L'INTERVISTA DI
LYNNE ALLEN
12 Dicembre 1978
The Omni, Atlanta

INTERVISTA CON UN'ICONA
Bob Dylan esaudisce il pubblico

Se ci ripenso
non avrei mai dovuto farlo
Suppongo di averlo lasciato accadere
Se avessi vissuto la mia vita secondo quello che pensano gli altri
Questo cuore dentro di me sarebbe morto
Ero semplicemente troppo testardo per essere governato da una forzata follia
Qualcuno dovrebbe allungare la mano ed afferrare la stella nascente
Suppongo tocchi a me
(Up to me)

(c)1974 Ram's Horn Music

Bob Dylan è una leggenda del suo tempo. Non una superstar commerciale, perchè Dylan non riceve dischi di platino e neanche fa il tutto esaurito ad ogni sua esibizione dal vivo. Dylan è semplicemente un personaggio leggendario, enigmatico e misterioso. Familiare, eppure strano.
E' stato detto che Dylan non è che la metà del mito che egli crede di essere e che è Dylan stesso il costruttore del mito, che ci vende ogni nuova fase della propria vita e della propria carriera, mentre - come il suo discendente David Bowie - si libera con disinvoltura di ogni vecchia maschera con la stessa facilità con cui un attore cambia il proprio ruolo di film in film.
Dylan è stato anche accusato diverse volte di essersi venduto, o di essere stato troppo distante, troppo in disparte, di non rivelare abbastanza, di essere freddo e calcolatore, permettendoci di vedere soltanto quello che egli vuole che si veda e niente di più. Ma non ha importanza, alla fine di ogni analisi, egli è quel che ha creato.
Se gli anni '60 sono stati gli anni della sua formazione, gli anni '70 hanno visto Dylan esser soggetto a molti cambiamenti nella propria vita. Dal padre di famiglia ritirato dal mondo di 'Nashville Skyline' e di  'New Morning', Dylan si è lentamente trasformato dirigendosi nei più complessi recessi della sua mente, iniziando con l'album 'Planet Waves', che è stato una sorta di segnale del suo ritorno, e proseguendo con 'Blood on the Tracks', che lo ha condotto ancora più vicino alla propria anima, alla propria musa, che alla fine gli è apparsa nelle vesti di Isis sull'album 'Desire'.
(In una fuga nel sogno non dissimile da quella della 'White Goddess' di Robert Graves, che si è potuta trovare "tra i ghiacci o dove il sentiero svaniva," Dylan si è unito alla sua dea dopo essere "arrivato alle piramidi tutte incassate nel ghiaccio.")

Con 'Desire' nei negozi, Dylan ha ripreso la strada con il suo gruppo di gitani.
La Rolling Thunder Revue richiama alla mente gli "Indiani Metropolitani," gruppo di giovani che fanno teatro in strada in Italia. Hanno girato gli Stati Uniti suonando in posti relativamente grandi, accogliendo e perdendo lungo la strada diversi artisti. 'Renaldo and Clara', il colossale e controverso film di Dylan, è stato girato durante il viaggio con la Rolling Thunder, durante un periodo tumultuoso nel quale il suo matrimonio ha cominciato ad andare sempre peggio e la sua vita ha cominciato a scivolare. Apparentemente incurante del logoramento, Dylan si è imbarcato nel tour più imponente della sua intera carriera, nel 1978. Iniziato in Giappone, Nuova Zelanda ed Australia, è finalmente giunto nel sud-est degli Stati Uniti nel Dicembre dello scorso anno.
La prima volta che ho visto Dylan è stato a Binghamton, New York, nel Settembre del 1978.
Ho sempre ammirato Dylan. Come sarebbe possibile non ammirarlo? Non ha importanza in che modo uno consideri Dylan e/o la sua musica, è comunque difficile negare il carisma mistico che gli ha fatto conquistare riconoscimenti universali e gli elogi della critica.
Personalmente, ho sempre risposto in maniera favorevole a qualsiasi nuovo corso Dylan avesse scelto di intraprendere, perciò nell'avvicinarmi a lui dal punto di vista dei concerti dal vivo, ero già ben disposta nei suoi confronti. Rimasi scioccata quando apparve sul palco. Sembrava stracciato e sciupato (il che si è rivelato più tardi ingannevole. Trucco nero e pesante intorno agli occhi che procurava strane ombre sul suo viso sotto le luci dei riflettori). La musica, tuttavia, è stata persino più sorprendente. La mia reazione iniziale fu completamente negativa, a voler essere buoni. A paragone di quello che allora stava succedendo nel rock, la musica sembrava, sinceramente, alquanto debole. I nuovi arrangiamenti dei brani sembravano sgraziati e maldestri, calpestando la semplicità che ne aveva fatto originariamente delle canzoni che funzionavano. Ma ascoltando più attentamente scoprii che possedevano invece una limpida risonanza. Il suono che si sentiva nella sala era eccezionale, ed i musicisti eccellenti. Di certo non si trattava, come molte recensioni e molti recensori avevano fatto intendere, "Las Vegas" nè tanto meno disco-music. Era solo Dylan, più vecchio, ruvido e sciatto come sempre, persino nel suo nuovo vestito di scena bianco e nero, con la sua band che suonava dietro di lui come una piccola orchestra in perfetto sincronismo. Ho incontrato Dylan una settimana dopo, ad una tipica festa tenuta dalla casa discografica per lui e per la sua band, dopo uno degli spettacoli al Madison Square Garden.
Un amico mi ha presentato a Dylan, che sedeva ad un tavolo adiacente, ed ho avuto la possibilità di osservarlo da molto vicino. Non ho avvertito animosità da parte sua, nè aggressività o autodifesa; in effetti sembrava piuttosto timido. La sua capacità di deviare la conversazione da se stesso, di tenere il discorso sul vago e di parlare di cose insignificanti, era ovvia. Fumava una sigaretta dietro l'altra ed ha bevuto vino rosso tutta la sera. Sembrava ubriaco a volte, bofonchiando le parole e ridendo molto, ma in realtà poteva anche trattarsi di una recita. Dylan, il cinico enigmatico, l'infallibile artista rimaneva sempre molto controllato. Tre mesi dopo, mi sono imbattuta nel tour di Bob Dylan un'altra volta, questa volta giù nel sud, a Birmingham, Alabama.
Sembrava trasandato come sempre, il Fante di Cuori aveva ancora una volta spiazzato coloro che tra i suoi spettatori erano stati portati dagli articoli della stampa a credere alla sua nuova immagine.
Il tour aveva quasi raggiunto la sua fine e la band era molto più affiatata di quanto lo fosse in precedenza. Le canzoni non sembravano più rigide, ora erano fluenti, ed erano perfette nella loro nuova forma.
Dylan parlò alla folla un sacco di volte quella sera, presentando le canzoni con brevi storie o parabole, infondendo nuova vita a canzoni vecchie di 10, o anche 15 anni.
Concluse lo show di quella sera con 'Forever Young,' una canzone che ha dedicato ad uno dei suoi bambini.
"Questo è il nostro ultimo concerto - disse - Arrivederci, potremmo tornare presto!"
Mentre andavo via dalla città, lasciai un bigliettino per Dylan al suo albergo, dicendogli che mi sarebbe piaciuto intervistarlo, che non avevo altri motivi al di fuori del desiderio di parlare. Lasciai il mio numero di telefono e ritornai a casa mia, ad Atlanta.

Una settimana più tardi, nel retropalco dell'Omni di Atlanta, un ora prima di salire sul palco, Bob Dylan siede nel suo camerino, strimpellando una vecchia chitarra Martin che è ingiallita con l'età, e con il legno intorno alle corde che è ormai tutto screpolato da anni e anni di uso.
Vestito con una camicia di flanella verde, pantaloni di pelle nera e stivali, con gli occhi nascosti dietro occhiali scuri da pilota di aereo, è rilassato e cordiale, l'antitesi della creatura guardinga che spesso i media dipingono. La sua vecchia giacca di pelle nera giace accartocciata su una delle sedie, un piccolo taccuino spunta da una delle tasche. Quelle che sembrano essere zampe di gallina fanno capolino nella pagina aperta. "Sto sempre scrivendo qualcosa" spiega Dylan mentre continua una ossessionante melodia blues sulla sua chitarra.

Gli dico che ho notato un tema ben definito che ha caratterizzato i suoi album recenti e che è culminato con 'Desire'. Non mi sembra molto felice all'idea, tuttavia, e sottolinea il suo disaccordo con una vigorosa schitarrata.
"Quell'album non ha un tema unitario. Non ha quel tipo di tema unitario proprio di un concept-album. Naturalmente ho scritto quel disco con qualcun altro ma l'ho sempre tenuto su di un binario sul quale pensavo che dovesse andare. Posso guardare indietro a quel disco come a qualsiasi altro... ma quando quell'album in particolare era in fase di realizzazione non sapevo esattamente quello che stava succedendo, allora. Abbiamo provato a registrarlo con un sacco di persone differenti in studio, con un sacco di differenti tipi di suono ed avevo persino delle cantanti che facevano la seconda voce ed i cori in quel album, per due o tre giorni, un sacco di percussionisti, e cose del genere. Ma mentre il tempo passava io ero sempre più irritato ed insoddisfatto di tutto il suono che ne scaturiva e alla fine ho deciso di tenere solo il basso, la batteria e il violino."
"Quello era qualcosa di nuovo" - dice convinto Dylan. "Ma non riuscii ad andare avanti in questa direzione, non quanto io volessi. Non ebbi la possibilità di farlo. Volevo più armonica e violino insieme ma non avemmo la possibilità di farlo. Ma, sì, tutto quel periodo, tutte quelle canzoni come 'Isis' e tutte le altre - cavoli, non le ho fatte per un sacco di tempo. Una volta le facevo in continuazione..."
'Desire', nato dalla collaborazione di Dylan con lo scrittore Jacques Levy, fu una sorta di dichiarazione di intenti profondamente mistica; il violino catturava lo spirito libero e gitano così in tema con le canzoni e più tardi con l'intera idea di base della Rolling Thunder Revue.
"Oh sì, si trattava esattamente di quello. Era precisamente quello il concetto. Oh, sai, abbiamo lavorato a quel disco tutta la notte, fino al mattino. Non ho dormito affatto durante la registrazione di quel disco, non riuscivo a dormire. Volevo ascoltarlo ancora per dare davvero una risposta a quelle domande in una maniera coerente."
"In qualche modo ti sei lasciato quel disco alle spalle," gli dico.
"No, non mi sono lasciato le canzoni alle spalle. Non mi sono mai lasciato le canzoni alle spalle. Posso essermi lasciato alle spalle gli arrangiamenti e l'umore delle canzoni. Ma non mi sono mai lasciato le canzoni alle spalle."
A Newport nel 1965, Dylan scatenò la sua appena trovata elettricità su un pubblico ignaro. O, come ha detto ad Atlanta, presentando la canzone 'Maggie's Farm': "Ero stato invitato a Newport nel 1965. Ero già stato invitato lì in precedenza e non avevo mai provocato tanto scompiglio, ma sono stato invitato nel '65 e ci andai e suonai questa canzone in particolare. Ad ogni modo la gente mi prese a calci e mi buttò fuori dalla città, davvero, perchè avevo suonato quella particolare canzone ed io non riuscivo a capire perchè quella canzone avesse creato una tale protesta, ma così fu! Si chiamava "I Ain't Gonna Work
on Maggie's Farm No More.'"
Anni dopo, dopo un apparentemente incessante serie di cambiamenti di direzione, Dylan si trova ancora una volta ad affrontare lo stesso tipo di critiche.
Dylan entra ed esce dalle più disparate forme musicali in questi giorni con una facilità inusuale, echi di musica dei carnival show mescolata in maniera armoniosa con ritmi primitivi da giungla e blues in stile Chicago, mentre Dylan il Folksinger e Dylan il Poeta Elettrico di Newport ancora esistono.
Come a Newport, Dylan non ha ricevuto un riscontro molto favorevole in risposta al suo nuovo sound. La gente sembra disturbata da questi strani cambiamenti di stile. Dalla scarsa familiarità con il nuovo Dylan. Ma Bob rifiuta di ristagnare, di essere etichettato, di essere inserito in una categoria: "L'Arte è il perpetuo movimento dell'illusione," ha osservato una volta. E Dylan vive davvero quello in cui crede.
Gli menziono un verso tratto da 'Idiot Wind': "Visions of your chestnut mare shoots through my head and are making me see stars!" (Visioni della tua cavalla saura balenano nella mia testa e mi stanno facendo vedere le stelle). Il Dylanologo A.J. Weberman sostiene che le allusioni equine nelle canzoni di Dylan facciano riferimento all'eroina. E' interessante notare che 'Idiot Wind' è stata scritta prima che Dylan facesse coppia con Jacques Levy, co-autore (insieme con Roger McGuinn) di 'Chestnut Mare' anni prima. "E' giusto! Già!" Dylan ride divertito. "Sono sicuro che è tutto collegato, sai."
"Ma sì, ho avuto un paio di anni quando ho sperimentato quello di cui parlo in quel tipo di canzoni, quelle che sono sull'album 'Blood on the Tracks'... Farei qualsiasi cosa per scrivere una canzone...", ride. "O almeno ero solito farlo in passato".
'Street Legal' sembra ripercorrere il sentiero attraverso tutti gli album prima menzionati. E' il risultato dei cambiamenti, sia interiori che esteriori.
"Hai ragione. Prendiamo una canzone come 'True Love Tends to Forget'..." Dylan si accende una sigaretta. "Lo stato d'animo in cui mi trovavo quando ho scritto quella canzone è - voglio dire che è molto significativo, se ci pensi, sai... Il vero amore tende a dimenticare... Penso che sia il mio album migliore". Io condivido. "Lo ascolto a volte in radio o su uno stereo e mi rendo conto che è stato missato male e non suona granchè bene, ma cosa puoi farci? Ho pubblicato 21 o 22 album con la Columbia Records. Perciò ogni volta che fai un album vuoi che sia una cosa nuova, bella e diversa, ma personalmente, quando poi guardi all'indietro e li riascolti, almeno per me, tutti i miei album sono solo delle pietre di paragone che testimoniano dove mi trovavo in un certo periodo di tempo. Andavo in studio, registravo le canzoni al meglio che potevo, e me ne andavo. Di base, parlando realisticamente, io sono un artista che deve esibirsi dal vivo e voglio suonare sul palco per la gente e non fare dei dischi che possano suonare in maniera eccellente."
Gli dico come secondo me il tour attuale cambia ogni volta che vedo un nuovo concerto e come il suo gruppo mi sembra più affiatato man mano che il tour prosegue.
"Sì, beh non sarà mai la stessa cosa per due sere di fila."
Dylan ha fatto di recente molti commenti in vari articoli della stampa a proposito di questi prossimi anni '80. Nella sua intervista pubblicata sulla rivista 'Rolling Stone' con il giornalista Jonathan Cott, Dylan ha dichiarato: "Chiunque stia per fare qualcosa avrà le sue carte scoperte. Non sarà più possibile tornare indietro negli anni '80".
Cosa voleva dire con questa affermazione? "Non so cosa intendessi dire con quella frase", dice Dylan ridacchiando. "Io e Jonathan, ogni volta che mi fa un'intervista, siamo sempre ubriachi. Non credo che tu debba mostrare le tue carte tutte le volte, non intendevo dire quello." Continua: "E' come... quando ho iniziato a suonare... è dura a dirlo a parole... Non so come saranno gli anni ottanta. Immagino che un sacco di colla terrà insieme un sacco di cose che in qualche modo ora come ora sono sparpagliate. L'abbigliamento delle persone, capisci, alcune che indossano uniformi blu con distintivi, probabilmente staranno fianco a fianco con casalinghe con i capelli pettinati a riccioli, desiderando le stesse cose. Tutti questi differenti elementi saranno - io credo - modellati insieme. Credo che la gente sarà più onesta negli anni '80".
"Come negli anni '60?" domando...
"No, mai più così. Non credo che avverrà così...", mi risponde con decisione.
Dylan ricorda molto bene gli anni Sessanta. Sono stati gli anni della sua formazione, quelli che gli hanno fornito l'ispirazione per creare alcuni tra gli esempi più potenti dell'arte del decennio. Le sue strane canzoni-poesie rispecchiavano gli sconvolgimenti ed il caos di quei tempi. Dylan parlò per una intera generazione, o così sembrò, e poi all'improvviso non volle avere più alcun coinvolgimento con il movimento al quale egli stesso aveva dato voce. Qualcuno disse che fu a causa del suo incidente motociclistico. Un incidente nel quale rimase quasi ucciso, e che lo mandò a schiantarsi a testa bassa in un incubo di sua creazione. Altri sostengono semplicemente che si era innamorato, ed era deciso a vivere un'altra vita nella quale la politica e la protesta non avevano alcun ruolo. Critici radicali come Weberman lo accusarono di "andare alla deriva nell'indifferenza durante un periodo in cui si richiedeva invece un'opposizione allo stato di cose."

"Sono sempre stato più legato al Movimento Beat," ammette Dylan. "Non so che roba fosse il movimento hippie, quella era una cosa dei media, credo, "Affitta un Hippie"... non so di cosa si parlasse. C'era un sacco di gente, persone che conoscevo, nei primi anni '60, fino al '65 o al '66 che avevano un tipo differente di relazioni. C'erano delle droghe, ma le droghe erano solo un qualcosa di giocoso o qualcosa che non era stato "romanticizzato". Le droghe erano sempre presenti nei folk club e nei jazz club, ma al di fuori di quei posti non ho mai visto molte droghe... Le droghe alla fine degli anni Sessanta invece erano artificiali. Erano quelle... ah, come si chiamano... L.S. ... acido, e tutta quella roba fatta in laboratorio... Beh immagino che siano fatte tutte in laboratorio in un modo o in un altro... Non so. Non sono mai stato coinvolto nella scena dell'acido..."
Nel 1968 i Beatles pubblicarono 'Sgt. Pepper'. Il rock and roll si spostò soprattutto negli studi di registrazione e l'elettronica cominciò a diventare sempre più parte della musica. Il rock acido fiorì sulla Costa Ovest degli Stati Uniti ed una nuova forma di arte cominciò ad essere auto-consapevole, conscia di se stessa "con un piccolo aiuto dei suoi amici". Dylan scelse proprio questo periodo per far uscire l'album al quale stava lavorando fin dai tempi del suo cataclismatico incidente. 'John Wesley Harding' andò del tutto in controtendenza rispetto a tutto quello che stava succedendo in campo musicale all'epoca. Le melodie folk ingannevolmente semplici servirono esclusivamente ad attirare l'attenzione dell'ascoltatore quanto più vicino possibile all'intensità del messaggio contenuto nelle liriche. Alla fine, gli anni Sessanta erano giunti al termine, i Beatles si divisero, la guerra ebbe fine in una situazione di stallo e tutti noi ci imbattemmo negli anni Settanta in uno stato catatonico. La musica fu il riflesso di quei tempi.
Il Rock ebbe poche perdite sul campo. Madison Avenue e Wall Street fecero la loro comparsa mentre la voce della gente si trasformò in un'industria di molti milioni di dollari. Alcuni artisti non ebbero la forza di sopportare tutto questo e si autodistrussero diventando vittime dei loro stessi miti. Altri, come Jagger e Dylan, sopravvissero.
"La gente parla sempre degli anni Sessanta ed ora siamo quasi negli anni Ottanta, e tutti vogliono sapere cosa succedeva a quei tempi. Beh," è la risposta di Dylan, "negli anni '60, tutto quello che accadeva tu lo facevi perchè volevi farlo. Non lo facevi perchè pensavi che dovessi farlo o perchè era la cosa da fare. Qualcosa dentro di te ti diceva che volevi farlo. C'era una rete di comunicazione in tutto il Paese, davvero. Molto piccola ma molto unita, ancora vedo quelle persone viaggiare in giro per il mondo, sai, sono ancora lì in giro. Ma per quante cose siano successe, ci si sentirà sempre come ai tempi della Guerra Civile nel 1870 e 1880. E' stato un qualcosa che è stato avvertito da tutti sia che ne fossero consapevoli sia che non lo fossero ed un sacco di persone negli anni Sessanta hanno dato inizio a tutto quello che sta succedendo oggi. Semplicemente non se ne rendono conto, sai." Posa la chitarra, accende un'altra sigaretta. "Ma anche gli anni '50 hanno fatto nascere gli anni '60, non lo dimentichiamo, e negli anni '50 era persino più raro... come negli anni '60 c'erano persone coinvolte con tutto quel be-bop ed il movimento beat, o la cultura sotterranea che stava nascendo, ma era come qualcosa che era di casa e ti dava una identità."
E' interessante notare come il materiale di Dylan ha sempre avuto a che fare con le forze opposte del bianco e del nero, sia su un piano materiale - come durante gli anni Sessanta quando canzoni quali 'The Lonesome Death of Hattie Carroll' rendevano chiare le istanze del movimento per i diritti civili - o su di un piano spirituale come nel caso delle sue opere più recenti.
Dylan ha preso ad indossare abiti bianchi e neri sul palco, facendo vestire il suo intero gruppo alla stessa maniera. L'effetto finale è un bilanciamento totale. Yin e yang, oscurità e luce.
"Beh, credo di essere più di un estremista. Ma no, io sono più attivo di qualcuno che è equilibrato," mi dice. "Se giochi da solo e sei il solo a giocare allora vuoi equilibrare il gioco, ma se giochi con qualcun altro, allora devi salire quando è tempo per qualcun altro di scendere."
Come un'altalena?
"Esatto, e allora ottieni lo stesso tipo di equilibrio, ma se giochi da solo allora devi muoverti nel mezzo." Cosa che tu non fai.
"No, non sono a mio agio nel mezzo, è troppo facile cadere al suolo."
Quando gli chiedo a proposito del suo inconsueto rapporto con la sua etichetta discografica - di essere capace di pubblicare qualsiasi prodotto egli desideri - Dylan diventa nervoso, e la sua risposta è accompagnata ancora una volta dalla chitarra. [Mentre sto scrivendo questo articolo, Bob Dylan è impegnato a formare una sua casa discografica personale, la Accomplice, che sarà distribuita dalla CBS.] "La CBS non mi paga, eccetto che per una royalty. Non sovvenzionano i miei concerti e perciò non hanno voce in capitolo al riguardo. Se li sovvenzionassero, probabilmente vorrebbero dire la loro in merito."
Con il film 'Renaldo and Clara', Dylan ha utilizzato un nuovo approccio per filmare i personaggi dei suoi sogni. Il film è un commento simbolico e non costruito, un racconto epico coraggioso ed originale (la sua iniziale durata di quattro ore è stata la maggiore critica mossa dalla maggioranza dei recensori), e combina da un punto di vista visuale gli stessi elementi che Dylan utilizza nelle sue canzoni e nelle sue poesie. Gli attori e le attrici, persone reali della sua vita, recitano la parte di personaggi di fantasia.
I critici cinematografici Americani non sono stati impressionati dall'opera di Dylan. Lo hanno accusato di eccessiva auto-indulgenza e lo hanno incolpato di "trattamento privo di attenzione" delle persone che sono vicine a lui per la rottura del suo matrimonio, che ha fatto seguito di poco all'uscita del film.
Il 'Village Voice' ha inviato un intero battaglione di recensori per vedere il film e sono tutti ritornati con impressioni negative. Comunque, il film è stato salutato al Festival Cineamtografico di Cannes dello scorso anno come uno dei più innovativi presentati nel corso della rassegna, un onore dato a Dylan dall'elite cinematografica più competente d'Europa, in contrasto con le recensioni che il film ha ricevuto negli Stati Uniti.
Ripreso da Sam Shepard, Dylan afferma che 'Renaldo' e' stato in lavorazione per 10 anni ma ora ha deciso che "Per me, fare film non è la cosa giusta da fare, in questo momento. Non è una cosa abbastanza viva. Tu reciti per una cinepresa, per un regista, non puoi renderti davvero conto dei risultati."
'Renaldo and Clara' è sembrato essere molto spontaneo.
"E' stato grande! Sì, ma non posso più farlo. Costa troppo denaro farsi il proprio film. Se invece fai un film per qualcun altro che mette il denaro nell'impresa, allora costui vorrà che si faccia quel che vuole lui."

Quando gli anni Cinquanta hanno lasciato il posto agli anni Sessanta, è iniziata l'epoca delle superstar create dai media. James Dean ha lasciato il posto ad Elvis Presley che ha lasciato il posto a Bob Dylan, ognuno di essi uno mito gigantesco del proprio tempo. Mentre Elvis ha trovato il suo posto nel cuore della 'Middle America', il vuoto che James Dean ha lasciato non è stato riempito finchè Bob Dylan non ha formato un nuovo anello nella sempre crescente catena di super-anti-eroi.
Quando viene paragonato alle persone alle quali una volta si è sforzato di somigliare, Dylan dice: "Non è così dura come forse lo fu un tempo aver a che fare con l'essere Elvis Presley. Elvis non ha scritto nessuna delle sue canzoni, non dimenticarlo. Io scrivo tutte le mie canzoni perciò so quel che sto dicendo. Ci sono io dietro le canzoni perciò non mi sento come se fossi un mistero o cose del genere."
Si considera un artista, piuttosto che un musicista o un songwriter?
"Beh, sì, è la stessa cosa di tutti gli artisti che hanno avuto i loro periodi buoni e che poi sono cambiati, perciò la cosa non mi secca. Non mi importa quello che dice la gente. Sia che io sia un artista, o un musicista, o un poeta, o un songwriter, o qualsiasi altra cosa..."


traduzione di Michele Murino
 
 


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