Ale & Ben: Songs Gone
Wrong
Tra i tanti progetti che in questo periodo affollano il Dylan
Pool spicca
questo disco, un disco particolare, "Songs Gone Wrong".
Tutto nasce dalla penna di Ben Clayton che ha riscritto
alcune delle principali canzoni di Bob con un vibrante spirito cabarettistico.
C'è da prenderlo sul serio quando parla della
solitaria morte di Jim Johnson o quando lancia gli strali in Drunk Not
Yet.
La parodia può sembrare un modo particolare per
tributare l'amore verso
la musica del Menestrello di Duluth; qualche buontempone
potrebbe gridare al
sacrilegio e proporre la lapidazione per il malcapitato
Alessandro Cavazzuti
che si ritrova a cantare i testi di Ben. E invece no,
sarebbe un peccato
perché sono suonate e cantate alla grande. La
voce del nostro è quanto di più
dylaniato possa esistere nel panorama dei coverfan. Il
risultato è a dir
poco strabiliante, una poetica sopraffina fatta di episodi
alquanto
particolari ma assolutamente coinvolgenti. Ascoltare
questo disco è come
imbattersi in Bob a tarda sera che dopo una serie ripetuta
di birre canta le
sue canzoni stravolgendole con la sua serietà
di mito. Le canzoni sono tutte
rilette in chiave acustica, davvero perfetti i fraseggi
della chitarra di
Alessandro, tutto fila al punto giusto tanto che nell'ascoltare
l'iniziale
Tight Connection non si crede alla parodia bella e buona,
ma ad una vera e
propria riscrittura. Il gioco va ben aldilà di
una serata fatta di qualche
bicchiere di birra in più, l'insieme risulta ben
prodotto ed una spanna
avanti rispetto alle cover messe on line sul sito
da Alessandro, che già presentavano un'ottima base di partenza ma
che erano penalizzate dalla registrazione troppo casalinga.
Per sparare il nostro giudizio, non aspetteremo di ascoltare
il
nuovo disco, in uscita sul Pool tra i Freebie della settimana,
fatto di
cover dylaniane questa volta non parodiate, ma possiamo
azzardare un bravo
per Alessandro che con dovizia di mezzi e di risultati
ha fatto un gran bel
lavoro. Una nota conclusiva: il disco oltre a parodiare
la celebre copertina
di World Gone Wrong, ha all'interno una parodia delle
liner notes.
The Beards

Il Dylan Tribute Festival, tenutosi ad Alba il 27 maggio
2001, è ormai
entrato nella memoria dei dylaniani d'Italia come uno
dei più entusiasmanti
eventi tributo di sempre sia per la qualità degli
ospiti presenti (Massimo
Bubola, Bucky Baxter, Steve Forbet, Alessandro Carrera
per citare i più
famosi) sia per la bellezza di molte delle performance
presentate sullo
stage piemontese. Il cd dei The Beards è la testimonianza
di una parte del
loro live set tenuto in quell'occasione ed a rendere
il prodotto ancor più
prezioso c'è la presenza sul palco di Bucky Baxter
e Steve Forbet. Il cd
oltre ad avere uno splendido package presenta all'interno
una sezione
multimediale con varie foto e due video (Love Sick e
Ballad Of A Thin Man). La prima traccia è una bellissima versione
di Ballad Of A Thin Man, in una veste che ricorda da vicino quella
del 1966 di Bob con gli Hawks, il cantato di
Emanuele Marchiori (ottimo anche alle tastiere) è
perfetto così come la band
gira al massimo supportata da una sezione ritmica di
tutto rispetto che vede
alla batteria Marco Ambrosiani e al basso Luca Zanazzi.
A dir poco da
brividi è la successiva Love Sick; immaginate
The Band che interpreta questo
pezzo, aggiungeteci una pedal steel molto dylaniana e
avrete il risultato,
affascinante al punto che anche le sbavature diventano
parte integrante del
bello. Stessa situazione per quanto riguarda Stuck Inside
Of Mobile che
ricorda da vicino quella di Hard Rain nella parte iniziale
ma poi sfocia in
una rilettura abbastanza fedele dell'originale da Blonde
On Blonde. Emanuele
dimentica qualche verso ma lo nasconde ricucendo il brano
al meglio e
lasciando fare alla sua ottima Band. Can't Wait è
blues puro, una versione
tutta sangue e sabbia come direbbe qualcuno, anche qui
in grande evidenza l'ottima band e particolarmente suggestivi sono gli
intrecci di organo,
suonato da Giorgio Finamore e di chitarra suonata da
Andrea Garbo. Che dire?
C'è da rimanere senza fiato, quando sembra che
il cd sia finito ecco il
magma sonoro della ghost track Baby Let Me Follow You
Down registrata durante il soundcheck, vicinissima come struttura musicale
alla versione di Bob durante The Last Waltz, è a dir poco eccezionale
anche l'interpretazione vocale, peccato che termina troppo presto.
The Flying Dogs: Tribute to The
Band

La Band ha cambiato la vita di molti, ha raggiunto e colpito
i cuori di
molte persone e questo disco ne è la dimostrazione
di come si può amare e
rispettare la musica di Robbie Robertson e compagni.
I Flying Dogs, altro
interessante progetto di Emanuele Marchiori, nascono
come una tribute band
di The Band, la band per eccellenza, coloro che contribuirono
a cambiare per
sempre la storia del rock. Registrato tra il 16 e il
19 marzo 2003 durante
alcune notti di luna piena (così recita il booklet)
questo disco presenta
alcune delle più belle canzoni di The Band, ma
anche qualche altra meno nota
al grande pubblico come (Whispering Pines o In A Station).
Il lavoro è
registrato benissimo e prodotto davvero alla grande,
si nota subito l'utilizzo di una strumentazione vintage quasi a rendere
ancora più saldo il
legame con il passato e a stabilire un senso di continuità
dal punto di
vista sonoro. Tears Of Rage e Katie's Been Gone ci fanno
scendere nel
Basement, portandoci delle splendide immagini di ricordi
mai ingialliti di
quando Bob e la Band si chiusero per mesi a registrare
di tutto nella "cantina" di Woodstock. Entrambe perfette nella loro particolare
veste
interpretativa che ricalca le versioni su disco ma allo
stesso tempo
piene della forza interpretativa di un appassionato.
Davvero perfette le
parti di chitarra suonate da Andrea Garbo, l'altra metà
dei Flying Dogs.
Segue una lenta e solenne The Night They Drove Old Dixie
Down, con il suo
incedere quasi commovente,dove si intrecciano organo
e piano; lascia quasi
senza fiato. Whispering Pines, è perfetta nella
sua veste più classica, The
Shape I'm In invece è caratterizzata da un intreccio
di chitarra e organo
particolarissimo che si allontana dalla versione in studio
che molti
conoscono ma che regala a questo brano una nuova veste.
Davvero
entusiasmante il solo di organo a metà brano.
The Moon Struck One, King
Harvest e In A Station, completano un quadro già
di per sè perfetto, aprendo
anche una visuale sul repertorio meno noto della Band.
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