. Bob Dylan era solo un ribelle. Infatti, verso il 67-68, quando la controcultura ebbe un momento di riflusso dappertutto, (funerali degli hippies a San Francisco, contestazioni dei radicali al Monterey Pop Festival), la sua immagine mutò radicalmente; cominciò a strizzare l'occhio al potere: disse che non voleva avere niente più a che fare con la politica ("Johnson o McNamara sono troppo diversi da me, non avrò mai una possibilità d'intervento nel loro sistema. Per questo dico che non voglio avere niente a che fare con cose direttamente politiche"), la sua musica divenne molto simile a quella dell'americano medio che lui aveva così violentemente contestato con "Like a Rolling Stone" nel 63, smise di battersi per l'uguaglianza razziale ("Parlano dei negri e dei bianchi; Parlano dei colori, del rosso, del nero e del giallo: se mi guardo intorno, io quei colori non li vedo. Per me ormai non c'è più ne nero nè bianco, nè destra nè sinistra"); le sue canzoni divennero sdolcinate e piuttosto simili ai vecchi hits della hit parade americana, come in "Selfportrait", concepito intorno al 68, che è una celebrazione della musica per la musica, e che rinnega completamente il vecchio modo alla 'hobo" di fare musica: violini melliflui, coretti da sacrestia, testi vaneggianti e insulsi.
I giovani che l'avevano seguito dall'inizio, nel 60-61, e che sentivano la sua ribellione antica spegnersi nei dollari e nel conformismo più bieco, lo contestarono ferocemente a Newport nel 65, dove fu costretto a lasciare il palco per gli insulti di migliaia di persone, che lo accusarono di essersi convertito all'elettrico abbandonando il folk più puro dei vecchi tempi; poi a Wight nel '69 la contestazione raggiunse il vertice: gli hippies eressero una croce di pietra che simboleggiava la tomba di Dylan. Evidentemente le migliaia di sterline più la percentuale sull'incasso globale del festival inglese (per un totale di 300.000 pari a 450 milioni!) avevano fatto cadere le ultime riserve sulla credibilità del suo personaggio. I suoi dischi, fino ad allora venduti in milioni di copie in tutto il mondo, subirono un calo notevole. Era anche il periodo in cui Dylan suonava e viveva molto a contatto con Johnny Cash, noto fascista assoldato da Lindon Johnson e Nixon durannte le campagne presidenziali ("Non mi interessano le idee politiche di Cash, lui è solo mio amico e basta) pubblicando album come "Nashville Skyline" (1969) in cui si evidenziava un altro aspetto della mascherata personalità di Dylan: il suo disprezzo per le donne. Ne sono una testimonianza brani come "Lady Lay Lay" (e più ancora "I shall be free") e quanto andava dicendò in giro sulle sue avventure amorose.
Politicamente continuava ad avvicinarsi sempre di più alla destra economica americana e per darsi una copertura amava farsi vedere in giro con alcuni dei politici "democratici" allora più in voga. Suonò al meeting che si tenne in memoria di J.F. Kennedy che gli aveva procurato il premio "Tom Paine" per i diritti civili è la lotta che a riguardo Dylan aveva condotto. In realtà, episodi del genere gli servirono per spianargli la strada verso le alte vette del monopolio culturale americano. Nel 1970 gli venne infatti conferita la laurea ad honorem dell'Università di Princeton con la seguente motivazione: "la sua musica rimane l'autentica espressione della coscienza insubordinata ed impegnata della giovane america; Dylan ha basato la sua tecnica sul comportamento della gente comune ed ha tratto i suoi incitamenti verso la compassione umana dall'esperienza dei diseredati".
Si può chiaramente intuire il tono sprezzante e di commiserazione che viene usato verso i vecchi "hobo" che Dylan tanto aveva copiato nella sua rincorsa a Woody Guthrie. La sua musica veniva assimilata sempre di più dal folklore della tradizione americana: la sua immagine ed alcuni suoi testi comparivano sempre di più nelle guide turistiche che parlavano a grandi titoli dell'America del boom economico, "giovane" e libera.
Dylan come Sinatra, e non solo musicalmente ma soprattutto come businessman, finanziatore di Israele, recuperatore delle larghe fasce di giovani della controcultura.
A molti venne il dubbio che nella sua vita avesse inventato una montagna di frottole, mitizzando la sua figura di menestrello vagabondo, evitando in ogni modo di dire chi fosse e che cosa volesse realmente: tutto quello che era e tutto quello che voleva stava scritto nelle sue canzoni. Anche la critica ufficiale incominciò a rivolgergli pesanti accuse, ed egli per giustificarsi riprese un vecchio verso: "Venite scrittori e critici che profetizzate con le vostre penne, tenete gli occhi bene aperti, perche l'occasione non
tornerà e non parlate troppo presto perche la ruota sta ancora girando e nessuno può dire chi sarà scelto" (The times they are a changing).
Riportiamo l'intervista fatta a Dylan da Weberman (famoso critico ed autore rock, "dylanogista" alla Alternate University) punto culminante della pubblica denuncia del vero volto di Dylan, mostrando al movimento la reale spazzatura del folksinger, il quale ha deciso di denunciarlo alla polizia soltanto poco tempo prima di questa sua ultima tourneè europea del 78. L'intervista è a cura di Rolling Stone e ripresa da Renudo dell'estate del 71:
Dylan: di che razza sei Alan?
Weberman: razza umana.
D: e di che razza erano i tuoi genitori?
W: Credo si considerassero ebrei
D: Sei sicuro di non aver scritto mai nulla di offensivo contro la mia razza?
W: No, non è con la tua razza che ce l'ho; è col tuo stile di vita e le tue idee politiche.
D: Sapevo che eravamo in disaccordo Al.
W: Senti Bob che ci fai con tutto il tuo denaro?
D: Va in gran parte ai Kibbuzin in Israele.
W: Ma tu sei stato uno dei primi ebrei a criticare Israele?
D: Dove?
W Nelle note sulla copertina di Another Side of Bob Dylan.
D: Non mi ricordo... sai Al, sei stato troppo a lungo in citta; la città altera il modo di pernsare... so come vanno queste cose.

Così continuando a parlare Dylan disse che non gli piacevano le Pantere per la loro posizione sul Medio-Oriente "piccola Israele contro tutti quei...". Attaccai allora a spiegare a Dylan come tutti avessero il diritto a vivere, ebrei, arabi e profughi palestinesi e che era Israele a comprimere la libertà altrui.
Continuai e diedi addosso all'imperialismo, al razzismo ed al sessismo (ma non pareva che stesse ascoltando) e poi gli dissi che Nashville skyline era melenso mentre Self Portrait era una cazzata dal momento che un sacco di gente l'aveva comprato, sentito una volta e messo da parte, nessuno dei due dischi era in relazione con la realtà oggettiva.

Dylan: Ci stavano due buone canzoni in Self Portrait, Days of 49 e Copper Kettle e senza quei due dischi non ci sarebbe New Morning, ad ogni modo sto appena ricominciando a rimettermi in sesto per quanto riguarda la musica... Al usi anfetamina?
Weberman: No amico, la ragione per cui ho tanta energia è perche sono in sintonia con la forza vitale che sta cercando di affermarsi sulla terra... sono vivo amico.
D: Perche preoccuparsi tanto della terra quando ci stanno...
W: E di che cosa vuoi che mi preoccupi dell'invasione dei marziani?
D: Che droghe usi Al?
W: Solamente marijuana e caffeina e te?
D: Niente droghe.
W: Cazzate! (anche se devo ammettere che gli occhi di Dylan sembravano normali ogni volta che ci siamo incontrati).
D: Che ne pensi di Timothy Leary?
W: Credo che sia grande, che abbia sempre capito la rivoluzione ma che pensasse di poter coinvolgere gran parte della classe media parlandone in termini mistici; è un eroe nazionale della Woodstock Nation. E tu che ne pensi?
D: Non mi interesso di politica.
W: Senti un po' come va che ti sei associato a Johnny Cash? Quel lacche era così reazionario quando lavoravate insieme che Nixon lo ha invitato a cantare alla casa bianca e Cash si dà da fare per lodare i genocidi ai suoi concerti.
D: Ho ascoltato Cash da quando sono bambino e gli voglio bene.
W: Bob sei così reazionario ultimamente che mi sorprende che Nixon non ti abbia invitato a cantare per lui
D: Sorprende anche me!
W: Senti Bob perche non fai vedere a tutti che sei dalla parte giusta e non fai un concerto di beneficenza per John Sinclair?
D: Non ho intenzione di aiutare Sinclair facendo un concerto ne' ho intenzione di dare concerti adesso.
W: Tutto quello che dovresti fare è farti vedere suonare un po' la chitarra e 100.000 persone sbucheranno fuori per venire a sentirti dovunque sarai.
D: Mi dispiace Al non posso farlo, ma scriverò una canzone sui prigionieri politici e la includerò nel prossimo disco.
W: Non voglio promesse fra nove mesi voglio risultati adesso...

Parlare a Dylan è stato come parlare ad un fantasma. Il vecchio Dylan pieno di idee e storie se ne era andato sostituito da un guscio... è stato come parlare ad un magliaro che in realtà stava truffando se stesso. So che Dylan non è uscito dalla sua fase attuale e che cercava di calmarmi usando il suo fascino ed offrendomi la sua "amicizia". Cerca di fregare me ed il Fronte di Liberazione Dylan; ma continueremo a combattere fino alla vittoria.
Liberate Bob Dylan.
Tutto il potere al popolo!

MR. DYLAN TRAFFICANTE DISCOGRAFICO

Nel 74 un grosso annuncio: "dopo oltre un anno di dubbi, di improvvise rivelazioni e di immediate smentite è giunta fmalmente la conferma ufficiale: Bob Dylan ha lasciato la Columbia americana (CBS europea) ed ha creato un'etichetta personale, la " Ashes and Sands", con distribuzione Elektra Asylum". L'importanza dell'avvenimento sta nel fatto che Dylan dopo ben 11 anni di associazione con la Columbia (14 albums pubblicati) aveva tentato in ogni modo di cambiare casa discografica per garantirsi "una maggior libertà artistica" (leggi: economica). Dylan non era riuscito a far accettare le proprie condizioni ai dirigenti discografici di quell'impero dello spettacolo e dell'informazione (la Columbia controlla reti radiofoniche e televisive, fabbriche di strumenti musicali, organizzazioni di concerti, edizioni, ecc. ) e le possibilità di accordo sfumarono quasi del tutto quando il boss Clyve Davis, presidente del settore discografico, fu costretto a lasciare il suo posto in seguito ad uno scandalo; cosa tratteneva dunque Dylan dal passare ad un'altra casa discografica? Due ragioni: il ritardo con cui gli sarebbero stati corrisposti i diritti d'autore arretrati sui dischi Columbia (con una conseguente perdita d'un enorme somma di denaro) e la possibilità che la sua vecchia etichetta mettesse in circolazione dischi antologici con vecchi brani inediti non graditi a Dylan per motivi artistici e soprattutto commerciali, potendo questi dischi fare una pressante concorrenza alle sue future pubblicazioni. Ciò nonostante, giravano voci di trattative in corso con l' Atlantic, etichetta ormai già inglobata da un'altro colosso americano, la Wea (Warnerbros, Atlantic, Reprise ). Poi la notizia, subito smentita, della pubblicazione da parte della Columbia dell'album "Dylan", comprendente materiale registrato negli anni 69- 70; questo in realtà fu un'ultimo tentativo di ricatto, visto che negli stessi giorni Dylan annunciava una grossa tournee americana con la Band. Il disco, presentato e ritirato nel giro di una settimana, venne poi confermato definitivamente, segnando così la fine del matrimonio tra Dylan e Columbia. La Columbia dichiarò pubblicamente che da lì a qualche anno sarebbero usciti una ventina di dischi di Dylan poiche "c'era abbastanza materiale per farli".
A questo punto restava da stabilire con chi Dylan avrebbe firmato il nuovo contratto.
Il gigante Wea, che dominava le classifiche americane, si assicurò soltanto la distribuzione dei suoi dischi; per contratto gli venne assicurata la massima libertà, per ciò che riguardava la propria etichetta, oltre ad un compenso adeguato per risarcirlo della parziale perdita dei diritti d'autore della Columbia. Si tratta di centinaia di milioni di lire che sono entrate nelle tasche di Dylan. Con questa operazione, Mr. Zimmerman ebbe il completo controllo dei suoi affari; inoltre decise di occuparsi anche della produzione discografica di altri artisti abbastanza sconosciuti: fu così che iniziò un effettiva attività di produttore per la realizzazione dei suoi nuovi progetti finanziari. Il precedente contratto di Dylan con la Columbia era costato, dal 67 al 74, più di un milione di dollari e tredici dischi d'oro (un milione di copie vendute per ogni lp ). Queste cifre apparvero irrisorie quando si seppe che la tourneè che Dylan aveva organizzato con la Band nel 74, prevedeva un'iniziale vendita di 700.000 biglietti, che dovette successivamente essere modificata quando pervennero ai botteghini ben 5 milioni di prenotazioni! Visto che ogni biglietto costava in media almeno 5 dollari, che la pubblicità e tutte le spese di diffusione erano a carico dell'Elektra, che dal tour sarebbe stato tratto un album ed un film, si può facilmente dedurre che entrarono nelle tasche del signor Dylan almeno SEI milioni di dollari!



da "Dylan S.p.A." - Bertani Editore Verona - Stampa Alternativa, giugno 1978
 



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